Biblici e Confessionali, o Razionalistici?
Herman Hanko
L’origine delle nostre chiese deve essere spiegata
in termini della nostra determinazione di rimanere fedeli ai credi, e
noi ancora vogliamo essere conosciute come Chiese confessionalmente
Riformate - Homer C. Hoeksema, God’s Covenant
Faithfulness
Introduzione
Una delle accuse che le Chiese Protestanti Riformate
(CPR) hanno dovuto fronteggiare nel corso degli anni è quella di
razionalismo. Essa ci è stata rivolta ripetutamente e da varie fonti
differenti. L’accusa è seria, in parte perché il razionalismo è un’esaltazione
della ragione umana peccaminosa ad una posizione in cui essa diviene il
solo criterio della verità, ed in parte perché esso è per sua stessa
natura anti-biblico. Non si può essere fedeli alle Scritture ed essere
razionalisti allo stesso tempo. O si è l’uno o si è l’altro.
Infatti il razionalismo è incredulità, mentre fedeltà alle Scritture
è fede salvifica.
L’accusa include il metodo teologico che è
impiegato nelle CPR. Sono i teologi delle CPR razionalisti o biblici
nella loro opera teologica? Qual è precisamente il metodo teologico
usato nelle CPR e come viene sviluppata la teologia? Che ruolo ha la
Scrittura? E, quasi della stessa importanza, che ruolo hanno le
confessioni nell’opera teologica che è stata compiuta ed è ancora
compiuta all’interno delle CPR?
Queste domande richiedono una risposta. E’ nostro
proposito esplorare questi argomenti in questo capitolo.
L’Accusa di Razionalismo
L’accusa di razionalismo contro la teologia di
Herman Hoeksema sembra essere stata sollevata per la prima volta da un
ministro della Christian Reformed Church prima della divisione del 1924.
Il suo nome era J. K. van Baalen, il libro che scrisse era intitolato De
Loochening der Gemeene Gratie (Il Diniego della Grazia Comune).1 Il
suo libro fu scritto durante la controversia sulla grazia comune e
conteneva l’accusa che coloro che negavano la grazia comune erano
colpevoli di Anabattismo.2 Qui non siamo interessati in modo particolare
alla questione dell’Anabattismo e della sua relazione alla grazia
comune, ma piuttosto ad un’altra accusa di Van Baalen, e cioè che chi
nega la grazia comune è colpevole di razionalismo. E’ interessante
che Van Baalen ha lanciato questa accusa in difesa di una teologia a
"doppio binario."3
Con teologia "a doppio binario" Van Baalen
intendeva una teologia che si muove su due binari paralleli che non si
incontrano mai. O, fuor di metafora: una teologia che consiste di due
linee di verità che non possono essere armonizzate. La grazia comune è
una di queste linee; altre dottrine della fede Riformata che sembrano
contraddire la grazia comune rappresentano l’altra linea. Negare la
grazia comune era negare l’esistenza di queste due linee col cercare
di portare tutte le dottrine della fede in un’unità coerente ed
armoniosa. Questo sforzo secondo Van Baalen era "razionalismo."4
Questa accusa ci rimane tuttora attaccata addosso.
Essa è stata fatta, tuttavia, in modo crescente, non per quanto
riguarda la grazia comune in generale, ma più specificamente in
connessione all’aspetto della grazia comune chiamato "la libera
offerta del vangelo," e per questo userò questa dottrina come il
mio principale esempio nella discussione di questa questione. Il
problema era che questa dottrina sembrava essere enormemente in
contrasto con la tradizionale ortodossia Riformata. Coloro che
difendevano la libera offerta credevano nella dottrina Riformata e
Calvinista della predestinazione, incluse l’elezione e la riprovazione.
Ma la libera offerta insegna che Dio desidera salvare ogni singolo che
ode il vangelo. Questa è un’intollerabile contraddizione. Da un lato
Dio determina di salvare soltanto alcuni, cioè quelli che sono eletti,
e dall’altro Dio desidera salvare tutti i singoli che odono il vangelo,
e così nei confronti di alcuni Dio vuole che siano salvati e
vuole che non siano salvati.
Questa contraddizione è inerente alla libera offerta.
Nel condannare la libera offerta Hoeksema ha fatto notare che tali idee
contraddittorie sono nonsenso. Dio non può volere e non volere la
salvezza di un individuo nello stesso senso. O, per dirla
differentemente, Dio non può voler salvare un uomo e allo stesso tempo
volerlo dannare. La contraddizione è ovvia e senza soluzione. Ma i suoi
accusatori piuttosto che abbandonare la dottrina della libera offerta lo
accusarono di razionalismo, cioè di peccare di mettere la sua propria
mente al di sopra delle Scritture. Essi considerarono questa accusa
giustificata dal fatto che egli rifiutava di accettare contraddizioni
nella Scrittura. Non accettare contraddizioni è assumere un
atteggiamento razionalistico nei confronti della Parola di Dio.
In difesa della posizione che nella Scrittura sono
insegnate concezioni contraddittorie si fece appello a ciò che venivano
chiamati "paradossi," o "contraddizioni apparenti,"
o "misteri." Tutte e tre i termini erano intesi significare la
stessa cosa, e tutti e tre furono usati per giustificare contraddizioni
nella teologia. Secondo quelli che impiegavano questi termini il punto
era questo: le "contraddizioni" nella Scrittura sono soltanto
contraddizioni apparenti. Esse sono paradossi che non possiamo risolvere,
ma che hanno una soluzione. Esse ci sembrano contraddirsi ma ad un
livello più elevato sono in perfetta armonia l’una con l’altra.
Esse, quindi, sono "misteri" che non possiamo sciogliere.
Ma i difensori di un tale modo di pensare andarono
anche un pò oltre. Essi sostennero che la ragione per cui queste
dottrine ci sembrano contraddirsi è che la nostra comprensione è così
limitata che non ne possiamo vedere l’armonia. Dobbiamo credere, come
un atto di fede, che nella mente di Dio queste cose sono perfettamente
armoniose e che nessuna contraddizione esiste tra di loro.
Questo appello al carattere limitato della nostra
conoscenza in relazione all’onniscienza di Dio ha un suono molto umile
e pio ed indubbiamente rende l’accusa di razionalismo plausibile.
In terzo luogo, vi è un altro elemento che fu
introdotto nella discussione e che risultò in ulteriore confusione, ma
che è cruciale per una comprensione dell’intero problema, ed è l’elemento
del fare distinzione tra la "volontà rivelata" di Dio e la
Sua "volontà segreta" o "nascosta."
Questa distinzione assunse vari nomi. La volontà
segreta di Dio a volte fu chiamata "volontà decretiva," o
"la volontà del decreto di Dio," mentre la volontà rivelata
di Dio fu chiamata la Sua "volontà precettiva," o "la
volontà di comando di Dio."
Ma la terminologia significa la stessa cosa. Dio
aveva decretato che avrebbe salvato soltanto quelli che aveva scelto in
Cristo secondo il Suo sovrano decreto di elezione, ma nella Sua volontà
rivelata Dio rende noto che è il Suo serio ed ardente desiderio che
tutti gli uomini siano salvati, e che questo desiderio manifesta l’amore
di Dio per tutti gli uomini.
Questa era la distinzione fatta dal Professor W.
Heyns, le cui vedute furono adottate dalla CRC. Egli scrive,
A chi è offerta la salvezza in Cristo? E questa
è una questione che concerne le cose rivelate. Nell’Arminianesimo
abbiamo uno sforzo di portare in accordo le cose segrete e quelle
rivelate. Ciò è fatto distorcendo le cose segrete nella maniera
tale che quelle rivelate sembrano richiedere. Ciò non può essere
fatto. Fare lo stesso nell’altra direzione sostenendo che la
grazia è offerta soltanto agli eletti, non è una distorsione
minore della verità.5
La Posizione di Cornelius Van Til
A questo punto è necessario introdurre nella
discussione la concezione di Cornelius Van Til, un ministro nella CRC e
professore di apologetica al Westminster Theological Seminary a
Philadelphia. Anche se Van Til ha compiuto la maggior parte del suo
lavoro durante i suoi anni a Westminster, la sua posizione è importante
per la nostra discussione perché anche se Westminster è un seminario
Presbiteriano, la Orthodox Presbyterian Church era, nei tardi anni ’40
del 1900, nel mezzo di una controversia proprio su questa questione.
Siccome Herman Hoeksema stesso era stato accusato di razionalismo,
questa controversia attirò la sua attenzione ed egli vi dedicò ampio
spazio sullo Standard Bearer. In connessione a questi commenti
egli ha esposto alcune delle sue idee a riguardo degli argomenti che
erano oggetto di discussione.
La controversia turbinò intorno alle vedute di
Gordon H. Clark. Clark fu accusato di negare l’incomprensibilità di
Dio, di razionalismo, e di negare la libera offerta del vangelo. Il suo
principale oppositore nella controversia era Cornelius Van Til.
Se da un lato Hoeksema pensava che il punto dell’incomprensibilità
di Dio era piuttosto astratto e più adatto ad una discussione teologica
in una conferenza che ad una controversia nelle corti ecclesiastiche,
egli discusse ampiamente la questione della libera offerta, insieme alla
questione delle contraddizioni apparenti.6
Non è facile dire quali dei punti di discussione nel
dibattito era il più importante. A volte sembra che la questione dell’incomprensibilità
era quella principale. Ma dopo aver letto li materiale, si è condotti
nella direzione di credere che specialmente Van Til, sotto l’influenza
del suo background nella CRC, era interessato a fare pressione sulla
questione della libera offerta, sia nel Westminster Theological Seminary
che nella Orthodox Presbyterian Church.7
Gordon Clark negava l’idea della libera offerta, in
parte perché essa creava contraddizione in Dio. Gli oppositori di Clark
insistevano che, se era vero che la libera offerta sembrava veramente
creare contraddizione in Dio, questa contraddizione era solo apparente,
un paradosso, un mistero. Negare che Dio esprimesse nel vangelo un
desiderio di salvare tutti gli uomini perché ciò contraddiceva la
determinazione di Dio di salvare soltanto gli eletti per loro era dire
che Dio è in grado di essere compreso pienamente. In altre parole, Van
Til e quelli che erano d’accordo con lui insistettero che siccome la
voragine tra l’uomo e Dio è infinitamente grande, tutto ciò che l’uomo
può mai conoscere di Dio sono premesse contrarie. Le limitazioni dell’uomo
necessitano che la sua conoscenza di Dio sia essenzialmente limitata a
proposizioni apparentemente contraddittorie.8
Quando John M. Frame discute la questione della
libera offerta nel suo libro su Van Til, egli stesso fa un serio errore
nell’argomentazione logica che è degno di essere messo in evidenza,
perché è un errore che è fatto spesso da chi critica la posizione
delle CPR a riguardo della loro reiezione della libera offerta. Infatti,
è precisamente questo errore che conferisce una certa plausibilità all’accusa
di Ipercalvinismo.9
Come ho detto, la difesa della libera offerta include
un’incorretta interpretazione della distinzione tra la volontà
decretiva e quella precettiva di Dio. Secondo la volontà decretiva, Dio
determina di salvare soltanto i Suoi eletti. Secondo la Sua volontà
precettiva, Dio desidera salvare tutti gli uomini. Che vi sia
contraddizione tra queste due volontà è giustificato sulla base della
dottrina del paradosso o della contraddizione apparente.
Ma vi è un pecca fatale in questo argomento, un
errore che è inescusabile in un uomo dell’abilità di Frame. Egli
argomenta che Dio spesso esprime un desiderio per cose che non ha
comandato. Come illustrazione di questo, egli mette in evidenza il fatto
che anche se Dio aveva determinato che Caino uccidesse Abele, tuttavia l’omicidio
di Abele era contrario al comandamento di Dio.
Nessuno che sostenga la verità della sovranità di
Dio dibatterebbe la proposizione che anche se Dio aveva determinato che
Caino uccidesse Abele quest’opera era una terribile violazione del
comandamento di Dio.
Né le CPR hanno mai negato che Dio comandi a tutti
gli uomini dovunque di osservare la Sua legge. Siccome tutti gli uomini
hanno infranto la Sua legge, Dio comanda a tutti gli uomini di
ravvedersi e di credere nel Signore Gesù Cristo. Questo comando,
secondo i Canoni di Dordt II:5, è messo davanti agli uomini
nella proclamazione del vangelo: "Questa promessa, insieme con il
comandamento di ravvedersi e credere, dovrebbe essere dichiarata e
pubblicata a tutte le nazioni …" E’ un punto enfatizzato dalle
CPR nella misura in cui ogni proponente della libera offerta potrebbe
desiderare.
Ma il comando del vangelo non è affatto il punto
della questione. Precisamente qui Frame fa un sottile, ed io spero
inconscio, slittamento di linguaggio che è totalmente ingiustificato.
Egli identifica il comando di ravvedersi e credere in Cristo con
il desiderio di Dio di salvare tutti gli uomini. L’argomento
sarebbe: Se Dio comanda seriamente a tutti gli uomini di ravvedersi, Dio
desidera, o vuole che tutti gli uomini siano salvati. Se Egli vuole che
tutti gli uomini siano salvati, Egli ama tutti gli uomini ed è grazioso
verso tutti gli uomini. Né Van Til, che fece la medesima distinzione,
né Frame, né alcun altro difensore della libera offerta ha alcun
diritto di farlo. Frame sta parlando del comandamento del vangelo,
giusto. Egli sta parlando della volontà precettiva di Dio espressa nel
comandamento del vangelo. Siamo tutti d’accordo. Ma poi non deve
includere in questa volontà precettiva il desiderio di Dio di
salvare tutti gli uomini! Il desiderio di Dio non è il Suo comando.
Il desiderio di Dio è ciò che Egli vuole fare, ciò che Egli si è
eternamente proposto nel Suo consiglio. Il desiderio di Dio è la Sua
volontà decretiva. Appena si parla di un "desiderio" di Dio,
si parla della Sua volontà decretiva, non precettiva!
Una tale mancanza di distinzione a questo punto
cruciale in Frame, come in molti altri, è motivo di enorme confusione
ed è intollerabile.10
Tuttavia, non è questo il punto che mi interessa
enfatizzare al momento. Ciò che mi interessa mostrare a questo punto è
che l’intera dottrina del paradosso e delle contraddizioni apparenti
fu usata per difendere la libera offerta del vangelo in circoli
Presbiteriani come in chiese Riformate.
Così accadde che chiunque opponesse la libera
offerta e che dicesse che una tale concezione creava contraddizione in
Dio era accusato di razionalismo. In altre parole veniva accusato di
porre la propria mente al di sopra della Scrittura.
E’ questa accusa che ha bisogno di essere esaminata
in connessione a quanto forse può essere chiamato il metodo teologico
delle CPR.
Una Difesa contro l’Accusa di Razionalismo
E’ ironico che il teologo che forse più di ogni
altro nel ventesimo secolo è stato un teologo biblico dovesse essere
condannato di razionalismo. Ed è ancora più ironico che l’accusa di
razionalismo dovesse essere posta a carico di Hoeksema a motivo del suo
diniego della libera offerta del vangelo. Ciò è vero specialmente
quando consideriamo il fatto che la tradizione Riformata dal tempo della
Riforma ha ripudiato la teologia della libera offerta del vangelo, e che
essa era insegnata da parte di coloro che adottavano l’errore
Arminiano.11
Hoeksema mostra che appellarsi al paradosso, alle
contraddizioni apparenti, o al "mistero," è soltanto
difendere qualcosa come Riformato che invece è chiaramente Arminiano.
… Perché parlano sempre di "mistero"
quando comparano questa offerta alla dottrina dell’elezione e
della riprovazione? In realtà non vi è alcun mistero nell’insegnamento
che Dio fa predicare il Suo vangelo a tutti senza distinzione, e
questo per salvare gli eletti ed indurire gli altri. La chiamata
attraverso il vangelo rende responsabili i reprobi malvagi, pone la
depravazione del loro cuore peccaminoso nella più chiara luce ed
incrementa il loro giudizio. Questo è l’intento di Dio nella
predicazione del vangelo nei loro confronti. Il risultato che
segue la predicazione corrisponde completamente all’intento di Dio,
quindi. E Dio adempie il Suo consiglio. Egli tiene ancora l’uomo
come responsabile, e mantiene ancora la Sua giustizia. Cosa c’è
qui di così tanto incomprensibile? Questo è il chiaro insegnamento
delle Scritture …
No, l’incomprensibile, il nonsenso della
presentazione si crea quando si cerca di amalgamare l’insegnamento
Arminiano di un’offerta generale all’insegnamento Riformato
della grazia particolare. E’ allora che si dice: Dio desidera di
salvare soltanto gli eletti; Cristo ha compiuto espiazione soltanto
per loro; Dio dà la Sua grazia ed opera la conversione soltanto in
loro, ma tuttavia Dio offre la Sua grazia sinceramente a tutta l’umanità,
con l’intento sincero di salvare tutti; e se questa grazia non è
accettata il risultato quindi non corrisponde all’intento di Dio!
Questo non è un mistero. E’ nonsenso … Si
vuole congiungere la menzogna alla verità. Quindi ci si riduce ad
un cosiddetto "mistero."12
Qual è precisamente la posizione delle CPR su questo
punto? Sono esse razionalistiche?
Cominciamo con la questione dell’incomprensibilità.
Dio è incomprensibile?
In risposta a questa domanda, Hoeksema fa un’importantissima
distinzione tra l’incomprensibilità di Dio e l’inconoscibilità
di Dio.13 Egli certo sostiene che Dio è incomprensibile perché Egli è l’Infinito,
e noi siamo mere creature. In questo caso "incomprensibile"
significa "non completamente o esaustivamente conoscibile."
Perfino nell’eternità, anche se Dio sarà l’oggetto della nostra
eterna contemplazione, noi non Lo conosceremo mai pienamente, e non
giungeremo nemmeno vicino a conoscerlo pienamente, e a capire
completamente le Sue opere o il Suo essere. Noi non Lo comprenderemo mai
perché Egli è l’Infinito.
Ma tale incomprensibilità non deve essere confusa
con l’inconoscibilità. E’ vero che non possiamo conoscere affatto
Dio da noi stessi. Noi non possiamo salire la scala della conoscenza e
rendere Dio l’oggetto della nostra investigazione. Dio deve rivelare
Se Stesso. Cioè, Dio deve parlare di Se Stesso a noi in un modo che
possiamo capire.14
La rivelazione è centralmente Cristo Stesso, che è
la Parola di Dio, la Parola che Dio pronuncia (Giovanni 1:1-3). Dio
rende conosciuto Se Stesso in tutte le Sue perfezioni in Gesù Cristo,
la Parola divenuta carne. Questa rivelazione in Cristo è
infallibilmente registrata nella Sacra Scrittura. Essa non è esaustiva
della verità per come essa è in Dio, perché Dio rimane l’Infinito,
mentre la Sua rivelazione, adattata a noi che siamo sempre creature
finite, è anch’essa finita. Ma essa è sufficiente per la nostra
salvezza, cioè da essa ricaviamo una conoscenza sufficiente di Dio in
Gesù Cristo in modo che possiamo essere salvati.15
A motivo della rivelazione, Dio può essere
conosciuto, ma soltanto perché la Sua rivelazione è il Suo linguaggio
adattato a noi in un modo tale che noi creature possiamo capirlo.16 Ma la
nostra capacità di capire o conoscere questa rivelazione non implica
quella di poterlo comprendere.
Vi è qui un importante principio riguardante ogni
conoscenza. La conoscenza non dipende dalla comprensione, se per
comprensione intendiamo una conoscenza totale ed esaustiva. Anche se
io, e molte altre persone non hanno la conoscenza di una rosa uguale a
quella che ne ha un biologo, io conosco una rosa. La conosco in modo che
posso riconoscerne una quando la vedo, e la conosco a sufficienza da
poter distinguere la sua fragranza, bellezza e colori. Infatti, da un
certo punto di vista, è impossibile per un uomo comprendere qualsiasi
singola creatura della creazione di Dio. Una piena conoscenza, una piena
ed esaustiva comprensione perfino di una foglia su un albero è oltre le
nostre capacità. E così questo è ancora più vero per quanto riguarda
la Sacra Scrittura. Anche se essa è finita, le sue profondità sono
inscrutabili, ed anche se la studiamo tutta la nostra vita, la
conosciamo soltanto in parte. Tuttavia oltre e dietro la Scrittura si
trova il Dio infinito che ha fatto la Scrittura, come anche il sistema
solare e le galassie e la molecola di DNA di una cellula.
Il razionalismo è qualcosa di abbastanza differente.
E’ l’opposto stesso della fede con la quale il credente approccia la
Scrittura. Il credente nella Parola di Dio sottomette tutto il suo
pensiero alla Sacra Scrittura. Il razionalista pretende di essere in
grado di scoprire la verità a parte dalla Scrittura e con il suo
proprio intelletto naturale. Egli conferisce dei poteri al suo
intelletto che esso non ha e lo eleva ad una posizione in cui esso
diventa il solo arbitro della verità. Il razionalismo esalta l’uomo.
Il razionalismo abbandona la Scrittura. Il razionalismo non ha bisogno
della fede. Per il razionalista la mente dell’uomo è sufficiente.
Questo è razionalismo.
Hoeksema è mai stato un razionalista? Se lo fosse
stato si dovrebbe essere in grado di provarlo. Si dovrebbe essere capaci
di mettere in evidenza un solo passaggio in tutti i suoi scritti dove
egli ha posto la mente umana al di sopra della Scrittura. Le CPR sono
razionalistiche? Non è abbastanza mostrare che le CPR sono opposte all’idea
che vi siano contraddizioni nella Scrittura, perché non è questo il
razionalismo. Invece di lanciare semplicemente l’accusa, si
dimostri dagli scritti che sono giunti dalle penne delle CPR che essi
sono razionalistici. Pochi scritti negli ultimi 100 anni sono così
accuratamente basati sulla Scrittura come quelli delle CPR. E chiunque
abbia frequentato mai una delle CPR nella loro adorazione nel Giorno del
Signore dovrebbe ammettere che ogni sermone è un’accurata esposizione
della Sacra Scrittura ed un serio tentativo di portare la congregazione
in sottomissione alla Parola di Dio.
Razionalismo e Paradosso
Tuttavia, in connessione con la disputa a riguardo
della libera offerta, è stato ripetutamente detto che se non si crede
nei paradossi o nelle contraddizioni apparenti allora si è razionalisti.
La ragione dietro questo, così è detto, è che la Scrittura stessa è
piena di contraddizioni apparenti o di paradossi, e che una fedele
sottomissione alla Scrittura include necessariamente essere disposti ad
accettare i paradossi.
La questione dei paradossi, o contraddizioni,
coinvolge la questione della logica, a cui dobbiamo quindi prestare un
pò di attenzione.
Questo aspetto della questione fu trattato in modo
estensivo da Hoeksema in una lunga analisi di un libro di Cornelius Van
Til sulla grazia comune.17 In una serie di articoli sullo Standard
Bearer Hoeksema analizzò il pensiero di Van Til.18 In questa serie
furono stabiliti alcuni interessanti punti che indicano qual è il
metodo teologico che le CPR considerano essere quello appropriato,
specialmente in contrasto a coloro che difendono il paradosso come
necessità all’approccio ermeneutico.
Van Til aveva fatto una strana osservazione a
riguardo della logica nel corso dei suoi scritti, perché aveva
sostenuto che la logica dei non credenti è differente da quella dei
credenti.19
In apparenza la ragione per cui Van Til voleva
distinguere tra una logica credente ed una non credente era per fare
spazio alle contraddizioni all’interno della logica del credente, che,
invece, come ognuno sa, non esiste in quella del miscredente.
Hoeksema ripudia questa nozione, anche se ammette che
non è sicuro di cosa Van Til intendesse con questa distinzione.20 Egli
dice che le regole della logica sono le stesse per un credente ed un non
credente, proprio come i teoremi della geometria o le equazioni
algebriche sono le stesse per entrambi [N.d.T. e per Dio!].
Ciò non vuol dire che le premesse dalle quali parte
il credente nel suo ragionamento logico non siano fondamentalmente
differenti da quelle del non credente, perchè quelle di quest’ultimo
partono con un diniego di Dio, questa è la sua premessa fondamentale,
mentre il credente inizia con Dio. Quindi le conclusioni a cui giunge un
credente sono differenti da quelle a cui giunge un non credente. Ma la
differenza non sta nella logica usata. Essa è esattamente la stessa.
In secondo luogo, Hoeksema sostiene anche che,
siccome la logica è la logica, che la usi un credente o un non credente,
la legge di contraddizione è valida per entrambi. Van Til sostiene che
nel suo pensiero può ritenere entrambi i lati di una contraddizione.
Hoeksema disse che questa è essa stessa una contraddizione.21 Non si può
dire che una mela è sia una mela che un alligatore allo steso tempo e
nello stesso senso. Né si può dire che una mela è una mela e non
è una mela nello stesso momento e nello stesso senso della parola.
Ciò non ha senso, e difatti è nonsenso.
Tuttavia una tale posizione illogica è necessaria se
si vuole dire che Dio non ama tutti gli uomini e che Egli ama tutti gli
uomini nello stesso senso e allo stesso tempo, precisamente la veduta,
cioè, di coloro che sostengono la libera offerta.
In terzo luogo, Hoeksema non nega il "mistero,"
perché la Scrittura parla spesso di mistero. Ma, secondo la Scrittura,
il mistero non è una contraddizione logica, ma è qualcosa che non può
essere conosciuto dall’uomo se non per rivelazione. E, nella natura
del caso, siccome tutte le opere di Dio sono al di là di poter essere
comprese completamente, un mistero è impenetrabile.22 Ma ciò non
significa che un mistero, biblicamente inteso, sia inconoscibile.
Noi conosciamo il grande mistero di Dio venuto in carne. Possiamo
penetrarne la sua grandezza? No. E’ contraddittorio? Assolutamente no.
Viola forse qualche legge della logica questo? Ovviamente no. Ma è la
sapienza di Dio che è stoltezza per gli uomini perché gli uomini sono
increduli.
Questo punto è approfondito nell’analisi di
Hoeksema della controversia Clark-Van Til. In connessione allo scontro
che vi fu nella Orthodox Presbyterian Church a riguardo dell’incomprensibilità
di Dio, Hoeksema sostiene che "o la logica della rivelazione è la nostra
logica, o non vi è rivelazione."23 Con questa affermazione egli
intende dire ovviamente che se la rivelazione della Scrittura non è
strutturata logicamente, secondo le leggi della logica, allora per noi
è impossibile poterne aver alcuna conoscenza, perché non possiamo
acquisire conoscenza di qualcosa che non è strutturata secondo le leggi
della logica.
Van Til aveva corroborato il suo punto che Dio è
incomprensibile sostenendo che qualsiasi proposizione riguardante
qualsiasi cosa ha un significato differente per Dio da quello che ha per
l’uomo.24 Quando Dio dice qualcosa, Egli con essa intende dire qualcosa
di completamente differente da ciò che intende l’uomo quando
dice la stessa cosa. Ciò ne consegue dal fatto che la logica di Dio è
differente da quella dell’uomo. Contro questa posizione Hoeksema ha
detto: "Dire che qualsiasi proposizione non ha lo stesso
significato per Dio e per l’uomo, mi sembra una contenzione
razionalistica, perché non è derivata dalla Scrittura."25
Se, quindi, la posizione di Van Til è corretta, Dio
non soltanto è incomprensibile, ma anche inconoscibile. Ciò che è
illogico è nonsenso, e non può essere conosciuto. Se tutta la verità
è illogica ed è nonsenso, non può essere conosciuta. Così Dio, che
è la verità, rimane per sempre sconosciuto.
Razionalismo e Scrittura
Quando Hoeksema insistette che i principali punti
nella controversia tra Clark e Van Til, ovvero l’incomprensibilità e
l’inconoscibilità di Dio erano soggetti adatti ad essere discussi in
una conferenza teologica, ma che i punti importanti, ovvero la libera
offerta del vangelo, erano questioni riguardanti la Scrittura e la sua
interpretazione, egli seguì il suo stesso consiglio e procedette a
discutere i punti sollevati dalla controversia per quanto essi avevano a
che fare con la Parola di Dio e quanto essa diceva a riguardo.
Coloro che accusarono Clark di errore, primo tra i
quali Cornelius Van Til stesso, adottarono la posizione che qualsiasi
tentativo di armonizzare la Scrittura era di per sé razionalismo.
Questa posizione, ovviamente, era in perfetta armonia con la loro
nozione che la logica della fede è differente da quella dell’incredulità.
Essi insistevano che la logica della fede permette contraddizioni,
mentre la logica dell’incredulità, che cerca di armonizzare tutte le
verità in un tutto coerente, è razionalismo.
Contro questa nozione Hoeksema insistette che l’idea
di contraddizione apparente è contraria alla natura della Scrittura
stessa. Se dobbiamo conoscere ciò che la Scrittura insegna e dobbiamo
capire la rivelazione di Dio, la Scrittura non può avere contraddizioni
in essa. "La dogmatica procede dall’assunzione che la verità
rivelata nella Bibbia può essere formulata in un sistema logico,"
scrisse Hoeksema.26
Questa asserzione che la Scrittura possa essere
formulata in un sistema logico secondo Hoeksema significa due cose.
Primo, la Scrittura è una perché Dio è uno. Siccome Dio è uno, la
Sua rivelazione è una. E siccome la Sua rivelazione è una, l’infallibile
registrazione di questa rivelazione è anche una.27 Secondo, la Scrittura
deve essere conosciuta secondo la regula Scripturae, la regola
della Scrittura, o, come a volte è chiamata, l’analogia fidei,
l’analogia della fede.
Entrambi queste idee necessitano di una breve
spiegazione.
Che Dio sia uno significa non soltanto che vi è un
solo Dio, ma anche che tutte le opere di Dio sono una in Lui, tutti i
Suoi attributi sono essenzialmente uno, tutti i Suoi pensieri e i
propositi della Sua volontà sono uno. Non vi può essere conflitto,
contraddizione, disarmonia in Colui che solo è Dio.
La rivelazione di Dio anche è una perché Dio ha
determinato di rivelare Se Stesso attraverso Gesù Cristo, il Suo
unigenito Figlio, nostro Signore. Tutto l’essere di Dio, tutte le Sue
opere, e tutte le Sue perfezioni sono rivelate attraverso Cristo, che è
la seconda persona della Trinità nella nostra carne. Proprio come Dio
è uno, Colui che rivela Dio a noi nelle Sue persone, nature, ed opere
è anche uno.
Dunque, la registrazione di quella rivelazione nella
Sacra Scrittura è anche una. Essa è una perfetta unità ed armonia.
Essa canta una sola dossologia di lode in cui non vi sono note
discordanti. Questa asserzione di unità non nega che la Scrittura
contenga una grande e gloriosa diversità. Essa contiene diversità di
testamenti, diversità di lingue, diversità di autorità, diversità di
generi letterari, diversità di stile, diversità di milieu culturali a
cui è indirizzata. Ma il principio della sua unità è che la Scrittura,
in tutte queste parti così tanto eterogenee, è la registrazione della
rivelazione di Dio in Cristo. La diversità della Scrittura può essere
paragonata a quella di un ritratto. Un ritratto ha diversità di parti
per quanto riguarda il volto, i personali, presenta varietà nello
sfondo, e diversità di colori. Ma la diversità è unita dal e nel solo
principio che è essa costituisce un solo perfetto ritratto di una sola
persona. Così la Scrittura è un solo ritratto unitario del nostro
Signore Gesù Cristo.
Se questo ritratto contiene elementi auto-contradittori
diviene inintellegibile. Se un ritratto di un influente uomo di Stato
contiene il corno di un unicorno come anche quello di un naso umano, una
terra devastata e brulla di una piana lunare come anche dei capelli, gli
occhi di una volpe insieme ad orecchie umane, i rami di un albero che
gli crescono fuori da un occhio, allora uno che lo guarda dirà:
"Ma ciò non ha senso. Non posso conoscere niente a riguardo dell’uomo
di Stato in base a questo ritratto."
La logica non è nient’altro che la descrizione
delle relazioni in cui le cose sono correlate l’una all’altra. Nella
sola unità della creazione, ogni creatura si trova correlata ad ogni
altra. La logica definisce questa relazione. Niente di più. Quando la
Scrittura registra la sola verità di Dio in Gesù Cristo, la teologia
descrive cos’ è ogni verità in essa contenuta e in che relazione si
trova ad ogni altra.
E siccome la più fondamentale e più basilare
relazione in cui tutte le cose esistono nella creazione è quella nei
confronti di Dio, il loro Creatore, questa relazione in cui ogni cosa si
trova nei confronti di Dio è l’unica per la quale tutte le cose si
possono conoscere in modo vero. Così, siccome la Scrittura è la sola
registrazione dell’unica rivelazione di Dio in Cristo, così anche
tutte le verità della Scrittura sono correlate in un modo tale che
tutte puntano all’unico Dio, conoscere il quale è la vita eterna.
Negare questa caratteristica della Scrittura è
negare la possibilità di qualsiasi conoscenza di Dio. Dire che la
Scrittura contiene contraddizioni è negare la rivelazione.
L’Analogia della Fede
Che la verità rivelata nella Bibbia possa essere
formulata in un sistema logico, significa, in secondo luogo, che si può
parlare di una "regola della Scrittura," o di un’"analogia
della fede." Hoeksema scrive, "La regula Scripturae,
significa che in tutta la Bibbia vi è una coerente linea di pensiero
…"28
L’espressione "analogia della fede" era
usata nella Riforma del sedicesimo secolo e le chiese Riformate hanno
insistito su questo principio fino al giorno d’oggi.29
L’idea è certamente molto calzante a questo punto.
La Scrittura non è un testo di teologia, ma è la registrazione scritta,
infallibilmente ispirata, della rivelazione di Dio attraverso Gesù
Cristo. Questa rivelazione ha avuto inizio in Paradiso ed è stata
adempiuta in Cristo. Questa rivelazione comincia, quindi, all’alba
della storia e continua fino a circa l’anno 100 d.C. Essa è una
rivelazione intrecciata nella storia e parte della storia. E’ così
che la Scrittura registra per noi la "storia" della
rivelazione.
Tuttavia, essa è un ritratto unitario del Signore
Gesù Cristo. Questo ritratto unitario contiene molte verità
concernenti Cristo come la rivelazione di Dio. Queste verità furono
rivelate immediatamente dopo la caduta dei nostri progenitori, anche se
non pienamente. Esse furono fatte conoscere in misura gradualmente
maggiore durante la storia.30
Il risultato è che ogni singola verità, ed ogni
altra verità, formano la sola, unitaria, grande verità di Cristo.
Queste verità si trovano dal principio alla fine della Bibbia. E’ è
il compito del teologo ricercare le Scritture nella loro interezza,
scoprire cosa qualsiasi parte della Scrittura possa dire concernente una
data verità, e portare tutte le verità insieme in un sistema di
verità unitario. Per formulare un tale sistema, il teologo dogmatico
deve mostrare la relazione tra una singola verità e tutte le altre, in
altre parole deve mostrare il luogo unico che ogni data verità occupa
nel ritratto del Signore Gesù Cristo. Questa è la "regola della
fede."
Direttamente dalla regola della fede ne consegue il
più fondamentale principio di interpretazione biblica: la Scrittura
interpreta la Scrittura. Wood scrive: "La formula della Scrittura
come sua propria interprete fu strettamente collegata da Lutero con un’altra:
che ogni esposizione deve essere in accordo con l’analogia della fede.
Ogni cosa deve essere ‘soppesata secondo l’analogia della fede e la
regola della Scrittura’."31
In ultima analisi questa regola della fede si trova
nelle confessioni della chiesa. Già Lutero riconobbe questo. Secondo
Wood: "I credi e le confessioni erano di valore solo fintanto che
incorporavano la regola della Scrittura, come Lutero credeva che
facessero le grandi affermazioni storiche. Egli richiedeva, tuttavia,
che si facesse riferimento alla Scrittura nella sua interezza e non
meramente a parti selezionate d’essa."32
Hoeksema conclude la sua discussione con un
promemoria di cui oggi c’è enorme bisogno: "Tutti i teologi e
gli esegeti sani, Riformati, hanno sempre insistito che la Scrittura
deve essere spiegata alla luce di se stessa e che i passaggi difficili
devono essere spiegati in armonia con l’insegnamento corrente della
Bibbia."33
Le Confessioni ed il Metodo Teologico delle CPR
Il riferimento di Lutero alle confessioni come
espressione della "regola della Scrittura" ci pone
necessariamente dinanzi alla questione del ruolo delle confessioni nell’opera
teologica della chiesa.34
La posizione delle CPR, fin dai loro inizi, è stata
che la strada appropriata per un credente per andare alla Scrittura è
quella delle confessioni della chiesa. Quest’affermazione
apparentemente audace è stata messa in discussione perché è stata
supposta dare alle confessioni un’autorità più grande di quella
della Scrittura.
Tuttavia, ciò non è vero, e ci si accorgerà che
non è vero se si comprende l’importanza delle confessioni nell’intera
opera teologica.
Le confessioni sono scritte ed ufficialmente adottate
dalla chiesa come affermazioni di ciò che la chiesa crede essere la
verità della Scrittura. A volte queste confessioni trattano soltanto di
un punto di dottrina (come il Credo di Nicene), a volte di vari
punti di dottrine direttamente correlati gli uni agli altri (come i Canoni
di Dordt), e a volte con la maggior parte delle verità se non tutte
le verità della Scrittura (come il Catechismo di Heidelberg o la
Confessione di Fede di Westminster). Ma, che i loro contenuti
siano limitati, o che includano tutta la verità della Scrittura, esse
sono scritte secondo la "regola della Scrittura," o "l’analogia
della fede." Esse contengono tutto ciò che le Scritture insegnano
a riguardo di un dato punto di dottrina, fin dove la chiesa lo ha
compreso al tempo in cui fu scritta la confessione.35
Se la verità della Scrittura deve essere compresa in
tutta la sua pienezza, allora deve essere compresa secondo questa "regola
della Scrittura." Siccome le confessioni contengono questa "analogia
della fede," la via per approcciare la Scrittura sono le
confessioni. Cioè, il modo appropriato per studiare la Scrittura in
qualsiasi dato passaggio è attraverso una conoscenza pervasiva ed un
uso delle confessioni.
L’alternativa a questo metodo è che ogni qualvolta
uno desideri imparare la verità della Scrittura, deve cominciare tutto
da zero, giungere alla Scrittura senza alcuna idea di quale sia la
verità. Ma nessuno va mai da nessuna parte secondo questo metodo,
perché per ogni testo egli deve percorrere tutta la Scrittura per
imparare cosa essa dice a riguardo. Ci sono voluti quasi 2000 anni alla
chiesa per arrivare dove è adesso nel processo di comprensione della
Scrittura. Un singolo individuo che pensa di poter realizzare durante il
tempo della sua vita ciò a cui la chiesa ha lavorato per quasi 2000
anni è, a dire il minimo, orgoglioso.
Inoltre, la verità che la chiesa ha confessato nel
passato è il diretto frutto dello Spirito di Verità che Cristo ha
promesso alla chiesa (Giovanni 14, 15, 16) e che ha condotto nel tempo
la chiesa nella verità. Ignorare tutta l’opera della chiesa nel
passato è ignorare l’opera dello Spirito Santo come lo Spirito del
nostro Signore Gesù Cristo nella Sua chiesa.
La chiesa di oggi costruisce sulla chiesa del passato.
I teologi di oggi stanno sulle spalle dei teologi dei secoli scorsi, che
a loro volta stavano sulle spalle dei loro predecessori. Kuyper si
trovava sulle spalle di Calvino, e Calvino sulle spalle di Agostino, ed
Agostino sulle spalle di Atanasio.
La confessione della chiesa cresce diventando un’imponente
quercia, perché i teologi di una generazione prendono le confessioni
della generazione passata, le assorbono nel loro pensiero, e poi
studiano la Scrittura nelle sue profondità per portare quella verità
compresa in tempi passati ad un’ancora maggiore chiarezza.
Ma ciò non conferisce alle confessioni un’autorità
uguale se non superiore alle Scritture! No.
Le confessioni devono sempre essere confrontate e
misurate con le Scritture. Le confessioni esprimono soltanto ciò che la
chiesa attraverso l’opera dello Spirito di Verità ha dichiarato
essere l’insegnamento della Parola di Dio. Queste confessioni non
insegnano ciò che la Parola di Dio dice in un passaggio isolato, ma
piuttosto esse esprimono qual è la regola della fede, ciò che le
Scritture nel loro complesso insegnano a riguardo di un dato punto di
dottrina. Ma queste stesse confessioni, anche se hanno superato la prova
del tempo, devono continuamente essere sottoposte allo scrutinio della
Parola di Dio, perché le Scritture sono scritte da Dio, le confessioni
invece sono il prodotto della chiesa, l’opera di uomini fallibili,
seppure guidati dallo Spirito di Verità.
La verità che le confessioni sono il frutto dello
Spirito di Verità nella chiesa non cambia il fatto che esse si possono
sbagliare. Proprio come la vita della rigenerazione è operata dallo
Spirito di Cristo in un peccatore in cui vi è ancora molto peccato,
così le confessioni sono l’opera dello Spirito nella chiesa in cui vi
sono ancora molte imperfezioni. In piena coscienza della comprensione
imperfetta del popolo di Dio, la chiesa ha sempre provveduto modi in cui
le confessioni possono essere portate maggiormente in armonia con la
Parola di Dio, se dovessero essere trovate in errore.
Ma ignorare e disprezzare le confessioni è voltare
le spalle allo Spirito di Cristo e alla superba opera della chiesa nel
passato per come condotta dallo Spirito ed è impoverire la propria
comprensione della Parola di Dio.
Fede e Metodo Teologico
Un importante aspetto dell’opera teologica svolta
nelle CPR è la dottrina del ruolo che la fede gioca nella vera
conoscenza di Dio per come ci giunge nella Scrittura.
Herman Hoeksema ha indicato l’importanza cruciale
della fede nella vera conoscenza, ma le implicazioni di questo sono
state ulteriormente sviluppate. Includo qui alcuni aspetti di questo
sviluppo.
Anche se il peccato, nel momento in cui è entrato
nel mondo attraverso i nostri primi progenitori, ebbe profondi effetti
sulla luce naturale della quale gli uomini sono stati dotati dal loro
Creatore, esso non li ha privati della loro razionalità. Essi rimangono
creature razionali e morali. Il problema del peccato si trova altrove.
Il peccato è una depravazione spirituale e morale
che ha preso controllo dell’intero uomo. Il risultato è che il cuore
peccaminoso dell’uomo è pieno di odio ed inimicizia contro Dio. In
alleanza con Satana, che cerca di sovvertire Dio, l’uomo coopera con
Satana per operare verso la realizzazione dei suoi propositi, e cioè un
regno di tenebre nella creazione di Dio.
Il problema che ha l’uomo peccatore non è l’incapacità
di conoscere (razionalità), ma è un rifiuto spirituale di credere
qualsiasi cosa riguardante Dio. Senza la grazia, l’uomo è incapace di
arrivare alla verità, perché la "luce, per come essa è, l’uomo
in varie maniere la rende interamente contaminata, e la ritiene nell’ingiustizia"
(Canoni III/IV:4), e "tutto
ciò che è luce in noi è convertito in tenebre"
(Confessione di Fede 14). Paolo parla di uomini "naturali"
e dice di loro: "Ma l’uomo
naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono
stoltezza per lui, né le può conoscere, perché esse sono discernite
spiritualmente" (I Corinzi
2:14).
La mente dell
’La teologia delle CPR è stata coerentemente
accentrata su Dio. Una tale enfasi è risultata in un tipo di
predicazione accentrata su Dio, e in una istruzione catechetica
accentrata su Dio, ed in un’educazione al seminario teologico
accentrata su Dio.
L’enfasi su Dio e la Sua gloria è la ragione per
cui la dottrina della sovranità assoluta di Dio è così fortemente
enfatizzata nelle CPR. La sovranità di Dio, che Egli esercita
attraverso il Suo Figlio esaltato, il nostro Signore Gesù Cristo, è
una sovranità che si estende a tutte le Sue opere, in cielo, in questa
vasta creazione, e all’inferno. Il decreto di provvidenza, che include
tutto ciò che traspira, è eseguito sovranamente. Angeli e diavoli sono
sottoposti al Suo controllo. Niente accade in tutta la creazione che sia
al di fuori dell’opera di Dio.
Questa sovranità deve essere sostenuta anche nell’opera
di salvezza. L’assoluta sovranità di Dio nella salvezza significa che
l’intera opera di salvezza, dal principio alla fine, è così
completamente l’opera di Dio che nessuno spazio neppure minimo è
lasciato all’opera dell’uomo. La sovranità esclude la libertà
della volontà dell’uomo nello scegliere Dio. La sovranità include
tutte le buone opere del popolo di Dio che sono eternamente preparate
affinchè gli eletti le compiano (Efesini 2:10). Sovranità significa
che perfino il volere e l’agire delle buone opere è opera di Dio,
operate secondo il Suo beneplacito (Filippesi 2:12-13). La gloria di Dio
nella salvezza della chiesa significa assoluta sovranità nell’opera
della salvezza.
Questa verità, quando predicata dai pulpiti delle
CPR, non nega o manomette in alcun modo la verità della responsabilità
dell’uomo. La predicazione delle CPR insiste sulle obbligazioni che l’uomo
ha di osservare i precetti di Dio. Ma, sostenere la verità della
sovranità di Dio richiede che la predicazione enfatizzi due verità. La
prima è che Dio chiederà conto a tutti gli uomini del loro peccato, ed
Egli rende loro coscienti di questo mettendoli a confronto con le
richieste del vangelo di ravvedersi dal peccato e di credere in Cristo.
L’altra verità è che il vangelo è diretto come la buona novella
della salvezza solo ai credenti, che dal punto di vista del decreto di
Dio sono lo stesso che gli eletti. I precetti del vangelo, sono posti
con urgenza alla coscienza del popolo di Dio, e dicono loro che Dio li
ha salvati per la Sua potenza, che essi devono camminare in gratitudine
per una tale salvezza, e che essi devono divenire sempre più ciò che
la grazia li ha fatti divenire. Le parole di Agostino sono la chiave per
comprendere il loro cammino nella santità: "Dà ciò che richiedi,
e chiedi ciò che vuoi." Questa gioiosa ubbidienza richiesta dal
popolo di Dio non è qualcosa che è lasciata compiere alla loro propria
forza, ma essi sono istruiti con parole di grazia e di amore a fuggire
alla croce di Cristo. Nella croce essi troveranno perdono per i loro
molti peccati, e in quella croce essi troveranno la forza e la grazia
meritata per loro ed operata in loro dallo Spirito per metterli in grado
di fare ciò che Dio richiede.
E se qualcuno dovesse dire: "Sì, ma andare alla
croce è comunque la loro opera," la risposta è che Dio non salva
il Suo popolo come tozzi e blocchi,39 ma come persone che consciamente e
volontariamente glorificano il Dio della loro salvezza. Dio li porta
alla croce, e tuttavia in un modo talmente meraviglioso che sono essi
stessi a fuggire per trovare rifugio nel loro Salvatore.
Questo accentramento su Dio è stato il principio che
ha controllato la teologia di Herman Hoeksema. Non si può leggere la
sua Dogmatica Riformata senza accorgersi di come l’intero sviluppo
della teologia si accentra nell’opera di Dio per la Sua propria gloria.
L’enfasi sul consiglio di Dio ed il punto di vista supralapsarista di
Hoeksema sviluppa questi concetti in modo ulteriore e coerente.40 La sua
dottrina della provvidenza, che enfatizza che tutte le cose che accadono
sono per la gloria del nome di Dio in Cristo, hanno la stessa
prospettiva. Nel trattare la dottrina dell’eterno patto di grazia di
Dio, non ci si sorprende nello scoprire che Hoeksema comincia lo
sviluppo dottrinale di questo concetto appellandosi al fatto che Dio
vive una vita di patto all’interno del Suo stesso essere triuno, e che
il patto di grazia non è nient’altro che la rivelazione di questa
vita di perfetta beatitudine che Dio vive in Se Stesso.41
Ma forse questa enfasi non è in nessun altro luogo
più prominente che nel suo trattamento degli attributi di Dio.42 Dopo
aver suggerito un’altra distinzione rispetto a quella tradizionale tra
attributi incomunicabili e comunicabili, Hoeksema procede a definire con
molta accuratezza ogni perfezione di Dio. Ma in ogni caso egli si sforza
di definire questi attributi come attributi di Dio. La grazia di
Dio, ad esempio, riceve pieno trattamento come un attributo di Dio.43 L’interesse
primario di Hoeksema non è nella questione del significato della grazia
di Dio nei confronti del Suo popolo in Cristo. Il suo interesse primario
è di definire la grazia come prima di tutto un attributo di Dio che
caratterizza Dio nel Suo essere auto-sufficiente ed eternamente glorioso.
Dio, è, se possiamo dire così, grazioso verso Se Stesso. Egli è, all’interno
della Sua vita stessa, un Dio di grazia. La grazia che Egli mostra ad
altri è soltanto una rivelazione attraverso Cristo di quell’attributo
che appartiene all’essere divino stesso di Dio.44 Infatti, noi saremmo
incapaci di comprendere la grazia nella sua vera significatività, in
quanto i soli oggetti di essa sono gli eletti, se non capissimo prima di
tutto che essa caratterizza l’essere stesso di Dio.
E così questa enfasi su Dio e la Sua gloria diviene
il punto di partenza di tutta la dottrina e la vita delle CPR. Ciò ha
anche la sua significatività pratica. Al popolo di Dio viene insegnato
a pregare: "Sia santificato il Tuo nome," cioè, la
santificazione e la gloria del nome di Dio è più importante di
qualsiasi altra cosa. Non importa, in ultima analisi, ciò che ci accade
personalmente, fintanto che il grande nome di Dio è glorificato. Così
dobbiamo pregare, così dobbiamo vivere, così dobbiamo essere in
sottomissione alla sovrana volontà di Dio.
E, soprattutto, nella gloriosa opera di salvezza l’uomo
non ha niente di cui vantarsi. Egli non ha fatto assolutamente niente
per guadagnare o assicurarsi la sua salvezza. Egli canta dal cuore:
"Tutto ciò che son lo devo a Te …" (versificazione del
Salmo 139). Egli mette da parte ogni vanto, perché non vi è niente in
lui di cui vantarsi. Egli sta in costante soggezione e meraviglia per il
miracolo della grazia che ha salvato lui, un povero peccatore. Egli
considera tutta la sua vita, con tutti i suoi doveri, responsabilità,
lavoro, obblighi, sofferenze e tristezze, come una parte della salvezza,
e come un grande privilegio datogli da un Dio di amore che lo sta
preparando per la gloria e l’eternità che lo attende quando la gloria
di Dio riempirà tutte le cose e lo ricolmerà del suo splendore e della
sua beatitudine.