(Febbraio
2009 • Volume XII, n. 10)
La
Caparra dello Spirito (1)
Rev. Angus Stewart
Dopo
aver fatto riferimento allo Spirito Santo in quanto Colui Che ci ha
“sigillato” (Efesini 1:13), l’apostolo Paolo Lo chiama “caparra:”
“la caparra della nostra eredità fino alla redenzione
dell’acquistata possessione, alla lode della sua gloria” (14). II
Corinzi 1:22, come anche Efesini 1:13-14, parla dello Spirito
congiuntamente come sigillo e caparra. Questi due aspetti dello Spirito
dovrebbero essere collegati, compresi e goduti insieme da tutti coloro
che sono giusti in Gesù Cristo. Ma cosa è una caparra? Stabiliamo tre
punti a riguardo.
Primo, una caparra o pagamento anticipato o deposito è una garanzia di
pieno pagamento a suo tempo. Questa è l’idea nella sfera degli scambi
umani e finanziari: un uomo deve ad un altro una certa somma e così
paga una caparra (o pagamento anticipato o deposito) promettendo di
pagare in pieno a suo tempo. Efesini 1:14 ci insegna che Dio vuole darci
le vaste ricchezze della gloria celeste nella Sua meravigliosa grazia,
ed Egli vuole che siamo sicuri, assolutamente fiduciosi, che Egli ce le
conferirà.
Così
Egli fa due cose. Egli ci dà le promesse nelle Scritture, come ad
esempio le parole di Cristo: “Beati sono i miti, perché essi
erediteranno la terra” (Matteo 5:5) e “A colui che vince gli
concederò di sedere con me nel mio trono” (Apocalisse 3:21). Queste
promesse sono vere e certe; esse sono “sì” ed “amen” in Cristo
Gesù (II Corinzi 1:20). Ma noi siamo deboli, dubitanti e peccaminosi, e
la promessa oggettiva, considerata in sé, è al di fuori di noi. Così
Dio fa qualcosa di più. Egli non soltanto ci dà delle promesse nella
Sacra Scrittura, ma dà anche ad ogni credente la caparra dello Spirito
nel suo cuore, garantendogli la gloria futura nel tempo di Dio, ed
assicurandolo attraverso la Parola che la Sua promessa è vera e che è
per lui. Credente, il glorioso mondo a venire con tutta la sua
beatitudine è tuo! Mentre tu leggi questi, lo Spirito testimonia in te,
personalmente ed internamente: “Tu hai un posto nei nuovi cieli e
nella nuova terra. Tu vedrai il volto di Gesù Cristo, il tuo redentore,
e ti unirai all’intera chiesa ed angeli eletti nel celebrare le Sue
lodi!”
Ora
possiamo vedere perchè due dei tre riferimenti allo Spirito Santo come
caparra (l’altro è in II Corinzi 5:5) giungono immediatamente dopo
che Egli è chiamato sigillo (II Corinzi 1:22; Efesini 1:13-14). Lo
Spirito in quanto sigillo ci marchia come proprietà di Dio, e dice:
“Tu sei di Dio! Tu appartieni a Lui!” Lo Spirito in quanto caparra
dice: “Il cielo è tuo! Esso appartiene a te in Gesù Cristo!” Lo
Spirito come sigillo ci assicura che apparteniamo a Dio, prima della
fondazione del mondo nell’eterna elezione in Cristo, ora e per sempre.
Lo Spirito in quanto caparra ci assicura, per quanto riguarda il futuro,
che la gloria eterna è nostra. Riesci a vederlo? Lo Spirito, sia come
sigillo che come caparra è la Sua testimonianza interna, personale, nei
nostri cuori, attraverso la Parola. La differenza è che lo Spirito come
sigillo testimonia che apparteniamo a Dio (passato, presente e futuro),
mentre lo Spirito come caparra testimonia che il cielo appartiene a noi
(futuro).
Secondo,
una caparra è non soltanto una garanzia di pieno pagamento, è anche
una parte stessa del pagamento. Ciò aggiunge qualcos’altro a quanto
detto. Non soltanto abbiamo le promesse oggettive di Dio e lo Spirito
che ci garantisce che esse sono vere e che si applicano a noi
personalmente, ma ci viene data anche una parte stessa del pagamento già
ora. La nostra “eredità” (14) non è tutta futura. Dio ci dà un
assaggio della gloria già ora, per assicurarci, per incoraggiarci e
farcene desiderare di più. Se quello che abbiamo ora è soltanto una
parte, una minuscola frazione, quanto maggiore deve essere la piena
eredità?
Terzo,
una caparra non è soltanto una garanzia di pieno pagamento e non
soltanto è una parte del pieno pagamento, ma è anche dello stesso tipo
del pieno pagamento. Lasciate che spieghi ciò con un’illustrazione.
Diciamo che avete un debito di 100 euro. Potete garantire di ripagare
l’intera somma dando parte del totale ma non in contanti. Per esempio,
potreste dare al vostro creditore il vostro stereo, che egli accetta
come 40 euro. Così il vostro stereo è una garanzia e parte del
pagamento, e poi pagate i rimanenti 60 euro in seguito. Tuttavia, lo
Spirito Santo Che è in noi è Egli Stesso una caparra dello stesso tipo
del pieno pagamento. Egli non è, come se fosse, l’equivalente dello
stereo nel nostro esempio, che ci viene dato in anticipo, e poi il resto
ci verrà dato in contanti più tardi. La caparra dello Spirito in noi
ora è la piena eredità in miniatura. Egli è un assaggio della gloria
perché sia la caparra che l’eredità
sono dello stesso tipo. Ma noi abbiamo soltanto le “primizie dello
Spirito” ora, mentre avremo la pienezza dello Spirito nel mondo a
venire (Romani 8:23).
Ciò
ci insegna che la nostra eredità è spirituale. Il nostro stato eterno
è uno in cui il frutto dello Spirito sarà perfettamente manifestato in
tutto il popolo di Dio (cf. Galati 5:22-23) e “ogni [nostra]
benedizione spirituale” splenderà con un lustro glorioso.
Siccome
lo Spirito Santo, la caparra, è lo Spirito di Cristo, ed il Suo ruolo
è di glorificare il Signore Gesù (Giovanni 16:14), la nostra eredità
è Cristo Stesso e tutte le cose in Lui (I Corinzi 3:21-23). Ciò è
anche il contesto in Efesini “noi
abbiamo ottenuto un’eredità,” perché abbiamo “ogni benedizione
spirituale nei luoghi celesti in
Cristo” (3). Colossesi 1:27 afferma che “Cristo in [noi mediante
lo Spirito Santo è] speranza di gloria.” Dunque lo Spirito di Cristo
in noi ci assicura che vedremo il volto di Cristo e così saremo come
Lui. Tutta la terra sarà piena della Sua gloria e noi saremo i servi
dell’Agnello nella terra di Immanuele!
E’
Lecito Bere Vino?
Prof.
Herman Hanko
Domanda:
“Paolo parlò di prendere del vino perché il sistema acquifero era
difettoso. Col nostro efficiente sistema acquifero, non è forse
inescusabile bere del vino?”
Il
testo a cui il lettore fa riferimento è I Timoteo 5:23: “Non bere più
acqua, ma prendi un pò di vino a motivo del tuo stomaco e delle tue
spesse infermità.”
Tuttavia,
il lettore si sbaglia quando spiega l’ammonizione di Paolo a Timoteo
di bere del vino invece di acqua perché il sistema acquifero era
difettoso. Non vi è menzione di ciò nel testo. Al contrario, Paolo
fornisce la sua propria ragione per il fatto di aver consigliato a
Timoteo di bere del vino: “a motivo del tuo stomaco e delle tue spesse
infermità.”
Questa
ammonizione a Timoteo è parte delle Scritture ispirate. Non vi può
essere dubbio a riguardo che vi sono certe infermità che una persona può
avere che possono essere alleviate con l’uso di “un po’ di vino.”
Il mio dottore di famiglia, non un forte credente nell’infallibilità
della Parola di Dio, mi ha consigliato di bere un bicchiere di vino ogni
sera per ragioni di salute. Egli non ha raccomandato ciò perché era al
corrente di questa ammonizione nella Bibbia, ma mi ha dato questo avviso
perché è una buona pratica medica. I dottori sono al corrente del
fatto che il vino ha degli effetti benefici. La ragione per cui era in
qualche modo riluttante nel raccomandare l’uso del vino era perché
aveva paura di un uso eccessivo che conduce ad essere dipendenti. Per un
numero di anni dopo che mi diede questo avviso, mi chiese, ogni volta
che mi vedeva: “Quanto vino stai bevendo?”
Lo
Spirito Santo raccomanda il vino per motivi di salute, perché il vino
è un dono di Dio, il Quale non dà dei doni che sono dannosi. “Ogni
buon dono ed ogni perfetto dono è dall’alto, e viene giù dal Padre
dei lumi” (Giacomo 1:17). Il significato del testo è questo: ogni
cosa che Dio dà è un dono buono e perfetto; è l’uomo che prende i
buoni doni di Dio e li corrompe usandoli al servizio del peccato.
Paolo
echeggia la medesima verità poco prima in I Timoteo quando mette in
guardia contro chi proibisce ai santi di usare certi doni di Dio. Egli
scrive: “Ora lo Spirito parla espressamente, che negli ultimi tempi
alcuni si dipartiranno dalla fede, dando ascolto a spiriti di seduzione,
e dottrine di demoni … proibendo di sposarsi, e comandando di
astenersi da carni che Dio ha creato perché siano ricevute con
ringraziamento da coloro che credono e conoscono la verità. Perché
ogni creatura di Dio è buona, e niente da essere rifiutato, se sia
ricevuta con ringraziamento, perché è santificata dalla parola di Dio
e la preghiera” (I Timoteo 4:1, 3-5).
Vi
sono alcuni in chiesa che conoscono la loro debolezza in quest’area,
cioè che per loro sarebbe dannoso bere, anche in piccole quantità,
delle bevande alcoliche. Saggiamente ed in ubbidienza a Dio, essi si
astengono, anche dal bere il vino. Che lo facciano o meno, il vino è un
soggetto che rientra nella libertà Cristiana e non deve essere posto
nella sfera della violazione della legge di Dio. Come disse Martin
Lutero: “Gli uomini possono peccare col vino e le donne. Allora
proibiremo ed aboliremo le donne?”
Nella
storia della chiesa recente sono state portate avanti delle controversie
sulla questione della legittimità del bere del vino. Vi è chi sostiene
che bere qualsiasi bevanda alcolica è sbagliato. Essi rifiutano di
usare del vino nell’amministrazione della Cena del Signore ed
insistono nell’usare del succo d’uva. Essi cercano di provare questo
dalla Scrittura. Ho letto il loro materiale e l’ho trovato non
convincente. Non può essere provato dalla Scrittura che bere il vino è
errato, e, al contrario invece, il vino ha un posto unico nella
Scrittura, perché indica la gioia e la prosperità della Canaan celeste.
In
breve, e senza calarci in tutti gli argomenti, il peccato di Noè non fu
quello di piantare una vigna e di ricavarne del vino., ma era
l’ubriachezza (Genesi 9:20-21). Giuda ricevette la benedizione di
primogenitura, parte della quale è: “Egli
lega il suo asinello alla vite e il puledro della sua asina alla vite
migliore; lava la sua veste nel vino e il suo manto nel sangue dell'uva.”
(Genesi 49:11). Il vino era usato nei sacrifici ai tempi dell’Antico
Testamento. Dio lo accettava come parte delle offerte di Israele fatte a
Lui (Numeri 15:5). Il Salmo 104:15 menziona il dono del vino come parte
delle benedizioni di Jehovah su Israele: “Ed il vino che rende
contento il cuore dell’uomo, e l’olio per far brillare il suo volto.”
Cristo descrive la bellezza della chiesa con un riferimento alla bocca
della Sua sposa: “E la tua bocca sarà
come il buon vino, che cola dolcemente per il mio amico, e scivola fra
le labbra dei dormenti.” (Cantico 7:9).
Il
Signore mutò l’acqua in vino alla festa nuziale in Cana di Galilea,
perché i matrimoni sono figure del vero matrimonio di Cristo e la Sua
chiesa, ed il vino è simbolico della gioia di questo matrimonio celeste.
Il
Signore prese la coppa di vino usata nella Pasqua dell’Antico
Testamento e la mutò nel vino della Cena del Signore del Nuovo
Testamento, che Egli comandò a noi di osservare finchè Egli ritorni
per prendere la Sua chiesa in gloria.
Nè
può essere argomentato che il vino a cui si fa riferimento nella
Scrittura è in realtà succo d’uva, perché, anche se la Scrittura
usa parole differenti nella lingua ebraica per la parola “vino,” le
medesime parole sono usate quando è un dono di Dio e per mettere in
guardia contro l’ubriachezza, e lo stesso è vero nel Nuovo Testamento.
Tuttavia,
gli avvertimenti contro l’ubriachezza sono importanti e necessari.
Specialmente in quelle chiese che si trovano in culture economicamente
benestanti, l’ubriachezza è un grande peccato, non soltanto tra gli
adulti, ma anche tra i teenager. La dipendenza è la punizione di Dio
per l’ubriachezza abituale, ma soltanto perché l’ubriachezza è
peccato. Una persona pecca quando si ubriaca anche una sola volta. E’
un serio peccato, non a motivo delle sue possibili conseguenze, ma a
motivo del fatto che Dio la proibisce. La predicazione della chiesa deve
mettere in guardia contro questo peccato e chiamare coloro che si
ubriacano a ravvedersi del loro peccato.
Ma
il terribile peccato dell’ubriachezza in quanto un abuso dei doni di
Dio non deve condurci alla posizione che la vita Cristiana richiede ad
un santificato figlio di Dio di astenersi da ogni bevanda alcolica,
inclusa il vino. Questo anche è un peccato, perché è un disprezzare i
buoni doni di Dio. Paolo pronuncia delle parole piuttosto acute contro
coloro che negano l’uso dei doni di Dio. Dunque: che il dono del vino
sia ricevuto con ringraziamento e sia santificato dalla Parola di Dio e
dalla preghiera.
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