(Gennaio
2008 • Volume XI, n. 21)
Gesù
Cristo non Permette Donne nell’Ufficio Ecclesiastico!
Rev.
Angus Stewart
Il
25 Dicembre 2007, la “reverenda” Christina Bradley non ha
predicato nella First Portadown Church (chiesa presbiteriana in Nord
Irlanda). Il ministro di First Portadown, il rev. Stafford Carson, si
è (a ragione) rifiutato di permettere alla sua “collega” nella
Presbyterian Church in Ireland (PCI) di predicare nella sua
congregazione. Il moderatore della PCI, il dr. John Finlay, è
intervenuto per cercare di “risolvere” la questione delle donne
ministro nella sua denominazione: “Noi dobbiamo accomodare entrambi
i punti di vista” (giornale Belfast Telegraph, 29 Dec.,
2007). Anche se questo recente accaduto ha avuto luogo in Nord Irlanda,
tali incidenti si sono verificati e si stanno verificando in tutto il
mondo in chiese che si stanno allontanando dalla fede.
Cosa
dicono le Scritture? “Le vostre donne tacciano nelle chiese: perchè
non è permesso loro di parlare, ma a loro è comandato di essere
sottomesse, come dice anche la legge. E se vogliono imparare qualcosa,
chiedano ai loro mariti a casa, perché è una vergogna per le donne
parlare nella chiesa” (I Corinzi 14:34-35). Il capo della chiesa
dichiara che le donne predicatrici sono “una cosa vergognosa,” sia
per la donna stessa, sia per suo marito e la sua famiglia, sia per la
congregazione. Tuttavia la PCI ha disonorato il Signore Gesù
coll’ordinare la sua prima donna al ministero già nel 1976, ed il
suo moderatore dice che una tale disgrazia deve essere “accomodata.”
Per quanto riguarda il ruolo delle donne e gli uffici speciali nella
Sua chiesa istituita, Cristo proclama attraverso il Suo apostolo
Paolo: “Non permetto ad una donna di insegnare, né di usurpare
autorità sull’uomo, ma che stia in silenzio” (I Timoteo 2:12). Il
Signore Gesù non permette che le donne siano ministri, anziani, o
diaconi (uffici ecclesiastici che comportano esercitare “autorità”);
il re della chiesa chiama questa un’illecita “usurpazione,”
nonostante i compromessi e le fandonie della PCI e del suo moderatore
“evangelico.”
Tra
le qualifiche di anziani (insegnanti o governanti) troviamo le
seguenti: “Un vescovo deve essere … marito di una sola moglie”
(3:2), una qualifica impossibile per le donne. Similmente, “I
diaconi siano mariti di una sola moglie” (12), e “le loro mogli
siano dignitose, non calunniatrici, sobrie, fedeli in ogni cosa”
(11). Questo insegnamento della Parola di Dio nella prima epistola
pastorale (I Timoteo), che proibisce donne ufficiali ecclesiastici, è
una parte intrinseca del comportamento pio “nella casa di Dio, che
è la chiesa del Dio vivente, la colonna e base della verità”
(3:15). Qualsiasi chiesa o denominazione che disubbidisce non sta
tenendo alta le verità dell’assoluta autorità della Scrittura, del
governo ecclesiastico biblico, o del fatto che Cristo è il capo della
chiesa; essa sta agendo come “una colonna e base della menzogna.”
Tutti i ministri (ed ufficiali) hanno una solenne chiamata “al
cospetto di Dio” e “davanti a Gesù Cristo” (6:13-14). In questo
(come in molte altre aree) la PCI, ed altre chiese che stanno
apostatando in Nord Irlanda ed altrove, sono infedeli verso Cristo e
la Sua Parola. Esse sono state “macchiate” dalla filosofia mondana
del femminismo e quindi devono essere “rimproverate.” Quanto
terribile sarà nell’ultimo giorno quando Cristo Stesso rimprovererà
le donne ufficiali ecclesiastici e le false chiese per aver
disprezzato la Sua Parola!
Tutte
le donne ufficiali ecclesiastici (come anche tutti gli uomini
ufficiali che sono infedeli) ricadono sotto la condanna Scritturale di
mercenari e falsi pastori, coloro che corrono senza essere stati
mandati da Cristo. L’amministrazione dei sacramenti e la
predicazione da parte di donne ministro non sono mezzi di grazia, e i
battesimi dispensati da loro sono invalidi, perché tali donne non
sono “lecitamente chiamate,” una qualifica indispensabile per chi
predica, battezza ed amministra la Cena del Signore (cf. la Confessione
di Westminster,
27:4; 28:2, il credo storico delle chiese Presbiteriane).
I
tre distintivi della vera chiesa, la fedele predicazione,
l’amministrazione appropriata dei sacramenti, e la disciplina
ecclesiastica biblica, sono sovvertiti attraverso le donne ufficiali e
specialmente attraverso le donne ministro. Ciò è molto serio perché
una vera chiesa si riconosce da questi distintivi, ed una falsa chiesa
si discerne dal fatto che essi sono corrotti. La falsa chiesa, inclusa
una denominazione con donne ministro, “attribuisce a se stessa e
alle sue ordinanze più autorità che alla Parola di Dio. Essa non
vuole assoggettarsi al giogo di Cristo. Essa non amministra affatto i
sacramenti secondo quanto Cristo ha ordinato per mezzo della sua
Parola; ma vi aggiunge e toglie a suo piacimento; essa si fonda sugli
uomini più che su Gesù Cristo; essa perseguita coloro che vivono
santamente secondo la parola di Dio, e la riprendono per i suoi vizi,
per le sue avarizie, per le sue idolatrie” (Confessione
Belga,
Art. 29).
Il
santo Dio, che solo deve essere servito dalla chiesa, avverte che gli
insegnamenti non biblici tollerati in una chiesa si spandono come
cancrena (II Timoteo 2:17), e che “un pò di lievito fa lievitare
l’intera pasta” (I Corinzi 5:6; Galati 5:9). Le denominazioni,
congregazioni, e membri di chiesa che stabiliscono o accettano donne
ufficiali ecclesiastici rattristano lo Spirito Santo, disubbidiscono e
disonorano Gesù Cristo, il capo della chiesa, ed avanzano lo sviluppo
della falsa chiesa. Il Presbiterianesimo irlandese sta seguendo il
femminismo moderno e la “political correctness” del mondo, e non i
suoi standard confessionali (i Westminster
Standards) e le Scritture ispirate da Dio. “Alla legge e alla
testimonianza, se non parlano secondo questa parola, è perché non vi
è luce in loro” (Isaia 8:20).
Se
John Knox, il padre del Presbiterianesimo Scozzese/Irlandese fosse
vivo oggi, potrebbe ben scrivere un altro libro, Il Secondo Squillo
di Tromba Contro il Mostruoso Reggimento delle Donne Ufficiali
Ecclesiastici nella PCI! (N.d.T. il riferimento è ad
un’opera di Knox del 1558 pubblicata contro le donne che occupavano
posizioni di autorità nel governo intitolata: Il
Primo Squillo di Tromba Contro il Mostruoso Reggimento delle Donne)
L’intervista
(in lingua inglese) del rev. Stewart, su BBC Radio Ulster, sulle donne
in ufficio ecclesiastico con David Dunseith ed il rev. Ken Newell, è
disponibile gratis online
(www.cprfextra.co.uk/womeninofficedebate.m3u)
o per € 2 (inclusi
imbustazione e spedizione) su cassetta o CD. Per altri articoli a
riguardo delle donne in ufficio ecclesiastico scorri la Sezione
Italiana della CPRC.

Prepararsi
per un Altro Mondo (1)
Prof.
Herman Hanko
Ed
Io vi dico: “Fatevi amici della mammona di ingiustizia, così che,
quando voi venite a mancare, essi possano ricevervi nelle vostre
abitazioni eterne”
(Luca 16:9).
Un
lettore chiede: “Cosa significa Luca 16:9? Che tipo di amicizia può
essere fatta con mammona ingiusta, e come possono tali amici ricevere
qualcuno in una casa eterna quando uno viene a mancare?”
Questo
verso è parte della spiegazione, da parte di Gesù, della parabola
dell’amministratore infedele (Luca 16:1-12). Alcuni hanno detto che
questa parabola, tra tutte quelle di Gesù, è la più difficile da
spiegare. Ciò può essere vero, anche se il significato in generale
è chiaro e, in realtà, i Farisei capirono fin troppo bene cosa
voleva dire Gesù (v. 14).
Le
linee principali della parabola sono queste. Un uomo ricco aveva un
amministratore malvagio che era infedele nei suoi doveri di
supervisore dei possedimenti del suo padrone. Un amministratore, ai
tempi in cui è stata scritta la Bibbia, era un servitore, a volte uno
schiavo, al quale, a motivo delle sue abilità, era affidata la
responsabilità di sovrintendere a tutti gli affari finanziari del suo
padrone. In alcuni casi, era perfino responsabile al badare a che i
figli del padrone fossero educati. Nell’Antico Testamento, leggiamo
che Giuseppe fu reso amministratore dei possedimenti di Potifar (Genesi
39:4-6, 8-9), ed Eliezer era amministratore della famiglia e degli
affari di Abraamo (Genesi 15:2; 24:2). Questi amministratori dovevano
sempre cercare il benessere dei loro padroni, perché erano servitori
e niente di ciò su cui governavano era di loro proprietà.
In
quanto Cristiani sappiamo che tutti i membri del popolo di Dio sono
amministratori nella Sua casa. Cioè, la creazione è il mondo di Dio,
il Suo possedimento. Egli chiama il Suo popolo ad essere
amministratori dei possedimenti che Gli appartengono, ma che sono
affidati ai santi mentre in questo mondo li usino per il beneficio del
loro Padrone.
L’amministratore
infedele nella parabola, che “sprecò i beni del suo padrone”
(Luca 16:1) presto si sarebbe trovato senza lavoro. Temendo di
rimanere senza mezzi per sostentarsi, fece alcuni passi per
assicurarsi il benessere futuro. Essendo troppo orgoglioso per
mendicare e troppo fiacco per scavare, decise che si sarebbe fatto
degli amici, usando i giorni che gli restavano nel compito affidatogli
per guadagnare la lealtà di alcuni dei debitori del suo padrone
(3-7).
Questo
atto fu malvagio, ma fu una astuta mossa per prepararsi al suo incerto
futuro. Era così astuta, infatti, che perfino il suo padrone, mentre
soffriva la perdita, non potè che ammirare l’astuzia del fattore
(v. 8). Fu una mera trovata terrena, ma, in questo modo, il fattore si
preparò bene per il suo futuro.
Questa
astuzia meramente terrena suscita questa penetrante osservazione da
parte del nostro Salvatore: “I figli di questo mondo sono nella loro
generazione più saggi dei figli della luce” (v. 8). In altre
parole, su un livello puramente naturale e carnale, gli empi in questo
mondo operano meglio di come il popolo di Dio operi sul livello
spirituale, nel prepararsi per il loro futuro. Gli empi sanno come
risparmiare denaro per la pensione, il governo civile sa come
provvedere per i pensionati il suo programma di sicurezza sociale. Gli
uomini d’affari sanno come curarsi dei loro impiegati con piani
sulla condivisione del profitto, e fondi pensionistici. Ma il popolo
di Dio, che ha un futuro splendente e glorioso oltre questa vita
nell’eterna beatitudine in cielo con Cristo, molto spesso mostra
stoltezza mentre si prepara per quel giorno. In questo mondo gli empi
sono più savi dei giusti.
In
altre parole, Gesù applica questa sapienza terrena di un uomo empio
alla chiamata dei “figli della luce” ad essere fedeli
amministratori nella casa di Dio preparandosi per il loro meraviglioso
futuro, quando possederanno tutte le cose.
E
così possiamo chiaramente vedere cosa intende Gesù coi vari elementi
di questa Sua applicazione della parabola. La “mammona di
ingiustizia” sono le possessioni terrene, tutta la creazione di Dio,
sopra la quale siamo chiamati ad essere amministratori. Essa è
chiamata “mammona ingiusta” perché (a) appartiene a questo mondo
presente che è sotto la maledizione; e (b) diviene pericolosa e
distruttiva quando “sprechiamo i beni del nostro Signore” usando
per noi stessi le cose che appartengono a Lui.
L’espressione
“quando venite a mancare” si riferisce al momento della nostra
morte quando lasciamo questo mondo presente per sempre. Essere
ricevuti nelle abitazioni eterne è andare in cielo dove i santi già
si trovano e gli angeli dimorano in gloria.
Ma
noi siamo chiamati, in quanto amministratori nella casa di Dio, ad
usare il mondo di Dio e quella parte d’esso che ci è stata affidata,
per prepararci per il nostro futuro, proprio come il fattore ingiusto
si preparò per il suo futuro.
In
che modo, specificamente, ci prepariamo per il nostro futuro nella
nostra amministrazione di ciò che appartiene a Dio? Ci è detto di
“farci amici” di queste possessioni terrene (v. 9). Fare amici di
queste possessioni terrene è spiegato al verso 10 come essere fedeli
e giusti nel nostro uso di ciò che appartiene a Dio e non è mai
nostro.
Poi
Gesù spiega fino in fondo con grande forza l’importanza di farsi
amici con l’ingiusta mammona. Questa ingiusta mammona non è niente
di importante ed è chiamata dal nostro Signore “ultima” (v. 10) e
“di un altro uomo” (v. 12), ovvero di Dio. Le abitazioni eterne,
d’altro canto, sono chiamate “molto” (v. 10) perché sono molto
migliori delle possessioni di questa terra. Esse sono chiamate “vere
ricchezze” (v. 11) e nostre proprie possessioni (v. 12) in
distinzione da queste cose presenti che abbiamo, che appartengono a
Dio.
La
prossima volta, DV, considereremo più pienamente come tutto questo si
applica alle nostre vite, in quanto amministratori di Dio che si
preparano per un altro mondo.

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di Fede Belga,
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