Luglio
2008 • Volume XII, n. 3
Elezione,
la Fonte delle Benedizioni della Chiesa (2)
Rev. Angus
Stewart
Avendo
considerato le varie benedizioni che riceviamo secondo l’elezione
nell’ultimo numero delle News, consideriamo ora le loro qualita’.
A tutti i credenti non sono promesse guarigione fisica in questa vita, o
dominio politico, o vaste moltitudini di denaro. Ci sono promesse
“ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti” (Efesinui 1:3).
Anche queste
benedizioni sono “in Cristo” (3). Il credente eletto e’ in Cristo,
unito a Lui mediante lo Spirito Santo. Essendo unito con Colui che e’
Benedetto, noi partecipiamo alla Sua benedizione. Egli ha meritato
benedizioni per noi, ed in Lui noi riceviamo queste benedizioni
spirituali e celesti per fede. Tutte! Perche’ “Dio ci ha benedetto
con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo” (3).
Dal momento
che tutti gli eletti ricevono ogni benedizione spirituale e celeste in
Cristo, tutto il popolo di Dio e’ uguale quanto all’ufficio di
credente. Tutti sono profeti perche’ noi conosciamo e confessiamo il
mistero dell’eterno proposito di Dio: di unire tutte le cose in cielo
ed in terra in Cristo (8-10). Tutti sono re perche’ noi siamo santi,
consacrati al nostro Padre celeste (4). Tutti sono re perche’ noi
siamo adottati come figli del Signore Dio (5). Dunque l’elezione e’
la fonte di questa benedizione spirituale anche: il nostro essere
nell’ufficio di credente, come profeti, sacerdoti, e re.
Vi sono anche
alcuni doni divini che non tutti gli eletti ricevono. Questi non sono
quelli elencati in Efesini 1. Primo, vi sono gli uffici speciali nella
chiesa. Dio ha eternamente predestinato alcuni uomini nella Sua grazia
per servire come diaconi, anziani o ministri, perche’ Egli “opera
tutte le cose secondo il consiglio della sua volonta’” (11).
Secondo, vi
sono doni spirituali. Essi anche sono amministrati sovranamente in modo
che alcuni santi eletti ricevono piu’ doni di altri (Romani 12:6; I
Corinzi 12:11). Ovviamente, i doni sono utili solo fintanto che servono
l’edificazione del corpo.
Inoltre, anche
se tutti gli eletti ricevono ogni benezione spirituale in Cristo, alcuni
d’essi variano in grado tra gli eletti. Se da un lato ogni credente
eletto e’ santificato, vi sono gradazioni di santificazione in questa
vita.
Dunque la
sovrana elezione di Dio determina l’esistenza, la continuazione, la
locazione, la grandezza, e i membri della chiesa (CR News
XI:23-XII:1), piu’ tutte le benedizioni spirituali della chiesa (CR
News XII:2), come anche il grado della nostra santificazione e la
distribuzione di ufficiali e doni spirituali speciali nella chiesa. Da
capo a piedi, la chiesa e’ controllata e formata dall’elezione
eterna di Dio.
Lo vedi, caro
santo? La vera chiesa, in quanto organismo ed istituto, e’ interamente
di Dio, creata, radunata, preservata, e glorificata solamente per la Sua
sovrana volonta’, in modo che essa ed ogni suo membro debbano
gloriarsi nel Dio che elegge! Riposa in questa verita’ dell’elezione!
Lavora, prega, adora e testimonia alla luce d’essa!
Ma perche’
l’elezione e’ il cuore, sorgente e fonte della chiesa e di tutte le
sue benedizioni? Perche’ l’elezione e’ “la fonte di ogni bene
salvifico” (Canoni I:9)? Perche’ Dio Stesso e’ “la fonte
sovrabbondante di ogni bene” (Confessione Belga 1). L’elezione
e’ la fonte della chiesa e di tutte le sue benedizioni. Il Dio che
elegge e’ la fonte della chiesa e di tutte le sue benedizioni. Dio
e’ la fonte della chiesa e di tutte le sue benedizioni. Queste ultime
tre frasi dicono essenzialmente la stessa cosa. Dunque attaccare
l’elezione non e’ solo attaccare il cuore della chiesa (cor
ecclesiae), ma e’ anche un empio, futile attacco al cuore di Dio
Stesso, un cuore pieno di amore per la Sua cara chiesa per la quale Egli
ha mandato Suo Figlio a morire sulla croce.
L’elezione
e’ anche la fonte dei quattro benedetti attributi della chiesa: unita’,
santita’, cattolicita’, ed apostolicita’. La chiesa e’ santa
perche’ fu “scelta … prima della fondazione del mondo, affinche’
fossimo santi” (Efesini 1:4). Efesini capitoli 4-6 descrivono la vita
santa della chiesa. La chiesa e’ apostolica perche’ e’ eletta alla
fede (Atti 13:48) e la vera fede riceve la dottrina apostolica (Efesini
2:20). La chiesa e’ cattolica perche’ essa consiste di Giudei e
Gentili (2:11-22; 3:6); “secondo l’eterno proposito che [Dio] si
e’ proposto in Cristo Gesu’ nostro Signore” (11). La chiesa e’
una perche’ Dio “ci ha scelti in lui prima della fondazione
del mondo, affinche’ noi fossimo santi” (1:4).
Questa benedetta unita’ del corpo di Cristo, la chiesa, e’
spiegata piu’ pienamente in Efesini 4:1-16.
Quindi la
chiesa e’ una, santa, cattolica, ed apostolica a motivo dell’eterna
elezione. Piu’ in particolare, la chiesa ha questi quatro attributi
perche’ e’ scelta in Cristo (1:4). Cristo e’ santo (totalmente
devoto al Padre), apostolico (rivelato nella sacra Scrittura e non nelle
vani immaginazioni degli uomini), cattolica (il Salvatore del mondo e
non soltanto dei Giudei o di una particolare classe o epoca) ed uno (l’incarnato
Figlio di Dio). Essendo eternamente scelti in Cristo ed uniti a Lui
mediante il Suo Spirito, la chiesa deve essere ed e’ una, santa,
cattolica, apostolica. Cio’ calza perfettamente con il tema di Efesini:
la chiesa in quanto corpo di Cristo.
La chiesa,
quindi, deve confessare e predicare i suoi quattro attributi. Essa deve
insegnare che e’ una, santa, cattolica, apostolica secondo
l’eterna elezione di Dio in Cristo. Dove questa predicazione e’
trovata e creduta ed ubbidita, li’ sono visti i quattro attributi
della chiesa chiaramente, e li’ Cristo e’ spiritualmente presente
nel regnare sopra il Suo popolo, e nel benedirlo.

Prestare
Senza Aspettarsi di Essere Ripagati (3)
Prof. Herman
Hanko
Negli ultimi
due numeri delle News ho scritto una risposta ad una domanda
concernente il prendere in prestito e il prestare. La domanda concerneva
in modo particolare Luca 6:31-36, specialmente il verso 35. Il lettore
ha risposto a quell’articolo con qualche osservazione addizionale, che,
se da un lato non mette esattamente in questione quanto detto, tuttavia
e’ di suficiente importanza da essere incluso in questo numero delle News.
Egli ha
scritto di un uomo che presta denaro ad un altro, ma che lo fa senza
aspettarsi di essere ripagato. Il lettore crede che chi presta dovrebe
anche informare colui a cui presta che non si aspetta di essere ripagato.
Con questo sono d’accordo.
Inoltre, il
lettore osserva che “un Cristiano e’ obbligato a ripagare un
prestito o debito.” Con questo anche sono in completo accordo. La
Scrittura enfaticamente ci pone questo obbligo: “non dobbiate niente
ad alcuno, ma amatevi l’un l’altro, perche’ chi ama l’altro ha
adempiuto la legge” (Romani 13:8). Questo testo stabilisce un
principio fondamentale che governa la vita del Cristiano. La Scrittura
ci obbliga a ripagare i nostri debiti. Non farlo e’ peccato. Perfino
un uomo che dichiara di essere in bancarotta non puo’ usare le leggi
che governano la bancarotta per sfuggire ai suoi debiti. Il solo debito
che dobbiamo ad altri (ed e’ un debito continuo) e’ di amarci l’un
l’altro.
Da un lato,
quindi, colui che da’ in prestito non puo’ richiedere di essere
ripagato, d’altro canto, chi prende in prestito deve ripagare. Nella
chiesa, queste cose funzionano bene, o almeno dovrebbero funzionare
senza alcun problema. Ma nel mondo e’ una storia piuttosto differente.
Menziono questo perche’ il Cristiano, se da’ denaro in prestito ad
un non credente, non deve nemmeno allora aspettarsi di essere ripagato,
mentre la persona empia e’ ancora sotto la divina obbligazione di
ripagare il prestito, che lo faccia o meno.
Un altro punto
importante entra qui nel discorso. Il lettore ha osservato correttamente
che la questione di prendere in prestito in Luca 6 e’ discussa in un
piu’ ampio contesto che include i versi 31-36. Qui siamo chiamati ad
amare il nostro prossimoo e di fare cosi’ anche se e’ nostro nemico.
Ho discusso questo obbligo del Cristiano varie volte in numeri
precedenti delle News, e non lo faro’ qui. Qui voglio soltanto
ricordare ai nostri lettori che amare il nostro prossimo, se richiede
che facciamo loro del bene in ogni loro bisogno, fondamentalmente
richiede che noi ricerchiamo la loro salvezza. Cio’ significa che noi
diamo al nostro prossimo qualsiasi cosa di cui egli abbia bisogno senza
esitazione, ma nel nome di Cristo. Cioe’, noi diciamo al nostro
prossimo che e’ in obbligo di ravvedersi dei suoi peccati e di credere
in Cristo; e che noi diamo a lui cio’ di cui ha bisogno perche’ Dio
ha dato a noi, peccatori immeritevoli, molto di piu’ di quanto
chiediamo o pensiamo.
L’osservazione
del lettore che “sembra che piu’ denaro le persone hanno, piu’
probabilmente esse non vogliono adempiere le obbligazioni di questo
verso [Luca 6:35]” e’ vera. Conosco alcuni santi in Myanmar che
fanno parte di una congregazione nell’area dello Yangon. Essa e’
nella regione colpita dal Ciclone Nargis (2 Maggio 2008) e tre famiglie
dela chiesa hanno perduto tutto quello che avevano, mentre altri hanno
sofferto perdite, ma non altrettanto serie. Deve essere compreso che
queste persone che hanno perduto tutti iI loro possedimenti non avevano
niente gia’ da prima, una baracca di bamboo, un paio di mobili—di
solito niente piu’ che scatole—e soltanto abbastanza cibo per farli
sopravvivere, quasi ad un livello di inedia, per un giorno solo. Quando
fu creato un collegamento telefonico, fu posta questa domanda al loro
pastore: quali sono iI vostri piu’ urgenti bisogni? La sua risposta fu
che l’intera congregazione stava condividendo quello che avevano con
tutti gli altri, e che, almeno al presente, essi se la stavano cavando.
Quindi, egli concluse, essi non avevano bisogni immediati.
E’ una
strana ed inesplicabile perversione nel nostro pensare ed agire che meno
abbiamo, piu’ generosi siamo, mentre d’altro canto piu’ abbiamo,
piu’ vogliamo, e piu’ grande e’ la nostra riluttanza a condividere
cio’ che abbiamo con altri. Questa e’ una crudele manifestazione del
nostro rimanente peccato. Uno penserebbe, guardando alla cosa
oggettivamente, che la situazione sarebbe giusto al contrario.
Tuttavia, e’
vero che le ricchezze sono una trappola mortale. Basta solo leggere I
Timoteo 6:6-10 per essere scossi nel profondo del proprio essere
dall’abbondanza di cose terrene che noi abbiamo. Dovremmo comprendere,
penso, che noi siamo “ricchi” nel momento in cui abbiamo piu’ di
quello di cui abbiamo bisogno per il giorno presente. Ci e’ comandato
di pregare ogni giorno per il nostro pane quotidiano. Mio padre usava
dirci, quando eravamo bambini, a casa: “dovete pregare per il vostro
pane quotidiano, ma non potete pregare per averci del burro di arachidi
sopra. Se il Signore vi da’ burro di arachidi, allora siate grati, ma
voi dovete limitare la vostra preghiera al pane.” Egli stabiliva il
suo punto. Qualsiasi cosa di piu’ di quello che chiediamo sono “ricchezze.”
Non e’ un
peccato in se’ avere un’abbondanza di cose terrene. Queste cose sono
doni di Dio, la sovrabbondante fonte di ogni bene. Esse devono essere
godute come Suoi doni, e non da essere disprezzate con qualche tipo di
“santo” sdegno, perche’ esse devono essere santificate dalla
Parola di Dio e dalla preghiera (I Timoteo 4:4-5).
Questi doni di
Dio non sono mai “nostri” in un modo che con essi ci facciamo cio’
che vogliamo, perche’ noi siamo soltanto amministratori e “la terra
e’ del Signore, e la sua pienezza” (Salmo 24:1). Essi tutti devono
essere usati per glorificarlo e come mezzi coi quali Lo serviamo. Il
principio del regno dei cieli e’: “cercate prima il regno di Dio, e
la sua giustizia” (Matteo 6:33). La parola “prima” qui non deve
essere interpretata come numero 1 in una lunga lista di cose che
cerchiamo; Gesu’ intende “prima” come un principio fondamentale
delle nostre vite, che governa e controlla tutto quello che facciamo.
Ne’ e’
indegno della nostra attenzione il fatto che il Signore dice queste
parole in connessione con la nostra chiamata di non preoccuparci di cio’
che mangeremo o di che berremo o con cosa ci vestiremo. Gli empi cercano
queste cose. Il nostro Padre celeste sa cio’ di cui abbiamo bisogno ed
e’ in grado di supplire ad ogni nostro bisogno (25-34).
Noi
obietteremo, sono sicuro, che le richieste stringenti del regno sono
imposibili da osservare. Noi possiamo costeggiare questi comandamenti
nella nostra via “ordinaria.” Ma: 1) Il Signore ci comanda di fare
queste cose. 2) Noi siamo cittadini del regno dei cieli ed abbiamo la
grazia di essere obbedienti. 3) Le ricchezze sono una trappola, e quando
sono tali: “va’ e vendi ci’ che hai, e dallo ai poveri, ed avrai
un tesoro in cielo, e vieni e seguimi” (Matteo 19:21).

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