(Maggio
2008 • Volume XII, n. 1)
Elezione,
la Sorgente della Chiesa (3)
Rev.
Angus Stewart
La
conoscenza dell’elezione della chiesa (che include conoscere noi
stessi come membri viventi di Cristo) è vitale, non per ultimo, per il
nostro senso di appartenenza. Credente, tu appartieni al Dio Triuno
interamente e completamente, ora, e dalla tua rigenerazione alla fine
dei tuoi giorni, qui e per tutta l’eternità nei nuovi cieli e nella
nuova terra. Tu appartenevi a Cristo quando Egli era sulla croce, perché
tu eri in Lui e moristi al peccato con Lui (Romani 6:2-6). Inoltre, tu
appartenevi al Padre nell’eternità, perché fosti scelto in Cristo
prima della fondazione del mondo (Efesini 1:4). Tu sei amato in Lui e
posseduto eternamente dal Dio Triuno! Cantiamo le Sue lodi!
Tu
ed io, e tutti i santi sulla terra, e tutti i fedeli che sono morti
prima di noi, e tutti gli eletti che devono ancora essere chiamati
efficacemente nel futuro, appartengono insieme
a Dio in Cristo. Lo stato eterno ci rivelerà la meravigliosa
beatitudine di ciò. Nell’eternità passata, tutta la chiesa fu eletta
insieme in Cristo. Nell’eternità futura, tutta la chiesa godrà
insieme in modo perfetto dei frutti della nostra elezione fatta prima
della fondazione del mondo.
Dunque
i santi eletti in questi ultimi giorni fanno parte insieme di vere
chiese Riformate. Quelli che sono scelti come parte dell’organismo
della chiesa appartengono a fedeli congregazioni istituite. Ciò include
i nostri figli eletti. La chiesa di Efeso, a cui ci si rivolge come
“benedetti” ed eletti (3-4), include la discendenza dei credenti
(6:1-4). Ovviamente, non tutti i figli della carne sono eletti: “Ho
amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù” (Romani 9:13). I figli eletti del
patto appartengono eternamente alla chiesa di Dio e, quindi, ad una
congregazione Riformata, che manifesta i tre distintivi di una vera
chiesa. Famiglie con i loro
figli ed individui devono rimanere o cercare ed unirsi ad una chiesa
biblica e lì udire ed ubbidire la predicazione della Parola di Dio,
partecipare ai sacramenti Cristiani e sottomettersi al governo
ecclesiastico e (dove necessario) alla disciplina ecclesiastica (cf. Confessione
Belga 28-29).
La
conoscenza dell’elezione della chiesa è vitale anche per
l’evangelismo. La vera chiesa è convinta che il mezzo principale per
la conversione dei non credenti è la predicazione della Parola di Dio,
e non marionette, “messaggi in forma di canzone,” o altre simili
trovate. Noi siamo convinti che Dio usa e benedice il mezzo che Egli ha
ordinato per raccogliere la Sua chiesa eletta. In questa fiducia, noi
testimoniamo di Cristo ai non credenti e cerchiamo di portarli sotto la
proclamazione del Suo vangelo, che è “la potenza di Dio per la
salvezza di chiunque crede” (Romani 1:16), ovvero, gli eletti.
Quando
i non credenti si ravvedono, quindi, non è per la gloria del
predicatore o della chiesa. La gloria appartiene al Dio Triuno, che
chiama irresistibilmente e tuttavia dolcemente coloro che Egli ha scelto
in Cristo prima della fondazione della terra.
Se
pochi si ravvedono, non bisogna disperare, “perché molti sono [esternamente]
chiamati, ma pochi sono eletti” (Matteo 22:14). Anche Noè, un
“predicatore di giustizia,” (II Pietro 2:5), e Geremia, avevano
pochi convertiti. Il Signore dichiara: “la mia parola … non ritornerà
a me vuota, ma realizzerà ciò che mi piace, e prospererà in ciò a
cui la mando” (Isaia 55:11). Le Scritture spiegano che “quanti erano
ordinati a vita eterna credettero” (Atti 13:48), e quanti non erano
ordinati a vita eterna non credono ma sono induriti (Esodo 4:21; Romani
9:18).
Se
la chiesa è molto piccola o perfino minuscola, dobbiamo ricordare che
la verità di Dio concernente la chiesa non è confessata sulla base di
ciò che si vede. “Io credo
una santa, cattolica chiesa” perché la Bibbia dice così. Non è una
questione di esperienza o di osservazione, ma di rivelazione. Questo è
quanto Elia dovette imparare in un periodo di apostasia e persecuzione
(I Re 19): “Ho riservato a me stesso settemila uomini, che non hanno
piegato il ginocchio all’idolo di Baal. Così anche in questo tempo
presente vi è un residuo secondo l’elezione della grazia” (Romani
11:4-5).
A
questo punto siamo in una posizione adatta per poter vedere la stoltezza
di ministri e chiese che ignorano l’elezione della chiesa. Essi non
conoscono da dove la chiesa viene, perché è grande quanto è grande, o
perché deve essere raccolta nel modo in cui la Bibbia richiede! Così
nel loro evangelismo sono aperti ad ogni sorta di innovazione non
biblica, cercando di persuadere le persone a “lasciar che Gesù sia il
tuo Salvatore.”
Inoltre,
ministri e chiese che negano l’elezione della chiesa portano via dalla
chiesa il suo cuore stesso, perché l’elezione è il cor
ecclesiae (il cuore della chiesa). Tali falsi insegnanti attaccano
la chiesa; essi attaccano la chiesa alla sua sorgente stessa:
l’elezione. Se si nega l’elezione incondizionata di Dio, la chiesa
può soltanto essere una raccolta di persone che hanno usato il loro
libero arbitrio rettamente, e non il tempio e corpo di Cristo
eternamente pianificato e graziosamente formato esclusivamente
dall’Altissimo. La chiesa di Gesù Cristo fu eletta prima della
fondazione del mondo e non dopo
le decisioni a buon mercato dei peccatori.
Riceviamo
quindi la verità della Parola di Dio e benediciamo Dio per la Sua
elezione della Sua chiesa. Questa dottrina ci conduce ad adorarlo, perché
è “alla lode della gloria della Sua grazia” (Efesini 1:6; cf. 12,
14). Tuttavia, l’elezione incondizionata porrebbe fine a molti
“servizi d’adorazione” con i loro “leader d’adorazione,”
“gruppi d’adorazione” e “rock Cristiano.” Calvino ha espresso
ciò in tal modo: “Quelli che non vogliono parlare della
predestinazione o anche quelli che sono riluttanti nel parlare della
predestinazione, sono nemici mortali dell’adorazione di Dio.”
Soltanto l’elezione della chiesa conduce alla vera adorazione ed umiltà
davanti a Dio: “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù
Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi
celesti in Cristo, allorchè ci ha scelti in lui prima della fondazione
del mondo, così che fossimo santi e senza colpa davanti a lui
nell’amore” (3-4).
Con
il numero di Maggio delle CR News è disponibile, sulla Sezione
Italiana CPRC,
il documento Riformato i Canoni
di Dordt
(I “Cinque Punti del Calvinismo” originali, 1618-19; uno dei credi
che formano la base confessionale delle News), in una versione più
letterale e conforme all’originale latino di quella già esistente in
italiano. Nel Capo I di questo credo si tratta appunto la dottrina
dell’elezione e riprovazione. Lettura raccomandata!

Prestare
Senza Aspettarsi di Essere Ripagati (1)
Prof.
H. Hanko
E
se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, quale grazia ne avete?
Perché i peccatori anche fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui
sperate di ricevere, quale grazia ne avete? Perché i peccatori anche
prestano ai peccatori, per ricevere altrettanto guadagno. Ma voi amate i
vostri nemici, e fate del bene, e prestate, non sperando niente di
ritorno; e la vostra ricompensa sarà grande, e voi sarete i figli
dell’Altissimo, perché egli è benigno verso gli ingrati e i malvagi.
Siate quindi misericordiosi, come il Padre vostro anche è
misericordioso
(Luca 6:33-36).
Un
lettore chiede: “Ho presto in prestito da altri Cristiani nel passato
ma nessuno mai mi ha detto che non si aspettava di essere ripagato. Dati
i versi sopra citati, pensa che un Cristiano dovrebbe aspettarsi di
essere ripagato per un prestito che ha fatto?”
La
classe di studio biblico del lunedì, in cui presiedo per i giovani
adulti, ha studiato il Sermone sul Monte di Gesù, per come registrato
però in Matteo 5-7 piuttosto che in Luca 6. Alla conclusione degli
incontri di quest’anno abbiamo appena finito di leggere Matteo 5, i
cui ultimi versi contengono materiale simile. Menziono questo perché la
classe spesso aveva dei problemi nel prendere le parole di Gesù
letteralmente. Essi non riuscivano a comprendere il fatto che Gesù
richieda cose così drastiche da coloro a cui sta parlando. Prendere le
parole di Gesù letteralmente nel passato sopra citato è necessario.
Perché dovremmo alterare il significato di ciò che Egli dice? Vi è
qualche ragione nel testo stesso per far avere a questo passaggio (come
anche ad altri simili) un qualche altro significato rispetto a quello
che compare in superficie? Ovviamente non vi è. Se il nostro Signore
dice che non possiamo dare del denaro aspettandoci di essere ripagati,
Egli intende dire esattamente quello che dice, e noi non dobbiamo
cercare di alterare le Sue parole. Noi possiamo pensare che le richieste
di Cristo sono oltre le nostre capacità, ma la colpa allora si trova in
noi. Possiamo vivere in un mondo che richiede pieno pagamento di ogni
debito, ma noi non siamo del mondo. Non cerchiamo modi e mezzi per dare
alle parole di Gesù un significato che cerca forse di mettere a posto
le nostre coscienze, anche quando altri Cristiani si aspettano di essere
ripagati da noi.
Tuttavia,
dobbiamo capire cosa Gesù qui sta dicendo ed il contesto in cui lo
dice. Prima di tutto, il Sermone sul Monte, registrato in Matteo 5-7 (una
parte del quale è ripetuta in Luca 6), qualche volta è stato chiamato
“La Costituzione del Regno dei Cieli.” Questo nome è buono ed
accurato. Se da un lato forse non è necessario discutere le
implicazioni di questo fatto in dettaglio, certamente significa che Gesù
sta stabilendo dei principi in base ai quali
coloro che sono cittadini del regno dei cieli devono vivere in
questo mondo. Essi fanno parte di un regno e sono cittadini di un regno
che non è di questo mondo, ma appartiene al cielo. Ma essi sono
chiamati a vivere in questo mondo come cittadini del regno di Cristo. In
che modo devono farlo? Dopo tutto, essi sono circondati da uomini empi
con i quali giungono a contatto quotidianamente. Come devono vivere in
relazione alle persone empie? Questo è il problema.
La
risposta a questa domanda è: Ama il tuo prossimo come te stesso. Questo
è il punto che Gesù sta qui stabilendo, ad iniziare da Luca 6:27. Se
qualcuno chiede, come un avvocato una volta fece: Ma chi è il mio
prossimo? la risposta è: La persona che Dio pone sul nostro sentiero e
che ha bisogno di noi e del nostro aiuto. Un prossimo può essere un
figlio di Dio, la nostra sposa, i nostri figli, nostro padre o madre, un
nostro fratello in Cristo. Quel prossimo può anche essere un non
credente, un collega di lavoro, l’uomo della porta accanto, un
mendicante che ci avvicina, la persona alla pompa di benzina, il
commesso burbero in un negozio, etc. Dio mette delle persone sulla
nostra strada. Non possiamo aggirarle se non ignorandole. Noi stiamo in
mezzo a loro, e dobbiamo rivolgergli la nostra attenzione, anche se solo
momentaneamente.
Un’altra
domanda che deve essere considerata è: Cosa significa amare il nostro
prossimo? La risposta a questa domanda è: Cercare il suo bene. Cercare
il bene del nostro prossimo significa donargli del cibo se non ha
abbastanza da mangiare. Significa fargli usare la nostra auto se ha
bisogno di spostarsi. Significa accompagnarlo dal dottore (per quanto ciò
ci sia scomodo), se non può andarci da sé. Dobbiamo dirgli che lo
aiutiamo nel nome di Cristo, che Cristo ci ha aiutato anche se non
meritavamo nient’altro che l’inferno, che desideriamo vedere che lui
vada in paradiso più di ogni altra cosa. Se il nostro prossimo è già
un cittadino del regno dei cieli, noi aiutiamo un tale prossimo (nostra
moglie o marito, i nostri figli o cugini, i nostri fratelli in Cristo
dovunque essi siano) lungo il difficoltoso sentiero del cammino del
pellegrino. Se il nostro prossimo è un non credente, gli diciamo delle
gioie della salvezza, del suo bisogno di ravvedimento e di confessare il
peccato, della potenza della croce di salvare coloro che credono in
Cristo, e che noi lo aiutiamo perché siamo stati aiutati per grazia
oltre qualsiasi cosa siamo in grado di immaginare.
Il
testo sta parlando di prossimi che sono non credenti (cf. 27-29). Gesù
sta parlando qui di come un cittadino del regno dovrebbe vivere in
relazione ad un prossimo non credente. Egli usa illustrazioni concrete.
Un prossimo ha bisogno di denaro e vi chiede di prestargli una somma.
Dagli il denaro, dice Gesù. E dà senza controllare il tuo conto
bancario per vedere se rimane abbastanza per comprare il cibo per la
settimana. Dà e basta. E quando dai non dare aspettandoti di essere
ripagato. Non chiedergli l’interesse del 6%. Non dargli una scadenza
entro la quale deve ripagarti. Dagli ciò di cui ha bisogno e basta. La
gente nel mondo, i “peccatori,” prestano denaro a tassi fissi di
interesse e con scadenze fisse entro le quali il denaro deve essere
restituito. I cittadini del regno dei cieli non agiscono così.

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