Disprezzare la Bontà di Dio
Herman Hoeksema
(Capitolo 9 di: Herman Hoeksema, Righteous
by Faith Alone: A Devotional Commentary on Romans [Giusti per
Sola Fede, un Commentario Devozionale a Romani], ed. da David J.
Engelsma, Reformed Free Publishing Association, MI, USA, 2002;
traduzione italiana: Francesco De Lucia)
Romani 2:4-5
O
disprezzi tu le ricchezze della sua bontà e sopportazione e
longanimità, non conoscendo che la bontà di Dio ti conduce a
ravvedimento?
Ma per la
tua durezza e il cuore impenitente ti accumuli per te stesso ira per
il giorno dell’ira e la rivelazione del retto giudizio di Dio.
Il cuore di Romani 2:4-5 è indubbiamente espresso
nelle parole la bontà di Dio ti conduce a ravvedimento. Questa
è l’innegabile verità intorno alla quale il testo in tutti i suoi
dettagli è realmente raggruppato. Questa è la certezza che può sempre
essere applicata e che rimane sempre ferma, alla quale non vi è mai un’eccezione:
la bontà di Dio conduce a ravvedimento.
Per questa ragione non dobbiamo cambiare questa
affermazione per adattarla alla nostra nozione di cosa dovrebbe fare la
bontà di Dio. Il veleno uccide, il fuoco brucia, ed il pane nutre;
così la bontà di Dio conduce a ravvedimento. Noi non dobbiamo dire, o
pensare, o tentare di cambiare il significato di questa affermazione in
qualcosa come: "La bontà di Dio desidera con piacere
condurti al ravvedimento." Non è vero. Né è il significato del
testo. Noi dobbiamo lasciare questa parola esattamente com’è e dire—proprio
come diciamo che il veleno uccide, il fuoco brucia, ed il pane nutre—la
bontà di Dio conduce a ravvedimento.
Essa lo fa sempre. Possiamo conoscere questo fatto o
non conoscerlo; non fa differenza—la bontà di Dio conduce a
ravvedimento. Voi potete prendere una pozione velenosa o meno, non fa
differenza—una pozione velenosa uccide. Voi potete mettere la vostra
mano nel fuoco o meno, non fa differenza—il fuoco brucia. Voi potete
sentire la potenza della bontà di Dio o meno, ma non fa differenza—la
bontà di Dio conduce a ravvedimento.
Ma vi sono quelli che disprezzano quella bontà di
Dio. Disprezzando la bontà di Dio, essi accumulano ira per se stessi. E’
su questi che l’apostolo chiama la nostra attenzione nel testo.
Il Significato
L’apostolo sta ancora rivolgendosi all’uomo del
verso 1. Egli non sta rivolgendosi a nessuna classe in particolare. Non
sta parlando all’ebreo, né l’ebreo è escluso. L’apostolo ha in
mente di applicare quanto ha detto agli ebrei in un senso speciale, ma
qui egli si sta rivolgendo all’uomo. Egli sta parlando al singolare.
Quest’uomo, l’apostolo l’ha descritto in una luce molto peculiare
e realistica. In altre parole, egli lo ha descritto proprio come è. Lo
ha descritto come uno che giudica e condanna gli altri mentre fa le
stesse cose egli stesso. Egli condanna il menzognero, mentre mente egli
stesso. Egli condanna il ladro, e ruba egli stesso. Quando condanna il
calunniatore diviene lui stesso un calunniatore. Ciò è caratteristico
dell’uomo peccatore. Dio lo lascia fare così che gli farà dire che
conosce il giusto giudizio di Dio, così che sia senza scusa nel giorno
del giudizio.
L’apostolo chiede a quest’uomo (e questa è la
connessione col verso 1): "Come spieghi la tua attitudine? Come
giungi ad assumere l’attitudine in cui tu condanni in altri quanto tu
stesso fai?"
Come deve essere spiegato questo? L’apostolo
conosce due possibilità soltanto. La prima possibilità è espressa
nella prima domanda al verso 3: "Pensi tu, O uomo, che giudici
coloro che fanno tali cose, e fai lo stesso, che tu sfuggirai al
giudizio di Dio?" E’ questa la spiegazione? Se è così, la sua
attitudine è spiegata.
Oppure—e questa è l’altra possibilità—questa
attitudine è radicata nel peccaminoso disprezzo nel quale voi dite:
"Io so che sarò chiamato in giudizio, ma non me ne importa"?
Come dice il verso 4: "O disprezzi tu le ricchezze della sua bontà
… non conoscendo che la bontà di Dio ti conduce al ravvedimento?"
Nell’originale greco, sono usate quattro parole, a
differenza della nostra versione. Il testo, quindi, dovrebbe essere
letto in questo modo: "O disprezzi tu la gentilezza, sopportazione
e longanimità e bontà di Dio?" Per quanto riguarda il significato
di questi vari termini, essi sono così correlati l’uno all’altro
che la bontà include tutte le altre virtù. La gentilezza di Dio è la
Sua bontà manifesta. La sopportazione di Dio è la Sua bontà manifesta.
La Sua longanimità e la Sua bontà manifesta.
Cos’è la bontà di Dio? In primo luogo, la
bontà di Dio è quella virtù di Dio per la quale Egli è in Se Stesso
infinita perfezione. Questo è lo sfondo di tutte le altre bontà. La
bontà di Dio non significa che Egli è il nostro benefattore, che Egli
conferisce del bene su noi. La bontà di Dio significa che Egli è buono
nel senso di perfezione. Poiché Dio è buono in Se Stesso, Egli fa
anche del bene. Dio fa del bene a tutte le Sue creature. Non vi è
eccezione. Egli fa del bene a tutte le Sue creature considerate
organicamente ed individualmente. Dio fa sempre del bene. Egli fa del
bene ai malvagi ed ai giusti. Quando Dio benedice i giusti, Egli fa del
bene. Quando Dio maledice i malvagi, Egli fa del bene. Dio non farebbe
del bene se benedicesse i malvagi. Dio è in Se Stesso buono ed è la
sovrabbondante fonte di ogni bontà.
Per questa ragione vi è nel testo menzione di una
triplice manifestazione della bontà di Dio. Queste tre sono anche
correlate. La gentilezza di Dio è la prima manifestazione della Sua
bontà. La gentilezza di Dio è il Suo intimo desiderio di benedire il
giusto. La bontà di Dio opera in tal modo e rivela se stessa in tal
modo che vi è in Dio il desiderio eterno di benedire il giusto. Non
potete mai dire lo stesso per quanto riguarda l’attitudine di Dio nei
confronti del malvagio. Egli sarebbe quindi non buono. Non vi è mai in
Dio una volontà, un desiderio, di rendere felice il malvagio. Noi
dobbiamo comprendere questo. Il pensiero centrale del testo è
enfatizzare che è impossibile per Dio benedire chiunque a meno che non
venga a ravvedimento. Intanto che non giunge a ravvedimento, e disprezza
e non conosce la bontà di Dio, non può gustare la benedizione di Dio.
Dobbiamo comprendere, quindi, che la gentilezza di Dio è quella
manifestazione della bontà di Dio secondo la quale è il Suo desiderio
eterno quello di benedire il giusto. Questo è il motivo per cui l’uomo
naturale disprezza quella gentilezza di Dio. L’uomo non disprezzerà
mai una grazia generale, ma disprezza il fatto che Dio benedice il
giusto.
Gli altri due termini, la longanimità e la
sopportazione di Dio, sono, ancora, manifestazioni della bontà di Dio
per come esse sono rivelate nel tempo. La longanimità di Dio è il Suo
desiderio di liberare il Suo popolo sofferente, ma anche il Suo
aspettare fino a che le cose siano mature. Se io ho mio figlio sulla
tavola operatoria e quel bimbo mi implora di fermarsi, ma io continuo
fermo nel tagliare la carne viva fino a che l’operazione è completa,
io sono longanime con quel figlio. Così la longanimità di Dio è il
Suo proposito di portare alla fine il Suo popolo in gloria, e nel
frattempo permettendo loro di soffrire fino a che il tempo non sia
maturo.
La sopportazione di Dio è l’antitesi della
longanimità. Essa è la volontà di Dio di distruggere il malvagio nel
giorno del giudizio mentre gli permette di prosperare fino a quel giorno.
La sopportazione di Dio è questo: Io ho un uomo in casa mia che mangia
il mio pane, beve la mia acqua, indossa i miei abiti, e dorme nel mio
letto. Quell’uomo mi ignora ed abusa dei miei figli. Io sono paziente
nel metterlo fuori di casa fino a che il tempo non sia maturo. Questa è
la sopportazione di Dio. La sopportazione e la longanimità di Dio sono
manifeste.
L’apostolo chiede al peccatore: "Disprezzi tu
la gentilezza e sopportazione e longanimità di Dio, non conoscendo che
la bontà di Dio ti conduce al ravvedimento?" Disprezzare una cosa
presuppone che noi veniamo a contatto con essa. L’apostolo vuole dire,
quindi, che in qualche modo, ed in qualche misura, l’uomo viene sempre
a contatto con questa triplice manifestazione di Dio, il cuore della
quale è che il Signore benedice il giusto.
Disprezzi tu questo?
E’ enfaticamente nella chiesa, dove la bontà di
Dio è conferita, che la bontà di Dio è disprezzata.
Disprezzare una cosa è pensare in termini molto
bassi di essa. Disprezzare una cosa è giudicarla senza valore, non
desiderarla. Quindi, quando la testimonianza è: "Il Signore
benedice il giusto," semplicemente ignoriamo ciò e continuiamo a
camminare nel peccato. Non vedete che il peccatore, andando avanti in
questa via, disprezza la bontà di Dio?
La Sua Causa
Come è possibile questo? L’apostolo dice che la
causa più profonda è nel cuore impenitente del peccatore. "Ma
secondo la tua durezza ed il cuore impenitente," dice il testo. Il
cuore è il centro della vita di un uomo da un punto di vista spirituale.
Dal cuore è la vita dell’uomo per quanto concerne la sua direzione
spirituale. Un cuore impenitente è un cuore che non può ravvedersi.
Non è un cuore che non si ravvede, né è un cuore che non può essere
portato a ravvedimento. E’ un cuore che non può ravvedersi da se
stesso.
Ravvedersi è cambiare, in modo tale che il nostro
giudizio del nostro proprio peccato è come il giudizio di Dio a
riguardo d’esso. Un cuore impenitente è l’esatto opposto. E’ un
cuore che ama il peccato, che cerca il peccato, che cammina nel peccato.
Quel cuore impenitente, dice l’apostolo, è duro.
Non è indurito. E’ duro. "Secondo la tua durezza," dice l’apostolo.
Durezza è la caratteristica del cuore impenitente. Quel cuore è duro,
così che non può ricevere il ravvedimento. Quando quel cuore
impenitente si trova sotto l’influenza della Parola di Dio, perfino
prima che quella Parola giunga, si prepara a non ravvedersi. Un cuore
impenitente è sempre duro. Non è che prima è morbido e poi
gradualmente si indurisce. Quel cuore è duro dall’inizio. Ogni cuore
impenitente è duro.
E’ vero che vi è un indurimento del cuore in un
modo naturale, ma non in senso spirituale. Perfino un cuore duro,
impenitente può divenire indurito in un modo naturale. Quando la prima
volta quel cuore duro e impenitente si trova sotto l’influenza della
Parola di Dio, vi sono i dolori della coscienza, una certa paura, un
tremore davanti a quella Parola. Ma sotto l’influenza della bontà di
Dio quel cuore impenitente diviene indurito. Noi possiamo vedere, spesso
con profonda tristezza, in che modo si indurisce un cuore impenitente.
Questo è il risultato immediato.
La distorsione Arminiana è che Dio è buono nel
senso di essere grazioso con tutti. Egli è buono nel senso che Gli
piace di salvare tutti. Siccome vuole salvare tutti cerca di condurre
tutti a ravvedimento. Quando Egli fa questo, vi sono alcuni che
resistono questa bontà di Dio. Questa è la distorsione Arminiana del
testo.
Ma questo non è l’insegnamento del testo. Il testo
non dice che la bontà di Dio cerca di condurti al ravvedimento.
Il testo fa un’affermazione di fatto. Il testo dice che la bontà di
Dio ti conduce al ravvedimento. E’ impossibile, se lasciate il
testo nel suo contesto, estrarvi una grazia generale. Invece, esso è un’affermazione
generale di un fatto: la bontà di Dio conduce a
ravvedimento.
Ciò diviene manifesto in quelli che giungono a
contatto con questo fatto. E’ come se volessi dire: "Non sai che
il fuoco ti brucia?"—volendo dire, naturalmente, appena tu giungi
a contatto con esso. O: "Non sai che il veleno ti uccide?"—volendo
dire, ovviamente, quanto giungi a contatti con esso. Così l’apostolo
dice: "Non conosci che la bontà di Dio ti conduce a ravvedimento?"—volendo
dire, appena giungi a contatto con essa.
L’uomo naturale non conosce che la bontà di Dio
conduce a ravvedimento. Non conosce il fatto? Lo conosce. Non è
questo il significato. Ma egli non la conosce nel senso che non ne fa
esperienza e non gusta che la bontà di Dio conduce a ravvedimento, e
nel senso che la disprezza. Egli disprezza la bontà di Dio per come
essa diviene manifesta nella Sua gentilezza, sopportazione e
longanimità, non conoscendo, nel senso di non facendo esperienza del
fatto che la bontà di Dio conduce a ravvedimento.
Il Suo Risultato
E’ questo il caso? Se lo è, non vi è che un
risultato: l’uomo che disprezza in tal modo la bontà di Dio accumula
per se stesso ira per il giorno dell’ira e del giudizio.
Viene un giorno in cui sarà rivelato il giudizio di
Dio. Il passaggio mette in guardia: "Secondo la tua durezza ed il
cuore impenitente ti accumuli per te stesso ira nel giorno dell’ira e
della rivelazione del retto giudizio di Dio." Non dobbiamo dire che
viene un giorno del giudizio di Dio. Questo giudizio è sempre presente.
Ma viene un giorno quando questo giudizio sarà rivelato.
Questo giudizio è ora frequentemente coperto. E’
coperto in tal modo che frequentemente diremmo che il giudizio di Dio
non è retto. Il malvagio sembra prosperare, ed il giusto si trova nei
problemi. Questo giudizio è coperto in modo tale che gli uomini sono
giunti alla conclusione che vi è una grazia generale. Il giudizio di
Dio è per ora coperto, ma viene un giorno quando quella copertura sarà
tolta. Quello è il giorno della rivelazione del giudizio di Dio.
Quel giorno sarà un giorno di ira. Per chi? Per
quell’uomo. Esso sarà un giorno di ira, cioè, sarà un giorno di
nient’altro che ira. E quell’uomo si accumula ira. Egli accumula ira
come accumula denaro in una banca. Egli accumula ira nella banca del
giudizio di Dio. Egli fa questo in tutta la sua vita. Egli aumenta
costantemente il suo capitale di ira. Egli si accumula ira per il giorno
dell’ira. Voi potete chiamarlo "grazia" se così vi piace,
ma l’apostolo non ne sa niente di questo.
Cosa diremo quindi?
Concluderò con le stesse parole con le quali sono partito: "La
bontà di Dio ti conduce al ravvedimento." Se non siete giunti a
ravvedimento, non avete mai conosciuto la bontà di Dio. Se nel mezzo di
quegli uomini che disprezzano la bontà di Dio siete divenuti peccatori
penitenti, che dire allora? Vi è qualche speranza? Io non mi vergogno
del vangelo di Gesù Cristo, questo l’apostolo ha ancora in mente. Io
non mi vergogno del vangelo di Gesù Cristo, perché in esso è rivelata
la giustizia di Dio che è per fede in Cristo Gesù. Il giusto vivrà
per fede. Vivendo per fede egli dice questo: "Essendo giustificati
per fede, abbiamo pace con Dio" [Romani 5:1].
Per
altre risorse in italiano, clicca qui.