Sermone dal Catechismo di Heidelberg,
Giorno del Signore 3. Predicato dal rev. Angus Stewart, nella Covenant
Protestant Reformed Church di Ballymena, il Giorno del Signore 13 Maggio,
2007.
LETTURA:
Leggiamo insieme il Giorno del Signore 3:
D. 6 Ha dunque Dio creato l’uomo
così empio e perverso? R. No: anzi Dio ha creato l'essere
umano buono ed a Sua immagine, cioè, in vera giustizia e
santità; così che conosca Dio, suo Creatore, rettamente, e lo ami di
cuore, e viva con lui in eterna beatitudine, per lodarlo e glorificarlo.
D. 7. Da dove proviene allora una tale natura
depravata dell’uomo? R. Dalla caduta e disobbedienza dei
nostri progenitori, Adamo ed Eva, in Paradiso, per la quale la
nostra natura è divenuta così corrotta che noi tutti veniamo concepiti
e nasciamo nel peccato.
D. 8. Siamo allora a tal punto depravati da
essere totalmente incapaci di ogni bene ed inclini ad ogni male? R. Si: a
meno che non veniamo fatti nascere di nuovo dallo Spirito di Dio.
SERMONE:
Nei Giorni del Signore 2, 3 e 4, il Catechismo tratta del
nostro peccato e della nostra miseria. Ciò non è fatto per restare
fine a se stesso, ma in modo che poi possiamo apprezzare dovutamente il
conforto di appartenere a Gesù Cristo. Il Giorno del Signore 2 tratta
specialmente della conoscenza del nostro peccato, del modo in cui
noi conosciamo la nostra iniquità. Il Giorno del Signore 3 tratta dell’origine
e dell’estensione del nostro peccato, rispondendo a domande
come: da dove viene il nostro peccato? Perché siamo quel che siamo?
Quanto gravemente siamo pervasi dal peccato? Il Giorno del Signore 4,
invece, procede a trattare della punizione dovuta al nostro
peccato, ovvero cosa Dio infliggerà a colui che fa il male.
Il Salmo 51 ci fornisce l’approccio al soggetto che
tratteremo in questo sermone, mostrandoci quanto grave è il
peccato, e da dove ha origine. Come il suo titolo ci informa,
questo Salmo fu scritto dal Re Davide, il pastorello che per la destra
di Dio fu innalzato al trono di Israele, il fuggitivo a cui il Re Saul
diede la caccia, colui che quando divenne Re conquistò i nemici di Dio,
stabilendo un dominio reale, e sicuramente una delle figure più
accattivanti della Scrittura. Il titolo del Salmo 51 ci dice che esso fu
occasionato dalla "triste caduta" di Davide, per usare un’espressione
dei Canoni di Dordt (V:4), e che esso segue il suo ravvedimento, quando
fu ammonito e rimproverato dal profeta Nathan, come leggiamo in II
Samuele 11-12. In quell’occasione, il peccato di Davide fu, prima di
tutto, il suo adulterio con Bath-Sheba, un peccato contro il settimo
comandamento, e poi anche di aver ucciso Uria, suo marito, facendolo
porre in prima linea, dove la battaglia era più ardua, e poi ordinando
che le altre truppe si ritirassero e lo lasciassero solo al suo fato.
Oserei dire che nessuno di noi qui ha peccato fino a quel punto, almeno
che io sappia. Tuttavia, noi abbiamo commesso questi peccati, nel nostri
cuore. Quando guardiamo le gambe di una bella ragazza per strada,
secondo Cristo in Matteo 5 noi commettiamo adulterio con lei nel nostro
cuore. Quando noi ci arrabbiamo, irritiamo, e cominciamo a parlare
contro qualcuno, allora noi uccidiamo con le nostre lingue. E non
menziono qui tutti i nostri altri peccati. Tutti noi abbiamo il vecchio
uomo, che, se non venisse frenato, agirebbe proprio come agì Davide.
Consideriamo, quindi,
Conoscere la Nostra Corruzione,
Conoscere la Sua Estensione
Conoscere la Sua Origine
A Cosa Giova Questa Conoscenza
Conoscere la nostra corruzione significa, o
quantomeno include, che noi confessiamo i nostri peccati specifici ed
individuali. Tra i tanti altri passaggi scritturali che potremmo citare,
questo ci è insegnato nel Salmo 51. Davide qui confessa il suo
particolare peccato individuale. Di certo egli confessa la sua
corruzione generale, ma non gli è sufficiente questo, perché egli
parla del suo essersi unito a Bath-Sheba, nel titolo. Questo è
specificamente un peccato contro il settimo comandamento. Egli non dice:
beh è successo una sola volta, è una storia innocua, un flirt, no: fu
adulterio. Egli confessa anche il peccato di omicidio, specialmente al
verso 14: "liberami dal sangue versato." Davide qui sta
dicendo che il sangue del giusto Uria era sulle sue mani, e non fu
meramente per un accadimento fortuito in guerra che quell’uomo ci mise
la vita. Davide vede questi suoi atti come peccati, ed usa varie parole
per descriverli: al verso 1 parla delle sue "trasgressioni,"
che nell’originale ebraico ha il senso di "ribellione," una
ribellione contro uno dei sudditi di Dio, e non meramente un suo suddito,
una ribellione commessa anche nell’aver abusato del corpo che Dio gli
aveva dato per commettere un atto sessuale proibito. Queste sono le
"trasgressioni," le "ribellioni" contro il Re, che
Davide confessa. Al verso 2 parla della sua "iniquità," una
parola che nell’originale trasmette l’idea di qualcosa di molto
piegato, torto, perverso. Ed è difatti una cosa perversa andare a letto
con la moglie di uno dei più fedeli dei propri soldati, mentre egli è
lì fuori a combattere una battaglia per il regno. Ed è forse ancor
più pervertito lasciare quell’uomo leale e fedele al fronte della
battaglia, senza difesa, in modo che morisse e che così il proprio
adulterio non venisse da lui scoperto. L’altra parola usata al verso 2
con riferimento alle trasgressioni di Davide è la parola "peccato"
che vuol dire venir meno ad un traguardo, mancare un obiettivo. Il
traguardo è amare il prossimo come noi stessi. E quando uno seduce la
moglie di un altro uomo, non sta di centro centrando l’obiettivo. Ed
è lontano dal centro dell’obiettivo far uccidere un uomo pio in
battaglia per nascondere il proprio adulterio con sua moglie. E qui
Davide non stava mancando il bersaglio di poco, ma stava deliberatamente
mirando al lato opposto del bersaglio, in ribellione contro Dio.
Ora, quando noi pecchiamo, ci sono due cose che possiamo
fare, ed entrambe richiedono energia e meditazione da parte nostra.
Possiamo, e spesso di fatto lo facciamo, usare energia mentale per
cercare di razionalizzare il nostro peccato, coprirlo, e poi incolpare
qualcun altro. Per me è cosa incredibile che le nostre menti, così
spesso pigre, così spesso non concentrate, e così spesso svogliate,
divengono così ingegnose e acute ogni qualvolta cerchiamo di evadere la
nostra propria colpa. L’altro modo di affrontare il nostro peccato, e
di guardarlo alla luce della Parola di Dio, è volgerci da esso,
confessando che abbiamo trasgredito, e così ricevere perdono.
Nell’affermare che i suoi peccati erano peccati,
Davide afferma anche che i suoi peccati furono malvagi. Egli vide
i suoi peccati scritti nel sangue in paradiso, e così grida, in più di
un’occasione, "cancellali," "cancella le mie
trasgressioni" (v. 1), "cancella tutte le mie iniquità"
(v. 9). Dio vede tutti i suoi peccati scritti in rosso scarlatto in
paradiso e Davide chiede che siano coperti. Ma Davide vedeva questi
peccati costantemente nella sua propria mente, e non solo in paradiso.
Al verso 3 dice: "riconosco la mia trasgressione, il mio peccato è
sempre davanti a me." Durante il giorno, molte volte al giorno, mi
ricordo di quello che ho fatto, il mio adulterio, e le mie mani coperte
nel sangue di un mio suddito leale, ed è qualcosa di costante, presente,
e doloroso, e mi segue dovunque vado, mi perseguita. E’ sempre davanti
a me. E al verso 12 egli dice che i suoi peccati lo privarono della
gioia e della beatitudine della sua vita, per questo egli chiede: "ristora
a me la gioia della tua salvezza," verso 8: "fammi udire gioia
e contentezza" che non ho udito per così a lungo! "in modo
che le ossa che tu hai rotto possano gioire ancora una volta." A
motivo dei suoi peccati, e del castigo che ricevette per essi, il riso
di gioia della sua anima è scomparso, ed invece percepiva un dolore
costante nelle sue ossa rotte. Un’altra immagine di questo Salmo è
che i peccati di Davide lo facevano sentire sporco ed impuro, e lurido.
Questo è il motivo per cui chiese di essere lavato veramente dalle sue
iniquità, di essere ripulito dal suo peccato, al verso 2. "Purgami
con issopo, ed allora sarò pulito," verso 7, "lavami e sarò
più bianco della neve." Davide si sente contaminato dalle sue
iniquità, contaminato nel suo cuore, che egli sentiva era impuro e
contaminato, e per questo al verso 10 egli prega: "crea in me un
cuore puro, o Dio." Quando il Cristiano è attanagliato dal senso
di colpa, non dovrebbe pensare che questa è una strana esperienza,
perché essa è stata e sempre sarà l’esperienza di tutti i pii
quando essi trasgrediscono. Dio ci castiga affinchè noi confessiamo i
nostri peccati, e cerchiamo perdono al di fuori di noi stessi nel Giusto,
Gesù Cristo.
In vari modi questo Salmo 51, come l’intera Parola di Dio,
ci insegna che la nostra depravazione è totale. Il fatto stesso che
questa iniquità fu commessa da Davide, che uno come lui commise questo,
un santo credente che conosceva il Dio della sua salvezza, che conosceva
la gioia della salvezza, un credente particolarmente pio, l’uomo
secondo il cuore di Dio, che dovrebbe essere stato grato a Dio che lo
aveva liberato dai suoi nemici e gli aveva dato il trono di Israele!
Egli era uno di quei santi uomini di Dio usati dallo Spirito Santo per
scrivere le Sacre Scritture (II Pietro 1). E fu perfino una figura di
Cristo nel Suo ufficio regale! Se Davide, se lui potè commettere
adulterio e far assassinare un uomo in quella maniera, allora di certo
la corruzione dell’uomo deve essere profonda, e deve estendersi in
gran misura! Nel Salmo Davide non cerca di mitigare il suo peccato, la
sua depravazione, cercando di puntare a qualcosa di buono in se stesso,
nemmeno una volta. Ma prima di scriverlo, egli cercò di nasconderlo per
mesi e mesi. Fu quando Dio inviò un Suo fedele servitore con una
parabola per dirgli "tu sei quell’uomo!" In tutto il Salmo
leggiamo ripetutamente parole come "peccato," "iniquità,"
"trasgressione," "perversione," "ribellione,"
"venir meno," "male," "lordura" e "colpa"
e non troviamo alcun riferimento che cerca di mitigare il male del suo
vecchio uomo, cercando di puntare a qualcosa di buono nella sua carne,
ma per Davide in essa vi è solo peccato. Le buone opere di cui egli
parla sono quelle che lui farà, nel giorno in cui Dio lo ristorerà,
verso 13: "allora, io insegnerò ai trasgressori le tue vie, e i
peccatori saranno convertiti a te" e questo ha luogo soltanto
quando Dio nel Suo Spirito, liberamente, generosamente, lo rinnova.
Davide guarda al giorno in cui Dio andrà a lui ed aprirà le sue labbra
silenziose: "o Signore, apri tu le mie labbra, ed allora la mia
bocca mostrerà la tua lode." E dunque la sola speranza di Davide
in questo Salmo è la tenera misericordia e benignità di Dio, e questo
è il motivo per cui egli comincia il Salmo non confessando qual era il
suo peccato, perché Dio lo conosceva già, ma appellandosi alla pietà
di Dio. "Abbi pietà di me o Dio, secondo la tua benignità,
secondo la moltitudine delle tue tenere misericordie, cancella le mie
trasgressioni," e poi chiede a Dio un cuore rinnovato. Se
portassimo a Davide la Domanda 6 del nostro Catechismo, chiedendogli:
"Davide, sei tu malvagio e perverso?" egli avrebbe annuito e
risposto, "Lo sono." "Davide," Domanda 8, "sei
tu a tal punto malvagio e perverso che sei incapace di compiere alcun
bene, ed incline ad ogni male?" "sì, eccetto che per la
potenza rinnovatrice dello Spirito Santo."
Questa è la confessione che ogni figlio di
Dio fa, e che soltanto un figlio di Dio può fare. Se uno non è in
grado di fare questa confessione, non è affatto un figlio di Dio,
perché questo è ciò che significa essere un Cristiano, ovvero,
riconoscere il proprio peccato, che siamo da noi stessi perduti e sotto
il potere della morte e della maledizione, e così confessare Gesù
Cristo come la propria unica speranza. E questa confessione la si fa con
la bocca per la salvezza (Romani 10:10b).
Avendo fin qui considerato un pò l’estensione
del peccato di Davide, ci spostiamo ora a rintracciarne la sua origine.
Chiediamo a Davide qualche altra cosa. "Davide, cosa ti ha spinto a
commettere adulterio, e poi omicidio?" "Li hai commessi
perché non stavi combattendo gli Ammoniti come avresti dovuto?"
"Fu perché stavi perdendo tempo sul tetto del tuo palazzo, quando
invece ti saresti dovuto occupare del tuo regno?" "E’ stato
forse un caso che sei stato colto di sorpresa quando hai visto una bella
donna, che si bagnava nuda, e non l’avevi previsto?" "Forse
il fatto che hai messo a morte il giusto Uria è una di quelle cose che
un potente Re come te si può permettere di fare?" E Davide a
queste domande avrebbe certo risposto: "Sì, queste cose sono parte
del motivo per cui ho commesso quel che ho commesso, ho negletto il mio
dovere ed ho abusato del mio ufficio e posizione, ma temo che vi è una
ragione più profonda." Egli al verso 10 si lamenta del suo proprio
cuore, e dice che ha bisogno che in lui si creato un cuore puro. Egli
parla delle parti interiori, nascoste dell’uomo, che solo Dio può
vedere, verso 6.
Ma non soltanto le circostanze, e non soltanto il suo cuore
depravato sono l’origine del suo peccato. Vi è un’origine ancora
più profonda, e cioè, che egli nacque così, che non vi è mai
stato un solo momento fin dalla sua nascita, in cui il suo cuore non è
stato così malvagio. Egli confessa che perfino prima di nascere, quando
era ancora nel grembo di sua madre, era spiritualmente malvagio: "Ecco,
io sono stato formato nell’iniquità, e nel peccato mia madre mi ha
concepito," ecco cosa confessò Davide in occasione di questi suoi
peccati, ecco qual è l’origine.
E questa è la verità Cristiana,
distintamente Cristiana, riguardante anche i nostri figli, per quanto
sia spiacevole, ovvero la dottrina del peccato originale. E solo il
Cristiano insegna questo, il Giudaismo insegna che l’uomo è
basilarmente buono, e così anche l’Islam. Soltanto il Vangelo di Dio
osa accusare la razza umana, ed ognuno di noi individualmente, di una
corruzione tale.
E così il peccato di Davide, che ebbe
luogo nel suo palazzo e sul fronte di battaglia, ha la sua origine
indietro nel tempo, quando egli fu concepito e nacque. E magari uno
potrà chiedere: "Ma forse questo è peculiare a Davide, magari lui
nacque così, ma non necessariamente deve essere vero per ogni altro
uomo." Ma parlare così è mancare di afferrare il punto del tutto,
perché anche la madre di Davide era nata nel peccato, e i suoi genitori,
fino a risalire ai primissimi genitori della razza umana, Adamo ed Eva,
dai quali questa corruzione è stata trasmessa a tutti gli uomini
mediante generazione naturale. Nessuno può evitarla, nemmeno i bambini
piccoli, ad eccezione del Figlio di Dio, Che con un atto della Sua
volontà assunse una natura umana senza peccato, perché nella
provvidenza di Dio questa morte spirituale, questa depravazione giunge a
tutti gli uomini mediante la riproduzione fisica, il concepimento, e la
nascita. Quando un bambino è concepito e nasce, è di certo un miracolo
di Dio, ed è qualcosa di cui gioire, ma in questa epoca presente la
morte è trasmessa ad ogni bambino che nasce insieme alla vita, così
che nel mezzo della vita ci troviamo nel mezzo della morte.
Ed è da notare che Davide non cerca di scusarsi del suo
peccato perché nacque così. Egli anzi dice che il motivo per cui
commise quei peccati è la sua natura stessa, che essa è la causa del
suo male. Ed il Catechismo, alla Domanda 6, è molto chiaro nel dire che
questa corruzione non ebbe origine in Adamo dal momento in cui fu creato,
ma da quando Adamo cadde. E’ forse colpa di Dio se siamo così come
siamo? Dio creò l’uomo così empio e perverso? No di certo, perché
Dio creò l’uomo buono e secondo la Sua immagine, in vera giustizia e
santità, così che l’uomo potesse conoscere Dio rettamente, ed amarlo
e vivere con Lui in eterna felicità e gioia, per lodarlo e glorificarlo,
ma l’uomo cadde in Adamo.
Soltanto il vero Vangelo di Gesù Cristo afferma che vi è
stata una caduta, un discendere giù da una posizione più elevata. L’empia
filosofia dell’evoluzionismo, al contrario, crede in un’ascesa dell’uomo,
in un suo miglioramento, progresso, emozionalmente ed intellettualmente.
Il Pelagianesimo, un’eresia della chiesa primitiva, crede che vi è
stato un piccolo guasto: Adamo ha peccato e ha introdotto il peccato nel
mondo, così che Adamo è caduto, personalmente, ma la sua natura non è
corrotta, ed egli non trasmette alla sua figliolanza una natura corrotta.
E quindi nessuno nasce peccaminoso, ma al contrario, Adamo,
peccando, è divenuto un peccatore e poi ha dato un cattivo esempio ai
suoi figli, mediante la sua vita, e così il peccato concepito come una
corruzione interiore che si eredità da Adamo è falsa secondo il
Pelagianismo, e tutto ciò di cui possiamo parlare è il cattivo esempio
che viene inevitabilmente dato di padre in figlio ad ogni essere umano,
a partire da Adamo, il che è di certo una filosofia molto superficiale!
Anche la dottrina della cosiddetta "grazia comune"
non crede nella caduta per come insegnata nella Bibbia. Essa non insegna
che vi fu un guasto piccolo come nella filosofia del Pelagianesimo, ma
uno scivolone un pò più serio. Secondo Abraham Kuyper, colui che ha
sviluppato la dottrina della grazia comune, l’uomo non è totalmente
depravato a motivo della caduta, ma egli è soltanto ipoteticamente
totalmente depravato, cioè, egli sarebbe stato totalmente
depravato se Dio dopo la caduta non fosse intervenuto nel dare ad Adamo
la "grazia comune." E così, secondo questa filosofia, nella
storia del mondo nessuno è di fatto totalmente depravato, ma lo sarebbe
stato se non vi fosse stata la grazia comune ad intervenire. Questo non
è l’insegnamento della Fede Riformata, perché la Domanda 8 dice:
"Siamo allora a tal punto corrotti, che siamo incapaci di
compiere alcun bene, ed inclini ad ogni male?" "Sì,"
è la risposta, e non: "sì, lo saremmo stati se Dio non avesse
dato all’uomo la grazia comune," ma: "sì."
E questa verità, che è descritta molto vividamente in Romani 3, non è
semplicemente qualcosa di cui un ministro parla la Domenica, ma è
quello che voi vedete ogni singolo giorno della settimana, sempre, nel
mondo, nel modo in cui esso è strutturato, nel vostro luogo di lavoro,
nella vostra famiglia, e in tutto quello che accade in queste sfere, e,
soprattutto, la riscontrate in voi stessi, nel quanto troviamo difficile
lodare Dio, ad esempio.
E’ soltanto la teologia Riformata che crede in questa
verità, nell’effetto che la caduta, una caduta letterale, avvenuta
storicamente in Adamo ed Eva nel trasgredire il comandamento che Dio
aveva loro dato, ha avuto sulla razza umana, nel portare peccato, morte,
e maledizione. E tutti noi abbiamo peccato in Adamo, perché Adamo era
il capo federale, il rappresentante di tutti noi nel patto che Dio aveva
stabilito con lui alla creazione. Dio ha inflitto ad ognuno di noi che
facciamo parte della razza umana, una natura totalmente depravata,
perché ci ha puniti per la colpa che abbiamo personalmente per aver
peccato in Adamo. Di lì provengono, quindi, il peccato e la miseria di
tutti noi. E così quel giorno in cui Davide commise adulterio e fece
sì che i pagani bestemmiassero il nome di Dio si trova a confronto con
un giorno di molto peggiore, quello in cui Adamo ed Eva mangiarono del
frutto che Dio aveva comandato loro di non mangiare (Romani 5 dal verso
12).
Questa conoscenza, anche se di per sé non è piacevole e
non dà sollievo, è utile. Quelli che non hanno questa
conoscenza finiscono all’inferno, e quindi vedete che è utile, è
pratico, averla. Conoscere l’estensione, e l’origine della nostra
corruzione ci rende persone umili. Questo è ciò a cui Davide
arriva verso la fine del Salmo, al verso 17, quando dice: " i
sacrifici di Dio sono uno spirito rotto, un cuore rotto e contrito, o
Dio, tu non disprezzerai," e questa è l’unica cosa che
possiamo portare a Dio come un’offerta che a Lui piace: un cuore rotto
e contrito per i propri peccati, e senza una tale attitudine interiore
le nostre opere ai Suoi occhi sono vane e non Gli saranno gradite. Da
noi stessi, noi non siamo niente, e non abbiamo niente, e dal momento
che noi siamo totalmente depravati l’attitudine che si confà a
persone come noi è quella di essere umili dinanzi a Dio. Cos’è che
Dio trova piacevole ed attraente in noi? I Pietro 3, parlando
specialmente delle mogli Cristiane, parla di uno "spirito quieto e
mite," e dice che è di gran valore agli occhi di Dio. Ora, nel
conoscere la nostra miseria e il nostro peccato, noi siamo portati ad
essere e divenire sempre più persone proprio così, quiete e miti,
umili.
Nel conoscere la nostra miseria e la nostra corruzione, noi
siamo spinti anche a cercare misericordia, perché nel vedere chi
noi siamo, non possiamo far altro che implorare Dio di avere
misericordia di noi, e tutti quelli che conoscono se stessi veramente, e
qual è la loro miseria, il loro peccato, di certo e di fatto
cercheranno misericordia presso il vero Dio. Soltanto quelli che
comprendono che sono davvero malati, hanno un vero interesse ad andare
da un dottore, e così similmente solo quelli che conoscono di essere
malati e bisognosi, andranno da Gesù Cristo, e troveranno in Lui
conforto. E questo lo faranno in modo insistente, come Davide fa in
questo Salmo. In esso Davide fa ben 19 richieste, implorando con
insistenza e ripetutamente la misericordia di Dio. E così anche il
pubblicano, nella parabola del fariseo e del pubblicano, era quello che
adorava veramente Dio, perché egli, a differenza del fariseo che
vantava la sua bontà e le sue opere, comprendeva la sua depravazione, e
confessava di essere un misero peccatore, e non faceva altro che
implorare la Sua misericordia verso di lui. E la parabola ci dice che fu
lui ad andarsene a casa giustificato, quello che dei due era cosciente
di essere misero e perduto, egli se ne andò a casa cosciente di essere
giustificato per i meriti di Cristo. Ma quello che credeva di essere
buono, nonostante il fatto che nel suo stolto cuore si vantava, andò a
casa sua condannato.
E nel conoscere la nostra miseria e la nostra corruzione,
inoltre, noi confessiamo i nostri peccati alle altre persone,
anche pubblicamente e nella chiesa, se è necessario. Se conosciamo la
nostra depravazione, e confessiamo il nostro peccato a Dio, noi faremo
altrettanto nei riguardi del nostro prossimo, quando è necessario.
Davide peccò pubblicamente e ciò fu conosciuto perfino dai pagani,
come dice II Samuele 12, e così bestemmiarono Dio, dicendo: "ah, e
questo sarebbe l’uomo secondo il cuore di Dio, e guarda che ha fatto!
Tutto questo è ridicolo, siete solo degli ipocriti, voi che dite di
essere il popolo di Dio." E così Davide confessò pubblicamente il
suo peccato, e tutti poterono leggere questa sua confessione, perché fu
registrata permanentemente in questo Salmo. E così non confessare agli
altri i nostri peccati, quando questo è necessario, è dovuto al fatto
che noi non stiamo realizzando veramente la nostra depravazione, la sua
estensione e gravità, ma stiamo essendo persone orgogliose. E questo è
il motivo per cui, in ultima analisi, vi sono problemi nel matrimonio,
perché tra gli sposi vi è orgoglio e non si confessa i propri peccati
commessi contro il proprio sposo, ma si preferisce non perdere la bella
faccia. Questo è il motivo per cui le amicizie sono distrutte, perché
un amico fa un torto ad un altro, e poi non si vuole confessare che
siamo noi ad essere nel torto nei confronti del proprio amico. Questo è
il motivo per cui nella chiesa si rovina la comunione tra i fratelli,
quando qualcuno offende un altro, e poi non confessa apertamente di aver
sbagliato.
E nel conoscere la nostra miseria e corruzione, noi siamo
portati a giustificare Dio, non nel senso che noi rendiamo Dio
giusto, perché Dio è perfettamente giusto a prescindere da noi, ma nel
senso che noi Lo dichiariamo giusto, nel senso che quando riconosciamo
che noi siamo ingiusti dinanzi alla Sua legge, noi stiamo dicendo che
Lui al contrario di noi è giusto, e che se ci condannasse all’inferno,
per sempre, Lui sarebbe giusto e retto. Il verso 4 dice questo: "contro
te, contro te solo io ho peccato, e compiuto questo male ai tuoi occhi"
perché Davide vedeva il suo peccato contro Bath-Sheba e contro Uria, e
contro la chiesa, come primariamente un peccato contro Dio, che
Dio notò. E poi aggiunge: "Cos che tu possa essere giustificato
quando parli, e dichiarato giusto quando giudichi," e cioè in modo
che così potesse essere manifesto che Davide si meritava di essere
castigato da Dio.
E solo allora, quindi, solo quando noi condanniamo noi
stessi e giustifichiamo Dio, ci troviamo nella posizione giusta per
ricevere misericordia da Dio. Quando noi realizziamo che non abbiamo
alcun diritto di ricevere alcuna bontà da parte di Dio, e cerchiamo da
Dio pura pietà, pura, immeritata pietà. Ed è solo allora, quando noi
vediamo e realizziamo la nostra miseria, e la nostra colpa, che noi
guarderemo al Figlio di Dio, a Colui Che è immacolato, Che è puro, Che
è giusto, Che conosce ed ama Dio, Che glorifica e loda Dio, Che non ha
mai peccato nemmeno una volta, Che resistette ad ogni singola tentazione,
Che splende e risalta come la sola Luce in un mondo che la Parola di Dio
dice che è tenebre, e solo tenebre. Sarà allora che noi realizzeremo
che è Lui, Colui Che è venuto dal cielo, Che col Suo sangue può
lavare la sporcizia e la corruzione dei nostri peccati. La Sua giustizia
ci può rendere retti, e il documento della condanna che Dio ha scritto
nei nostri confronti è inchiodata alla Sua croce. E’ per questo, a
motivo della nostra depravazione e della nostra colpa che il Figlio di
Dio, Che è sempre stato santo, e buono, e giusto, dovette essere
inchiodato dalla grande empietà degli uomini alla croce, perché noi
siamo così malvagi che questa era l’unica via con la quale Dio ci
poteva liberare. Le agonie del Getsemani, le sofferenze del Golgota,
erano necessarie!
E noi, vediamo noi tutto questo, amati nel Signore? Noi
dobbiamo fuggire a Cristo per trovare in Lui soltanto l’intera nostra
salvezza. Non c’è alcun’altra via, alcun’altra porta aperta
dinanzi a noi. E per questo noi dobbiamo essere grati, grati per la
grandissima misericordia di Dio nei nostri confronti, per questo noi
dobbiamo lodarlo, e dobbiamo portare a Lui sacrifici di giustizia, i
sacrifici di un cuore rotto e contrito. Amen. Preghiamo.