Sermone dal Catechismo di Heidelberg,
Giorno del Signore 1. Predicato dal rev. Angus Stewart, nella Covenant
Protestant Reformed Church di Ballymena, il Giorno del Signore 21 Marzo,
2004.
LETTURA:
Leggiamo insieme il Giorno del Signore 1:
D. 1
Qual è il tuo unico conforto in
vita e in morte? R. Che io, con corpo ed anima, sia in vita che
in morte, non son mio, ma appartengo al mio fedele Salvatore Gesù
Cristo, che col Suo prezioso sangue ha pienamente pagato per tutti i
miei peccati, e mi ha redento da ogni potere del diavolo; e mi preserva
così che senza la volontà del Padre mio che è nei cieli neppure un
capello può cadermi dal capo, sì, così che tutte le cose devono
cooperare alla mia salvezza. Pertanto, per mezzo del Suo Santo Spirito,
egli inoltre mi assicura della vita eterna, e mi rende di cuore
volenteroso e pronto d'ora innanzi a viver per Lui.
D. 2 Quante cose ti è necessario conoscere perché
in questo conforto tu possa felicemente vivere e morire? R. Tre
cose: in primo luogo, quanto grande è il mio peccato e la mia miseria.
Secondo, in che modo sono redento da tutti i miei peccati e dalla mia
miseria. E terzo, in che modo a Dio debbo essere grato di tale
redenzione.
SERMONE:
Il primo giorno del Signore, amati nel Signore, è
probabilmente il più bello e il più confortevole dei Giorni del
Signore nel Catechismo di Heidelberg. Esso parla di conforto, e
dell’esperienza del conforto, e tutti noi abbiamo bisogno di conforto.
Esso ci dice, inoltre, in una bellissima espressione, che noi
apparteniamo a Gesù Cristo, e non vi è niente di meglio che
appartenere a Gesù Cristo. Esso ci accerta che noi siamo redenti dal
Suo prezioso sangue, e che siamo preservati dalla Sua provvidenza che si
estende ad ogni cosa. Tutto ciò è conforto per noi.
Tuttavia, allo stesso tempo, il Giorno del Signore 1
contiene anche alcune cose che lasciano perplessi, forse anche un pò
inquietati, perché esso dice che appartenere a Gesù Cristo non è
meramente il nostro grande conforto, o il nostro principale conforto, ma
è il nostro solo conforto. Il solo conforto che il Cristiano ha,
in vita ed in morte, è Gesù Cristo, e non vi è alcun altro conforto.
Questo è un conforto esclusivo, un conforto del tutto sufficiente, un
conforto che abbraccia ogni cosa, in vita ed in morte. E vi sono tre
possibili problemi che potrebbero sorgere a questo punto.
Il primo è: è ciò biblico? E’ la Bibbia a parlare in
termini così assoluti a riguardo del fatto che Gesù Cristo, e l’appartenere
a Lui, è il nostro solo ed unico conforto?
La seconda domanda è, non solo se questo è biblico, ma:
è quanto abbiamo detto realistico? E’ realistico che Gesù Cristo è
il nostro solo vero conforto? Questo è un punto forse che interessa
maggiormente una mente che ha un’inclinazione più pratica verso le
cose. E’ ciò forse solo un desiderio pio? E’ forse un ottimismo
infondato presentare, predicare e credere che Gesù Cristo è il solo e
sufficiente conforto per il Cristiano? Noi siamo tentati di credere che
la vita è più complessa di questo. E se la vita è così complicata e
vi sono così tanti problemi, non può essere che vi è una sola
soluzione, un solo conforto, in ogni cosa.
L’altro problema, il terzo, e qui parlo in prima persona
per tutti noi, è: io raggiungo la coscienza di questo conforto così
raramente, e godo di questo conforto così raramente, e tuttavia mi si
dice che il mio solo conforto in vita ed in morte è che io appartengo a
Gesù Cristo. E così il Cristiano pensa tra sé: beh, spesso io vivo
con poco o nessun godimento di questo conforto, e tuttavia questo Giorno
del Signore dice che è il mio solo conforto! Troppo frequentemente io
sento nel mio cuore che sono stato lasciato senza conforto, e magari è
perfino Dio quello che deve essere incolpato per questo. E dunque il
nostro più grande problema con il primo Giorno del Signore, amati, è
che noi non ne facciamo esperienza nel modo in cui dovremmo, e questo
è, come vedremo, una mancanza di fede nella Parola di Dio. E questo,
ovviamente significa che non siamo tanto noi che troviamo qualcosa che
non va nel Giorno del Signore 1, ma che il Giorno del Signore 1 rivela
che in noi c’è qualcosa che non va. Anche se non fosse per
alcun altro motivo, questa è la ragione per cui abbiamo bisogno di
udire questa Parola quest’oggi. Dobbiamo riappropriarci nuovamente di
cosa sia veramente questo unico e solo conforto. E poi, credendo questo
unico vero conforto, potremmo farne esperienza in modo più frequente e
profondo, in vita ed in morte. Considerate, allora,
Il Nostro Solo Conforto
Primo, Il nostro solo conforto in morte,
e,
Secondo, Il nostro solo conforto in vita.
Il nostro solo conforto in morte. La morte, come voi
prontamente concorderete, di certo porta con sé delle sfide, e sto
pensando a quando si considera la morte e la si deve affrontare. La
morte può perfino portare con sé dei terrori. Nella morte, mentre
tutti noi la consideriamo in prima persona, di certo vi è la perdita di
tutto quanto è familiare. La presente creazione terrestre non ci
riguarda più, tutte le istituzioni di questo mondo per noi passano via.
La nostra famiglia e i nostri amici, e tutte le piccole cose che insieme
formano la nostra vita quaggiù scompaiono, e non le riceveremo mai più
in quella forma. Quando lasciamo tutto quello che ci è familiare, noi
entreremo in un mondo che per noi è, se non totalmente, quantomeno in
larga parte sconosciuto. E’ sconosciuto, perché, non importa quanto
possiamo dire, nessuno di noi è mai stato lì. E ancora non ci è
chiaro, in parte a motivo della debolezza della nostra fede, e della
nostra conoscenza, come sarà la vita in quel nuovo mondo. E poi noi
sappiamo che ci troveremo in quella condizione, con Cristo per sempre,
in eterno.
E poi, quanto è più, quando pensiamo alla morte, noi
sappiamo che la morte porta con sé una divisione, una divisione all’interno
di noi stessi, cioè una divisione tra corpo ed anima, e noi siamo
sempre stati e siamo corpo ed anima. Io sono corpo ed io sono anima, e
questi due sono connesse in modo intimo. Ma al momento della morte esse
sono separate, e noi non saremo più nei nostri corpi, perché essi
saranno nella tomba. Questi fattori che ho appena menzionato
appartengono ad una categoria religiosa, ed io oserei dire che anche i
pagani potrebbero in un certo modo avere a mente questo genere di cose.
La concezione peculiarmente Cristiana della morte, e della condanna
della morte ci fa ricordare del peccato, così che il Cristiano si
ricorda di molti dei suoi peccati, si ricorda dei suoi malvagi pensieri,
le sue stolte parole, si ricorda della sua intera vita come un grande e
continuo peccato lungo anni, e molti sono tentati di vergognarsi e di
disperare perché sanno che molto presto saranno nella presenza di Dio
Stesso. E poi si comincia a pensare: può Dio perdonare tutti i miei
peccati? Proprio tutti? Lo farà? Lo farà davvero? Perché sono stati
così tanti! I miei peccati sono andati davanti a me, si sono già
accumulati e hanno raggiunto il cielo. Io non ci sono ancora arrivato,
ma essi sono già lì. E poi si pensa al modo in cui uno ha peccato, a
volte perfino volontariamente, sfrontatamente, in modo incallito, e
quando si pensa alla morte queste cose diventano ancora più pressanti.
E, ovviamente, Satana, l’accusatore dei fratelli, si intrufola in
questa situazione, e dice (e ciò per il credente Riformato è stoltezza,
perché se comprende il vangelo anche solo in parte può controbattere
questo, ma a volte siamo deboli!), egli dice: non sei abbastanza buono
per essere un Cristiano, e presto sarai dinanzi al tribunale di Dio
Onnipotente, e ti devi ricordare della Sua giustizia, e non puoi mai
essere sicuro al 100%, devi dubitare! E così è abbastanza ovvio che in
tale circostanza, quando affronta la morte, il Cristiano ha bisogno di
conforto. Specialmente, ovviamente, quando affronta la morte egli ha
bisogno di conforto.
Ma il Cristiano ha bisogno del conforto del Vangelo con
riguardo alla morte, specialmente perché è dolorosamente evidente che
tutti i conforti terreni di cui abbiamo mai goduto o fatto esperienza
non sono assolutamente di alcuna utilità. Ed anche questo è un
qualcosa che riguarda il senso comune. Il tuo denaro e i tuoi
possedimenti, in quel momento non ti serviranno. La tua famiglia ed i
tuoi amici staranno per essere lasciati alle spalle. Tutta la tua
felicità passata, tutti i tuoi ricordi, tutto quello che hai realizzato
non ti faranno alcun bene se sei al di fuori di Gesù Cristo. E così
ora non soltanto è chiaro che abbiamo bisogno del conforto del Vangelo,
ma che non vi nessun’altra cosa, in quel momento, che ci farà alcun
bene, ma deve essere soltanto il conforto del Vangelo, perché ogni
altra cosa viene meno.
E poi, anche, quando pensiamo ai contenuti del conforto che
sono esposti qui nel Giorno del Signore 1, queste cose forse sono quelle
di cui più ovviamente abbiamo bisogno al momento della morte. Il Giorno
del Signore parla della giustificazione di tutte le nostre trasgressioni,
cioè che noi ora siamo giusti in Gesù Cristo. Questo, ovviamente, è
necessario, perché è l’unica soluzione per i nostri peccati. Il
salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in
Cristo Gesù, nostro Signore (Rom. 6:23). Anche la Risposta 1 parla di
vita eterna, e di certo il Cristiano ha bisogno della coscienza e della
certezza di questo mentre sta per affrontare la tomba. La vita eterna,
nella presenza di Dio! Il nostro solo conforto, inoltre, include che noi
con corpo ed anima apparteniamo a Gesù Cristo, e questo anche è vitale.
L’anima qui ha una rilevanza particolare perché stiamo per lasciare
il corpo alle nostre spalle, e siamo bisognosi specialmente con riguardo
all’anima quando siamo al momento della morte. E così il Giorno del
Signore 1, che tratta di realtà spirituali, celesti, eterne, ha molto
da dire quando parliamo di avere conforto nella morte, perché è ovvio
che sono solo queste cose che possono essere mai di qualche conforto
quando giungiamo al momento della morte. E così, in risposta a questo,
il Giorno del Signore 1 ci insegna che noi apparteniamo al nostro fedele
Salvatore sia in vita che in morte. Romani 14:8: Sia che viviamo,
viviamo al Signore, e sia che moriamo, moriamo per il Signore, sia che
viviamo o moriamo, dunque, noi siamo del Signore … Sia che viviamo o
che moriamo, quindi, noi siamo del Signore!
E come abbiamo detto, la morte effettua delle separazioni,
ci separa dalla terra, ci separa dagli amici, da chi amiamo, e poi ci
separa perfino da noi stessi, per così dire, corpo ed anima. Ma,
poiché noi apparteniamo a Gesù Cristo, la morte non ci separa dalla
cosa più importante. Io sono persuaso, dice Paolo, che né morte, né
vita, né angeli, né principati, e così via, saranno in grado di
separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù nostro Signore. E
così Paolo è persuaso che la morte non lo può separare dall’amore
di Dio in Cristo Gesù. Questa è la cosa dalla quale non ci possiamo
mai permettere di essere separati. Noi siamo persuasi di questo. E
difatti il Cristiano confessa, insieme a Paolo in Filippesi 1 ed altri
passaggi, che noi siamo persuasi che al contrario la morte ci porta più
vicino alla presenza di Dio. Questo è il nostro conforto. E poi il
Cristiano può comprendere e godere del conforto nella morte. Ora, tutto
questo è abbastanza semplice da afferrare, oserei dire, comprendere
cioè che appartenere a Gesù Cristo può solo essere il nostro solo
conforto in morte. Io penso che perfino qualcuno che è al di fuori di
Gesù Cristo può prontamente capire questo. Questo, in parte, è il
motivo per cui le persone che sono particolarmente religiose quando
giungono alla morte vogliono udire il vangelo e chiedono che sia mandato
loro un ministro o predicatore, perché quel genere di cose divengono in
quel momento molto pressanti.
D’altro canto, è più difficile capire in che modo
appartenere a Gesù Cristo è il nostro solo conforto in vita.
Ora, siccome il Giorno del Signore 1 ci presenta il bisogno di avere
conforto in vita, in tal modo esso ci indica che la vita, al di fuori di
Gesù Cristo, è malvagia. Romani 8 insegna questo, al verso 18: io
ritengo che le sofferenze di questo tempo presente non sono degne di
essere comparate con la gloria che sarà rivelata in noi. Le sofferenze
di questo tempo presente. Questo tempo presente è il periodo dalla
prima venuta di Cristo alla seconda venuta di Cristo, e si estende anche
ai giorni della creazione. Questo tempo presente, allora, è
caratterizzato da sofferenze. Il Salmo 23, un Salmo ben noto, ci fa
vedere Davide che cammina nella valle dell’ombra della morte, "sì,
anche se camminassi nella valle dell’ombra della morte …" e
così via. Ed egli non intende che a volte egli deve camminare in questo
modo, ma che la sua intera vita è camminare nella valle dell’ombra
della morte. Così la Formula Riformata per l’Amministrazione del
Battesimo, echeggiando la Scrittura, parla di questa vita come:
"nient’altro che una continua morte." Si pensi a qualcuno
dei mali di questa vita. Alcuni, magari, nemmeno i principali. Ad
esempio, siete senza lavoro. E così dite, ah! Il mio conforto è che vi
è un lavoro ed ora cercherò di ottenerlo, dopotutto ho qualche
abilità, ed in quest’area l’economia va piuttosto bene, e quindi
probabilmente lo otterrò. Così dite: ah, ho qualcosa di più che un
solo conforto, ora ho due conforti. No, non è così, quello non è il
vostro conforto, perché il vostro unico conforto in vita ed in morte è
che appartenete al vostro fedele Salvatore. Oppure dite che state
affondando nel dolore. Il mio conforto è che ho degli antidolorifici, e
se si mette proprio male posso andare dal dottore, ed il dottore di
solito mi cura abbastanza bene, e questa è parte del mio conforto. No,
non lo è. Perché voi avete solo un conforto. Gesù Cristo. Qualcuno
muore in famiglia, e voi fate esperienza di lutto, e forse siete
confortati dal fatto che, beh passerà, il tempo è un gran guaritore. E’
vero questo, ma questo non è il tuo conforto. Si guarda al terrorismo
che ora aumenta in modo globale, come stiamo vedendo in varie parti del
mondo di recente, e voi dite, beh, le nazioni si stanno unendo e stanno
condividendo le loro informazioni e rintracceremo questi tizi e li
fermeremo. E impiegheremo più polizia, e così a questo riguardo il
mondo diventerà più sicuro. Beh, può darsi, ma questo nemmeno è il
vostro conforto. Si pensa ai propri figli, alcuni di loro non stanno
affatto seguendo il giusto sentiero, per altri voi avete paura, e beh,
Dio può volgerli indietro, potrebbe farlo, ma nemmeno questo è il
vostro conforto, perché il Catechismo qui, nell’echeggiare la
Scrittura, come tra poco vedremo, insegna che il nostro unico conforto
è che noi apparteniamo a Gesù Cristo. E questo significa che il tuo
conforto terreno non consiste in alcun modo in alcun bene terreno. Puoi
dire, io ho conforto perché i risultati del mio ultimo esame sono buoni.
Beh, io spero che i risultati dei tuoi esami sono stati buoni, datevi da
fare in queste cose, non sto dicendo che dovete disprezzare queste cose.
Il vostro conforto non consiste mai nella medicina, anche se non sto
dicendo che se siete malati non dovete prendere medicine, dovreste ed è
un buon metodo per guarire il corpo umano. Il vostro conforto non sta
nel fatto che avete ottenuto una buona occasione di essere promossi al
lavoro, anche se di certo uno deve lavorare duro ed è bello essere
promossi. Ed il vostro conforto non sta nemmeno nella sensazione di
sentirsi confortevoli e dire: le cose mi vanno piuttosto bene! Nemmeno
questo è il vostro conforto. Non potete dire, il mio conforto sta nel
fatto che sto in buona salute, che finanziariamente sto coperto, che
tutto mi sta andando bene, ho messo tutto apposto e le cose stanno
proprio come volevo. Queste cose sono motivo per dare grazie a Dio, ma
non sono il vostro conforto.
O, per dirla in modo leggermente diverso, il conforto non
dipende da cosa pesa di più nella vostra vita, in modo che se metteste
su una bilancia qualcosa da un lato ed un’altra dall’altro, a
seconda di quale pesa di più siete o non siete confortati. Cioè, non
è come se, per usare un’illustrazione, da un lato di una bilancia
metteste tutti i vostri mali terreni, e poi dall’altro lato della
bilancia tutti i vostri beni terreni, più il vostro appartenere a Gesù
Cristo. Perché? Cosa c’è che non va con tale presentazione? Da un
lato della bilancia tutti i mali terreni, dall’altro lato della
bilancia ogni bene terreno più il vostro appartenere a Gesù Cristo.
Cosa c’è che non va qui? La prima cosa è che perfino se dite che
appartenere a Gesù Cristo è cento volte più utile di ogni bene
terreno, che è il principale e quasi esclusivo bene, al 99%, comunque
non è il vostro unico conforto. E quindi non potete avere ragione.
Proviamo di nuovo. Tutti i mali terreni da un lato della bilancia, ed
appartenere a Gesù Cristo dall’altro lato della bilancia, ed
immediatamente il lato della bilancia dell’appartenere a Gesù Cristo
va giù e l’altro va su, e quest’ultimo è molto più grande. Che
dire di questo scenario? Beh, questo si avvicina di più alla verità.
Di certo è una veduta migliore, se posso così dire, ma comunque non è
ancora corretta, e non è la posizione del Giorno del Signore 1, non è
la presentazione della Fede Riformata. No, è molto semplice, il mio
solo conforto, il vostro unico conforto, e questa è la sola via in cui
noi possiamo realmente essere confortati in questo mondo, il mio solo
conforto è che io appartengo a Gesù Cristo (e spiegheremo a breve cosa
ciò significa più pienamente) e quindi questo è il modo corretto di
comprendere le cose terrene di cui noi facciamo esperienza come buone, e
quindi qualsiasi cosa accada, che sia piacevole o spiacevole, è per il
mio bene. Questo è l’insegnamento del Giorno del Signore 1.
Il mio solo conforto, è che io con corpo ed anima
appartengo al mio fedele Salvatore Gesù Cristo, e poi continua col dire
che Egli mi preserva in tal modo che senza la volontà del mio Padre
celeste, non un solo capello può cadermi dal capo, sì, così che tutte
le cose devono essere susservienti alla mia salvezza. Così il nostro
conforto è che noi apparteniamo a Gesù Cristo, e che Gesù Cristo è
il Signore, e quindi le cose buone e quelle cattive ci giungono dalla
Sua mano, ed Egli promette che tutte queste cose coopereranno per il
nostro bene. Quindi il nostro conforto non è che queste cose ci
accadono, ma è quella fede, che è il dono di Dio, per comprendere che
queste cose ci provengono dalla mano di Cristo, e quindi per il nostro
bene. Questo non è nient’altro che il semplice insegnamento di Romani
8:28: E noi sappiamo che ogni cosa coopera al bene di coloro che
amano Dio, di quelli che sono chiamati secondo il Suo disegno. Questo è
l’insegnamento della Parola di Dio. E poi noi sappiamo anche che tutte
le nostre sofferenze operano per noi un peso eterno di gloria, verso 18:
Io ritengo … avete notato? verso 18: io ritengo …; verso 28: noi
sappiamo …; verso 38: io sono persuaso … Questo è il linguaggio di
chi ha conforto ed è un linguaggio che dà conforto! Io ritengo, verso
18, che le sofferenze di questo tempo presente non sono degne di essere
comparate alla gloria che sarà rivelata in noi. E quindi il mio
conforto è che io appartengo a Gesù Cristo, e siccome Egli è Signore,
allora ogni cosa che accade, accade per il mio bene, che sia piacevole o
spiacevole. Esso non consiste nel fatto che le cose mi giungono in modo
piacevole come dico io, ma consiste nel fatto che io so che Egli è il
Signore, che io appartengo a Lui, e che qualsiasi cosa accada accade per
il mio bene, che io lo comprenda, o veda, o meno.
E ci si rifletta un attimo, ciò deve essere così, noi
apparteniamo a Gesù Cristo, questo deve essere conforto, a motivo di
Chi Egli è. Egli è l’eterno Figlio di Dio nella nostra carne. Egli
possiede la pienezza di tutti gli attributi divini e di ogni ricchezza
divina. E noi apparteniamo a Lui. Egli è il Creatore del cielo e della
terra, Colui Che esegue i decreti di Dio, il Capo della Chiesa, ed il
Giudice del mondo. E noi apparteniamo a Lui. Egli è Colui Che fu
crocifisso, che morì e fu sepolto. Egli è Colui Che risuscitò dai
morti, ascese al cielo, ed è seduto alla destra di Dio. E noi
apparteniamo a Lui. E questo è il nostro unico conforto. E mettere
qualsiasi altra cosa come nostro conforto accanto a Lui, è mettere il
Creatore Dio, il Salvatore Gesù Cristo accanto a cose come: mi sono
comprato un nuovo paio di scarpe ieri, ho avuto un aumento al lavoro ...
Cristo soltanto è Dio, e niente può essere paragonato a Lui! Noi
apparteniamo a Colui Che è detto sta venendo sulle nuvole con tutti i
Suoi santi, per essere ammirato da tutti quelli che credono. Egli sta
venendo per bruciare il mondo, per creare nuovi cieli e nuova terra e
per radunare ed unire ogni cosa in Se Stesso nel mondo in cui Dio sarà
tutto in tutti. E così, avere qualsiasi altro conforto, oltre a Gesù
Cristo, è in realtà idolatria! Non è avere a mente le cose che sono
al di sopra, non è fede, ma incredulità ed avere a mente le cose
mondane. Ed ora comprendete perché noi abbiamo un conforto che
abbraccia ogni cosa: perché noi abbiamo un Cristo che abbraccia ogni
cosa! Ora sapete il motivo per cui noi abbiamo un conforto esclusivo: è
perché noi abbiamo un Cristo esclusivo! Ora sapete perché abbiamo un
conforto sufficiente: perché Lui è sufficiente ad ogni nostro bisogno!
Ora sapete perché abbiamo un solo conforto: perché voi avete un solo
Salvatore, solo Cristo! E così ora voi vedete che questa confessione,
cioè, il mio unico conforto in vita e in morte è che non son mio, ma
appartengo al mio fedele Salvatore Gesù Cristo, questo, e questo
soltanto è l’insegnamento biblico e Riformato! E questo soltanto ci
porta veramente conforto, mediante la fede. La Riforma coniò degli
slogan. Uno di questi fu: Solus Christus, ovvero: Solo Cristo!
Noi stiamo applicando "Solo Cristo" al conforto, e stiamo
dicendo che Egli è il nostro unico conforto. La Bibbia dice, Atti 4:12: Non vi è alcun altro nome dato agli uomini sotto il cielo per
il quale dobbiamo essere salvati. La salvezza si trova completamente in
Cristo. E la salvezza include qualsiasi bene possibile che ci giunge dal
Salvatore.
E così quando pensate a Romani 8, specialmente il
passaggio che abbiamo letto, dal verso 16 a 39, pensate forse che l’apostolo
Paolo in tutte le sue tribolazioni aveva qualsiasi altro conforto oltre
a credere in Gesù Cristo? Vedete, aggiungere a questo conforto qualcos’altro
non vi dà più conforto. In realtà distrugge il vostro conforto,
perché intacca le radici del vostro solo conforto. E così noi pensiamo
che stiamo aggiungendo qualcos’altro, ma in realtà stiamo sottraendo,
togliendo via qualcosa! Questo è quello che l’idolatria produce,
sempre. La Chiesa Romana insegna la salvezza mediante Cristo, Maria, e
le proprie opere, ma più si aggiunge alla salvezza, in apparenza per
renderla più sicura, e più si intacca la certezza che si trova in
Cristo solo, e così non si ha affatto coscienza di alcuna salvezza!
Pensate che l’uomo che ha scritto i versi 35-39 aveva un pò di
conforto di riserva quando il conforto in Cristo solo non era abbastanza?
Colui che ha detto che niente ci può separare dall’amore di Cristo?
Niente! Non le più strette circostanze come tribolazioni e angoscia,
persecuzione, fame, nudità, pericolo, spada, essere ucciso tutto il
giorno, verso 36, morte, vita, verso 38, angeli, principati, potenze,
cose presenti, cose future, altezze, profondità, o qualsiasi altra cosa
creata! Colui che sta combattendo contro tutte le potenze dell’universo,
per così dire, e tutto quello che può dire è che ringraziando Dio non
può essere separato dall’amore di Dio, di certo egli non aveva alcun
altro conforto in questo mondo. Questo è il motivo per cui la
confessione del Catechismo è la vera posizione biblica e Riformata.
Noi apparteniamo a Gesù Cristo. Non vogliamo nient’altro,
perché non abbiamo bisogno di nient’altro, perché siamo soddisfatti
con Cristo solo per la salvezza, e per il nostro conforto. E quando
diciamo che noi apparteniamo a Gesù Cristo, noi stiamo facendo una
confessione, vero? Una confessione che Gesù Cristo è il Signore. Egli
è il Signore, che significa che Lui è il nostro proprietario. Egli ci
possiede perché ci ha comprati col Suo prezioso sangue. E quindi, in
vita ed in morte, noi non apparteniamo a noi stessi, ma apparteniamo a
Lui perché Lui ci ha comprato col Suo sangue. Questo è il significato
della signoria di Cristo. Quando noi parliamo della signoria di Cristo
noi pensiamo anche al patto, perché la formula del patto è, Io sarò
il vostro Dio e voi sarete il mio popolo. Ed in quanto Suo popolo noi
apparteniamo a Lui. Noi siamo i Suoi amici. Questo è ciò che si vuole
dire qui.
Possiamo pensare ad un altro concetto del Nuovo Testamento,
quello dell’unione con Gesù Cristo, che significa che noi siamo in
Lui e Lui è in noi. E se noi siamo in Lui, e Lui è in noi, allora noi
apparteniamo a Lui, perché non si può concepire un’unione più
intima di questa, tra Dio ed uomo, del mutuo dimorare dello Spirito
Santo in noi e quindi di noi nella Deità. E pensiamo anche all’amore
di Dio in Gesù Cristo, perché ovviamente vi sono vari tipi di
appartenenza. Il denaro nella vostra tasca o portafoglio vi appartiene.
Ciò è una semplice questione di possedimento. Voi lo avete, legalmente
ne siete i proprietari. Il fatto che Lui è il nostro proprietario
riguarda il Suo amore, perché Dio ci possiede e noi apparteniamo a
Gesù Cristo in un modo simile a quello di un figlio che appartiene a
Suo Padre, o di una moglie che appartiene a suo marito. Così nell’appartenere
a Gesù Cristo noi pensiamo all’amore di Dio per noi, in Gesù Cristo,
espresso alla croce, e sparso nei nostri cuori dallo Spirito Santo.
Questo è il nostro solo conforto. Difatti, l’apostolo Paolo in Romani
8, come se fosse, presenta ogni specie di attacco al nostro solo
conforto: le vicissitudini della vita, e le interrogazioni di Satana.
Ogni specie di male ci accade, e noi pensiamo: resterà in piedi il
nostro unico conforto? E la risposta della fede, verso 28, è: noi
sappiamo che ogni cosa coopera al bene per quelli che amano Dio, per
quelli che sono chiamati secondo il Suo disegno. Sarebbe sufficiente,
per rispondere a questo attacco, che il nostro solo conforto è che
apparteniamo a Gesù Cristo. Il mondo intero è contro di noi. Resterà
in piedi il nostro conforto? Verso 31: Se Dio è per noi, chi potrà
essere contro di noi? Dio, certo, ci ha amati nel passato, alla croce,
ma magari forse quell’amore per te è venuto un po’ meno al presente.
Il verso 32 dice che se Dio ci ha così tanto amati che non ha
risparmiato il Suo proprio Figlio e lo ha consegnato per noi tutti,
allora Egli di certo ci darà ogni cosa, e io aggiungo, ogni cosa
necessaria e buona per noi, proprio quando ne abbiamo bisogno, ora.
Satana lancia ogni sorta di accusa contro di te, ma il verso 33, la voce
del conforto, dice: chi addurrà mai qualcosa come accusa degli eletti
di Dio? E’ Dio che giustifica. Satana viene a condannarci. Il verso 34
dice: chi è colui che condanna? Che si faccia avanti. Chi è? Cristo è
colui che è morto, sì, e che è risorto, che è alla destra di Dio e
che anche fa intercessione per noi. Poi il Cristiano è colpito dalla
persecuzione, e da una strettissima povertà. E’ abbastanza il nostro
conforto? Chi ci separerà dall’amore di Cristo? La tribolazione? L’angoscia?
La persecuzione, forse? O la fame? O la nudità? O il pericolo? O la
spada? Poi, per sommare tutto, per giungere al climax di questa sezione,
in Romani 8, vita e morte, e tutti i demoni dell’inferno sciolti
proprio per attaccare te, oserei dire! Io sono persuaso, dice il
conforto, che nemmeno la morte, né la vita, né angeli, ne principati,
né potenze, né cose presenti, ne cose future, né altezza, né
profondità, né alcun’altra cosa creata, giusto in caso abbia
lasciato qualcosa fuori, sembra dire Paolo, io sono persuaso che queste
cose non saranno in grado di separarci dall’amore di Dio che è in
Cristo Gesù.
E così il conforto si innalza di fronte a tutte queste
sfide, e dice: no, in tutte queste cose noi siamo più che vincitori
attraverso Colui che ci ha amati. Qual è il tuo unico conforto in vita
e in morte? Che non siamo nostri, ma che apparteniamo al nostro fedele
Salvatore. Questo è abbastanza, certo che è abbastanza! E se non è
abbastanza per noi, allora noi non crediamo il Vangelo, e dobbiamo
ravvederci e ricevere come verità ogni cosa che Dio ha rivelato nelle
Scritture! Questo è un conforto, in altre parole, che è assolutamente
solido e dal quale si può dipendere in ogni circostanza. Non fallisce
mai, né in vita, né in morte. E’ un conforto, almeno oggettivamente,
che è completamente imperdibile, in modo che i più grandi mali
immaginabili non possono separare dall’amore di Dio in Cristo Gesù.
E così il Cristiano, nel comprendere che significa
appartenere a Gesù Cristo, considera con odio, con profonda aborrenza,
l’idea che egli possa appartenere a se stesso. Questo potrebbe essere
peggio che andare all’inferno. Si immagini appartenere a se stessi. Se
si appartiene a se stessi si è responsabili per se stessi. Siete
responsabili per i vostri peccati. Nessuno vi aiuterà. Siete
responsabili per un debito che non sarete mai in grado di pagare. Ed
esso vi maledirà all’inferno. E non ne uscirete mai. Non potete avere
libertà. La libertà proviene solo mediante il Vangelo, ma voi pensate
che siete liberi da voi stessi, la peggiore schiavitù di tutte. Avete
il salario del peccato da pagare, e tutta l’eternità per pagarlo, e
non ne pagherete mai un centesimo. Nell’appartenere a voi stessi,
avete soltanto le vostre proprie risorse, la vostra propria sapienza, e
il vostro proprio intendimento. E così perite! E l’ultima cosa che il
Cristiano vuole è appartenere a se stesso. Il mondo dice: libertà,
questo è come si vive, così ci si diverte! E la Bibbia dice che la
verità vi fa liberi (Giovanni 8:32). La più grande libertà non è
appartenere a voi stessi, ma appartenere a Gesù Cristo!
Il Cristiano crede questo, lo crede davvero, e realizza,
mentre ode la Parola di Dio spiegata, che ciò è vero. Egli è
confortato anche solo nell’udire a riguardo del vero conforto. Egli
dice: io voglio credere questo, voglio vivere in questo modo, tutti noi
lo diciamo. Noi tutti ci facciamo dei problemi a motivo delle
circostanze terrene in cui ci troviamo, ma come Pietro, quando vede le
onde che si innalzano, guardiamo all’acqua, invece di guardare a
Cristo, e cominciamo ad affondare, e disperiamo, e perdiamo ogni
conforto. Ma invece ciò che ci vogliamo proporre di fare è godere di
questo conforto, ogni giorno, in modo cosciente, per esperienza. Il modo
per farlo è la fede, la fede nel vero Vangelo di Gesù Cristo. Menziono
il vero vangelo qui in modo deliberato, perché nelle Scritture i falsi
insegnamenti sono associati con la mancanza di conforto. Essi gridano:
pace, pace! quando non vi è pace. Ed i falsi profeti non confortavano
affatto il popolo di Dio. Il vero profeta dice, echeggiando le Parole di
Isaia 40: confortate, confortate il mio popolo, parlate in modo
confortevole a Gerusalemme, gridate a lei che la sua guerra è finita, e
che le sue iniquità sono perdonate. E in che modo questo avviene?
Perché la chiesa appartiene a Gesù Cristo. Questa la sola via del
conforto per la chiesa. Dio opera questo conforto in noi mediante lo
Spirito Santo, questo è il Suo ufficio. Egli è il Consolatore, Colui
che conforta. Credendo nel vero Dio, rivelato in Gesù Cristo, siamo
messi in grado, insieme all’apostolo Paolo, di benedire Dio. Benedetto
sia Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre delle
misericordie, ed il Dio di ogni consolazione, di ogni conforto! Ed Egli
è il Dio di ogni consolazione, e quindi il Suo Figlio Gesù Cristo è
il nostro unico conforto. In vita, ed in morte! Amen. Preghiamo.