La Fede Riformata
Loraine Boettner
LORAINE BOETTNER (1901-1990) nacque in una
fattoria a Linden, Missouri. Si laureò al Princeton Theological
Seminary (Th.B., 1928; Th.M., 1929), dove aveva studiato Teologia
Sistematica sotto il Dr. C. W. Hodge. In precedenza aveva conseguito una
laurea al Tarkio College, Missouri, e aveva seguito un breve corso in
Agricoltura all'Università del Missouri.
Insegnò la Bibbia per otto anni al Pikeville
College, Kentucky. Si sposò nel 1932. Nel 1933 ricevette la laurea ad
honorem in Dottore di Teologia, e nel 1957 la laurea di Dottore di
Letteratura. Fu membro della Orthodox Presbyterian Church of USA. Nel
1937 cominciò a lavorare per la Biblioteca del Congresso e al Bureau of
Internal Revenue. Continuò a scrivere e pubblicare libri fin quasi alla
sua morte, i più noti dei quali furono La Dottrina Riformata della
Predestinazione e Il Cattolicesimo Romano.
Alcune sue opere sono La Dottrina Riformata della
Predestinazione, Il Cattolicesimo Romano, Studi di
Teologia, L'Immortalità, Il Millennio e Un'Armonia
dei Vangeli.
La Fede Riformata (1983) è un breve ma prezioso
saggio introduttivo sui principi fondamentali della Fede Cristiana
Riformata. Attraverso una presentazione sistematica delle dottrine
calviniste, quest’opera dimostra con semplicità di linguaggio e un
approccio diretto come le Scritture, seguite nel loro insieme e non
attraverso singoli versi decontestualizzati, conducano inevitabilmente
alla prospettiva riformata. Il capitolo d’apertura tratta della
sovranità di Dio, definendola attraverso il supporto biblico; la
sezione seguente espone la condizione di totale impotenza dell’umanità
caduta e peccatrice e il suo bisogno di redenzione attraverso Cristo, la
cui opera è analizzata nel terzo capitolo. Il quarto capitolo espone in
maniera concisa ed efficace in cosa consista realmente la preconoscenza
divina e quali siano le notevoli incongruenze logiche di chi cerca di
sfuggire a quella definizione e alle relative conseguenze attribuendo al
termine un significato diverso. Gli ultimi due capitoli affrontano i
passaggi bibilici più comunemente utilizzati per obiettare alla
dottrina della redenzione particolare e contrappongono il sistema
soteriologico Arminiano a quello Calvinista, illustrando in modo non
polemico i difetti dottrinali del primo.
La Fede Riformata
1. La
Sovranità di Dio
2. La
Condizione di Totale Impotenza dell'Uomo
3. L'Opera di
Redenzione di Cristo
4. La
Preconoscenza di Dio
5. I Passi
Universalistici
6. I Due
Sistemi Contrapposti
1. La Sovranità di Dio
Lo scopo di questo articolo è di esporre, con un
linguaggio chiaro e in termini facilmente comprensibili, le differenze
fondamentali tra il sistema teologico Calvinista e quello Arminiano, e
di mostrare che cosa insegna la Bibbia su questi argomenti. L'armonia
che esiste tra le varie dottrine della fede Cristiana è tale che un
errore riguardo ad una qualunque di esse produce più o meno distorsione
in tutte le altre.
Esistono in realtà solo due tipi di pensiero
religioso. C'è la religione della fede, e c'è la religione delle opere.
Noi crediamo che quello che nella storia della Chiesa è noto come
Calvinismo sia l'incarnazione più pura e più coerente della religione
della fede, mentre quello che è noto come Arminianesimo sia stato
diluito ad un livello pericoloso dalla religione delle opere e sia
quindi una forma di Cristianità incoerente e instabile. In altre
parole, noi crediamo che il Cristianesimo giunga alla sua più piena e
pura espressione nella Fede Riformata.1
Agli inizi del quinto secolo questi due tipi di
pensiero religioso si trovarono in conflitto diretto con un contrasto
straordinariamente chiaro impersonato da due teologi del quinto secolo,
Agostino e Pelagio. Agostino indicava agli uomini Dio come l'origine di
tutta la vera saggezza e forza spirituale, mentre Pelagio rimandava gli
uomini indietro a se stessi e diceva che erano capaci con le loro forze
di fare ciò che Dio comandava, altrimenti Dio non l'avrebbe comandato.
Noi crediamo che l'Arminianesimo rappresenti un compromesso tra questi
due sistemi, ma che anche se nella sua forma più evangelica, come nel
primo Wesleyanesimo, si avvicina alla religione della fede, tuttavia
contiene elementi di serio errore.2
Viviamo in un'epoca in cui praticamente tutte le
chiese storiche sono attaccate dall'interno dalla mancanza di fede.
Molte di esse hanno già dovuto soccombere. E quasi invariabilmente la
linea del declino è stata dal Calvinismo all'Arminianesimo,
dall'Arminianesimo al Liberalismo, e poi all'Unitarianismo. E la storia
del Liberalismo e dell'Unitarianismo mostra che essi degenerano in una
forma di vangelo sociale che è troppo debole per sostenersi. Siamo
convinti che il futuro della Cristianità sia legato a quel sistema
teologico storicamente chiamato 'Calvinismo'. Dove i principi incentrati
su Dio del Calvinismo sono stati abbandonati, c'è stata una forte
tendenza in basso verso le profondità del naturalismo incentrato
sull'uomo o il secolarismo. Alcuni hanno dichiarato—giustamente,
crediamo—che non esiste un punto intermedio coerente tra il Calvinismo
e l'ateismo.
Il principio base del Calvinismo è la sovranità di
Dio. Questa rappresenta il fine del Dio Trino come assoluto e
incondizionato, indipendente dall'intera creazione finita, e originato
unicamente nell'eterno consiglio della Sua volontà. Egli ordina il
corso della natura e dirige il corso della storia fin nei minimi
dettagli. I Suoi decreti quindi sono eterni, immutabili, santi, saggi e
sovrani. Essi sono rappresentati nella Bibbia come la base della divina
preconoscenza di tutti gli eventi futuri, e non condizionati da quella
preconoscenza o da qualunque altra cosa originata dagli eventi stessi.
Ogni persona pensante vede prontamente che una
qualche sovranità governa la sua vita. Non gli è stato chiesto se
avesse voluto esistere o no, quando o come o dove nascere, se nel
ventesimo secolo o prima del Diluvio, se maschio o femmina, se bianco o
nero, se negli Stati Uniti, o in Cina, o in Africa. Tutte queste cose
furono decise sovranamente per lui prima ancora che esistesse. E' stato
riconosciuto dai Cristiani di tutte le epoche che Dio è il Creatore e
il Sovrano del mondo, e come tale Egli è l'origine ultima di tutto il
potere che si trova nel mondo. Quindi nulla può avvenire fuori dalla
Sua volontà sovrana. Altrimenti Egli non sarebbe veramente DIO. E
quando ci soffermiamo su questa verità troviamo che implica
considerazioni che affermano la posizione Calvinista e smentiscono
quella Arminiana.
In virtù del fatto che Dio ha creato tutto ciò che
esiste, Egli è l'assoluto Padrone e Dispensatore finale di tutto ciò
che Egli ha fatto. Egli non esercita una mera influenza generica, ma
governa realmente gli affari degli uomini (Atti 4:24-28). Anche le
nazioni sono come il pulviscolo della bilancia in confronto alla Sua
grandezza (Is. 40:12-17). Nel mezzo di tutte le evidenti sconfitte e
incoerenze delle nostre vite umane, Dio controlla realmente tutte le
cose con indisturbata maestà. Anche le azioni peccaminose degli uomini
possono avvenire solo per il Suo permesso e con la forza che Egli dà
alle creature. E Poiché Egli permette non involontariamente, ma
volontariamente, tutte le cose che avvengono—incluse perfino le azioni
peccaminose e il destino ultimo degli uomini—devono essere, in qualche
senso, in accordo con ciò che Egli dall'eternità si è proposto e ha
decretato.3 Nella misura in cui questo viene negato, Dio viene escluso
dal governo del mondo, e noi abbiamo solo un Dio finito. Naturalmente,
sorgono alcuni problemi a cui nel nostro presente stato di conoscenze
non possiamo rispondere. Ma questa non è una ragione sufficiente per
rifiutare quello che le Scritture e i chiari dettami della ragione
affermano essere vero.
E non crederemo che Dio può convertire un peccatore
quando vuole? Non può l'Onnipotente, onnipossente Sovrano del cielo e
della terra, cambiare l'indole delle creature che Lui ha creato? Egli
mutò l'acqua in vino a Cana e convertì Saulo sulla via di Damasco. Il
lebbroso disse, "Signore, se vuoi, tu puoi mondarmi" (Mt.
8:2). E ad una parola la sua lebbra fu mondata. Non crediamo, come fanno
gli Arminiani, che Dio non possa controllare la volontà umana, o che
Egli non possa rigenerare un'anima quando Gli piace. Egli è capace di
mondare tanto l'anima quanto il corpo. Se Egli volesse potrebbe far
sorgere una tale quantità di ministri Cristiani, missionari e servitori
di vario tipo, e potrebbe operare tanto attraverso lo Spirito Santo, che
l'intero mondo sarebbe convertito in un tempo brevissimo. Se si fosse
proposto di salvare tutti gli uomini Egli avrebbe potuto inviare
eserciti di angeli per istruirli e compiere opere soprannaturali sulla
terra. Egli avrebbe potuto operare meravigliosamente nel cuore di ogni
persona così che nessuno si sarebbe mai perduto.
Poiché il male esiste solo per il Suo permesso, Egli
potrebbe, se volesse, cancellarlo dall'esistenza. La sua potenza a
questo riguardo fu mostrata, ad esempio, nell'opera dell'angelo
distruttore che in una notte uccise tutti i primogeniti degli Egiziani
(Es. 12:29), e in un'altra notte uccise 185.000 soldati dell'esercito
Assiro (II Re 19:35). Fu dimostrato quando la terra si aprì ed
inghiottì Kore e i suoi alleati ribelli (Nu. 16:31-35). Re Erode fu
colpito e morì di una morte orribile (Atti 12:23). In Daniele 4:34-35
leggiamo che "il dominio" dell'Altissimo Dio "è un
dominio eterno e il cui regno dura di generazione in generazione. Tutti
gli abitanti della terra davanti a lui sono considerati come un nulla,
egli agisce come vuole con l'esercito del cielo e con gli abitanti della
terra. Nessuno può fermare la sua mano o dirgli "Che cosa fai?"
Tutto questo mostra il principio base della Fede
Riformata—la sovranità di Dio. Dio creò questo mondo in cui ci
troviamo, lo possiede, e lo governa secondo il suo sovrano diletto. Dio
non ha perso nulla della sua potenza, ed è una grave mancanza di
rispetto nei Suoi confronti supporre che Egli stia soffrendo insieme
alla razza umana, facendo del Suo meglio per persuadere gli uomini a
comportarsi bene, ma incapace di raggiungere il Suo eterno, immutabile,
santo, saggio e sovrano fine.
Qualunque sistema che insegni che le serie intenzioni
di Dio possono in alcuni casi essere sconfitte, e che l'uomo, che non
solo è una creatura ma una creatura peccatrice, possa esercitare il
potere di veto sui piani dell'Onnipotente Dio, è in stridente contrasto
con l'idea biblica della Sua incommensurabile esaltazione con la quale
Egli è estraneo a tutte le debolezze dell'umanità. Il fatto che i
piani degli uomini non siano sempre portati a compimento è causato
dalla mancanza di potere, o mancanza di saggezza, o entrambe. Ma poiché
Dio è illimitato in queste e in tutte le atre risorse, nessuna
emergenza imprevista può mai sorgere. Per Lui le cause di cambiamento
non esistono. Presumere che il Suo piano fallisca e che Egli si sforzi
senza alcun risultato significa ridurLo al livello delle Sue creature e
farne tutt'altro che un Dio.
2. La Condizione di Totale Impotenza dell'Uomo
Quando leggiamo le opere dei vari scrittori Arminiani,
sembra che il loro primo e forse più serio errore sia che non danno
sufficiente importanza alla ribellione peccaminosa e separazione
spirituale della razza umana da Dio che avvenne con la caduta di Adamo.
Alcuni la trascurano del tutto, mentre per altri sembra essere un evento
lontano nel tempo che ha scarsa influenza oggi sulle vite delle persone.
Ma a meno che non insistiamo sulla realtà di quella separazione
spirituale da Dio, e sui disastrosi effetti che essa ha avuto
sull'intera razza umana, non saremo mai in grado di prendere atto della
nostra reale condizione o del nostro bisogno di un Redentore.
Forse ci aiuterà a renderci conto più chiaramente
di che cosa la condizione dell'uomo caduto realmente sia se la
confrontiamo con quella degli angeli caduti. Gli angeli furono creati
prima dell'uomo, e ogni angelo fu messo alla prova come un essere
individuale, personale e morale. Questo fu evidentemente una prova di
pura obbedienza, come fu quella di Adamo. Alcuni angeli superarono la
loro prova, per ragioni note pienamente solo a Dio, e, come risultato,
furono confermati in uno stato di perfetta santità angelica, e sono
adesso gli angeli eletti in cielo (I Ti. 5:21).4 Ma altri caddero e sono
ora i demoni di cui leggiamo nelle Scritture, fra cui il diavolo è
evidentemente quello più alto in rango fra quelli caduti.
In Giuda leggiamo che "Egli ha pure rinchiuso
nelle tenebre dell'inferno con catene eterne, per il giudizio del gran
giorno, gli angeli che non conservarono il loro primiero stato ma che
lasciarono la loro propria dimora" (v. 6). E in II Pietro leggiamo
che "Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma
li cacciò nel tartaro tenendoli in catene di tenebre infernali, per
esservi custoditi per il giudizio" (2:4). Il diavolo e i demoni
sono totalmente alienati da Dio, totalmente rivolti al peccato, e senza
alcuna speranza di redenzione. Il loro destino è descritto da Cristo
come essere gettati "nel fuoco eterno che è stato preparato per il
diavolo e per i suoi angeli" (Mt. 25:41).
Non c'è alcuna redenzione per gli angeli caduti. Lo
scrittore dell'epistola agli Ebrei dice, "Infatti egli non si
prende cura degli angeli, ma si prende cura della progenie di Abrahamo."
(2:16). Il loro destino è stabilito e certo. Per gli uomini e per gli
angeli il castigo per aver peccato senza fine contro Dio è la punizione
senza fine. Alcuni potrebbero tentare di far apparire Dio ingiusto per
infliggere una pena senza fine per peccati commessi solo in questa vita.
Ma gli uomini perduti e gli angeli perduti o demoni sono in ribellione
senza fine contro Dio, e ricevono una punizione senza fine per quella
ribellione.
Ma quando Dio creò l'uomo come creatura morale, Egli
procedette con un piano diverso da quello usato con l'ordine angelico.
Invece di creare tutti gli uomini allo stesso tempo e sottoporli a prova
individualmente, Egli creò un uomo, con un corpo fisico, dal quale
sarebbe discesa l'intera razza umana, e il quale, a motivo della sua
unione con tutti quelli che sarebbero venuti dopo di lui, potesse essere
ordinato come capo legale o federale e rappresentante dell'intera razza
umana. Se avesse superato la prova, egli e tutti i suoi discendenti,
suoi figli, sarebbero stati confermati nella santità e stabiliti in uno
stato di beatitudine come erano i santi angeli.5 Ma se fosse
caduto, come
avevano fatto gli altri angeli, egli e la sua posterità sarebbero stati
soggetti alla punizione eterna. Fu come se Dio avesse detto,
"Questa volta, se dovesse entrare il peccato, facciamolo entrare in
un uomo solo, così che anche la redenzione possa essere procurata da un
uomo solo."
Quindi Adamo nella sua posizione rappresentativa fu
messo alla prova della pura obbedienza umana. Il castigo per la
disobbedienza gli era stato chiaramente esposto: "E l'Eterno DIO
comandò l'uomo dicendo: «Mangia pure liberamente di ogni albero del
giardino; ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne
mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai»"
(Ge. 2:16-17).
Di conseguenza, la pena esplicitamente dichiarata per
il peccato era la morte—esattamente la stessa pena che era stata
inflitta agli angeli che caddero. Come con gli angeli, era puramente una
prova per vedere se l'uomo sarebbe stato o meno un soggetto obbediente
nel regno del cielo. Fu una prova perfettamente equa, semplice, spiegata
chiaramente, molto in favore di Adamo, per la quale non avrebbe avuto
scuse se avesse disobbedito.
Ma, tragedia delle tragedie, Adamo cadde. E l'intera
razza umana cadde rappresentata in lui. Le conseguenze del suo peccato
sono tutte comprese nel termine morte, nel suo senso più ampio. Fu
principalmente una morte spirituale, o separazione da Dio, che era stata
minacciata. Adamo non morì fisicamente prima dei 930 anni dopo la
caduta. Ma era spiritualmente estraniato da Dio e morì spiritualmente
nello stesso istante in cui peccò. E da quel momento la sua vita
divenne un'incessante marcia verso la tomba. L'uomo in questa vita non
è andato così lontano nelle vie del peccato come hanno fatto il
diavolo e i demoni, perché egli riceve ancora molte benedizioni
attraverso la grazia comune, come la salute, il benessere, la famiglia e
gli amici, le bellezze della natura, ed è ancora circondato da molte
influenze che lo trattengono.6 Ma è su quella strada. E se non viene
controllato, l'uomo alla fine diventerà totalmente malvagio come i
demoni. Nel suo stato caduto egli ha paura di Dio, prova a fuggire da
Lui, e letteralmente lo odia, come fanno i demoni.7 Se fosse lasciato a
se stesso rimarrebbe in quella condizione per sempre, perché come è
scritto "Non c'è alcun giusto, neppure uno. Non c'è alcuno che
abbia intendimento, non c'è alcuno che ricerchi Dio" (Ro.
3:10-11). Nulla, assolutamente nulla, tranne un atto soprannaturale di
Dio può salvarlo da quella condizione. Quindi se deve essere salvato,
Dio deve prendere l'iniziativa, deve pagare la pena per lui, deve
mondarlo dalla sua colpa, e così ristabilirlo nella santità e nella
rettitudine.
E questo è esattamente quello che Dio fa. Egli
sovranamente prende un uomo dal regno di Satana, e lo mette nel regno
dei cieli. Quelli sono gli eletti di cui si parla almeno 25 volte nelle
Scritture: Mt. 24:22: "ma a motivo degli eletti quei giorni saranno
abbreviati" (nella distruzione di Gerusalemme).8 I Ts. 1:4: "conoscendo,
fratelli amati da Dio, la vostra elezione." Ro. 11:7: "gli
eletti l'hanno ottenuto, e gli altri sono stati induriti." Ro. 8:33:
"Chi accuserà gli eletti di Dio?"; e molti altri.
La Bibbia ci dice che Dio ha salvato una moltitudine
della razza umana dalla pena dei loro peccati. Perché potesse
completare questo compito, Cristo, la seconda Persona della Trinità,
prese su di Sè la natura umana attraverso il miracolo della nascita da
una vergine, e nacque nella razza umana come nasce un qualunque bambino
normale. Dio quindi si incarnò, divenne uno di noi. Gesù visse tra gli
uomini una vita perfettamente priva di peccato come rappresentante del
suo popolo, si pose sotto la Sua stessa legge, e soffrì nella Sua
propria Persona la pena che Dio aveva prescritto per il peccato. Nella
Sua vita senza peccato Egli rispettò perfettamente la legge di Dio che
Adamo aveva infranto, e guadagnò così la perfetta rettitudine per il
Suo popolo e con quella procurò per essi il diritto ad entrare in cielo.
Quello che Lui patì, come una Persona dal valore e dalla dignità
infiniti, fu un giusto equivalente di ciò che il Suo popolo avrebbe
sofferto in un'eternità all'inferno. In questa maniera Egli liberò il
Suo popolo dalla legge del peccato e dalla morte. E come i frutti di
quell'opera redentiva sono applicati a quelli che dal Padre sono stati
dati al Figlio, essi sono chiamati rigenerati dallo Spirito Santo, cioè,
resi vivi spiritualmente, nati di nuovo.
Paolo esprime questa grande verità quando
nell'epistola ai Romani scrive:
Perciò, come per mezzo di un solo uomo il
peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, così la
morte si è estesa a tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato;
perché, fino a che fu promulgata la legge, il peccato era nel mondo;
ora il peccato non è imputato se non vi è legge; ma la morte regnò da
Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una
trasgressione simile a quella di Adamo, che è figura di colui che
doveva venire. La grazia però non è come la trasgressione; se infatti
per la trasgressione di uno solo quei molti sono morti, molto più la
grazia di Dio e il dono per la grazia di un uomo, Gesù Cristo, hanno
abbondato verso molti altri. Riguardo al dono, non è avvenuto come per
quell'uno che ha peccato, perché il giudizio produsse la condanna da
una sola trasgressione, ma la grazia produsse la giustificazione da
molte trasgressioni. Infatti, se per la trasgressione di quell'uno solo
la morte ha regnato a causa di quell'uno, molto di più coloro che
ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno
nella vita per mezzo di quell'uno, che è Gesù Cristo. Per cui, come
per una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini,
così pure con un solo atto di giustizia la grazia si è estesa a tutti
gli uomini in giustificazione di vita. Infatti, come per la
disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati costituiti peccatori,
così ancora per l'ubbidienza di uno solo i molti saranno costituiti
giusti (Ro. 5:12-19).
Fino a quando non si capisce il contrasto fra il
primo e il secondo Adamo, non si è in grado di capire il sistema
Cristiano. E scrivendo ai santi che erano ad Efeso, Paolo disse, "Egli
ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati,"
E continua dicendo che noi:
eravamo per natura figli d'ira, come anche gli altri.
Ma Dio, che è ricco in misericordia per il suo grande amore con il
quale ci ha amati, anche quando eravamo morti nei falli, ci ha
vivificati con Cristo (voi siete salvati per grazia), e ci ha
risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in
Cristo Gesù, per mostrare nelle età che verranno le eccellenti
ricchezze della sua grazia con benignità verso di noi in Cristo Gesù.
Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non
viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perché nessuno si glori.
Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere
che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo (Ef. 2:1-10).
Nella teologia Cristiana esistono tre separati e
distinti atti d'imputazione. In primo luogo, il peccato di Adamo è
imputato a tutti noi, suoi figli, ovvero ci è messo in conto in modo
forense così che ne siamo reputati responsabili e ne soffriamo le
conseguenze. Questa è comunemente nota come la dottrina del Peccato
Originale. In secondo luogo, e nella stesso identico modo, il nostro
peccato viene imputato a Cristo perché ne soffra le conseguenze. E in
terzo luogo, la rettitudine di Cristo è imputata a noi e ci garantisce
l'ingresso in cielo. Ovviamente, noi non siamo più personalmente
colpevoli del peccato di Adamo di quanto Cristo sia personalmente
colpevole del nostro peccato, o di quanto siamo personalmente meritevoli
per la Sua rettitudine. In ognuno di questi casi si tratta di una
convenzione forense. Noi riceviamo la salvezza da Cristo esattamente
nello stesso modo in cui riceviamo la condanna e la rovina da Adamo. In
ognuno di questi casi si ha il risultato conseguente a motivo della
stretta unione ufficiale che esiste fra le persone coinvolte. Rifiutare
uno qualunque di questi tre passi significa rifiutare una parte
essenziale del sistema Cristiano.
Di conseguenza, vediamo il parallelo assoluto tra
Adamo e Cristo in materia di salvezza. Nei passaggi menzionati prima
Paolo usa una frase dopo l'altra mettendo in rilievo il fatto che non
siamo semplicemente malati, o spiritualmente maldisposti, ma
spiritualmente morti. Cristo stesso disse, "se uno non è nato di
nuovo, non può vedere il regno di Dio" (Gv. 3:3). E di nuovo Egli
disse, "Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete
ascoltare la mia parola" (Gv. 8:43). L'uomo non rigenerato non può
vedere il regno di Dio, né può ascoltare con discernimento spirituale
le parole dette a riguardo, tanto meno può giungervi da solo. Se
fossimo stati lasciati a noi stessi, noi, come gli angeli caduti, non ci
volgeremmo mai a Dio.
Un persona morta spiritualmente non può darsi da sè
la vita spirituale più di quanto una persona morta fisicamente non
possa darsi da sè la vita fisica. Questo richiede un atto
soprannaturale da parte di Dio. Entriamo nella famiglia di Dio nello
stesso modo in cui entriamo nella nostra famiglia umana, nascendovi. Con
quell'atto soprannaturale Dio stesso, attraverso lo Spirito Santo,
sovranamente ci porta fuori dal regno di Satana e ci pone nel Suo regno
spirituale con una rinascita spirituale.
E una volta nati nel regno di Dio, non possiamo mai
diventare non-nati. Poiché fu necessario un atto soprannaturale per
portarci in uno stato di vita spirituale, sarebbe necessario un altro
atto del genere per portarci fuori da quello stato. Ne consegue
l'assoluta certezza che quelli che sono stati rigenerati e che quindi
sono diventati veramente Cristiani non perderanno mai la loro salvezza,
ma saranno provvidenzialmente preservati dalla potenza di Dio attraverso
tutte le prove e le difficoltà di questa vita e saranno condotti nel
regno dei cieli. "Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi
ha mandato, ha vita eterna, e non viene in giudizio, ma è passato dalla
morte alla vita." (Gv. 5:24). "Se dunque uno è in Cristo,
egli è una nuova creatura" (II Co. 5:17). "Le mie pecore
ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la
vita eterna e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il
Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti; e nessuno le può
rapire dalla mano del Padre mio" (Gv. 10:27-29). Questa è nota
come la dottrina della sicurezza eterna o perseveranza dei santi.
Il dono della vita eterna non è conferito a tutti
gli uomini, ma solo a coloro che Dio sceglie. Questo non significa che
chiunque voglia essere salvato ne sia escluso, perché l'invito è
"E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della
vita" (Ap. 22:17). Il fatto è che una persona morta spiritualmente
non può volere di venire. "Nessuno può venire a me, se il Padre
che mi ha mandato non lo attira" (Gv. 6:44). Solo quelli che sono
risuscitati (resi spiritualmente vivi) dallo Spirito Santo avranno mai
quella volontà o desiderio. Questi nelle Scritture sono chiamati gli
eletti. Ma, contrariamente a questi, c'è un altro gruppo che possiamo
chiamare i non-eletti. Riguardo a loro, il Prof. Floyd Hamilton ha
scritto molto appropriatamente:
Tutto quello che Dio fa è di lasciarli da soli e
consentire loro di seguire le loro vie senza interferenze. E' la loro
natura di essere malvagi, e Dio semplicemente ha preordinato di lasciare
quella natura immutata. Il quadro spesso dipinto dagli oppositori del
Calvinismo, di un Dio crudele che rifiuta di salvare tutti quelli che
vogliono essere salvati, è una rozza caricatura. Dio salva tutti quelli
che vogliono essere salvati, ma nessuno la cui natura non sia stata
cambiata vuole essere salvato.9
3. L'Opera di Redenzione di Cristo
Non ci viene detto perché Dio non salva tutta
l'umanità quando tutti sono ugualmente immeritevoli, e quando il
sacrificio sul Calvario fu quello di una Persona di infinito valore,
ampiamente sufficiente a salvare tutti gli uomini se Dio l'avesse
desiderato. Ma le Scritture ci dicono che non tutti saranno salvati.
Tuttavia, possiamo dire che la redenzione, che fu realizzata ad un costo
enorme per Dio stesso, è di Sua proprietà, e che Egli ha la libertà
di farne l'uso che preferisce. Nessun uomo può avanzare alcun diritto
su di essa. Ci viene ripetutamente detto che la salvezza è per grazia.
E la grazia è il favore mostrato a chi non lo merita, anche a chi
meriterebbe il contrario. Se una qualunque parte della salvezza
dell'uomo fosse a motivo delle sue proprie buone opere, allora veramente
ci sarebbe una differenza fra gli uomini, e quelli che hanno risposto
alla offerta di grazia potrebbero giustamente puntare l'indice sdegnoso
contro i perduti e dire, "Voi aveste le stesse possibilità che
ebbi io. Io accettai, ma voi rifiutaste. Quindi non avete scusa alcuna."
Ma no. Dio ha predisposto questo sistema in modo che quelli che sono
salvati possano solo essere grati che Dio li abbia salvati.
Non è in nostro diritto di chiedere perché Dio fa
ciò che fa, poiché la Scrittura dichiara:
Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio? La
cosa formata dirà a colui che la formò: "Perché mi hai fatto
così?" Non ha il vasaio autorità sull'argilla, per fare di una
stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore? E che dire se Dio,
volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha
sopportato con molta pazienza i vasi d'ira preparati per la perdizione?
E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi
di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria, cioè noi che
egli ha chiamato, non solo fra i Giudei ma anche fra i gentili? (Ro.
9:20-24).
Solo il Calvinista sembra prendere seriamente la
caduta dell'uomo. Una corretta valutazione della caduta e della presente
condizione senza speranza dell'uomo è l'elemento mancante in tanto
pensiero, insegnamento e predicazione di oggi. L'Arminianesimo è in
serio errore nel presumere che l'uomo avrebbe una capacità sufficiente
di voltarsi verso Dio se solo lui lo volesse. Il Calvinista sottolinea
che l'uomo non è semplicemente malato o indisposto o ha solo bisogno
del giusto incentivo, ma che è spiritualmente morto, e che l'opera
redentiva di Cristo non rende la salvezza semplicemente una possibilità
astratta tale che tutti gli uomini possano voltarsi a Dio se lo vogliono.
Il Calvinista sostiene che la redenzione fu un'opera oggettiva compiuta
nella storia che rimosse tutte le barriere legali contro coloro i quali
essa sarebbe stata applicata, e che sarebbe stato seguito dall'opera
dello Spirito Santo nell'applicare soggettivamente i meriti di quella
redenzione ai cuori di coloro per i quali essa fu divinamente intesa.
Richiamiamo nuovamente l'attenzione ad uno dei versi
più importanti nella Scrittura riguardante il tema della salvezza:
"Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo
attira" (Gv. 6:44). Un altro come questo è: "Tutto quello che
il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò
fuori" (Gv. 6:37). E ai Cristiani di Corinto, Paolo scrive:
"Or l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio,
perché sono follia per lui, e non le può conoscere, poiché si
giudicano spiritualmente" (I Co. 2:14).
E come fa Dio a portare gli eletti ad esercitare la
fede? La risposta è: Nella rigenerazione lo Spirito Santo vince il
cuore dell'uomo a Sè, e impartisce all'uomo una nuova natura che ama la
rettitudine e odia il peccato. Egli non costringe l'uomo contro la sua
volontà, ma lo rende amorevole e spontaneamente obbediente alla Sua
volontà. Quando il Signore Gesù apparve all'incallito persecutore
Saulo mentre era sulla via di Damasco, egli divenne immediatamente
obbediente alla volontà del Signore. "Il tuo popolo si offrirà
volenteroso nel giorno del tuo potere;" dice il Salmista (110:3).
Così Dio fornisce al suo popolo il desiderio di venire. Quell'atto da
parte di Dio, nella natura sub-conscia dell'uomo, è conosciuto come
rigenerazione, o come una nuova nascita, o essere nati di nuovo. Quando
un uomo riceve così una nuova natura, egli reagisce secondo quella
natura, come fanno tutte le creature di Dio. Egli quindi esercita la
fede e compie buone opere caratteristiche del ravvedimento come la vigna
produce naturalmente i grappoli. Mentre prima il peccato era il suo
elemento naturale, ora la santità diviene il suo elemento naturale -
non istantaneamente, perché egli ha ancora dei residui della vecchia
natura, e finché rimane in questo mondo egli si trova ancora in un
ambiente peccaminoso. Ma poiché la sua nuova natura è libera di
esprimersi egli cresce in rettitudine; gode nel leggere la parola di Dio,
nel pregare, e nell'avere comunione con gli altri Cristiani.
Noi quindi dobbiamo scegliere fra una redenzione
d'alta efficienza che è perfettamente compiuta, o una redenzione di
ampia estensione che è compiuta in modo imperfetto. Non possiamo avere
entrambe. Se avessimo entrambe avremmo la salvezza universale. Ma
l'Arminiano estende la salvezza in modo così ampio che per quanto
concerne il suo effetto reale, essa ha praticamente nessun valore tranne
quello di un esempio di dedizione altruistica. Il Dott. B. B. Warfield
usava un'immagine molto semplice per presentare questa verità. Egli
diceva che la redenzione è come l'impasto di una torta - più la stendi
e più sottile diventa. E l'Arminiano, nel renderla applicata a tutti
gli uomini, riduce la sua efficacia così tanto che praticamente non è
più una redenzione.
Inoltre, dire che Dio abbia posto i peccati di tutti
gli uomini in Cristo significherebbe che per quanto riguarda quelli che
sono perduti Egli punirebbe i loro peccati due volte, una volta in
Cristo, e poi di nuovo in essi. Certamente questo sarebbe ingiusto. Se
Cristo ha pagato il debito, essi sono liberi, e lo Spirito Santo con
assoluta certezza li porterebbe alla fede e al ravvedimento. Se la
redenzione fosse davvero illimitata, significherebbe che Cristo morì
per una moltitudine la cui sorte era già stata determinata, che si
trovavano già all'inferno nel momento in cui Egli soffrì. Se quella
redenzione semplicemente annullò la sentenza che gravava sull'uomo in
modo da fornirgli una nuova possibilità se avesse esercitato la fede e
l'obbedienza, significherebbe che Dio lo stava mettendo nuovamente alla
prova come lo era stato il suo antenato Adamo. Ma quel genere di prova
fu tentato ed ebbe il suo risultato molto tempo fa, perfino in
condizioni di gran lunga più favorevoli. Portata alla sua logica
conclusione, la teoria della redenzione universale conduce ad assurdità.
Dovremmo ricordare che la sofferenza di Cristo nella
Sua natura umana, appeso sulla croce per quelle sei ore, non fu
principalmente fisica, ma mentale e spirituale. Quando gridò "Dio
mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" Egli stava letteralmente
soffrendo le pene dell'inferno. Perché quello è essenzialmente ciò
che l'inferno è, la separazione da Dio, separazione da tutti ciò che
è buono e desiderabile. Una tale sofferenza è oltre la nostra
comprensione. Ma poiché Egli soffrì come una persona divina-umana, la
Sua sofferenza fu un giusto equivalente per tutto ciò che il Suo popolo
avrebbe sofferto per l'eternità all'inferno.
In realtà, l'uomo redento guadagna di più
attraverso la redenzione in Cristo di quanto abbia perso per la caduta
di Adamo. Perché nell'incarnazione Dio venne letteralmente nel genere
umano e prese la natura umana su di Lui, la quale natura Cristo nel Suo
corpo glorificato manterrà per sempre, e evidentemente Egli sarà
l'unico Dio visibile che vedremo in cielo. Pietro ci dice che noi siamo
"partecipi della natura divina" (II Pietro 1:4); e Paolo dice
che noi siamo "eredi di Dio, e coeredi con Cristo" (Ro. 8:17).
Pensateci! Partecipi della natura divina, e coeredi con Cristo! Quale
maggiore benedizione avrebbe mai potuto Dio conferirci? Come tali siamo
superiori agli angeli, perché essi sono designati nella Scrittura solo
come messaggeri di Dio, Suoi servitori.
Alla fine l'Arminiano si trova di fronte precisamente
allo stesso problema del Calvinista - quel problema più ampio del
perché un Dio di infinita santità e potenza permetta il peccato. Nel
nostro stato di conoscenza attuale possiamo solo fornire una risposta
parziale. Ma il Calvinista affronta quel problema, riconosce la dottrina
Scritturale che tutti gli uomini ebbero in Adamo la loro possibilità
giusta e favorevole, che Dio ora salva per grazia alcuni della progenie
decaduta mentre lascia gli altri liberi di seguire la propria via
peccaminosa che si sono scelti e manifesta la Sua giustizia nella loro
punizione. Ma avendo ammesso la preconoscenza, l'Arminiano non ha alcuna
spiegazione del perché Dio di proposito e deliberatamente crea quelli
che Lui sa che si perderanno e trascorreranno l'eternità all'inferno.
Ad ogni modo, riguardo al problema del male, possiamo
dire che Dio ha creato questo mondo come un teatro nel quale Egli
avrebbe potuto dimostrare la Sua gloria, i Suoi meravigliosi attributi
perché fossero veduti e ammirati da tutte le Sue creature—il Suo
essere, saggezza, potenza, santità, giustizia, bontà, e verità. Qui
ci occupiamo principalmente della Sua giustizia.
La giustizia di Dio richiede che la bontà sia
premiata e che il peccato sia punito. Ed è necessario che il peccato
sia punito quanto la bontà sia premiata. Dio sarebbe ingiusto se
fallisse nel fare una delle due cose. Quindi Egli creò gli uomini e gli
angeli non come robot che avrebbero automaticamente prodotto buone opere
come una macchina produce bulloni o lattine, che non merita nessun
premio, ma come liberi agenti morali, a Sua propria immagine, capaci, in
Adamo prima della caduta, di scegliere fra il bene e il male. Egli
manifesta la sua giustizia verso coloro che si è proposto di salvare
nella grazia premiandoli per le buone opere che si trovano in Cristo
loro salvatore e messe loro in credito, confermandoli nella santità, e
accogliendoli in cielo. Ed Egli manifesta la Sua giustizia verso coloro
ai quali si è proposto di passare oltre per la loro volontaria
perseveranza nel peccato.
Similmente, se il peccato fosse stato escluso, non
avrebbe potuto esserci alcuna adeguata rivelazione dei più gloriosi
attributi di Dio, grazia, misericordia, amore e santità, come sono
dimostrati nella Sua redenzione dei peccatori. Ricordiamoci
che gli angeli nel cielo si guadagnarono la salvezza attraverso il patto
d'opere, osservando la legge di Dio. Come nel Caso di Adamo, ad essi
furono promessi certi premi se avessero obbedito. Essi obbedirono, e
furono confermati nella santità. Non hanno sperimentato la salvezza per
grazia.10 C'è un vecchio inno che dice, "Quando canto la storia
della redenzione, gli angeli piegano le loro ali ed ascoltano. " E
così sarà nell'ultimo contrasto tra uomini e angeli.
Da qui la spiegazione del peccato è che Dio lo
permette, ma lo controlla e lo domina per la Sua propria gloria. Se il
peccato fosse stato escluso dalla creazione quei gloriosi attributi non
avrebbero mai potuto essere dimostrati adeguatamente davanti al Suo
universo intelligente di uomini ed angeli, ma per la maggior parte
sarebbe rimasto per sempre nascosto nelle profondità della natura
divina.
4. La Preconoscenza di Dio
L'evangelico Arminiano riconosce che Dio ha la
preconoscenza, e che quindi Egli è in grado di predire gli eventi
futuri. Ma se Dio preconosce ogni evento futuro, allora quell'evento è
altrettanto fissato e certo che se fosse preordinato. Perché la
preconoscenza implica la certezza, e la certezza implica la
preordinazione. L'evangelico Arminiano non nega che ci sia una cosa come
l'elezione a salvezza, perché non può liberarsi delle parole "eletto"
e "elezione", che ricorrono circa venticinque volte nel Nuovo
Testamento. Ma prova a distruggere la forza di queste parole dicendo che
l'elezione è basata sulla preconoscenza, che Dio guarda lungo l'ampio
viale del futuro e vede quelli che risponderanno alla Sua offerta di
grazia, e così li elegge.
Ma nel riconoscere la preconoscenza, l'Arminiano fa
una concessione fatale. Parlando figurativamente, egli si taglia da solo
la gola, per la semplice ragione che come Dio prevede quelli che saranno
salvati, Egli vede anche quelli che saranno perduti! Perché, allora,
Egli crea quelli che saranno perduti? Certamente Egli non ha alcun
obbligo di crearli. Non c'è alcun potere al di fuori di Lui che lo
costringa a farlo. Se Lui vuole che tutti gli uomini siano salvati e sta
sinceramente provando a salvare tutti gli uomini, potrebbe almeno
evitare di creare quelli che, se creati, certamente saranno perduti.
L'Arminiano non può coerentemente sostenere la
preconoscenza di Dio e allo stesso tempo negare le dottrine
dell'elezione e della predestinazione. La domanda rimane: Perché Dio
crea quelli che Lui sa che andranno all'inferno? Sarebbe pura stoltezza
per Lui desiderare di salvare e provare a salvare quelli che Egli sa che
si perderanno. Sarebbe per Lui come impegnarsi per scopi contrastanti
con Lui stesso. Anche un uomo ha maggior buon senso che provare a fare
ciò che sa di non poter fare. L'Arminiano non ha altra alternativa che
negare la preconoscenza di Dio - e a quel punto ha solo un Dio limitato,
ignorante, finito, che in realtà non è affatto Dio nel vero senso
della parola. Se l'elezione è basata sulla preconoscenza, questo la
rende così vuota di significato che diventa più causa di confusione
che di illuminazione. Perché anche riguardo agli eletti, che senso ha
per Dio eleggere quelli che Lui sa che si eleggeranno da soli? Questo
sarebbe semplicemente puro nonsenso.
5. I Passi Universalistici
Probabilmente la difesa più plausibile per
l'Arminianesimo si trova nei passaggi universalistici della Scrittura.
Tre sono quelli più citati: II Pietro 3:9, "Non volendo che alcuno
perisca, ma che tutti vengano al ravvedimento"; I Ti. 2:4, [Dio
nostro Salvatore] "il quale vuole che tutti gli uomini siano
salvati, e vengano a conoscenza della verità"; e I Ti. 2:5-6,
"... Gesù Cristo, che diede se stesso come riscatto per tutti."
Riguardo a questi versi dobbiamo tenere a mente che,
come abbiamo detto precedentemente, Dio è l'assoluto e sovrano
Governante del cielo e della terra, e non dobbiamo mai pensare che Egli
desideri o si sforzi di fare ciò che sa che non farà. Agire
diversamente sarebbe per Lui agire stoltamente. Dal momento che la
Scrittura ci dice che alcuni uomini si perderanno, II Pietro 3:9 non
può significare che Dio stia sinceramente desiderando o si stia
sforzando di salvare ogni singolo uomo. Perché se fosse la Sua volontà
che ogni individuo del genere umano sia salvato, neanche una sola anima
sarebbe perduta, "Perché chi può resistere alla Sua volontà?"
(Ro. 9:19).
Questi versi semplicemente insegnano che Dio è benevolente, e che Egli
non si compiace della sofferenza delle sue creature più di quanto un
padre umano si compiaccia nella punizione che a volte deve infliggere a
suo figlio. La parola "volontà" è usata con significati
differenti nella Scrittura rispetto alle nostre conversazioni ordinarie.
Qualche volta è usata nel senso di "desiderio" o
"fine". Un giudice retto non vuole (desidera) che alcuno sia
impiccato o condannato alla prigione, tuttavia egli vuole (pronuncia la
sentenza) che la persona colpevole sia punita. Nello stesso senso e per
sufficienti ragioni un uomo potrebbe volere la rimozione di un arto o di
un occhio, anche se certamente non lo desidera.
Gli Arminiani insistono che in II Pietro 3:9 le
parole "alcuno" e "tutti" si riferiscono a tutta
l'umanità senza eccezione. Ma è importante prima di tutto vedere a chi
quelle parole erano rivolte. Nel primo verso del capitolo 1, troviamo
che l'epistola è indirizzata non all'umanità intera, ma ai Cristiani:
"... a coloro che hanno ricevuto in sorte una fede preziosa quanto
la nostra." E in un verso precedente (3:1), Pietro si era rivolto a
quelli a cui stava scrivendo con "Carissimi." E quando
guardiamo al verso nella sua interezza, e non semplicemente alla seconda
metà, troviamo che in primo luogo non è affatto un verso che riguarda
la salvezza, ma la seconda venuta! Inizia dicendo "Il Signore non
ritarda l'adempimento della sua promessa" (singolare). Quale
promessa? Ce lo dice il verso 4: "la promessa della sua venuta."
Il riferimento è alla Sua seconda venuta, quando verrà per il giudizio,
e gli empi periranno in un lago di fuoco. Il verso si riferisce ad un
gruppo limitato. Dice che il Signore "è paziente verso di noi",
i Suoi eletti, molti dei quali non sono ancora stati rigenerati, e
quindi non sono ancora giunti al ravvedimento. Quindi possiamo
appropriatamente leggere il verso 9 come segue: "Il Signore non
ritarda riguardo alla sua promessa come alcuni pensano, ma è paziente
verso di noi, non volendo che alcuno di noi perisca, ma che tutti noi
veniamo al ravvedimento."11
Riguardo a I Ti. 2:4, 6 "il quale vuole che
tutti gli uomini siano salvati, e che vengano alla conoscenza della
verità ... il quale ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti"
è spesso usato con significati diversi. Spesse volte significa non
tutti gli uomini senza eccezione, ma tutti gli uomini senza distinzione—Ebrei e
Gentili, schiavi e liberi, uomini e donne, ricchi e poveri. E
in I Ti. 2:4-6 è chiaramente usato in quel senso.12 Per molti secoli gli
Ebrei erano stati, con poche eccezioni, i destinatari esclusivi della
grazia salvifica di Dio. Erano diventati il popolo più intensamente
nazionalista e intollerante del mondo. Invece di riconoscere la loro
posizione come rappresentanti di Dio davanti a tutti i popoli del mondo,
si erano presi quelle benedizioni per loro stessi. Anche i primi
Cristiani per un certo periodo erano inclini ad appropriarsi della
missione del Messia solo per loro stessi. La salvezza dei Gentili era un
mistero che non era noto in altre epoche (Ef. 4:6; Cl. 1:27).
L'esclusivismo farisaico era così rigido che i Gentili erano chiamati
immondi, inferiori, peccatori dei Gentili, perfino cani; e non era
lecito per un Ebreo starne in compagnia o avere affari di sorta con i
Gentili (Gv. 4:9; At. 10:28; 11:3). Dopo che un Ebreo ortodosso era
stato fuori al mercato dove era venuto a contatto con Gentili, era
considerato impuro (Mc. 7:4). Dopo che Pietro aveva predicato al
Centurione Romano Cornelio e agli altri riuniti in casa sua, fu
severamente censurato dalla Chiesa di Gerusalemme, e possiamo quasi
udire il sussulto di meraviglia quando, dopo che Pietro ebbe detto loro
cosa era accaduto, essi dissero, "Dio dunque ha concesso il
ravvedimento anche ai gentili per ottenere la vita!" (Atti 11:18),
ovvero, non ad ogni individuo nel mondo, ma ugualmente ai Giudei come ai
Gentili. Usata in questo senso la parola "tutti" non ha alcun
riferimento ad individui, ma semplicemente all'umanità in generale.
Quando viene detto di Giovanni Battista che "E
tutto il paese della Giudea e quelli di Gerusalemme andavano a lui, ed
erano tutti battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro
peccati" (Mc. 1:5), noi sappiamo che non ogni individuo rispose
così. Leggiamo che dopo che Pietro e Giovanni ebbero guarito lo zoppo
alla porta del tempio, "tutti glorificavano Dio per ciò che era
accaduto" (At. 4:21). Gesù disse ai suoi discepoli che essi
sarebbero stati "odiati da tutti gli uomini" a motivo del Suo
nome (Lu. 21:17). E quando Gesù disse, "Ed io, quando sarò
innalzato dalla terra, attirerò tutti a me" (Gv. 12:32), Egli
certamente non intendeva che ogni singolo individuo dell'umanità
sarebbe stato attirato. Quello che intendeva era che Giudei e Gentili,
uomini di tutte le nazioni e razze, sarebbero state attirate a Lui. E
questo è ciò che vediamo accadere realmente.
In I Co. 15:22 leggiamo, "Perché, come tutti
muoiono in Adamo, così tutti saranno vivificati in Cristo." Questo
verso è spesso citato dagli Arminiani per dimostrare la redenzione
illimitata o universale. Questo verso è dal famoso capitolo di Paolo
sulla resurrezione, e il contesto rende chiaro che egli non stia
parlando della vita in quest'epoca, sia essa fisica o spirituale, ma
della vita di resurrezione. Cristo è il primo ad essere entrato nella
vita di risurrezione, poi, quando Egli verrà, anche il Suo popolo
entrerà nella vita di resurrezione. E quello che Paolo dice è che in
quel momento una gloriosa vita di resurrezione diventerà realtà, non
per tutta l'umanità, ma per coloro che sono in Cristo. E questo punto
è illustrato dal ben noto fatto che la il genere umano cadde in Adamo,
che servì come capo federale e rappresentante. Quello che Paolo
effettivamente dice è questo: "Perché come tutti quelli nati in
Adamo muoiono, così tutti quelli che sono nati di nuovo in Cristo
saranno resuscitati." Il verso 22. quindi, non si riferisce a
qualcosa del passato, né a qualcosa del presente, ma a qualcosa del
futuro; e non ha alcuna conseguenza speciale nella controversia
Calvinista-Arminiana.
Gli altri due versi che sono spesso citati in difesa
dell'Arminianesimo sono "Ecco, io sto alla porta e busso, se
qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò
con lui ed egli con me" (Ap. 3:20); e "... e chi vuole, prenda
in dono dell'acqua della vita" (Ap. 22:17). Questo invito generale
viene esteso a tutti gli uomini. Potrebbe essere, e spesso è, il mezzo
che lo Spirito Santo usa per far sorgere in certi individui il desiderio
di salvezza mentre Egli manifesta la Sua potenza soprannaturale di
rigenerarli. Ma questi versi, presi da soli, non riescono a prendete in
considerazione la verità che è giù stata esposta in questo articolo,
che l'uomo caduto è spiritualmente morto, e che come tale egli è
totalmente incapace di rispondere all'invito come lo sono gli angeli
caduti o i demoni. L'uomo caduto è morto spiritualmente tanto quanto
Lazzaro era morto fisicamente finché Gesù lo chiamo a voce alta,
"Lazzaro, vieni avanti," e al Fariseo Nicodemo, "se uno
non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio" (Gv. 3:3). E
di nuovo, Egli disse ai Farisei, "Perché non comprendete il mio
parlare? Perché non potete ascoltare la mia parola" (Gv. 8:43).
Senza l'assistenza divina nessuno può udire l'invito o manifestare la
volontà di venire a Cristo.
L'affermazione che Cristo morì per "tutti"
è resa ancor più chiara dal canto che i redenti intonano davanti al
trono dell'Agnello: "Tu sei stato ucciso, e col tuo sangue ci hai
comprati a Dio da ogni tribù, lingua, popolo e nazione" (Ap. 5:9).
Spesse volte la parola "tutti" deve essere intesa come tutti
gli eletti, tutta la Sua Chiesa, tutti quelli che il Padre ha dato al
Figlio, come dice Cristo, "Tutto quello che il Padre mi dà verrà
a me" (Gv. 6:37), ma non come tutti gli uomini universalmente ed
ogni singolo uomo individualmente. La schiera dei redenti sarà composta
di uomini da tutte le classi e condizioni di vita, di principi e di
contadini, di ricchi e di poveri, schiavi e liberi, maschi e femmine,
Giudei e Gentili, uomini di tutte le nazioni e tribù. Questo è il vero
universalismo della Scrittura.
6. I Due Sistemi Contrapposti
Abbiamo detto che il Cristianesimo giunge alla sua
più piena espressione nella Fede Riformata. Il grande vantaggio della
Fede Riformata è che nello schema dei Cinque Punti del Calvinismo viene
manifestato chiaramente ciò che la Bibbia insegna riguardo alla via di
salvezza. Solo quando queste verità sono viste come un insieme e in
relazione l'una all'altra si può veramente comprendere o apprezzare il
sistema Cristiano in tutta la sua forza e bellezza.
La ragione per cui così tanti Cristiani hanno solo
una fede debole, e che così tante chiese presentano solo una forma
superficiale di Cristianesimo, è che non vedono mai il sistema nella
sua coerenza logica. Non è sufficiente per il Cristiano che si professa
tale sapere che Dio lo ama e che i suoi peccati sono stati perdonati.
Dovrebbe sapere come e perché la sua redenzione è stata realizzata e
come è stata resa efficace. E questo è espresso in maniera sistematica
nei Cinque Punti del Calvinismo.
Storicamente, i Cinque Punti del Calvinismo sono
stati sostenuti dalle chiese Presbiteriane e Riformate e da molti
Battisti, mentre nella sostanza i Cinque Punti dell'Arminianesimo sono
stati sostenuti dalle chiese Metodiste e Luterane e anche da molti
Battisti.
I Cinque Punti del Calvinismo possono essere
facilmente ricordati se associati alla parola T-U-L-I-P:
T - Total Inability
[Incapacità Totale]
U - Unconditional Election
[Elezione Incondizionata]
L - Limited Atonement
[Redenzione Limitata]
I - Irresistible (Efficacious) Grace
[Grazia
Irresistibile (Efficace)]
P - Perseverance of the Saints
[Perseveranza dei Santi]
Il seguente materiale, tratto da Romans: An
Interpretive Outline (Romani: uno schema interpretativo), di David
N. Steele e Curtis Thomas, ministri Battisti a Little Rock, Arkansas,
contrappone i Cinque Punti del Calvinismo ai Cinque Punti
dell'Arminianesimo nella forma più chiara e concisa che sia riuscito a
trovare. E' anche incluso come Appendice ne The Reformed Doctrine of
Predestination (La Dottrina Riformata della Predestinazione), del
presente autore. Ognuno di questi libri è pubblicato da Presbyterian
and Reformed Publishing Co, Phillipsburg, N.J.
I "CINQUE PUNTI" DELL'ARMINIANESIMO
1. Libero Arbitrio o Capacità Umana
Anche se la natura umana fu seriamente colpita dalla
caduta, l'uomo non è stato lasciato in uno stato di totale impotenza
spirituale. Dio per grazia rende capace ogni peccatore di pentirsi e di
credere, ma Egli non interferisce con la libertà dell'uomo. Ogni
peccatore possiede un libero arbitrio, e il suo destino eterno dipende
da come egli lo usa. La libertà dell'uomo consiste nella sua capacità
di scegliere il bene invece del male nelle questioni spirituali; la sua
volontà non è schiava della sua natura peccatrice. Il peccatore ha il
potere di cooperare con lo Spirito di Dio ed essere rigenerato o di
resistere alla grazia di Dio e perdersi. Il peccatore perduto ha bisogno
dell'assistenza dello Spirito, ma non è necessario che sia rigenerato
dallo Spirito prima che possa credere, perché la fede è un atto
dell'uomo e precede la nuova nascita. La fede è il dono del peccatore a
Dio; è il contributo dell'uomo alla salvezza.
2. Elezione Condizionata
La scelta di Dio di certi individui per la salvezza
prima della fondazione del mondo fu basata sulla Sua previsione che essi
avrebbero risposto alla Sua chiamata. Egli selezionò solo quelli che
sapeva avrebbero creduto da soli al vangelo. L'elezione quindi fu
determinata o condizionata da ciò che l'uomo avrebbe fatto. La fede che
Dio previde e su cui fondò la Sua scelta non fu data al peccatore da
Dio (non fu creata dalla potenza di rigenerazione dello Spirito Santo)
ma fu esclusivamente il risultato della volontà dell'uomo. Fu lasciata
interamente all'uomo la decisione di chi avrebbe creduto e quindi di chi
sarebbe stato eletto a salvezza. Dio scelse quelli che Egli previde
avrebbero, per il loro esclusivo libero arbitrio, scelto Cristo. In
questo modo, la scelta di Cristo compiuta dal peccatore, e non la scelta
del peccatore compiuta da Dio, è la causa ultima di salvezza.
3. Redenzione Universale o Generale
L'opera redentiva di Cristo rese possibile ad ognuno
di essere salvato ma non rese sicura la salvezza per nessuno. Anche se
Cristo morì per tutti gli uomini e per ogni individuo, solo coloro che
credono in Lui vengono salvati. La Sua morte permise a Dio di perdonare
i peccatori a condizione che credessero, ma nella realtà non eliminò i
peccati di nessuno. La redenzione di Cristo diviene efficace solo se
l'uomo sceglie di accettarla.
4. E' possibile resistere efficacemente allo Spirito
Santo
Lo Spirito chiama interiormente tutti quelli che sono
chiamati esteriormente dall'invito del vangelo; Egli fa tutto ciò che
può per condurre ogni peccatore alla salvezza. Ma poiché l'uomo è
libero, questi può resistere con successo alla chiamata dello Spirito.
Lo Spirito non può rigenerare il peccatore finché questi non crede; la
fede (che è il contributo dell'uomo) segue e rende possibile la nuova
nascita. Così, il libero arbitrio dell'uomo limita lo Spirito
nell'applicazione dell'opera salvifica di Cristo. Lo Spirito Santo può
attrarre a Cristo solo quelli che Gli permettono di agire in loro.
Finché i peccatori non rispondono, lo Spirito non può dare la vita. La
grazia di Dio, quindi, non è invincibile; ad essa può essere, e spesso
viene, opposta resistenza ed è contrastata dall'uomo.
5. Scadere dalla Grazia
Coloro che credono e sono veramente salvati possono
perdere la loro salvezza se non sono capaci di alimentare la fede, etc.
Non tutti gli Arminiani concordano su questo punto;
alcuni hanno sostenuto che i credenti sono eternamente sicuri in Cristo
- che una volta che il peccatore è rigenerato, questi non può mai
perdersi.
Secondo l'Arminianesimo:
La salvezza è portata a compimento attraverso lo
sforzo combinato di Dio (il quale prende l'iniziativa) e dell'uomo (il
quale deve rispondere) - essendo la risposta dell'uomo il fattore
determinante. Dio ha reso disponibile la salvezza per ognuno, ma questo
Suo rendere disponibile diventa efficace solo per coloro che, per il
loro proprio libero arbitrio, "scelgono" di cooperare con Lui
e accettano la Sua offerta di grazia. Nel momento cruciale, la volontà
dell'uomo gioca un ruolo decisivo; quindi l'uomo, e non Dio, determina
chi riceverà il dono della salvezza.
I "CINQUE PUNTI" DEL CALVINISMO
1. Totale Incapacità o Totale Depravazione
A causa della caduta, l'uomo è incapace da solo di
credere al vangelo e salvarsi. Il peccatore è morto, cieco, e sordo
alle cose di Dio; il suo cuore è ingannevole e disperatamente corrotto.
La sua volontà non è libera, ma è asservita alla sua natura malvagia,
quindi, egli non riuscirà a - e in realtà non potrà - scegliere il
bene invece del male nella sfera spirituale. Di conseguenza, serve molto
di più dell'assistenza dello Spirito per condurre un peccatore a Cristo
- è necessaria una rigenerazione con la quale lo Spirito vivifica il
peccatore e gli dà una nuova natura. La fede non è qualcosa con cui
l'uomo contribuisce alla salvezza ma è essa stessa una parte del dono
di Dio per la salvezza - è il dono di Dio al peccatore, non il dono del
peccatore a Dio.
2. Elezione Incondizionata
La scelta di Dio di certi individui per la salvezza
prima della fondazione del mondo fu basata unicamente sulla Sua sovrana
volontà. La Sua scelta di particolari peccatori non fu basata su
nessuna prevista risposta di obbedienza da parte loro, come la fede, il
pentimento, etc. Al contrario, Dio dà la fede e il ravvedimento ad ogni
individuo da Lui selezionato. Questi atti sono il risultato, non la
causa della scelta di Dio. L'elezione quindi non fu determinata o
condizionata da alcuna qualità virtuosa o atto previsto nell'uomo.
Quelli che Dio sovranamente elesse Egli li conduce per la potenza dello
Spirito ad accettare volontariamente Cristo. Così la scelta del
peccatore da parte di Dio, e non la scelta di Cristo da parte del
peccatore, è la causa ultima della salvezza.
3. Redenzione Particolare o Limitata
L'opera redentiva di Cristo fu progettata per salvare
gli eletti soltanto e per loro rese effettivamente sicura la salvezza .
La sua morte fu l'assolvimento sostitutivo della pena per il peccato al
posto di alcuni specifici peccatori. Oltre ad eliminare i peccati del
Suo popolo, la redenzione di Cristo assicurò ogni cosa necessaria per
la loro salvezza, inclusa la fede che li unisce a Cristo. Il dono della
fede viene applicato infallibilmente dallo Spirito a tutti coloro per i
quali morì Cristo, garantendo quindi la loro salvezza.
4. La Chiamata Efficace dello Spirito o Grazia
Irresistibile
Oltre alla chiamata generale alla salvezza che è
fatta ad ognuno che ascolta il vangelo, lo Spirito Santo estende agli
eletti soltanto una speciale chiamata interiore che inevitabilmente li
conduce alla salvezza. La chiamata interiore (che è operata solo negli
eletti) non può essere respinta; essa produce sempre la conversione.
Per mezzo di questa chiamata speciale lo Spirito attrae i peccatori
irresistibilmente a Cristo. Egli non è limitato nella Sua opera di
applicare la salvezza dalla volontà dell'uomo, né Egli dipende dalla
cooperazione dell'uomo per il successo. Lo Spirito per grazia porta il
peccatore eletto a cooperare, a credere, a pentirsi, a venire
liberamente e volontariamente a Cristo. La grazia di Cristo, quindi, è
invincibile; essa non fallisce mai nel produrre la salvezza di coloro ai
quali è estesa.
5. Perseveranza dei Santi
Tutti quelli che sono scelti da Dio, redenti da
Cristo, e che ricevono la fede dallo Spirito sono salvati in eterno.
Essi sono preservati nella fede dalla potenza del Dio Onnipotente e
quindi perseverano fino alla fine.
Secondo il Calvinismo:
La salvezza è portata a compimento dalla potenza
illimitata del Dio Trino. Il Padre scelse un popolo, il Figlio morì per
loro, lo Spirito Santo rende la morte di Cristo efficace portando gli
eletti alla fede e al ravvedimento, quindi determinando in essi
l'obbedienza volontaria al vangelo. L'intero processo (elezione,
redenzione, rigenerazione) è l'opera di Dio ed è per sola grazia.
Così Dio, non l'uomo, determina chi sarà il destinatario del dono
della salvezza.
Tradotto da Andrea Suraci, 2007.
Fonte: http://www.reformed.org/calvinism/trf/index.html
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(Tutte
le note sono state aggiunte e non fanno parte del testo originale)
1Vedi
i Canoni di Dordt (1618-1619) per l’affermazione ufficiale e
confessionale delle chiese Riformate sulla grazia sovrana di Dio in
Gesù Cristo contro l’eresia Arminiana, ed anche Il
Cristo dell’Arminianesimo.
2Per
un approfondimento su questo argomento, vedasi: