"Molto più Splendente Perfino del Sole"
David J. Engelsma
E’ ben risaputo che Il Servo Arbitrio, la
grande opera di Martin Lutero, espone la centrale dottrina della Riforma
a riguardo della salvezza per la sola grazia sovrana di Dio. L’introduzione
alla traduzione in lingua inglese di quest’opera da parte di J. I.
Packer ed O. R. Johnston definisce il libro di Lutero "la più
grande opera teologica che sia mai provenuta dalla penna di Lutero."
In essa è fatta menzione dello studioso della Riforma E. Gordon Rupp,
il quale approva la descrizione del Servo Arbitrio come "il
più bello e più potente Soli Deo Gloria cantato nel periodo
della Riforma." Accuratamente, esso identifica il suo messaggio
come il cuore della teologia di tutti i riformatori: "l’intera
salvezza del peccatore è per libera e sovrana grazia soltanto."1
Ciò che non è ben risaputo è che questa grande
opera sul messaggio centrale del vangelo espone anche una splendida
difesa della Sacra Scrittura come la fonte e lo standard del vangelo.
Questa difesa si focalizza sulla chiarezza, sulla perspicuità della
Scrittura. La chiarezza è una qualità della Scrittura che è in
qualche modo trascurata nella battaglia della chiesa Riformata odierna
nel mantenere una sana dottrina della Scrittura. Per il pensiero di
Lutero, la chiarezza è basilare per una sana dottrina della Scrittura e
per il funzionamento della Scrittura come la Parola di Dio nella chiesa.
Negare la chiarezza della Scrittura è distruggere la dottrina della
Scrittura. La difesa della chiarezza della Scrittura non è un aspetto
incidentale del Servo Arbitrio. Con questo aspetto Lutero inizia
il suo libro. Esso è un tema ricorrente nell’opera, e si trova alla
base del messaggio della grazia sovrana. Il Servo Arbitrio
presenta le due grandi verità della Riforma: la grazia sovrana, e l’autorità
della Scrittura, nella loro unità.
La ragione per cui Lutero considera la chiarezza
della Scrittura si trova nel libro che occasionò il suo scritto Il
Servo Arbitrio, e cioè la difesa di Erasmo del libero arbitrio
nello scritto Una Diatriba Concernente il Libero Arbitrio. Nel
suo attacco all’insegnamento di Lutero che la volontà dell’uomo
caduta è schiavizzata al peccato, Erasmo suggerisce che la Scrittura
non è chiara sul punto del servo o libero arbitrio:
Se volgi gli occhi alla Scrittura, entrambe le
parti la reclamano come loro propria. Inoltre, la nostra
controversia non è meramente sulla Scrittura (che a riguardo è in
qualche modo deficiente in chiarezza), ma a riguardo del preciso
significato della Scrittura; e qui non i numeri, non l’apprendimento
e la distinzione, e molto meno la pochezza, l’ignoranza e la
mancanza di distinzione possono avanzare la causa di una delle due
parti.2
L’implicazione, nota Lutero, è che "la
questione è quindi lasciata nel dubbio."3
Lutero considera l’opinione di Erasmo sull’oscurità
della Scrittura come un grave errore. Il risultato di questa nozione
nella chiesa sarà che le vedute degli uomini rimpiazzano la Parola di
Dio:
Parole più disastrose non potrebbero essere
dette; perché è con questi mezzi che uomini empi hanno esaltato se
stessi al di sopra delle Scritture e hanno fatto che gli è piaciuto,
finchè le Scritture sono poi state completamente calpestate a terra
e noi abbiamo potuto credere ed insegnare nient’altro che sogni di
maniaci. In una parola, quel dictum non è una mera invenzione umana,
ma è veleno mandato nel mondo per mezzo dell’ inconcepibilmente
malevolente principe dei diavoli stesso!4
Fu esattamente questo dubbio concernente la chiarezza
della Scrittura che mise in grado al papa di sottomettere la chiesa e la
Scrittura a sé:
Per lo stesso motivo ho fino ad ora perseguitato
il Papa, nel cui regno niente è più comunemente detto o più
ampiamente accettato che questo dictum: ‘le Scritture sono oscure
ed equivoche, dobbiamo cercare lo Spirito interpretante dalla sede
apostolica di Roma!’"5
Esprimendo una convinzione che sarebbe diventata la
fondazione della Riforma, Lutero asserisce che le Scritture sono chiare—"molto
più splendenti perfino del sole:"
Dovrebbe essere stabilito come punto fondamentale
e fermissimamente fissato nelle menti dei Cristiani che le Sacre
Scritture sono una luce spirituale molto più splendente perfino del
sole, specialmente in ciò che ha a che fare con la salvezza ed ogni
questione essenziale.6
L’intera Scrittura è chiara. La Scrittura è
chiara nella sua totalità. Essa è tutta luce, non oscurità. I
passaggi difficili sono chiarificati dagli altri passaggi.
La chiarezza della Scrittura è duplice: interna ed
esterna. La chiarezza interna è l’illuminazione dello Spirito Santo,
che dà comprensione a riguardo di tutti gli insegnamenti delle
Scritture. Ogni credente ha questa illuminazione. La chiarezza esterna
è la perfezione inerente della Scrittura stessa. Il Sacro Libro non è
oscuro o ambiguo. Piuttosto, il suo significato è chiaro.7
Due importanti qualifiche devono essere allegate alla
chiarezza della Scrittura. La prima è che la Scrittura è chiara ai
credenti attraverso la predicazione della Scrittura: "Tutto ciò
che è nella Scrittura è attraverso la Parola portato fuori
nella più chiara luce."8 Ciò è intrigante. Lutero
personalmente e la Riforma in generale rifiutarono di separare la
Scrittura dalla predicazione della Scrittura. La Scrittura è luce, ma
essa splende attraverso la fedele predicazione, non altrimenti.
La seconda qualifica allegata alla chiarezza esterna
è che la Scrittura deve essere interpretata nel suo senso semplice,
naturale. La chiarezza rigetta, in verità abomina, i metodi
allegorizzanti di interpretazione. Lutero critica acutamente Origene e
Gerolamo per la loro "pestilente pratica di non fare attenzione al
senso semplice della Scrittura."9
Quale prova abbiamo che la Scrittura sia chiara?
Questa è una questione urgente specialmente perché Erasmo aveva
apportato l’argomento che molti uomini di abilità superiore non
compresero la questione del servo arbitrio come la spiegava Lutero. Non
prova questo che la Scrittura sia oscura? La prova della chiarezza della
Scrittura, dice Lutero, è la testimonianza della Scrittura stessa. La
Scrittura dice di essere chiara. Lutero cita e spiega Deuteronomio 17:8,
Salmo 19:8, Salmo 119:105, 130; Isaia 8:20, Malachia 2:7, II Corinzi
3:4, e II Pietro 1:19. Lutero riconosce prontamente che questo modo di
provare la chiarezza della Scrittura equivale ad "argomentare in un
circolo." Ci si appella alla Scrittura per provare che ci si può
appellare alla Scrittura. Ma questo è il "circolo" della fede
Riformata che afferma che la Scrittura è la Parola di Dio.
La ragione per cui molti di abilità superiore non
hanno compreso rettamente la Scrittura è la loro cecità naturale e
peccaminosa. In verità, Erasmo stesso, il più dotto studioso nella
Cristianità del tempo, nega il chiaro insegnamento della Scrittura
sulla schiavitù della volontà perché egli è un uomo cieco che si
trova di fronte ai raggi splendenti della "chiarezza esterna"
della Scrittura:
La Diatriba [di Erasmo, cioè, Erasmo stesso] e i
suoi benamati Sofisti, trovandosi ad occhi aperti sotto la luce
splendente delle parole di Luca e dei chiari fatti, continuano nella
cecità: tale è la loro mancanza di accuratezza nel leggere e
notare ciò che dicono le Scritture. Ed essi devono per questo
etichettarle come ‘oscure ed ambigue’!10
La chiesa deve conoscere la chiarezza della Scrittura
per due ragioni principali. La prima è eminentemente pratica: soltanto
allora i Cristiani leggeranno la Scrittura. Quale stolto si preoccuperà
di studiare e di udire prediche su di un libro oscuro? Suggerendo che la
Scrittura sia oscura, Erasmo "per poco non ci ha terrorizzato nel
leggere la Bibbia, anche se leggere la Bibbia è qualcosa che Cristo e
gli Apostoli ci esortano urgentemente a fare."11 Nell’accusa
di Erasmo che "nella Scrittura alcune cose sono recondite e non
tutto è chiaro," Lutero vede i corni e le zampe di Satana:
Satana ha usato questi spettri sostanziali per
spaventare gli uomini nel leggere il testo sacro, e per distruggere
ogni senso del suo valore, così da assicurare che il suo proprio
tipo di velenosa filosofia regni supremo nella chiesa.12
La seconda ragione per cui la chiesa deve essere
convinta della chiarezza della Scrittura è che soltanto allora la
chiesa farà "asserzioni." La preoccupazione che la chiesa
faccia "asserzioni" è il cuore della difesa della chiarezza
della Scrittura nel Servo Arbitrio da parte di Lutero. Con "asserzione,"
Lutero intende dire una ferma confessione di tutti gli insegnamenti
della Scrittura. Inclusa è la reiezione di tutti gli errori.
Per asserzione intendo attenersi saldamente alla
propria base, affermare la propria posizione, confessarla,
difenderla e preservarla invitta.13
Il Cristiano che asserisce fa così pochi compromessi
che egli è pronto "a morire per ciò che confessa ed asserisce."14
Lutero affronta la questione dell’asserire all’inizio
della sua opera, perché Erasmo aveva disprezzato le asserzioni. Erasmo
non trovava soddisfazione nelle asserzioni, preferendo "una tempra
non dogmatica a qualsiasi altra."15 Erasmo da Rotterdam,
un insolito olandese, era colui che faceva compromessi, pronto ad
abbandonare la dottrina a motivo della pace. Ciò lo contrassegnava, per
quanto riguarda la concezione di Lutero, come Cristiano non genuino,
perché "non prendere piacere nelle asserzioni non è il marchio di
un cuore Cristiano, in verità uno deve dilettarsi nelle asserzioni per
essere un Cristiano." Asserire è l’essenza del Cristianesimo:
"Togliete di mezzo le asserzioni, e togliete di mezzo il
Cristianesimo."16
La vera chiesa di Cristo è una chiesa che asserisce.
Ogni Cristiano reale è un Cristiano che asserisce. In modo particolare,
ogni vera chiesa ed ogni vero Cristiano asseriscono la schiavitù della
volontà dell’uomo naturale e la salvezza di ogni peccatore per grazia
sovrana soltanto.
L’alternativa è dubbio ed incertezza a riguardo
delle dottrine della Bibbia, cioè, scetticismo. Ciò è impossibile,
nell’affermazione gloriosa di Lutero, perché "lo Spirito Santo
non è uno Scettico, e le cose che Egli ha scritto nei nostri cuori non
sono dubbi o opinioni, ma asserzioni—più sicure e più certe che il
senso e la vita stessa."17
La chiesa deve asserire, ma può farlo soltanto se la
Scrittura è chiara, perché ella asserisce "ciò che è stato
consegnato a noi dall’alto nelle Sacre Scritture."18
Quanto evidente è il fatto che le chiese Protestanti
e i Cristiani Protestanti professanti all’inizio del ventunesimo
secolo hanno perso la fede nella verità che la Scrittura è chiara!
Essi non sanno asserire!
Essi non sanno asserire la schiavitù della volontà,
non sanno asserire la creazione biblica, non sanno asserire la
cessazione dei doni straordinari dello Spirito, non sanno asserire l’esclusione
delle donne dal governo della chiesa, non sanno asserire la malvagità
del divorzio eccetto in caso di fornicazione, non sanno asserire l’illegalità
del sesso al di fuori del vincolo di matrimonio valido tutta la vita tra
un uomo ed una donna.
Essi sanno asserire soltanto che nella chiesa non
dovrebbero esservi asserzioni.
Le loro decisioni sinodali e testimonianze personali
sono qualcosa del genere: "La Scrittura non è chiara a riguardo
… e non possiamo decidere con certezza su questo punto …"
A che serve, noi chiediamo, una Scrittura che non è
chiara su ogni punto? Quale potrebbe essere mai stata la motivazione di
un Dio altrimenti saggio nel darci più oscurità nella nostra già
sufficiente oscurità ed incertezza?
Ma, ovviamente, proporre l’oscurità come un
attributo della Scrittura è aprire la via ad ogni errore all’interno
della chiesa. Facendo appello all’incertezza e all’oscurità della
Scrittura, Desiderio Erasmo si fece avvocato del libero arbitrio ed
oppose il vangelo della salvezza per la grazia di Dio.
Il bisogno del momento è che le chiese ed i
Cristiani asseriscano. Essi devono asserire ogni dottrina della
Scrittura. Essi devono specialmente asserire la dottrina della
schiavitù della volontà.
Essi devono asserire, ma essi possono anche farlo, e
lo faranno.
Perché le Scritture sono "una luce spirituale
molto più splendente perfino del sole."
("Far Brighter Even Than the Sun," capitolo
12 tradotto da The
Sixteenth-Century Reformation of the Church, [Jenison,
Michigan, USA: Reformed Free Publishing Association, 2007], ed. da David
J. Engelsma, pp. 82-87)