Calvinismo … la Verità
Robert C. Harbach
Introduzione
Dove vi è accesso ad una buona libreria teologica o
a vecchie edizioni di libri religiosi di un certo valore, vi sono, in
questa epoca anti-intellettuale, pochi professanti Cristiani che si
avvalgono del privilegio di approfondire l’argomento della "Sovranità
di Dio." Quanto sono pochi quelli che hanno letto un libro che ha
un titolo del genere! Bisogna fare una ricerca piuttosto impegnativa per
trovare del materiale che tratti in modo comprensivo ed esteso questo
argomento, l’intero consiglio di Dio riguardo alla dottrina della
Predestinazione nelle sue due parti: elezione e riprovazione. Anche se
nel "fare molti libri non vi è fine" (Ecclesiaste 12:12)
questa verità sta scomparendo gradualmente, e a lungo andare sarà
dimenticata.1 Ciò è dovuto ad un forte allontanamento da
quello che è il Calvinismo di Calvino e della Chiesa.2 Ciò
diviene evidente quando la riprovazione sovrana, se non è del tutto
espunta ed omessa dalla letteratura popolare, è rimossa dal suo giusto
posto di prominenza che viene appena dopo l’elezione, ed è relegata
ad una mera nota a piè di pagina o appendice. Essa è ripugnante "alla
carne" (Galati 5:17) ma non è un mero appendice alla sacra
Scrittura. Essa è una parte integrale del principio fondamentale di
quel sistema di verità insegnato nella Bibbia e conosciuto come "Fede
Riformata."
Nell’interesse di quella Fede, è più che qualcosa
di buon gusto esporre ancora una volta al pubblico questo Vangelo,
convenzionalmente denominato "Calvinismo." La vera chiesa
adempie sempre all’obbligo di fare questo. La vera chiesa, al
contrario di quella falsa, è prontamente identificata dai suoi
distintivi: la pura predicazione della Parola di Dio, la corretta
amministrazione dei sacramenti, e il mantenimento del buon ordine nella
vita e nell’adorazione. Questa chiesa non è ipocrita. Essa sta,
insieme la verità, in antitesi alla menzogna. La verità è: "il
nostro Dio è nei cieli: Egli ha fatto qualsiasi cosa gli sia piaciuta"
(Salmi 115:3). La verità è la tesi di Dio, ma è anche l’antitesi di
Dio alla menzogna. Il Calvinismo è l’eterna verità. L’Arminianesimo
è un’inveterata menzogna. La ragione della pubblicazione di questi
fondamentali della fede, quindi, non è, contrariamente allo spirito dei
tempi, quella di suscitare premature "decisioni" a favore
della posizione Cristiana, o una sua accettazione che prescinda dalla
comprensione intellettuale, ma di proclamare la Parola di verità,
lasciando la conversione e la salvezza, che sono impossibili per il
predicatore eloquente così come per l’evangelista supplichevole, alla
sovrana volontà di Dio e alla potenza dello Spirito Santo (I Corinzi
2:4-5).
Sovranità di Dio
1. L’ARMINIANESIMO è quell’errore da lungo tempo
rigettato, che è divenuto l’eresia più insidiosamente mai escogitata
che dica di avere supporto Biblico. Il suo richiamo e fascino popolare
proviene dalla sua sottile adulazione della natura umana depravata, e
nella sua apparente base Scritturale. Con toni pronunciati esso pretende
di sostenere la sovranità di Dio. "Egli sovranamente controlla
tutta la creazione, la natura universale e l’intera umanità; la Sua
supremazia pertiene ogni cosa, dovunque. Niente sfugge alla Sua
sorveglianza e al Suo controllo pervasivo. ‘Gli occhi del Signore sono
in ogni luogo, e contemplano il bene e il male’ (Proverbi 15:3). Anche
le nostre vite sono incluse, perché ‘in Lui noi viviamo.’ Abbraccia
le nostre azioni, perché ‘in Lui ci muoviamo.’ Si estende al nostro
essere stesso, perché in Lui ‘noi abbiamo il nostro essere’ (Atti
17:28). Noi progettiamo il nostro piano, ma il Signore ‘dirige
i nostri passi’ (Proverbi 16:9). Tuttavia la Sua sovrintendenza è
esercitata in maniera tale che Dio non è l’ordinatore del peccato, ma
per la Sua provvidenza lo permette soltanto. In realtà, in quella
provvidenza Dio non permette che la Sua sovranità interferisca, perché
Egli ha creato e mantiene inviolato il libero arbitrio dell’uomo. Per
questo Giuseppe dice, riguardo al crimine dei suoi fratelli malvagi: ‘Ma
quanto a voi, voi pensaste del male contro di me, ma Dio lo intese per
il bene, per far sì che, come è in questo giorno, molte persone
fossero conservate in vita’ (Genesi 50:20). In ambito spirituale, Dio
rende nota, in modo tenero, la Sua primaria intenzione che gli uomini
siano salvati ubbidendo al patto di opere (Genesi 3). Quando l’uomo
ruppe quel patto, Egli, secondo la Sua volontà ultima, impiegò un
piano di emergenza, la Croce, così che gli uomini siano salvati
accondiscendendo alle condizioni: ‘se non vi ravvedete, voi tutti
similmente perirete’ (Luca 13:3, 5)." Qui è promossa la menzogna
che l’uomo occupa una posizione centrale nel cuore dell’universo. L’uomo
è uomo onnipotente!
Il CALVINISMO ha come suo primo principio: "Nel
principio Dio!" Egli è il centro dell’universo, "perché da
Lui, e attraverso di Lui, e per Lui sono tutte le cose: al quale sia
gloria per sempre! Amen" (Romani 11:36). Nell’ambito della
creazione, della natura, e della provvidenza, assolutamente niente
accade che non sia stato ordinato da Dio, ma Egli opera tutte le cose
secondo il consiglio della Sua propria volontà (Efesini 1:11). Niente
accade per caso, ma per la direzione ed ordinazione del nostro grazioso
Padre celeste. "Il mio consiglio resterà fermo ed io farò tutto
ciò che mi piace … sì, io ho parlato, ed io lo farò accadere, io me
lo sono proposto, io anche lo farò" (Isaia 46:10-11). Inoltre Dio
fa più che meramente permettere il male: Egli dà il potere di
perpetrarlo: "Tu non potresti avere alcun potere contro di Me, se
non ti fosse dato dall’alto" (Giovanni 19:11), perchè "il
potere appartiene a Dio" (Salmo 62:11). Inoltre, Egli sovranamente
determina in precedenza che il male sia compiuto secondo il Suo eterno
consiglio: "perché in verità contro il tuo santo figlio Gesù,
che tu hai unto, sia Erode che Ponzio Pilato, con i Gentili ed il popolo
di Israele, furono radunati insieme per fare qualsiasi cosa la tua mano
ed il tuo consiglio determinarono prima [‘preordinarono’] che fosse
fatto" (Atti 4:27-28). Anche se i fratelli di Giuseppe lo
vendettero in Egitto, e nel fare questo agirono empiamente, è tuttavia
vero che non furono loro ma Dio il Quale lo inviò lì, perché fu Dio
che ordinò quell’atto malvagio (Genesi 45:8). Il principio della
Scrittura è che i governatori malvagi e le loro malvagie azioni
accadono per la Sua ordinazione. "L’Altissimo domina nel regno
degli uomini, e lo dà a chiunque Egli voglia, e stabilisce su di esso
il più infimo degli uomini" (Daniele 4:17). "I poteri
superiori che vi sono," anche i più degradati moralmente, "sono
ordinati da Dio" (Romani 13:1). Anche il male della guerra è opera
di Dio: "perché era dal Signore di indurire i loro cuori, così
che essi potessero venire contro Israele in battaglia, che Egli potesse
distruggerli completamente, e che essi non potessero avere favore, ma
che Egli potesse distruggerli" (Giosuè 11:20). Infatti, l’uomo
agisce soltanto quando è attivato da Dio. "In Lui noi siamo e siamo
mossi" (nel greco è passivo) così che non possiamo volgerci a
ciò che è giusto se Dio non ci volge. "Volgici a te, O Signore, e
noi saremo volti" (Lamentazioni 5:21). Un cuore d’uomo di certo
escogita la sua via, ma mai indipendentemente dal controllo di Dio.
Perché i suoi stessi pensieri e parole vengono dalla sovrana operazione
di Dio sul suo cuore. "Le preparazioni del cuore nell’uomo, e la
risposta della lingua sono dal Signore" (Proverbi 16:1). "Le
vie dell’uomo sono dal Signore, come può un uomo allora comprendere
la sua propria via?" (Proverbi 20:24), forse con la sua ipotetica
ed autonoma via? Soltanto la volontà di Dio è assolutamente libera, e
la volontà dell’uomo è sempre soggetta alla Sua. "E tutti gli
abitanti della terra sono considerati come niente: ed Egli opera secondo
la Sua volontà nell’armata del cielo, e tra gli abitanti della terra:
e chi può resistere alla Sua mano, o dire a Lui: Cosa fai?" (Daniele
4:35). Dio, allo stesso modo, è sovrano nell’ambito della grazia. La
Sua misericordia è libera, non sospesa su condizioni poste in
precedenza, come per esempio, che l’uomo deve ravvedersi, o usare la
luce della natura correttamente. Nessun uomo irrigenerato può vivere
secondo la luce della natura, né lo fa (Romani 1:20 e a seguire; 8:8),
ed il ravvedimento è un dono di libera grazia (II Timoteo 2:25; Atti
11:18). Infine, la morte salvifica di Cristo fu designata principalmente
per la lode e la gloria di Dio, non meramente come un mezzo per
riscattare anime dall’inferno. "Alla lode della gloria della Sua
grazia," "così che noi fossimo alla lode della Sua gloria,"
e, l’intera "redenzione (è) alla lode della Sua gloria" (Efesini
1:6, 12, 14). "A voi (solo il popolo eletto di Dio) … un
Salvatore … (Perché? Primariamente per il miglioramento dell’uomo?
No!) Gloria a Dio nei luoghi altissimi!" (Luca 2:11, 14). La più
alta verità della Scrittura è che Dio nel Suo eterno proposito cerca
la Sua propria gloria. Dio è Dio!
TOTALE DEPRAVAZIONE
2. L’ARMINIANESIMO, tuttavia, come una sirena,
canta in tono sommesso l’essenziale bontà dell’uomo. L’uomo è
soltanto "andato molto lontano dalla giustizia originale," non
realmente né completamente morto nel peccato, né destituito di ogni
potere per compiere il bene spirituale, ma è ferito, malamente corrotto,
e lasciato mezzo morto (Luca 10:30). Anche se è totalmente depravato,
tuttavia rimane un agente morale libero, e può ancora aver fame e sete
di giustizia e di vita (Matteo 5:6), egli può credere (Atti 16:31), se
lo vuole; egli può volere e scegliere o non volere e non scegliere
Cristo ed ogni tipo di bene che gli può essere offerto: "Quanto
spesso io ho voluto radunare i tuoi figli … e voi non avete voluto"
(Matteo 23:37), e: "Scegliete voi in questo giorno chi volete
servire" (Giosuè 24:25). Quindi l’iniziale grazia di Dio non è
quella onnipotente forza per la quale Egli ci risuscita dalla morte alla
vita, ma è soltanto un gentile avviso con il quale Dio non produce il
consenso della volontà dell’uomo, ma meramente propone che vi sia
quel consenso, e lascia all’uomo la parte di accettare la proposta e
di convertire se stesso: "Salvate voi stessi da questa
storta generazione" (Atti 2:40). L’uomo, dunque, dopo la Caduta
non soltanto ha la potenza di fare del bene, ma può resistere Dio in
modo tale (Atti 7:51, ma si veda il paragrafo "Grazia Irresistibile")
che egli può interamente impedire la sua (condizionale) rigenerazione,
perché è in suo potere essere rigenerato o no. Perché prima che la
grazia rigenerante possa operare efficacemente nella nuova nascita dell’uomo,
la volontà dell’uomo deve muoversi per prima, e determinare di
accettare le condizioni della rigenerazione, ad es.: "Io ho posto
dinanzi a voi vita e morte … quindi scegliete la vita …" (Deuteronomio
30:19). Certamente: Dio deve dare la grazia perché ci si possa
conformare ai requisiti prescritti, perché da noi stessi non possiamo
fare nulla. Tuttavia, la rigenerazione è un’opera di Dio in
armonia con la libera agenzia dell’uomo ed è effettuata in
base a delle condizioni che sono richieste dall’uomo.
"Quanti Lo hanno ricevuto, ad essi Egli diede potere di
diventare i figli di Dio" (Giovanni 1:12).
Il CALVINISMO confessa la verità della Scrittura che
l’uomo è interamente destituito della giustizia originale,
nella sua carne non ha "alcuna cosa buona" (Romani 7:18), e
che "non vi è nessuno giusto, no, non uno" (3:10). L’uomo,
anche se fisicamente (del tutto o in parte) è vivo, è totalmente
depravato, totalmente privo di ogni abilità spirituale, "morto in
falli e peccati" (Efesini 2:1-3), e questa morte è passata su
tutti gli uomini (Romani 5:12). "Avevamo la sentenza di morte
dentro noi stessi" (II Corinzi 1:9). Il Calvinismo soltanto prende
seriamente la morte spirituale dell’uomo. Dal momento che l’uomo è morto,
e non mezzo morto, egli è annegato, non semplicemente in
procinto di annegare. Con la Caduta, l’uomo perse ogni potere di
fare il bene, o di migliorarsi. Egli è "savio per fare il male, ma
per fare il bene non ha conoscenza" (Geremia 4:22). Egli non può
fare alcun bene quando è la sua natura che può fare soltanto e
continuamente il male (Geremia 13:23). La libertà della volontà per l’uomo
caduto è l’abilità di agire secondo la sua natura. Qual è la sua
natura? Una natura totalmente corrotta, perché "il cuore è
ingannevole sopra tutte le cose, e disperatamente malvagio, chi può
conoscerlo? Io il Signore investigo il cuore" (Geremia 17:9-10). La
sua "mente carnale è inimicizia contro Dio. Essa non è soggetta
alla legge di Dio, né in realtà più esserlo. Così quindi, coloro che
sono nella carne (natura irrigenerata) non possono piacere a Dio" (Romani
8:7-8). Dal momento che ciò è vero, l’uomo irrigenerato non crede
(Giovanni 5:40, 44), ed "essi non potevano credere"
(Giovanni 12:37, 39). E noi non crederemo mai fino a che "noi
crediamo secondo l’operazione della forza della Sua potenza" (Efesini
1:19), perché noi "crediamo attraverso la grazia" soltanto (Atti
18:27), cioè il nostro credere è il risultato "dell’operazione
di Dio" (Colossesi 2:12). Perché è così? Perché la fede è il
dono di Dio, qualcosa che viene donato all’uomo dal di fuori da fuori,
e che non ha la sua origine nell’uomo. Non tutti gli uomini la hanno:
quando Paolo parla di "coloro che sono da fede" (Galati
3:7), egli implica che alcuni non sono da fede: "Non tutti
hanno fede" (II Tessalonicesi 3:2). Di nuovo, perché? La fede è
una "grazia data" (Romani 12:3, 6), non a tutti, ma
"è stata una volta trasmessa ai santi" (Giuda
3).3 Inoltre, nella rigenerazione e nel ricevere la fede, l’uomo
è passivo, come un infante nella nascita fisica (dove non vi è
cooperazione!), e come nell’opera iniziale della salvezza. Dunque non
è "salvate voi stessi," ma, come nell’originale, "Siate
salvati" (aoristo passivo), ed indica che Dio permanentemente,
continuamente rende vivo il peccatore morto in falli e peccati. Quindi
egli agisce e vive rivolto a Dio. Dunque il "ricevere" ed il
"credere" sono atti del rigenerato che già "è nato
di nuovo da Dio" (Giovanni 1:12-13), e così ha creduto come un nato
di nuovo, e perché rigenerato. Non è affatto vero che uno crede
e che per questo poi è rigenerato, ma uno è rigenerato così che egli
possa credere e difatti creda: "colui che ode … e crede, ha
vita eterna" (Giovanni 5:24). Il motivo per cui egli ode e crede è
perché egli "è passato da morte a vita." Deve essere
prima in vita per poter credere! Perché credere è l’evidenza della
rigenerazione.
Agli altri testi a cui gli Arminiani si appellano non
gli si deve far dire quello che non dicono. Primo, la volontà dell’uomo
non può mai deludere o mettere in scacco la volontà di Dio. Cristo non
dice: "Io ho voluto radunare voi, e voi non avete voluto." Né:
"Io ho voluto radunare Gerusalemme, e lei non ha voluto." E
nemmeno, come alcuni forzano il testo per fargli dire: "Io ho
voluto radunare i tuoi figli, ed essi non hanno voluto." Ma:
"Io ho voluto radunare i tuoi figli e voi non avete voluto."
Qui non è insegnato che i figli che Cristo voleva radunare non volevano
essere radunati, ma piuttosto che la "generazione di vipere"
non volevano che lo fossero (Matteo 23:13-15)! Delle due volontà qui,
quella finita: "voi non avete voluto," e l’infinita "Io
ho voluto," è l’ultima che non fallisce mai, e la prima è
sempre susserviente alla prima. Secondo, è filosofia Arminiana, non
verità Scritturale, che ci esorta a fare una decisione tra Cristo e
qualche altra alternativa. La Scrittura non concede alternativa: o
Cristo o niente! Mosè non ci scongiura di scegliere o la morte o la
vita. Il suo precetto è: "scegli la vita!" Ciò è
ulteriormente evidente dal fatto che Giosuè non diede all’Israele
peccaminoso una scelta da fare tra Yehovah e gli idoli. Invece,
siccome sembrava loro una cosa malvagia servire il Signore, preferendo o
gli dèi dei loro padri "o gli dei degli Amoriti," fu con
severa denuncia (non "invito") che essi udirono: "scegliete
voi in questo giorno chi volete servire … ma quanto a me
e la mia casa, noi serviremo il Signore! … Voi non potete
servire il Signore" (Giosuè 24:14-15, 19).
ELEZIONE INCONDIZIONATA
3. L’ARMINIANESIMO pretende di credere nella
dottrina dell’elezione. "L’elezione è di tali persone che
credono e perseverano nella fede." Perché Dio ha scelto l’atto
della fede come una condizione di salvezza, la cui condizione è un
prerequisito per il finale stabilimento dell’elezione dell’uomo:
"ravvedimento verso Dio e fede nel nostro Signore Gesù Cristo"
sono presentate ovunque come condizioni. Se allora alcuni uomini non
adempiono le condizioni essi possono avere un’elezione alla fede, ma
non un’elezione alla salvezza. Essi possono aver avuto fede una volta,
ma a meno che essi non adempiano anche la condizione della perseveranza,
alla fine sono perduti: "a meno che … quando io ho predicato agli
altri, io stesso sia scartato [riprovato]" (I Corinzi 9:27). Dunque
la loro elezione può essere alla fede giustificante, senza essere un’elezione
decisiva alla salvezza. Perché è necessario "essere diligenti per
rendere la vostra chiamata ed elezione sicura" (II Pietro 1:10).
Dio elegge credenti, si contende, perché Egli previde la loro fede, la
loro santità, obbedienza ed il loro volgersi a Lui in finale
perseveranza. Queste buone qualità, quindi, non hanno la loro sorgente
nella sovrana, immutabile elezione, essi non sono frutti di elezione,
né l’elezione è la causa di tutta la nostra fruttuosità, ma l’ubbidire
a queste condizioni è la causa dell’elezione. Dove noi leggiamo
"quando erano ordinati a vita eterna credettero" (Atti 13:48),
dobbiamo intendere che significa: "quanti credettero a vita eterna
furono ordinati." O, se se si mantiene l’ordine delle parole
originale, dobbiamo comprendere "ordinati" come: "quelli
che erano pronti" o "quelli disposti", cioè "quelli
che si sentirono condotti ad esercitare fede." L’Arminianesimo
prende le virtù di base della salvezza e le rende cause precedenti all’elezione,
e necessarie affinchè essa avvenga, e le prevede come adempiute da
colui che sarà fedele fino alla fine.
Il CALVINISMO sostiene con la Scrittura che il
Signore non ci scelse perché noi eravamo santi, ma "egli ci ha
scelti in Lui … così che fossimo santi" (Efesini 1:4),
non perché Egli previde la nostra obbedienza, ma noi siamo "eletti
… all’obbedienza" (I Pietro 1:2), non perché Egli
previde la nostra fede, perché "Dio ha dal principio scelto voi a
salvezza, attraverso ... la fede" (II Tessalonicesi 2:13). L’effetto
dell’elezione è che nessuno crede eccetto quelli ordinati a
vita eterna, scelti alla fede, e ad ogni bene salvifico.
La parola "ordinati" si riferisce all’eterno, sovrano
consiglio di Dio. Secondo quel consiglio essa significa "appuntare,
posizionare," ‘quanti erano appuntati/posizionati a vita eterna
credettero,’ cioè essere posizionati in un modo tale da essere
radicati in essa ed investiti con vita eterna; significa
"dare:" ‘quanti erano dati a vita eterna,’ cioè, quelli
sotto il dominio e la proprietà della vita eterna credettero. E siccome
la parola è un verbo passivo ("erano stati ordinati"), essa
implica che vi è una parola omessa che deve essere compresa. Quella
parola non può essere nessun’altra se non "Signore," ed
appare nella prima parte del testo. "Quanti erano stati ordinati a
vita eterna," da chi? Dal Signore! Non è l’atto dell’uomo, ma
di Dio. "Io non parlo di voi tutti, conosco chi ho scelto"
(Giovanni 13:18), perché "non voi avete scelto me, ma io ho scelto
voi, e vi ho ordinato" (15:16). La nostra elezione non dipende da
niente in noi, ma dalla Sua sovrana ordinazione. Dal punto di vista di
Dio, essa è assolutamente ferma e sicura. La nostra diligenza non può
rendere il Suo decreto più sicuro in alcun grado; piuttosto ci
fornisce il conforto e la gioia che la conoscenza dell’elezione dà (I
Tessalonicesi 1.4). L’elezione di Dio garantisce che nessuno dei Suoi
eletti possa essere ingannato fatalmente (Matteo 24:24), che nessuno
può perire (Giovanni 10:27 e a seguire) o essere perduto (6:39). Dio
Stesso è onnisciente, onnipotente, e immutabile (Malachia 3:6). Quindi
è impossibile che la Sua elezione sia cambiata, riconsiderata,
disturbata, o annullata. Né gli eletti possono essere scartati da Dio (Isaia
41:9). Essi sono cacciati via dagli uomini (Giovanni 6:37 con 9:34), e a
volte, a motivo dei loro peccati, essi portano obbrobrio sul Vangelo, e
sono accusati e disapprovati dagli uomini, abbastanza, forse, da
divenire inutili nel servizio del Signore.4 Ma anche se una
persona eletta dovesse temere di poter divenire un reprobo, egli non lo
è, né può mai esserlo. La Scrittura non si contraddice (Giovanni
10:28, 35). Per quanto riguarda tutto il popolo di Dio, i loro
nomi furono per sempre scritti in cielo (Luca 10:20), ed Egli
incondizionatamente promette che non cancellerà il loro nome da
quel registro (Rivelazione 3:5).5
RIPROVAZIONE
4. L’ARMINIANESIMO ripudia amaramente la dottrina
della sovrana riprovazione. E’ questo il punto che provoca molta
controversia, e dove noi incontriamo la più seria e violenta agitazione.
E’ precisamente a questo punto che la mente carnale ha la difficoltà
maggiore nel sottomettersi ai confini della Parola di Dio, e di
inchinarsi all’incomprensibile consiglio di Dio. Quando noi chiediamo:
"Che ne facciamo del fatto che vi sono alcuni angeli ed uomini che non
furono ordinati a vita eterna?" la risposta spesso data è che
"Dio non manda mai nessuno all’inferno, perché la Sua croce
sbarra la strada per esso, così che i dannati si mandano lì da soli,
come risultato del calpestare la croce sotto i piedi: ‘che ha
calpestato il Figlio di Dio’ (Ebrei 10:29). In verità, a motivo di
quella croce Dio non determina di lasciare nessuno nella Caduta per una
volontà indisputabile, o di lasciare qualcuno nello stato di peccato e
condanna. Perché ‘Dio non vuole che alcuno perisca, ma che tutti
vengano a ravvedimento’ (II Pietro 3:9) (si confronti la sezione
"Espiazione Limitata"). Quindi non può essere l’assoluta
predestinazione che determina il motivo per cui Dio manda il vangelo ad
un popolo e non ad un altro, ma piuttosto perché uno è migliore e più
degno dell’altro: ‘Ma vedendo che voi respingete [il vangelo] da voi,
e giudicate voi stessi non degni di vita eterna, ecco, ci volgiamo ai
Gentili’ (Atti 13:46). Perché uno è consegnato a perdizione ed un
altro no? Non come risultato di arbitraria parzialità: "non vi è
parzialità di persone in Dio’ (Romani 2:11); ma piuttosto perché uno
è buono e l’altro cattivo, l’uno diventa un credente, l’altro
rimane un non credente, perché ‘alcuni credettero le cose che furono
dette, ed altri non credettero’ (Atti 28:24), o: l’uno è obbediente
e l’altro ribelle. Si confronti: ‘Venite voi benedetti … perché
io fui affamato e voi mi deste cibo,’ etc., con ‘Dipartitevi
da me, voi maledetti, in fuoco eterno … Perché io fui un
affamato, e voi non mi deste cibo,’ etc. (Matteo 25:34 e a
seguire, 41 e a seguire). Se tutto ciò è così, la ‘riprovazione’
non è un decreto, né è incluso nel decreto di Dio, perché i malvagi
riprovano se stessi, ed alcuni eletti anche possono perire e periscono,
e non a motivo di qualche decreto di Dio."
Il CALVINISMO dichiara che noi intorno alla
riprovazione conosciamo soltanto quanto a Dio è sembrato giusto
rivelarci, ma che è importante che noi conosciamo quanto ci ha
rivelato. La Bibbia insegna che gli eletti sono per natura malvagi,
depravati e degni di dannazione quanto i reprobi: "Non siete
davanti per me come i figli degli Etiopi, O figli di Israele? Dice il
Signore" (Amos 9:7). Tuttavia il Signore ha scelto l’Israele di
Dio (Galati 6:16), e rigettato il resto. Perché vi è una personale
elezione di alcuni alla salvezza (II Tessalonicesi 2:13), e vi devono
essere, quindi, altre persone che non sono elette a salvezza. Dio
non ha ordinato i Suoi eletti ad ira: "Perché Dio non ci ha
ordinato ad ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore
Gesù Cristo" (I Tessalonicesi 5:9). Da ciò ne consegue che vi
devono essere altri che sono ordinati ad ira, e ad inciampare fatalmente,
perché Cristo è "una pietra di inciampo … per coloro che
inciampano alla Parola, essendo disobbedienti, e a questo anche furono
ordinati" (I Pietro 2:8). Vi sono alcuni che Dio diede a Cristo:
"tutto quello che il Padre mi dà" (Giovanni 6:37), vi sono
altri che Egli non diede a Cristo: "Io prego non per il
mondo, ma per coloro che tu mi hai dato" (17:9). Vi sono alcuni i
cui nomi furono scritti nel libro della vita (Rivelazione 21:27), vi
sono altri "i cui nomi non furono scritti nel libro della vita
dalla fondazione del mondo" (Rivelazione 17:8). Ad alcuni "è
dato di conoscere i misteri del regno del cielo, ma a loro (che ne sono
senza, Marco 4:11), non è dato" (Matteo 13:11). Vi sono alcuni il
cui benessere noi dobbiamo cercare (Neemia 2:10), vi sono altri riguardo
ai quali Cristo ci comanda: "Lasciateli" (Matteo 15:14).
Confronta Geremia 14:11; 7:16. Alcuni sono resi accettati in Cristo (Efesini
1:6), altri, "naturali brute bestie, fatte per essere
catturate e distrutte … e periranno completamente" (II Pietro
2:12). Ma è completamente fuori luogo obiettare che "non vi è
parzialità di persone con Dio." Perché se vi fosse, nessuno
sarebbe salvato! Sarebbero tutti dannati, perché tutti hanno peccato.
Il fatto che egli salvi "chiunque voglia" non è così
strabiliante come quello che Egli ne salvi qualcuno! Ma questo non è
fornire il quadro completo. Come Giudice, Dio non agisce con parzialità,
e non può fare altro che conchiudere tutti sotto peccato (Galati 3:22).
Ma come Salvatore Egli fa differenza tra gli uomini (I Corinzi 4:7),
perché distingue per una "misericordia ce fa distinzioni" una
persona da un’altra. Ciò è evidente dalla libera dispensazione della
Sua grazia. "Il Signore guardò con favore Abele e la sua offerta,
ma a Caino e la sua offerta Egli non guardò con favore" (Genesi
4:4-5).6
Inoltre, sono soltanto i reprobi che sono figli di
disubbidienza, e lo sono in un modo tale che essi giudicano se stessi
indegni di vita eterna, e fanno un patto con la morte (Isaia 28:15). A
quella disubbidienza essi furono sovranamente ordinati (I Pietro 2:8), e
quel giudicarsi indegni è il loro stato e la loro condizione reale alla
quale furono ordinati dall’antichità (dall’eternità; Giuda 4).
Dunque, "Non sei tu dall’eternità, O Signore mio Dio …? noi
non moriremo. O Signore, tu li hai ordinati per il giudizio" (Abacuc
1:12). Riguardo a quel "noi" Dio dice: "Voi soltanto ho
conosciuto [amato] di tutte le famiglie della terra" (Amos 3:2).
Qui il riferimento è alla divina, eterna preconoscenza che non è
sinonimo di prescienza o mera previsione. "Preconoscere"
significa amare dall’eternità. "Dio non ha cacciato via il Suo
popolo che Egli preconobbe" (Romani 11:2). Questo amore di Dio per
il credente è la base dell’amore del credente per Dio. "Io
conosco [amo] le mie pecore, e sono conosciuto [amato] dalle mie"
(Giovanni 10:14). Ma riguardo al resto Cristo dice: "Io non vi
conobbi [amai] mai" (Matteo 7:23). Nemmeno prima che l’universo
giungesse all’esistenza Egli le conobbe, Egli non le conobbe mai!
"Perché il nostro Dio è un fuoco consumante" (Ebrei 12:29).
Ogni pianta che Egli non ha piantato sarà sradicata (Matteo 15:13), e
ciò perché non era il proposito divino quello di innestarli in Cristo
o piantarli come alberi nel Suo giardino. Ciò rende chiaro il fatto che
Dio non soltanto è sovrano nella Sua bontà, ma anche nella Sua
severità (Romani 11:22), e che la Sua sovranità è assoluta ed
indipendente: "Egli ha misericordia su chi Egli vuole, e chi Egli
vuole indurisce" (9:18). Quelli che sono induriti lo sono perché
Egli ha voluto indurirli, Egli vuole mostrare la potenza della Sua ira
su loro a coloro che devono essere preparati a gloria [perché sono i
vasi di misericordia], e quindi sono vasi fatti per il disonore "vasi
d’ira resi adatti alla distruzione" (Romani 9:21-23).
Di conseguenza, il motivo per cui alcuni sono dotati
di fede (ed ogni buona opera) da Dio nel tempo, ed altri non lo sono, è
determinato dal decreto eterno di Dio. E quel decreto non fa riferimento
principalmente alla Caduta dell’uomo, o nemmeno ai peccati dei reprobi,
perché esso fu stabilito "quando i bambini non erano ancora nati,
né avevano fatto qualsiasi cosa di bene o male" (Romani 9:11).
Piuttosto, il decreto fa riferimento primariamente al sovrano
beneplacito e volontà di Dio "che opera tutte le cose [riprovazione
inclusa] secondo il consiglio della Sua propria volontà" (Efesini
1:11). L’elezione è l’oggetto principale dell’eterno proposito di
Dio. La Caduta e la riprovazione sono susservienti a quell’obiettivo
principale. "Il Signore ha fatto tutte le cose per Se Stesso [per
il Suo proposito], sì, anche il malvagio per il giorno del male" (Proverbi
16:4).
ESPIAZIONE LIMITATA
5. L’ARMINIANESIMO suppone che l’Espiazione di
Cristo "non è secondo un certo e definito decreto di salvarne
alcuni, ma fu stabilita secondo una offerta di grazia condizionale che
Dio desiderava fare a tutti gli uomini in modo assoluto ed
indiscriminato, ‘che vuole tutti gli uomini siano salvati, e
giungano alla conoscenza della verità’ (I Timoteo 2:4). Ma, siccome
è condizionale, la morte di Cristo non assicura la salvezza di nessuno.
La parola ‘espiazione’ non deve essere compresa nel senso che essa
rende la salvezza reale, ma che provvide meramente una salvezza possibile
per l’intera razza umana: ‘ed Egli è la propiziazione [il rimedio
provvisto] per i nostri peccati, e non per i nostri peccati soltanto, ma
anche per i peccati del mondo intero" (I Giovanni 2:2).
Questa possibilità rimane anche per i cosiddetti reprobi: ad es. Caino,
‘se tu non agisci bene, il peccato [un’offerta per il peccato] sta
alla porta’ (Genesi 4:7). Nella sua estensione, quindi, l’espiazione
è universale: Egli morì per tutti gli empi, il vangelo è per ‘chiunque,’
‘chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato’ (Atti 2:21).
Dio ama tutti i singoli individui, Egli non può odiare nessuno
(Giovanni 3:16). La predicazione del vangelo è grazia per tutti quelli
che odono, perché ‘vangelo’ significa ‘buona notizia,’ ma se il
vangelo provvede la salvezza soltanto per gli eletti, non può essere
una buona notizia per quelli per cui non è stata provveduta alcuna
salvezza. Siccome le cose stanno così, della croce ci si deve
appropriare come di un assegno in bianco, che provvede redenzione
universale, e che può essere pagato al girante, meramente per la sua
girata, che a sua volte completa dei termini stipulati riguardo all’espiazione."
A motivo di ciò la finale effettuazione dell’elezione e della
salvezza dipende dal libero arbitrio dell’uomo. Come risultato, tutti
ma anche nessuno potrebbero essere salvati! "Non è niente questo
per voi, voi tutti viandanti?" (Lamentazioni 1:12) è compreso in
modo tale che può essere qualsiasi cosa per qualsiasi persona.
Il CALVINISMO è garante della dottrina Biblica dell’espiazione
particolare, che fa più che rendere la salvezza possibile, e che
assicura la reale salvezza di quelli per cui Cristo muore; ed Egli morì
per quelli che il Padre Gli diede (Giovanni 17:2, 12). Allo stesso modo,
quella morte non è per un vago e generale "chiunque," ma per
"chiunque crede" (3:16); e credono soltanto quelli che
furono ordinati a vita eterna (Atti 13:48). Ciò implica che "chiunque
invocherà" devono essere coloro chiamati secondo il Suo proposito
e grazia (II Timoteo 1:9). Si noti quindi, che quando la Scrittura dice
che Cristo morì per gli empi (Romani 5:6), non dice che Egli morì per tutti
gli empi. Dove la parola "tutti" appare in connessione all’espiazione
di Cristo, il suo significato è ristretto dal contesto. Il braccio del
Signore non è rivelato a tutti (Isaia 53:1). Perché no? Perché
il Signore ha sovranamente determinato di indurire e accecare il resto
così che non possano credere (Giovanni 12:37-40). In I Corinzi
15:22, e Romani 5:18 "tutti" significa tutti quelli in Cristo,
altrimenti questi passaggi proverebbero più di quello che gli Arminiani
vorrebbero, e cioè che tutti gli uomini sono salvati. In I Timoteo 2:4:
si sta parlando di tutte le classi di uomini (come è chiaro dal
contesto dei versi 1 e 2), e così anche per quanto riguarda la parola
"qualcuno" in II Pietro 3:9: "Il Signore non ritarda per
quanto riguarda la Sua promessa [che non è mai fatta ai reprobi], come
alcuni considerano il ritardo, ma è paziente verso di noi, non
volendo che alcuno perisca, ma che tutti giungano al
ravvedimento." Dio è paziente verso di noi (gli eletti, a
cui è scritta la lettera), perchè non vuole che alcuno di noi perisca.
Chi è quel "qualcuno?" I "noi?" Secondo il contesto,
gli "amati" del verso 1, gli "amati" del verso 8;
Egli non vuole che alcuno dei Suoi amati perisca. E per questo Egli è
paziente verso di loro. Ma si prenda "qualcuno" e gli
sia conferisca un senso assoluto, non qualificato, e il testo lo si
mette in contraddizione ad altre Scritture, dove, ad esempio, è detto
che Dio "vuole mostrare la Sua ira" sui "vasi d’ira,"
e fa sì che sotto quell’ira finiscano in distruzione (Romani 9:22).
Tuttavia, è diverso per quanto riguarda i Suoi "amati." Essi
non periranno mai. Un’altra distinzione deve essere fatta per quanto
riguarda la parola "mondo." Cristo morì per tutto il mondo
senza eccezione? No, ma per il mondo di "chiunque crede"
(Giovanni 3:16), per il mondo il cui peccato è realmente e veramente
"tolto via" (1:29). L’Agnello ama quel mondo; Egli toglie via
il suo peccato. Ma del mondo dei malvagi è detto: "il vostro
peccato rimane" (9:14). I loro peccati li spiano alla porta,
in agguato, per balzare su loro come un leone ruggente, trascinandoli
nel baratro dell’inferno. L’offerta per il peccato non è stata
fatta per loro da Cristo, né Egli intercede per loro, come non
intercede per l’intera umanità nel mondo, ma Egli lo fa solo per
quelli che il Padre Gli ha dato (17:9). Ma assumendo che Egli morì per
tutto il mondo in assoluto, perché non prega per esso? "Io prego
per loro, Io non prego per il mondo." La verità è
che vi è un mondo eletto, un mondo che ha il suo peccato rimosso
(1:29), ed un "mondo di empi" (II Pietro 2:5). Se il verso
insegna, invece, che Cristo morì per tutti i peccati di tutti gli
uomini, ne consegue questo: Dio richiede la punizione per il peccato due
volte! Una volta da Suo Figlio, il Quale li ha pagati tutti, e poi di
nuovo a quelli per cui Egli morì e pagò (e che ora sono all’inferno,
pagando loro stessi per quel debito già cancellato!). Cristo depone la
Sua vita esclusivamente per le pecore. Al resto Egli dice: "Voi non
siete delle mie pecore" (Giovanni 10:15, 26). Egli non depone la
Sua vita per loro, né servirà dire che Dio originariamente intendeva
salvare tutti, perché fin dal principio non fu così (Genesi 3:15). Fin
dall’inizio Dio pose inimicizia tra i figli di Dio e i figli del
diavolo. Fin dall’inizio la croce divise tutti gli uomini in questi
due gruppi separati. E’ chiaro che la croce non fu mai intesa per
salvare la discendenza del serpente. Perché la croce mantiene
sovranamente l’inimicizia ordinata da Dio tra le due discendenze. E
anche se dalla croce la discendenza dei reprobi ottiene dei doni
temporali, essi per loro non sono una benedizione, ma una maledizione:
"la maledizione del Signore è nella casa dei malvagi; ma Egli
benedice l’abitazione dei giusti. Di sicuro egli sprezza quelli che
sono sprezzanti, ma dà grazia agli umili" (Proverbi 3:33 e a
seguire). Il vangelo stesso deve essere ed è una maledizione per loro
(II Corinzi 2:15 e a seguire), non una benedizione. Essi "stanno
perendo" perché la croce non risulta loro a salvezza (I Corinzi
1:18). Da tutto questo dovrebbe essere chiaro che Dio non ama tutti
senza eccezione. Dio amò forse Faraone (Romani 9:17)? Gli Amalechiti (Esodo
17:14 a seguire)? Amò i Canaaniti (Deuteronomio 20:16)? Gli Ammoniti ed
i Moabiti (23:3)? Ama Egli gli operatori di iniquità (Salmo 5:5)? I
vasi d’ira (Romani 9:22)? Amò Egli Esaù (Romani 9:13)? Ama Egli
"il popolo contro il quale Egli ha indignazione per sempre" (Malachia
1:4)? Qual è il proposito centrale della croce? Di "salvare il
Suo popolo [e solo esso] dai loro peccati" (Matteo 1:21).
GRAZIA IRRESISTIBILE
6. L’ARMINIANESIMO insiste che l’uomo può
resistere alla grazia divina e che spesso lo fa (Atti 7:51); che il
vangelo non presenta impossibilità al peccatore, ma che se Dio comanda
una cosa allora l’uomo è capace di ubbidire. Ciò è perché il
Signore dà ad ogni peccatore la capacità di credere, e quindi si
aspetta che il peccatore col suo libero arbitrio eserciti la fede e si
mostri consenziente alle condizioni per la salvezza. I peccatori possono
quindi accettare o rigettare l’offerta della grazia a loro piacimento,
dal momento che è ovvio che ciò dipende da colui che vuole e da colui
che corre. Dio fa la Sua parte per la salvezza dell’uomo, ed infatti
Egli ha già fatto tutto quello che poteva fare per lui, senza
distruggere la sua libertà di scelta. E così Dio, frequentemente, nei
Suoi grandi sforzi di salvare l’uomo, è dispiaciuto con Se Stesso per
i risultati che alla fine ottiene. Egli ha cuore il peccatore e vuole
liberarlo, e, come se fosse, si sforza di farlo fino a che tramonti il
sole per liberarlo (Daniele 6:14). Il motivo per non ottiene successo
nel portare a compimento questa tentata liberazione è che Egli ha
creato l’uomo con una volontà sovrana che ha i suoi diritti: "quindi
dice il mio popolo: ‘Noi siamo signori (sovrani), noi non verremo più
a te’" (Geremia 2:31). Per questa ragione il consiglio di Dio
può essere annullato e reso inefficace dalle volontà perverse dei
peccatori impenitenti: "Io ho chiamato e voi avete rifiutato; Io ho
steso la mia mano, e nessuno ha considerato questo; ma voi avete
respinto ogni mio consiglio, e non avete voluto saperne della mia
riprensione" (Proverbi 1:24-25). La conclusione inevitabile è che
è nel potere dell’uomo essere rigenerato o meno, essere convertito
oppure no. E siccome l’uomo ha un tale potere di scegliere o rifiutare,
può benissimo accadere che tutte le opere di grazia che Dio usa per
convertire l’uomo possono essere opposte in tal modo, lo Spirito Santo
può essere resistito in tal modo, che la sua salvezza è impedita,
anche se originariamente essa era possibile.
Il CALVINISMO gioisce nella verità che la grazia
salvifica è irresistibile. Dio non salva nessuno contro la sua volontà,
è vero, ma tuttavia "non è da colui che vuole né da colui che
corre, ma da Dio che mostra misericordia" (Romani 9:16). Il
consiglio di Dio, inteso come i suoi precetti, viene
invariabilmente e coerentemente trascurato dagli empi. Ma il consiglio
di Dio inteso come il suo eterno proposito, che abbraccia anche
il peccato stesso nel suo piano, non può essere reso ineffettivo.
"Perché chi ha resistito la sua volontà" (9:19)? La volontà
dell’uomo è sempre susserviente alla sovrana volontà di Dio. Dio è
sempre il Dio Onnipotente! Quindi coloro che resistono lo Spirito, non
resistono lo Spirito in loro, perché lo Spirito non è in loro,
ma la resistenza è allo Spirito nei profeti, e nei ministri del
Signore: è una resistenza cioè alle chiamate esterne e ai
rimproveri che giungono attraverso le predicazioni della Parola.7
Ma quando lo Spirito è negli uomini nella Sua grazia di
conversione, ed agisce in una volontà per convertirla, Egli la rende
volente, e la volge per sempre a Se Stesso. "Il tuo popolo sarà
volente nel giorno del tuo potere" (Salmo 110:3). Gli uomini
irrigenerati possono rifiutare e difatti rifiutano e ripudiano la Parola
di Dio quanto vogliono, essi non tengono conto delle Sue ammonizioni per
anni, fino alla fine, ma quando poi giunge il tempo che il consiglio di
Dio debba essere adempiuto nella loro conversione, allora la
misericordia di Dio conquisterà invincibilmente la loro ostinazione, e
farà sì che loro confidino ed ubbidiscano gioiosamente. "Tu
sorgerai ed avrai misericordia su Sion, perché il tempo per
favorirla, sì, il tempo stabilito, è giunto" (Salmo
102:13). Questa è una testimonianza davvero conclusiva che noi non
siamo salvati mai per il libero arbitrio (Giovanni 1:12-13; Romani 9:16;
Zaccaria 4:6), ma per la potenza irresistibile di Dio (Efesini 1:19) che
opera in noi un cuore nuovo, rimuove la durezza e la volontà
ostinatamente contraria, e scrive la legge di Dio nel nostro cuore (Ezechiele
36:26 e a seguire)! Il peccatore morto non apre il suo cuore al Signore
Gesù Cristo e Lo lascia entrare per salvarlo. Questa è un’idea
preminente nell’innologia Arminiana, ma non si trova mai nella
Scrittura. E’ Cristo che deve prima aprire il cuore (Atti 16:4), e poi
il cuore Lo riceve. Cristo deve per primo venire al peccatore, così che
il peccatore possa venire a Lui. Dio dà gli eletti a Cristo nell’eternità.
Ciò garantisce che nel tempo essi "verranno" a Lui (Giovanni
6:37). L’uomo, da se stesso, non ha la capacità di venire a Gesù, e
non verrà (Giovanni 5:40), e non può voler venire fino a che il Padre
non lo attiri (6:44). Quando Dio dà il cuore nuovo il peccatore
rinnovato cammina nelle Sue vie. In che altro modo un cuore di pietra
può aprirsi a Lui? Come può un cuore che è inimicizia contro Dio
voler migliorare per Dio? Ma, si assuma che la potenza della grazia
salvifica di Dio può essere frustrata, e si supponga che Dio voglia che
tutti gli uomini siano salvati, l’esito finale sarà dipeso non dalla
Sua volontà, ma dalla volontà loro! In ogni caso la verità rimane
questa: la grazia salva quelli che sono "chiamati secondo il Suo
proposito," e li salva con una potenza irresistibile, perché essi devono
essere salvati d’una salvezza eterna!
PERSEVERANZA DEI SANTI
7. L’ARMINIANESIMO torce la Scrittura per insegnare
che è possibile per il vero credente di cadere dalla grazia della
salvezza (Galati 5:4), e che ogni credente è fornito della capacità
sufficiente per perseverare e preservare se stesso, se solo lo vuole:
"E voi non volete venire a me, così che possiate avere vita"
(Giovanni 5:40). Se egli persevererà o meno, dipende interamente dalla
sua scelta (Ciò nega ogni cosa che è stata irrefutabilmente detta
finora!). L’errore continua: non soltanto è possibile che i credenti
cadano fatalmente e senza più rimedio, e pecchino a morte, e siano
eternamente perduti, ma essi possono cadere spesso, ed essere spesso
ricuperati, e tuttavia essere perduti alla fine. "Fate attenzione,
fratelli, che non vi sia in alcuno di voi un cuore malvagio d’incredulità
nel dipartirsi dal Dio vivente" (Ebrei 3:11). Non vi è, quindi,
nessuna eterna sicurezza in questa vita, né della salvezza né della
propria perseveranza: "Non ho scelto io voi dodici ed uno di voi è
un diavolo? … Ed ognuno di loro cominciò a dirgli: Sono io, Signore?"
(Giovanni 6:70; Matteo 26:22).
Il CALVINISMO sostiene con forza, insieme alla Parola
di Dio, che nessun vero credente può mai cadere da Cristo e dalla
salvezza. Perché Egli promette: "Io do loro [le pecore] vita
eterna, ed esse non periranno mai, né alcuno le strapperà dalla mia
mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno
è capace di strapparle dalla mano del Padre mio" (Giovanni 10:28 e
a seguire). Questa promessa è fatta incondizionalmente al popolo di Dio.
Non vi sono alcune parole che specificano, come "se,"
"ma," "forse," ecc., ma esse devono essere intese
nel loro senso chiaro, scorrevole, inequivocabile. Il patto di Dio è
sicuro allo stesso modo. In quel patto Egli giura che non lascerà mai
il Suo popolo, e li preserverà in un modo tale che essi non Lo
abbandoneranno mai: "Io farò un patto eterno con loro, e non mi
volgerò da loro, per fare loro del bene, e metterò il mio timore nei
loro cuori, così che essi non si allontanino da me" (Geremia
32:40). E così la nostra salvezza, e il nostro perseverare in essa non
dipende in alcun modo da noi, o dalla nostra esile volontà. Noi abbiamo
fiducia non in essa, ma in Colui Che ha cominciato una buona opera in
noi, e che la porterà a compimento e la perfezionerà fino al giorno di
Gesù Cristo (Filippesi 1:6). Noi non confidiamo nella nostra propria
forza (non ne abbiamo alcuna!), ma nella Sua potenza nel preservarci dal
cadere e di presentarci senza colpa davanti a Lui! E quando gli eletti
cadono, il Signore li rialza (Proverbi 24:16). Lui è fedele, nel
non permettere che noi periamo, ma anzi ci stabilisce e ci preserva dal
male (II Tessalonicesi 3:3). Di ciò il credente può esserne certo, ed
averne la sicurezza di fede ora e per sempre, anche se, all’interno
dell’organismo della chiesa, vi sono alcuni che si allontanano da Dio
nell’incredulità [dimostrando in tal modo di non aver mai fatto parte
della chiesa invisibile, ovvero di non essere mai nati da Dio, I
Giovanni 2:19, 3:6-9—N. d. T.]. Ma gli eletti non sono "di quelli
che si tirano indietro a perdizione, ma di quelli che credono per la
salvezza dell’anima" (Ebrei 10:39). "Il giusto manterrà la
sua via" e come Dio ha promesso non si allontanerà mai da essa, ma
piuttosto "si fortifica sempre di più" (Giobbe 17:9). Il
credente rimane un credente, egli persevera fino alla fine, non
per lo sforzo umano, ma per la potenza di Dio, la quale viene esercitata
nei suoi riguardi non a motivo di lui o di alcuna dignità in lui, ma a
motivo dell’Agnello Che solo è degno! Egli, ora e sempre, appartiene
a Gesù il suo fedele Salvatore che lo "confermerà anche fino alla
fine senza colpa, nel giorno del nostro Signore Gesù Cristo" (I
Corinzi 1:8).
CONCLUSIONE
La verità non è mai popolare. Tuttavia a noi non
interessa ciò che è popolare, ma ciò che è giusto. La verità della
Scrittura è una cosa, e quello che gli uomini vorrebbero che fosse vero
è un’altra. La domanda è: Vogliamo essere vincolati dalla Parola di
Dio? A qualsiasi costo? Pochissimi vogliono rinnegare se stessi fino a
questo punto. L’odio della mente naturale contro Dio è tale che anche
se un uomo è intelligente, perspicace, e capace di ponderare gli
argomenti di entrambe le posizioni, tuttavia egli non ammetterà che la
dottrina fondamentale della assoluta sovranità della grazia sia vera; o,
se egli anche si accorgesse che essa è vera, rifiuterà di
riceverla. Se un angelo dal cielo si trovasse i piedi davanti a lui, e
gli dichiarasse che Dio redime oggettivamente e soggettivamente soltanto
il Suo popolo eletto, e che Cristo Gesù non prega per il mondo, ma
soltanto per quelli che il Padre Gli ha dato, un uomo naturale del
genere non potrà mai crederci. Questo intero sistema di verità è
contrario alla vecchia natura, esso è l’opposto di quanto gli uomini
pensano essere in accordo con la giustizia e l’esperienza. E così i
molti che odiano questa dottrina sono sempre pronti ad opporla. Questo
stesso tipo di eresia si manifesta nelle seguenti forme malvagie:
Universalismo, Romanesimo, Pelagianesimo (naturalismo), Socinianesimo (modernismo),
Amiraldismo (sinergismo), Baxterianesimo (redenzione ipotetica),
Presbiterianesimo della nuova scuola (umanesimo religioso), e
naturalmente Arminianesimo, insieme ad altri. I Calvinisti quindi sono
le persone più odiate nell’universo! Noi sappiamo questo dalla
Scrittura, dalle voci che corrono, dalla storia, e per esperienza
personale.
Ma ciò non cambia l’eterno proposito di Dio.
Perché "il fondamento di Dio rimane sicuro, avendo questo sigillo:
il Signore conosce quelli che sono Suoi" (II Timoteo 2:19). Si
supponga che ogni predicatore negli Stati Uniti, o nel mondo parli in
modo opposto a questi punti! Ciò significa, umanamente parlando, che
noi saremmo in una minoranza molto, molto poco popolare. Ma, con Dio e
la Sua verità dalla nostra parte (o piuttosto, noi essendo dalla Sua
parte), siamo dalla parte della maggioranza! Infine, è la nostra
chiamata predicare ciò che Dio ha chiaramente rivelato. Noi non
possiamo che parlare delle cose che abbiamo visto ed udito.
Per altre
risorse in italiano, clicca qui.

1 N.
d. T. Grazie a Dio in Italia abbiamo in lingua italiana l’eccellente
libro di Arthur W. Pink su questo soggetto: La
Sovranità di Dio. Lo consigliamo a tutti
i lettori vivamente. Pochi libri sono stati scritti sull’argomento che
superano questo in precisione esegetica, chiarezza espositiva, e potenza
argomentativa.
2N.
d. T. Per chi può leggere l’inglese,
consigliamo la lettura di questo libro di Calvino sulla dottrina della
predestinazione, così da avere una ricognizione di cosa Calvino ha
realmente creduto ed insegnato a riguardo: Calvin’s
Calvinism.
3 N. d. T. Devo dissentire dall’appello
dell’autore a Giuda 3 come supporto alla fede soggettiva dell’uomo
che crede. Questo testo non sta parlando della fede soggettiva, ma del
corpo dottrinale, delle dottrine, "la fede," che sono
state trasmesse, tramandate dagli apostoli, ai santi, alla chiesa, una
volta per sempre nel primo secolo.
Vi sono comunque altri testi, come, tra i molti altri
nell’Antico e Nuovo Testamento, Efesini 2:8, Ebrei 12:2, Filippesi
1:29, che, rispettivamente, insegnano che: la fede è un dono di Dio,
che Cristo né è l’autore, e che ai santi è stato dato di
credere.
4N. d. T. Ed è di questo che l’apostolo
Paolo parlava in I Corinzi 9:27, quando parla di essere riprovato, cioè
del suo ministero, non della sua salvezza. Egli sta dicendo che tratta
duramente il suo corpo affinchè dopo che abbia predicato agli altri non
pecchi in tal modo da cacciarsi in una condizione dove non sarebbe stato
più adatto per svolgere il ministero a cui lo aveva chiamato il Signore,
a motivo della cattiva testimonianza che avrebbe potuto, in tal modo,
rendere davanti agli uomini, destando il loro sospetto, ed esponendo il
Vangelo, di cui era un amministratore, alle calunnie e alle bestemmie
degli increduli a causa della sua cattiva condotta.
5N. d. T. Devo, in un senso,
dissentire dall’autore. Il Signore in questo verso non promette in un
modo assolutamente incondizionato di non cancellare i loro nomi,
ma promette di non cancellare i nomi di chi vince. Il versetto,
in ogni caso, nemmeno così apre la porta per la possibilità della
perdita della salvezza, perché dalla Scrittura è chiaro che chi vince
sono solo quelli che hanno fede, e per mezzo di quella fede vincono il
mondo (I Giovanni 5:4-5). E chi sono quelli che hanno la fede? Quelli
che la ricevono come dono da Dio secondo l’eterna elezione, come
precedentemente già dimostrato. Saranno gli eletti, e quindi i credenti,
che vinceranno, e di loro il Signore non cancellerà il loro nome.
La apparente condizione in Rivelazione 3:5 (chi vince
.. io non cancellerò il suo nome) serve a porre e a far ricordare alle
coscienze di coloro a cui sono rivolte queste parole che soltanto coloro
che mostreranno se stessi vincitori nel mondo, e cioè che credono, e
che mediante la fede vincono, possono essere sicuri di essere coloro i
cui nomi sono stati scritti nell’eternità nel libro della vita e che
non vi saranno mai cancellati. Detto in altri termini: soltanto coloro
che danno evidenza di perseverare nella fede e che per mezzo d’essa
vincono il mondo sono coloro che nell’eternità sono stati eletti
incondizionatamente da Dio a vita eterna e che nel tempo sono stati
rigenerati e giustificati. Dio ha eletto i santi "ad ubbidire."
Dove non c’è la fede, e l’ubbidienza della fede non c’è evidenza
di essere uno di coloro che sono stati eternamente eletti per grazia,
incondizionatamente. Dove non c’è una fede che mostra se stessa per
mezzo di buone opere (Giacomo 2), non si sta dimostrando di possedere la
fede vera e vivente, unico strumento con cui Dio giustifica coloro che
sono incondizionatamente eletti in Cristo a vita eterna.
6 N. d. T. Vi è inoltre da dire,
riguardo al fatto che la Scrittura dica che Dio non mostra parzialità
alcuna, che ogni volta in cui questo è detto nel Nuovo Testamento, è
riferito al fatto che Dio non tratta, non giudica gli uomini in modo
diverso gli uni dagli altri in base al loro status sociale,
nazionalità, ecc. Si veda Giobbe 34:19; Atti 10:34-36, Romani 2 (con
particolare attenzione al verso 11); Efesini 6 (con particolare
attenzione al verso 9). In questi versi il contesto ci dà modo di
comprendere che Dio non giudicherà un ricco con uno standard
diverso da quello che usa nel caso del povero, oppure che non ha
scelto di salvare soltanto i Giudei in quanto Giudei, ma anche
quelli che sono Gentili, e che in ogni nazione Lo temono e operano in
modo a Lui gradito. La parzialità di cui si parla non pertiene il
favore immeritato e la grazia discriminante dell’elezione di Dio, che
ha eletto uomini di ogni status sociale, nazionalità, ecc., ma si
riferisce al modo in cui Dio si comporta con gli uomini rispetto a
quello che fanno, e che il Suo modo di retribuirli non tiene conto della
loro condizione sociale o della loro nazionalità, e quindi nessuno deve
credere che solo perché è giudeo e non greco, o ricco e
non povero, per questo motivo deve aspettarsi un trattamento
diverso. Ma di certo non si sta parlando del favore della grazia di Dio,
che è concesso a chi Dio vuole, quando vuole, come vuole, e nella
misura che vuole, senza tenere conto di alcuna cosa che l’uomo è e fa,
o opera, come in questo pamphlet è ampiamente dimostrato.
7 N. d. T. Questa ingiunzione è molto
importante. Se leggiamo il discorso di Stefano in Atti 7, e ad esempio
lo paragoniamo con Neemia 9:30, notiamo che la Scrittura identifica il
resistere lo Spirito col resistere alle esortazioni e alle ingiunzioni
che Lui dava per mezzo dei profeti. Con l’espressione "resistere
allo Spirito" non è intesa una resistenza all’opera segreta di
grazia dello Spirito sul cuore dell’uomo, che è sempre efficace ed
irresistibile, ma una resistenza allo Spirito che parla attraverso i
profeti, e che, quando non agisce con la Sua grazia sul cuore di chi
ascolta, ma soltanto ammonendo ed esortando attraverso i Suoi servi,
viene sempre ed invariabilmente resistito e contrastato, ovvero: le Sue
ammonizioni e precetti non vengono ubbiditi a motivo della natura
peccaminosa e dell’indurimento del cuore dell’uomo. Arthur W. Pink,
nel suo libro La Sovranità di Dio già citato, al capitolo
11 punto 6, fornisce una spiegazione più
dettagliata a riguardo. |