I Figli della Promessa
Rev. Herman Hoeksema
"Non che la parola di Dio sia caduta a terra.
Perché non sono tutti Israele quelli che sono di Israele. Neppure
perché essi sono la discendenza di Abraamo sono tutti figli, ma
"In Isacco sarà chiamata la tua discendenza." Cioè, quelli
che sono figli della carne non sono i figli di Dio, ma i figli della
promessa sono considerati essere la discendenza" (Romani
9:6-8).
La parola di Dio qui introduce un nuovo soggetto, la
grande questione della reiezione della nazione giudaica, inclusa l’esclusione
dal regno di Dio di molti individui Israeliti secondo la carne, e della
chiamata dei Gentili. E la transizione appare piuttosto improvvisa. La
connessione con quanto precede, tuttavia, deve probabilmente essere
trovata nell’anima dell’apostolo Paolo. Nell’ottavo capitolo di
questa epistola ai Romani egli era stato ispirato a scrivere un glorioso
cantico di trionfo sul tema della sicurezza dei credenti in Cristo per
quanto riguarda la loro salvezza finale e la grande gloria di questa
salvezza che essi possiedono in speranza. E specialmente nei versi di
chiusura di questo capitolo egli era asceso alle altezze della fede,
dalle quali aveva sfidato la vita e la morte, sì, ogni cosa creata, a
separare gli eletti dall’amore di Dio in Cristo Gesù loro Signore. E
la beatitudine stessa dei credenti della nuova dispensazione lo conduce
a volgere la sua attenzione ai suoi parenti secondo la carne, i Giudei,
e gli fa contemplare la loro triste condizione. E così egli è condotto
a scrivere su questo nuovo soggetto della reiezione dei Giudei e la
chiamata dei Gentili considerandolo alla luce dell’operare
assolutamente sovrano di Dio con entrambi.
I primi cinque versi del capitolo nove sono
introduttori. In essi l’apostolo approccia il nuovo problema. E l’approccio
è psicologico. L’apostolo rivela qual è l’attitudine della sua
anima, il suo sentimento personale, ora che sta per scrivere sulla
sbalorditiva verità della reiezione e riprovazione dei suoi parenti
secondo la carne. In modo solenne egli enfatizza il fatto che egli dice
la verità in Cristo, che egli non mente, che la sua coscienza in Cristo,
guidata dallo Spirito Santo, gli dà testimonianza che egli dice
realmente la verità, quando egli dichiara che nell’approccio di
questo nuovo tema gli sovviene una grande pesantezza d’animo ed una
continua tristezza nel suo cuore. Così grande è questa pesantezza e
così profonda questa tristezza, che egli non esita a dire che
desidererebbe di essere separato da Cristo per i suoi fratelli, i suoi
parenti secondo la carne (Romani (9:1-3)!
Di questa ultima espressione sono state offerte varie
interpretazioni che indeboliscono il vero senso delle parole dell’apostolo.
E’ stato suggerito che essere "separato" è, dopo tutto,
soltanto essere dati a morte, così che l’apostolo probabilmente non
intende dire altro che desidererebbe di morire a motivo dei suoi
fratelli. Altri hanno avanzato avventurosamente la congettura che l’apostolo
usa la parola "separato" in un senso ecclesiastico e che
intendeva solo dichiarare che avrebbe potuto desiderare di essere
scomunicato dalla chiesa. Ancora altri traducono "desiderai,"
e vogliono spiegare le parole dell’apostolo come facenti riferimento
al periodo precedente alla sua conversione, quando egli perseguitava la
chiesa di Cristo. Tuttavia, tutte queste interpretazioni non sono il
risultato di un trattamento onesto del testo e di un’onesta esegesi
del testo, ma piuttosto sono l’obiezione che l’apostolo di certo non
poteva desiderare di essere separato da Cristo! Tuttavia questo è
esattamente ciò che egli dichiara, e le parole dovranno rimanere come
sono qui in tutta la loro forza. Ciò che l’apostolo intende è: fossi
posto davanti all’alternativa della salvezza dei miei fratelli secondo
la carne o di me stesso, se mi fosse permesso di scegliere tra la loro
salvezza e la mia, potessi effettuare la loro salvezza mediante il mio
essere maledetto, separato da Cristo, io desidererei davvero di essere
separato da Cristo al posto loro!
E osserviamo subito due cose qui: prima di tutto, che
l’attitudine dell’apostolo nell’approcciare il tremendo soggetto
dell’assoluta sovranità di Dio nell’elezione e riprovazione è
intesa dalla Parola di Dio come un esempio per noi. Quando noi, in
quanto figli di Dio, approcciamo questo soggetto e parliamo della
sovrana predestinazione di Dio l’unica attitudine appropriata dovrebbe
essere una profondamente spirituale. Essa non può essere, non potrebbe
essere l’attitudine dell’orgoglio e dell’autoesaltazione, perché
se è piaciuto a Dio di ordinarci a salvezza in distinzione da altri, di
certo ciò non è motivo per il quale ci dobbiamo vantare in noi stessi.
Chi comprende la verità su questo punto si umilierà profondamente
davanti a Dio. Affinchè nessuna carne si glori in Sua presenza! E ciò
implica anche che non si può parlare in maniera adeguata della sovrana
reiezione dei reprobi da parte di Dio, che nel tempo sono nostri
prossimi, nostri parenti secondo la carne, senza avvertire in una certa
misura la stessa pesantezza, la stessa continua tristezza per loro che l’apostolo
qui in modo così enfatico dichiara di avvertire nel suo cuore. La
nostra contemplazione delle operazioni sovrane di Dio con i figli degli
uomini non può essere caratterizzata da alcun gioire a sangue freddo
nella dannazione dei nostri prossimi. Il fatto che il proposito
predestinante di Dio divida la nostra razza, fa separazione tra uomini
della stessa carne e sangue, rimane sempre un motivo di sofferenza,
fintanto che siamo in questo tempo presente. E ciò mi conduce alla mia
seconda osservazione. Dal punto di vista della nostra carne, della
nostra vita e relazioni naturali, non è così strano, mettendo da parte
alcune obiezioni teologiche, udire l’apostolo dichiarare che poteva
desiderare di essere separato da Cristo per i suoi parenti secondo la
carne. Senza volerci porre allo stesso livello dell’apostolo, possiamo
dire senza rischiare che in una certa misura possiamo ripetere spesso
queste parole dopo di lui. Immaginate un genitore, che fa esperienza del
dolore di vedere uno o più dei suoi figli camminare nella via del
peccato e della distruzione, o anche un pastore, che nel corso degli
anni diviene affezionato al suo gregge e desidera seriamente la loro
salvezza, ma che vede che molti d’essi non sono oggetti dell’amore
elettivo di Dio. Possiamo comprendere che queste persone percepiscano un
pò di quanto l’apostolo qui esprime, così che anche loro a volte
vorrebbero essere maledetti per i loro fratelli, loro parenti secondo la
carne?
L’apostolo motiva questa forte dichiarazione col
descrivere la posizione esaltata che un tempo occupavano questi fratelli.
Essi dopo tutto sono Israeliti, il popolo di Dio. Ad essi apparteneva l’adozione:
Dio li chiamò e separò dalle nazioni per renderli Suoi. Ad essi
apparteneva la gloria, rappresentata dalla nuvola nel luogo santissimo;
ed il patto, le varie manifestazioni dell’unico patto, il patto con la
casa di Aaronne, con i Leviti, con la casa di Davide. Loro erano
grandemente distinti dal fatto che Dio diede loro la Sua legge, loro era
il servizio nel tempio; loro erano le promesse di salvezza in Cristo,
oltre al fatto che loro erano i padri, Abraamo, Isacco e Giacobbe, e che
da loro, quanto alla carne, è venuto il Cristo! E se la tristezza che
noi sentiamo per uno che è misero è più grande proporzionalmente a
quanto più una volta egli era beato ed esaltato, è evidente il motivo
per cui l’apostolo poteva parlare in un linguaggio così enfatico
della sua grande pesantezza e continua tristezza di cuore per i suoi
parenti secondo la carne.
Ma ora l’apostolo si immerge, come se fosse,
immediatamente nel suo soggetto. Non soltanto la nazione di Israele in
quanto tale fu evidentemente rigettata, ma fu anche evidente che
migliaia e migliaia di individui giudei furono esclusi dal regno di Dio
per come fu realizzato attraverso la sofferenza e morte ed esaltazione
di Cristo e lo spargimento dello Spirito. Come deve essere spiegato
questo? Non erano Israeliti? Non appartenevano a loro i patti? Non
avevano le promesse? Come può essere, allora, che sono rigettati, che
sono del tutto perduti? E l’apostolo pone la questione in modo molto
acuto, quando immediatamente tocca il cuore del problema e chiede:
"La Parola di Dio è caduta a terra?" O, piuttosto,
considerando il problema dal punto di vista di questa domanda, egli
inizia subito con la risposta: "Non che la Parola di Dio sia caduta
a terra!" Il fatto è che la Parola di Dio non riguardava tutti i
discendenti naturali di Abraamo. E così l’apostolo, nelle parole del
nostro testo, parla di questo:
I Figli della Promessa
I. Cosa
Essi Sono
II. Chi Essi
Sono
III. Qual
è la Loro Relazione nei Confronti dei Figli Carnali
I. Cosa Essi Sono
Comprendiamo chiaramente la questione con cui si
confrontano le parole del nostro testo: quando la nazione di Israele è
rigettata, e quando, inoltre, molti di quella nazione non ereditano la
promessa di Dio quando essa è realizzata in Cristo, è, allora, la
Parola di Dio caduta a terra, fallita? Dio fallì nel realizzare la Sua
promessa nei confronti di Israele? E a questa domanda è data la
seguente risposta: no, la Parola di Dio non è caduta a terra, non ha
fallito nella sua realizzazione, ma dobbiamo ricordare che questa Parola
di Dio riguarda soltanto i figli della promessa.
Questi figli della promessa sono designati in un
quadruplice modo: sono chiamati Israele, la discendenza,
figli della promessa, e figli di Dio.
Primo, quindi, essi sono chiamati Israele. L’apostolo
scrive al verso sei: "Perché non sono tutti Israele quelli che
sono di Israele." Ci interessa notare subito, per una vera
comprensione del resto dei capitoli nove—undici, la peculiare
significatività del termine "Israele" nella prima parte di
questo verso. Vi sono coloro che contendono, e di recente abbiamo udito
la contenzione per radio, che in questi tre capitoli il termine "Israele"
fa sempre riferimento alla nazione dei Giudei, all’Israele nazionale.
E’, tuttavia, evidente già dal sesto verso di questo capitolo che
questa contenzione è del tutto insostenibile. Nella prima parte del
verso "Israele" non può essere sostituito da "Giudei."
Perché l’apostolo allora avrebbe detto: "non sono tutti Giudei
quelli che erano discendenti di Israele o Giacobbe," che è un’affermazione
assurda. Il termine, quindi, significa: popolo di Dio, il vero Israele
spirituale. Non tutti i discendenti di Giacobbe erano il popolo di Dio,
veri Israeliti, il vero popolo di Dio a cui appartengono le promesse, e
che devono essere presi in considerazione quando ci si chiede se la
Parola di Dio sia caduta a terra. I figli della promessa, quindi, sono i
veri figli di Dio, Israele nel vero senso spirituale della parola.
In secondo luogo, essi sono chiamati la
discendenza. Al verso 7 leggiamo: "In Isacco sarà chiamata la
tua discendenza," cioè, Isacco sarà la discendenza di cui ti ho
parlato nella Mia promessa a te. Al verso 8 l’apostolo scrive: "i
figli della promessa sono considerati essere la discendenza,"
cioè, essi soltanto sono la vera discendenza di Abraamo, la discendenza
a cui appartiene la promessa. Perché, secondo Galati 3:16, la
discendenza di Abraamo è Cristo: "Ora ad Abraamo e alla sua
discendenza furono fatte le promesse. Egli non dice: ‘E alle
discendenze,’ come di molte, ma come di una: ‘E alla tua discendenza,’
che è Cristo." Da ciò ne consegue che Cristo e quelli che sono in
Lui [secondo Galati 3:29—N.d.T.] sono considerati essere la
discendenza di Abraamo. I credenti in Cristo sono, quindi, la vera
discendenza di Abraamo. E se si chiede se la Parola di Dio non ha avuto
effetto, non dobbiamo dimenticare che essi soltanto sono ritenuti
discendenza.
In terzo luogo, essi sono chiamati i figli della
promessa. Qual è il significato di questa espressione? Questo
termine significa semplicemente la stessa cosa che se l’apostolo
avesse scritto: i figli promessi? Così alcuni interpretano l’espressione.
O il significato è, come interpretano altri: figli a cui appartiene la
promessa, che sono eredi della benedetta promessa di Dio? Di certo, i
figli della promessa erano anche figli promessi, e la benedizione
promessa era per loro. Ma l’espressione "figli della promessa"
ha un significato più profondo. Frequentemente la Scrittura parla della
promessa. Alcune volte usa il singolare: "la promessa;" e in
altri passaggi usa il plurale: "le promesse." Essenzialmente l’espressione
fa sempre riferimento alla medesima verità. La promessa è il proposito
di Dio rivelato e promesso, sì, giurato, di salvare il Suo popolo
attraverso Gesù Cristo nostro Signore. Essa implica redenzione e
liberazione dal peccato e l’eredità della gloria eterna nel regno dei
cieli. Ora, i figli della promessa sono partoriti attraverso quella
promessa. La promessa è, come se fosse, loro madre. Dio li partorisce
attraverso la potenza di quella promessa, realizzando la Sua parola di
promessa in loro. Quindi, essi sono coloro in cui la promessa di
redenzione è stata realizzata in principio, sono figli spirituali, nati
non dalla carne ma dallo Spirito. Che questo sia il significato reale
dell’espressione "figli della promessa" può essere tratto
non soltanto dall’espressione stessa e dal fatto che Isacco era il
figlio della promessa in tipo, ma anche da una comparazione con l’espressione
per come ricorre in Galati 4:23-28: "Ma colui che era dalla schiava
era nato secondo la carne, ma colui che era dalla libera secondo la
promessa." L’espressione "secondo la promessa" al verso
23 letteralmente nell’originale è: "attraverso la promessa."
Isacco era nato attraverso, per mezzo della potenza della promessa.
Così noi anche siamo figli della promessa, come lo era Isacco. E che
questo faccia riferimento, in verità, alla loro nascita spirituale, è
evidente se compariamo il verso 29 dello stesso capitolo di Galati:
"Ma come allora colui che era nato dalla carne perseguitava colui
che era nato dallo Spirito, così è anche ora." Per natura, a
prescindere dalla potenza della promessa di Dio, noi siamo secondo la
carne. Quello che è nato dalla carne è carne. Ma mediante la promessa
di Dio siamo nati dallo Spirito e secondo lo Spirito. Perché quello che
è nato dallo Spirito è spirito. E, quindi, i figli della promessa sono
i figli spirituali, in cui Dio ha operato e realizzato la potenza della
Sua promessa di salvezza.
Infine, in stretta connessione con l’espressione
"figli della promessa" si trova il nome figli di Dio. I
figli della promessa sono figli di Dio. Perché l’apostolo al verso 8
scrive: "cioè, quelli che sono i figli della carne non sono i
figli di Dio, ma i figli della promessa sono considerati essere la
discendenza." L’implicazione è, evidentemente, che i figli della
promessa sono, in verità, i figli di Dio. Essi sono quelli che Dio ha
adottato come Suoi figli in Cristo prima della fondazione del mondo, per
cui Cristo è morto e risuscitato affinchè potessero avere il diritto
di figliolanza, e nei quali Dio realizza questa adozione mediante lo
Spirito di grazia.
Se ora consideriamo questi differenti termini, che
designano i figli della promessa, nella loro relazione e connessione l’uno
con l’altro, concludiamo quanto segue. Nell’antica dispensazione i
figli di Dio, il popolo di Dio, erano discendenti naturali di Abraamo e
di Israele. Questa è la ragione per cui essi potevano essere chiamati
la discendenza di Abraamo ed Israeliti. Notate: non diciamo che tutti
i discendenti di Abraamo erano anche tutti figli di Dio, ma di sicuro,
in generale, può essere detto che per molti secoli tutti i figli di Dio
erano tutti discendenti naturali di Abraamo. Essi erano di Israele. Essi
erano Giudei. Questo è vero anche di Cristo, per quanto concerne la
carne. Ma questi discendenti di Abraamo e di Israele divennero figli di
Dio soltanto attraverso la promessa. La Discendenza di Abraamo secondo
la carne è carnale. Perché Abraamo da se stesso non poteva mai
partorire figli spirituali di Dio. Quello che è nato da Abraamo è nato
da carne ed è carne. E, quindi, l’apostolo può scrivere: "né
perché essi sono della discendenza [la discendenza naturale] di Abraamo
sono tutti figli." Infatti, se questo fosse stato tutto quello che
si poteva dire di questi figli, che essi cioè erano nati da Abraamo
come loro padre, nessuno di essi, no, non uno, sarebbe stato un figlio
di Dio. Non più di quanto Abraamo da se stesso poteva partorire il
Cristo avrebbe egli potuto dare alla luce un singolo figlio di Dio. Ma
Dio fece dei figli secondo lo Spirito, figli di Dio dai discendenti di
Abraamo. Egli diede ad Abraamo la vera discendenza per la Sua grazia,
col realizzare per lui la Sua promessa. E così i figli della promessa
sono i figli di Dio, la vera discendenza di Abraamo, l’Israele di Dio.
In principio ciò non è mai cambiato. Perché i
credenti della nuova dispensazione sono ancora la discendenza di Abraamo.
Notate bene, essi non sono una categoria della discendenza di
Abraamo, mentre i Giudei sono la vera discendenza, ma i credenti
della nuova dispensazione sono la discendenza di Abraamo insieme con i
figli della promessa di ogni epoca. E Dio realizza ancora il Suo patto
con loro nelle loro generazioni, come fece con Abraamo. Ed è ancora
vero che la grazia non è ereditata, che i credenti non possono da se
stessi partorire un singolo figlio di Dio. Noi possiamo soltanto
partorire figli della carne per natura. Ma Dio dà a loro i figli della
promessa. Dalla loro discendenza Dio prende i Suoi figli e dalla loro
carne piace a Dio di creare spirito. In questa speranza della
meravigliosa grazia di Dio la Chiesa partorisce figli.
I credenti non hanno niente a che fare con le
maledette pratiche del controllo delle nascite, in qualsiasi forma i
presunti savi del mondo la offrano ad una generazione stupida e carnale.
Essi devono partorire il corpo di Cristo, la moltitudine che nessun uomo
può numerare, la vera discendenza di Abraamo, i figli della promessa.
Ed essi hanno il privilegio per grazia anche in questo di essere
collaboratori di Dio. Egli trasformerà i loro figli carnali in figli
spirituali di Dio!
II. Chi Essi Sono
Ma chi sono questi figli della promessa? La
promessa di Dio riguarda tutti i figli naturali di Abraamo? Sono tutti i
discendenti del padre dei credenti anche tutti figli di Dio? E’ tutta
la discendenza di Abraamo discendenza spirituale per la grazia di Dio?
Questa è la questione con cui si confronta il nostro testo. Sono tutti
gli Israeliti figli della promessa, eletti, adottati ad essere figli di
Dio, nati da Lui? Dio opera il miracolo della Sua grazia in tutti i
Giudei? E’ giustificata la conclusione che siccome uno è Giudeo
quindi deve essere un figlio della promessa? Nell’antica dispensazione
tutti i figli della promessa erano Giudei; erano, quindi tutti i Giudei
anche figli di Dio? Nella nuova dispensazione Dio stabilisce il Suo
patto con i credenti ed i loro figli; ciò implica che tutti i figli dei
credenti sono eredi secondo la promessa?
Quando la parola della promessa è considerata in
modo superficiale sembrerebbe come se una risposta positiva sia
giustificata. E notiamo che è alla Parola di Dio che l’apostolo si
volge per trovare una risposta a questa domanda. Egli ci assicura che la
Parola di Dio non è caduta a terra, fallendo. Tuttavia, sembrerebbe che
la Parola di Dio include nella promessa tutti i figli di Abraamo secondo
la carne. Non era forse la Parola di Dio senza limitazioni: Io
stabilirò il Mio patto tra Me e te e la tua discendenza dopo di te
nelle loro generazioni, per essere Dio a te e alla tua discendenza dopo
di te? E non proclama l’apostolo Pietro la stessa promessa generale,
quando, trovandosi all’entrata stessa della nuova dispensazione, egli
proclama: Perché per voi è la promessa e ai vostri figli, e a tutti
quelli che sono lontani, quanti il Signore nostro Dio ne chiamerà?
Ma cosa allora? Non è una realtà, il fatto stesso
che si profila enorme alla mente dell’apostolo e che lo riempie di
pesantezza e grande tristezza, e cioè che molti, che la larga
maggioranza dei discendenti di Abraamo, non hanno mai ricevuto la
promessa, che migliaia e migliaia appartenenti alla discendenza di
Abraamo nell’antica dispensazione perirono, che nel momento stesso in
cui la promessa di Dio fa ingresso nella nazione di Israele per esservi
realizzata essa è rigettata in modo definito, e che i cuori di molti
individui giudei sono così induriti che essi sono chiusi all’influenza
del vangelo di Cristo? E non deve essere detto lo stesso dei figli dei
credenti nella nuova dispensazione? Quanti di essi ricevono il sigillo
del patto di Dio nell’infanzia, sono istruiti nella via del patto di
Dio dalla loro gioventù, per poi disdegnare e disprezzare le promesse
di Dio e scegliere la via della distruzione fino all’amara fine! In
che modo, allora, spiegheremo questo abbagliante fatto alla luce della
promessa di Dio riguardante Abraamo e la sua discendenza, concernente i
credenti e i loro figli?
Vi sono molti che, quando confrontano questa
questione, si rifugiano nella spiegazione che la promessa di Dio è
contingente al consenso e all’accettazione della promessa da parte
della discendenza di Abraamo, da parte dei figli dei credenti. La
promessa, essi dicono, è per tutta la discendenza naturale di Abraamo e
per tutti i figli dei credenti. Essi tutti, senza eccezione, sono
compresi nel patto di Dio. Dal lato di Dio il patto è stabilito con
loro. Da parte di Dio la promessa è a loro tutti: "sì ed
amen." Questo, essi dicono, è il privilegio di tutti quelli che
sono nati da genitori credenti, nella chiesa di Cristo, e cioè, che Dio
pone dinanzi a loro la promessa, promette loro le benedizioni della
salvezza. Soltanto che quando essi giungono agli anni della discrezione
essi devono accettare le loro obbligazioni pattali. La promessa è
contingente a questo. E se la promessa non è accettata, essi non
possono riceverla, semplicemente. Così era nell’antica dispensazione.
La promessa ad Abraamo e la sua discendenza include, per certo, tutta la
discendenza naturale di Abraamo. Ma migliaia per i quali la promessa era
intesa hanno fallito di accettare l’offerta di salvezza da parte di
Dio. Quindi, molti dei figli della promessa si sono perduti. E lo stesso
fallimento di accettare la promessa spiega perché così tanti figli di
credenti nella nuova dispensazione per i quali la promessa è intesa,
sono cacciati fuori e rigettati.
Notiamo, tuttavia, che questa spiegazione è
piuttosto contraria alla Parola di Dio nel nostro testo. Perché l’apostolo
scrive che la Parola di Dio non è caduta a terra. Perfino quando, in
modo terribile, si verifica che innumerevoli Giudei sono rigettati, ciò
non giustifica la conclusione che la Parola di Dio è caduta a terra,
fallendo. Tuttavia, secondo la spiegazione appena menzionata questo è
esattamente quanto è accaduto. La parola di Dio è fallita. La promessa
di Dio era per tutti, tuttavia nel caso di migliaia e migliaia questa
promessa è fallita nella sua realizzazione. Non rispondete dicendo che
la promessa nel loro caso è fallita a motivo del loro rifiuto di
accettare la promessa ed onorare il patto di Dio. Perché, anche se
comprendo pienamente ed ammetto che essi furono perduti nella via della
loro incredulità ed iniquità, nego che questo serva come spiegazione
del fatto che Dio non ha adempiuto la Sua promessa in loro. Non sono
tutti i figli di Abraamo uguali per natura? Non sono tutti loro morti in
falli e peccati da quando sono nati? E’ qualcuno di loro per natura in
grado di entrare nel patto di Dio, di credere e sperare nella promessa,
a meno che Dio prima realizzi la Sua promessa nei loro confronti? Come
diventeranno mai i discendenti di Abraamo, i figli dei credenti, figli
spirituali della promessa a meno che Dio non prenda l’iniziativa e
realizzi la Sua promessa? Se, allora, la promessa di Dio è per tutta la
discendenza di Abraamo, e se per natura tutti i figli di Abraamo secondo
la carne sono similmente incapaci di rendersi degni o recettivi nei
confronti della promessa di Dio, ne consegue che la parola di Dio è
caduta a terra, non ha avuto alcun effetto, è del tutto fallita nel
caso di quei figli di Abraamo che non ricevono mai la promessa.
Ma, come è stato affermato, ciò è contrario alla
Parola di Dio nel nostro testo. Non che la parola di Dio sia caduta a
terra! La Parola di Dio è la Parola di DIO! Essa non è mai contingente!
Non è mai dipendente dalla creatura per la sua realizzazione. La sua
realizzazione dipende da Dio soltanto! Ed Egli è l’Amen! Egli è la
Roccia! Qualsiasi cosa possa fallire, la Sua Parola non fallisce mai! E
così in questo caso non è caduta a terra, nemmeno nel caso di coloro
che sono perduti. Tutti coloro ai quali la promessa è stata data e
riguardava sono stati certamente salvati. Non uno di loro è perito! Ma
da questo segue che la Parola di Dio in questione era limitata nella sua
ampiezza e che la promessa non riguardava tutta la discendenza di
Abraamo. E questa è, in verità, la risposta dell’apostolo, la
spiegazione della Scrittura del fatto che migliaia di Israeliti secondo
la carne hanno fallito di divenire eredi del regno dei cieli. Non sono
tutti Israele quelli che sono di Israele, che sono discendenti di
Giacobbe. Né essi sono tutti figli, veri figli di Dio, solo perché
sono della discendenza di Abraamo. I figli della carne non sono i figli
di Dio. Ma i figli della promessa, cioè, quei figli di Abraamo nei
quali Dio liberamente e sovranamente realizza la Sua promessa, che sono,
quindi, nati spiritualmente attraverso la potenza della promessa, questi
sono ritenuti essere la vera discendenza di Abraamo, e questi sono
intesi dalla Parola di Dio quando dice: Io stabilirò il mio patto tra
Me e te e la tua discendenza dopo di te!
La verità di questa spiegazione è dimostrata dall’esempio
di Isacco: Abraamo aveva altri figli. Al momento della nascita di Isacco
egli era già padre del figlio di Hagar, la donna schiava; e dopo il suo
matrimonio con Keturah egli ottenne altri figli. Non può essere negato
che tutti questi figli di Abraamo erano inclusi nella "discendenza
di Abraamo" nel senso naturale del termine. Tuttavia Dio
chiaramente limita la Sua promessa ad Isacco: In Isacco sarà chiamata
la tua discendenza!
E questo è ancora valido. Anche oggi la promessa è
a noi e ai nostri figli. Dio stabilisce il Suo patto nella linea delle
continue generazioni dei credenti. Ciò significa che tutti i figli dei
credenti sono figli della promessa? Dà ai genitori che hanno, diciamo,
quattro o cinque figli, una base, una base fornitagli da Dio, per
reclamare che tutti i loro figli siano salvati? Possono essi intercedere
per loro con l’Altissimo e dire: sulla base della Tua promessa a me,
io sono audace nel chiederti che Tu trasformi tutti i miei figli in
figli Tuoi? E se il Signore non ode questa petizione ed uno o più dei
figli dovesse perdersi in modo evidente, avranno ragione di lamentare
che la Parola di Dio non ha avuto effetto? Così non sia! Non sono tutti
Israele quelli che sono di Israele. E non tutta la discendenza dei
credenti sono figli di Dio. Ma i figli della promessa saranno
considerati essere la discendenza. Dio prende i Suoi figli in modo
sovrano dai nostri e realizza tutta la Sua Parola!
III. Qual è la Loro
Relazione nei Confronti dei Figli Carnali?
La questione sorge: qual è la significatività di
ciò? Qual è la relazione tra questi due tipi di discendenza nella
stessa linea delle generazioni del popolo di Dio?
Esternamente e per un tempo essi sono un solo popolo.
Nel senso più stretto era così nell’antica dispensazione, quando la
linea del patto era confinata all’interno dei limiti della nazione di
Israele. Essi formavano una nazione. Essi erano chiamati tutti Israele.
Essi tutti vivevano sotto le operazioni di Dio con i Suoi. Essi tutti
furono liberati con un braccio potente dalla casa di schiavitù; essi
tutti furono testimoni dei terribili miracoli di Dio; essi tutti
passarono attraverso il mare, essi tutti furono battezzati in Mosè,
essi tutti mangiarono del cibo spirituale e bevvero dalla roccia
spirituale che li seguiva. Essi erano la nazione che ricevette la legge,
a cui la Parola di Dio fu affidata, di cui erano i profeti, i sacerdoti,
i re, il servizio del tempio, gli altari e sacrifici. Tuttavia, della
maggioranza di essi Dio non si compiacque. Vi erano due discendenze. Vi
erano all’interno della nazione di Israele i veri figli della promessa
e i figli carnali che disprezzavano il patto di Dio e calpestavano le
sante cose del patto di Dio, la Sua Parola e precetti. E questi erano in
genere la maggioranza.
Nè ciò è differente nella nuova dispensazione. La
Chiesa nel mondo è la radunanza dei credenti confessanti e dei loro
figli. Ed essi formano un solo popolo, anche se nel corso del patto di
Dio non è più confinato ad una sola nazione. E a questo popolo Dio
rivela il Suo patto. Essi sono chiamati col Suo nome. Ed esternamente
tutti quelli che appartengono a loro sono soggetti agli stessi
trattamenti. Quando una congregazione è radunata, essa è una
manifestazione della Chiesa di Cristo. Essa tutta è battezzata nel nome
del Dio Triuno. A tutti è predicata la Parola. In quanto congregazione
celebrano la morte del nostro Signore Gesù Cristo alla tavola della
comunione. E tutti, giovani ed anziani, sono istruiti nella conoscenza
di Dio e del nostro Salvatore Gesù Cristo. Tuttavia, anche alla Chiesa
della nuova dispensazione, anche a questa Chiesa di Cristo nel mondo la
Parola di Dio si applica: non sono tutti Israele quelli che sono di
Israele. Vi sono sempre i figli della promessa, la vera discendenza
spirituale. Ma in essa si sviluppa anche, ancora e sempre, la
discendenza carnale, che vive in stretta prossimità e comunione esterna
con la discendenza spirituale, dimora nella stessa casa con questa, è
soggetta alle stesse influenze di questa, ma non sono figli della
promessa e non ricevono la grazia di Dio nei loro cuori.
E la presenza di questi figli carnali è di grande
significatività per la Chiesa di Cristo.
Prima di tutto, può essere notato che essi sono
causa di continua tristezza, della grande tristezza di cui l’apostolo
parla nel principio di questo capitolo. Essi sono dalla nostra carne e
sangue e noi desideriamo grandemente e seriamente la salvezza di quelli
che ci sono cari. Cosa c’è che i genitori desiderano più seriamente
per i loro figli del fatto che essi tutti possano camminare nel timore
del Signore ed essere salvati? E cosa è vero dei genitori in relazione
ai loro figli si applica ad un pastore, agli ufficiali ecclesiastici in
generale, all’intera congregazione per quanto riguarda tutte le pecore
individuali del gregge a cui essi appartengono. Essi gioiscono quando i
figli del patto di Dio crescono come figli della promessa e servono il
Signore. Questa è la loro costante preghiera. A questo fine essi si
affaticano, predicano, istruiscono, ammoniscono, rimproverano,
incoraggiano, confortano, pubblicamente e privatamente, nel mezzo delle
radunanze della Chiesa e nel contatto individuale. Tuttavia, non tutti
si manifestano come figli della promessa. Molti disprezzano il diritto
di primogenitura come Esaù. Vi ci affaticate, prestate loro speciale
attenzione. Quando essi si sviano e diventano indifferenti su di loro è
spesa più fatica che con quelli che camminano in modo costante nelle
vie del patto. Li ammonite, pregate con loro, ma non serve a nulla. A
volte ad un età molto precoce essi si rivelano come figli carnali. Essi
amano le cose del mondo. Disprezzano le benedizioni spirituali del regno
di Dio. Calpestano il patto di Dio. Ed infine essi abbandonano la
comunione del popolo di Dio o sono scomunicati dalla Chiesa, per cercare
il loro diletto nei piaceri del peccato. Questa è una grande tristezza
ed un peso gravoso da portare fintanto che siamo nella casa terrestre di
questo tabernacolo. La nostra carne grida quando la misericordia sovrana
di Dio taglia attraverso la discendenza di Abraamo per fare separazione
dei figli della promessa dalla discendenza carnale!
In secondo luogo, essi sono motivo di problemi
costanti nella Chiesa di Cristo sulla terra, e la loro presenza rende
ovvia la necessità di vigilare costantemente da parte della Chiesa, in
modo particolare degli ufficiali ecclesiastici. E’ a motivo della loro
presenza, in modo particolare, che la Chiesa sulla terra è sempre in
pericolo di apostatare dalla verità. Quanto chiaramente questo è
illustrato nella storia del popolo di Israele nell’antica
dispensazione! Quanto abbondava l’elemento carnale nel loro mezzo! In
qual misura essi facevano sempre sviare Israele, per servire altri dèi,
per cercare i piaceri del peccato, per portare la terribile ira di
Jehovah sulla nazione! Quanto piccolo era spesso il residuo secondo l’elezione!
Ed essi divenivano il motivo per il quale la nazione era condotta in
cattività, e per cui furono infine rigettati perché crocifissero il
Figlio di Dio! Lo stesso è ancora vero. L’elemento carnale nella
Chiesa sulla terra tende sempre a corrompere la verità, ad esporre la
Chiesa ad ogni vento di dottrina. Sono loro che trovano troppo stretta
la via del regno, che la allargherebbero per fare spazio a coloro che
seguono le loro concupiscenze carnali, che amalgherebbero la Chiesa ed
il mondo e per quella ragione desiderano attrarre il mondo nella Chiesa.
E, quindi, che la Chiesa vigili e preghi, così che non cada in
tentazione; vigili sulla pura Parola di Dio nella predicazione e nell’istruzione;
vigili sulla vita ed il cammino dei suoi membri, sia nel ministero della
Parola che nell’esercizio della disciplina Cristiana. E non seguano
mai la via dei figli carnali, anche se dovessero raggiungere una
posizione dominante nella Chiesa, e così sia ripetutamente necessario
separarsi per mantenere la purezza della Chiesa!
Dunque, infine, la presenza perpetua dell’elemento
carnale nella Chiesa di Cristo nel mondo è la causa del fatto che la
Chiesa deve combattere la sua più dura battaglia nella sua propria
casa, e non sul campo di missione. Perché è mediante questo elemento
carnale che la misura di iniquità è colmata, e dalla discendenza
carnale la potenza anticristiana si sta sviluppando in modo continuo,
fino a che sia rivelato l’uomo del peccato, il figlio di perdizione,
la culminazione di tutte le forze dell’iniquità. E’ nella
discendenza carnale che il peccato diviene manifesto in tutto il suo
orrore: essi uccidono i profeti e lapidano coloro che gli sono mandati,
essi crocifissero Cristo e Lo crocifiggono sempre nuovamente, essi
partoriscono la falsa chiesa. I figli della promessa sono impegnati in
una continua guerra spirituale con loro, fino a che giungano i giorni in
cui vi sarà grande tribolazione, giorni in cui gli eletti stessi
sarebbero ingannati se essi non fossero abbreviati a loro motivo!
Vigilate, quindi!
Non diciamo: noi abbiamo Abraamo per nostro padre!
Non sono tutti Israele quelli che sono di Israele, nè essi sono figli
di Dio perchè sono della discendenza naturale di Abraamo. Non dite mai
che la Parola di Dio è caduta a terra, perché Dio realizza la Sua
promessa in tutto il Suo popolo. La Sua Parola non fallisce mai.
Ma camminate come figli spirituali di Dio in Cristo,
vigilando e pregando, individualmente e come Chiesa, così che nessuno
prenda la nostra corona!
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