Quella concernente il patto eterno di Dio è un’eredità
peculiarmente Riformata, anche più della dottrina della sovrana
predestinazione. La ragione di ciò, forse, è che nella teologia
Riformata, in modo particolare, è posta una forte enfasi sull’ auto-rivelazione
e sulla gloria di Dio come essente il fine ed il proposito di tutte le
opere di Dio, e, inoltre, perchè è nella relazione del patto di Dio
con l’uomo che Egli si rivela in modo speciale in tutta la bellezza
delle Sue perfezioni, nella Sua vita stessa di Dio Triuno. La verità
dell’elezione eterna è stata spesso denominata "cor
ecclesiae," ovvero il cuore della chiesa. Si può dire però, d’altra
parte, che la dottrina del patto ha a che fare col cuore stesso della
religione, perché nella relazione pattale il Dio Triuno ci riceve nella
Sua propria famiglia, ci accoglie nel suo seno, ci apre il Suo cuore,
cammina e parla con noi, ci chiama e tratta come amici, così che
possiamo conoscerlo, confidare in Lui, amarlo con tutto il nostro cuore,
con tutta l’anima, con tutta la mente e la nostra forza, e servirlo in
qualità di Suoi amici. Nella relazione pattale Dio dimora con noi, e
noi con Lui: il tabernacolo di Dio è con gli uomini!
Tuttavia, il fatto che questa relazione vivente di
amicizia da parte di Dio nei confronti dell’uomo sia la concezione
propria e l’essenza del patto non ha ricevuto la dovuta ricognizione.
Di solito, il patto è stato compreso come un accordo tra Dio e gli
uomini, oppure la sua essenza è stata vista nella promessa: "Io
sarò il vostro Dio." Esso è stato descritto come una via di
salvezza, come un mezzo per raggiungere un fine, piuttosto che come il
cuore della vera religione, come la più alta auto-rivelazione del Dio
triuno, come la realizzazione ultima del proposito di Dio nella salvezza.
Il principale proposito di questo breve trattato è dimostrare che è
proprio quest’ultima la concezione che si dovrebbe avere del patto di
Dio presentatoci nella Sacra Scrittura.
A causa dello sviluppo piuttosto tardo della verità
concernente il patto, le confessioni Riformate hanno poco da offrire che
possa esserci d’aiuto nel definire l’idea della relazione pattale. E’
fatta menzione del patto in connessione al battesimo e alla salvezza
degli infanti. Il Catechismo di Heidelberg dichiara che gli
infanti "proprio come gli adulti, sono inclusi nel patto e nella
chiesa di Dio," e, quindi, essi devono "per mezzo del
battesimo come segno del patto, anch’essi essere ammessi nella chiesa
cristiana, ed essere distinti dai bambini dei non credenti come fu fatto
nell’antico patto o testamento per mezzo della circoncisione, al posto
della quale il battesimo è istituito nel nuovo patto" (D. & R.
74). Similmente, la Confessione Belga esprime la convinzione che
i figli dei credenti "dovrebbero essere battezzati e sigillati col
segno del patto, come i bambini in Israele erano in precedenza
circoncisi, in base alle stesse promesse che sono fatte ai nostri
bambini" (Art. 34). La Forma per l’Amministrazione del Battesimo
parla di un "eterno patto di grazia," il cui stabilimento Dio
il Padre "testimonia e sigilla a noi" per mezzo del santo
battesimo; essa descrive il patto come composto di due parti, e la
nostra parte consiste in questo: che siamo "obbligati a nuova
obbedienza, cioè, che rimaniamo fedeli a questo unico Dio, Padre,
Figlio, e Spirito Santo, che confidiamo in Lui, e Lo amiamo con tutto il
nostro cuore, con tutta la nostra anima, con tutta la nostra mente, e
con tutta la nostra forza, che abbandoniamo il mondo, crocifiggiamo la
nostra vecchia natura, e camminiamo in una nuova e santa vita."
Essa poi descrive il santo battesimo come "un sigillo ed un’indubbia
testimonianza del fatto che noi abbiamo un eterno patto di grazia con
Dio." Infine, i figli dei credenti sono detti essere battezzati
come "eredi del regno di Dio e del suo patto." Tutto questo,
senza dubbio, è significativo, e, tuttavia, non ci offre alcuan
definizione del patto.
Una maggiore approssimazione ad una definizione della
relazione pattale la troviamo nella più tarda Confessione di
Westminster. In essa troviamo menzionato il patto di Dio con Adamo,
che la Confessione descrive come qualcosa di aggiunto alla relazione
della creatura umana con Dio, e come "un patto di opere, nel quale
la vita fu promessa ad Adamo, ed in lui alla sua posterità, a
condizione di perfetta e personale obbedienza!" Essa parla anche
del patto di grazia come un secondo patto "nel quale egli
liberamente offre ai peccatori la vita e la salvezza per mezzo di Gesù
Cristo, richiedendo da parte loro fede in lui così che essi possano
essere salvati" (VII:1-3).
Qui, dunque, ci imbattiamo nella nozione che il patto
è qualcosa di addizionale e secondario, un mezzo per raggiungere un
fine, un modo per ottenere la vita, un espediente per conquistare la
salvezza. E fin da allora questa è divenuta la prevalente concezione
del patto. Per evitare di dare a questo saggio l’apparenza di un
trattato teologico, mi tratterrò dall’offrire al lettore delle
citazioni dagli scritti dei teologi che provino la veridicità di questa
affermazione. Fatto sta che, generalmente parlando, il patto di Dio è
definito come un mezzo per raggiungere un fine, e non come il fine
stesso. Occasionalmente, è vero, si trova qualche barlume di una
nozione del patto più profonda e ricca: l’idea espressa è che la
relazione tra le tre persone nella Santa Trinità è la base ultima
della relazione pattale, e che, nel patto, Dio parla con l’uomo come
un amico col suo amico. Tuttavia, questa verità non è mai elaborata e
portata alla sua coerente conclusione. Il patto di Dio con l’uomo è
sempre un mezzo per raggiungere un fine, una via di salvezza, ma non è,
in se stesso, il fine più alto.
Le definizioni fornite nel passato possono differire
nei dettagli, ma la nozione prevalente rimane la stessa. Alcuni
enfatizzano che il patto è un accordo, un’alleanza; altri vi scorgono
l’idea principale nella promessa; altri ancora lo descrivono come un
modo in cui Dio salva il Suo popolo. Alcuni parlano soltanto di "parti,"
altri insistono che vi sono in modo definito due "parti contraenti"
nel patto. Conformemente a questo, alcuni vedono il patto come
strettamente unilaterale, stabilito da una parte soltanto: Dio solo
realizza e mantiene il patto. Altri insistono che è bilaterale: è un
accordo che è realizzato per mezzo del consenso di entrambe le parti
contraenti: Dio e l’uomo. Altri ancora vorrebbero che il patto fosse
unilaterale, stabilito da Dio solo, in origine, ma bilaterale nelle
operazioni: Dio soltanto stabilisce il patto ma, dopo che esso è
stabilito, l’uomo diviene in esso una parte contraente. Secondo alcuni,
il patto è stabilito con Cristo, altri lo chiamano un accordo tra Dio e
gli eletti, altri ancora preferiscono descrivere le parti contraenti
come il Dio offeso e il peccatore offensore. La nozione comune, tuttavia,
a ognuna di queste definizioni, è che il patto sia, essenzialmente, un
accordo tra Dio e gli uomini, e gli elementi principali sono sempre la
promessa della vita eterna e la condizione di fede ed obbedienza.
Contro questa presentazione dell’idea del patto di
Dio possono essere sollevate serie obiezioni. La più seria e
fondamentale di esse è che l’uomo non può realmente essere una parte
contraente in relazione al Dio vivente, perché Dio è Dio, è Colui che
è infinito, eterno, auto-esistente, perfettamente sufficiente. Egli è
il Signore, il Creatore sovrano dal Quale, attraverso il Quale, e per il
Quale sono tutte le cose. Non vi è nessuno accanto a Lui. L’uomo,
invece, è una mera creatura che deve al suo Signore e Creatore la sua
intera esistenza, tutto quello che è e che ha, il suo intero essere,
con corpo e anima, mente, volontà e forza, con tutti i suoi poteri,
talenti e possessioni, in ogni relazione ed in ogni momento della sua
vita. Dio è eternamente la Fonte straripante di ogni bene, e l’uomo
è eternamente la creatura dipendente e bisognosa, che deve attingere da
quella Fonte. Dio è l’autosufficiente IO SONO, l’uomo è
costantemente e completamente dipendente da Lui. Come potrà egli allora
assumere la posizione di una parte contraente in relazione al suo Dio?
Quale obbligo potrebbe accollarsi accanto a quello già incombente su di
lui senza alcun accordo speciale, e cioè quello di amare il Signore suo
Dio con tutta la sua forza? Può l’adempimento di questa solenne
obbligazione divenire mai una condizione per più alti favori e più
ricche benedizioni?
L’uomo non può portare niente a Dio, perché la
terra nella sua interezza è del Signore. Suoi sono l’oro e l’argento,
e il bestiame su mille colline. Egli non può fare niente per Dio, il
Quale è assolutamente autosufficiente. Tutto il bene che l’uomo ha è
un dono di grazia, di libero e sovrano favore da parte del suo Dio.
Perfino il privilegio di poter amare e servire il suo Creatore è un
dono della bontà divina, per la quale deve ringraziarlo. Come può
dunque la relazione tra questo Signore, che è assolutamente sovrano, e
questa creatura, completamente dipendente, essere o diventare mai un
accordo con condizioni e stipulazioni reciproche? Come può mai l’uomo
meritare la vita eterna, o, per dirla tutta, meritare qualsiasi cosa da
Dio, adempiendo certe condizioni? Forse che io stabilisco un accordo col
verme che striscia ai miei piedi? O può un uomo che mi deve mille
dollari reclamare nuovi favori dopo che mi ha pagato il suo debito?
Come, dunque, può il granello di polvere che è l’uomo mai assumere
la posizione di una parte contraente in relazione a Dio, e meritare
speciali favori e benedizioni, pagando a Dio quello che già gli deve?
La relazione tra Dio e l’uomo non può mai realmente essere quella di
un accordo tra parti contraenti, con reciproche stipulazioni, condizioni,
e promesse!
I teologi Riformati hanno sempre avvertito il peso di
questa obiezione. Essi di solito provano ad affrontarla dicendo che
questo modo di fare da parte di Dio con l’uomo è dovuto al suo libero
e condiscendente favore e grazia. Per mezzo di questa grazia libera e
sovrana l’uomo è posto nella posizione tale da poter divenire una
parte contraente con Dio, ed accordarsi con Lui, o acconsentire ad un
accordo secondo il quale egli sarebbe capace di ottenere un qualche tipo
di bene più alto, anche la vita eterna, adempiendo certe condizioni ed
obblighi.
A questo, però, noi obiettiamo che Dio non può
rinnegare Se Stesso, e che è proprio questo ciò che Egli dovrebbe fare
se ponesse la creatura nella posizione di una parte contraente in
relazione a Se Stesso. Riverentemente parlando, Dio non può
condiscendere all’uomo in modo tale da conferirgli la prerogativa di
fare delle stipulazioni, o di meritare qualsiasi cosa da parte Sua
adempiendo certe condizioni stipulate. E’ vero, la dichiarazione della
legge "fai questo e vivrai" è immutabile, perché l’obbedienza
è la sola via per ottenere e fare esperienza del favore di Dio, e nel
Suo favore è la vita. Ma questo non può mai essere audacemente
interpretato come se implicasse che, adempiendo il suo obbligo di
obbedienza nell’amore di Dio, l’uomo potesse rendersi degno di ciò
che nella Scrittura è chiamato "vita eterna." In verità,
"come in tutti i patti vi sono contenute due parti" così
anche nel patto di grazia è lo stesso, ed è la nostra parte nel patto
quella di amare il Signore nostro Dio con tutto il nostro cuore, con
tutta la nostra mente, con tutta la nostra anima, e con tutta la nostra
forza.
Ma si badi bene, prima di tutto, che con "parti"
non si vuol dire "parti contraenti," e, in secondo luogo, che
la nostra "parte" non è una condizione perché possa
adempirsi anche la "parte" di Dio, ma piuttosto essa è il
frutto di quest’ultima, la nostra reazione al patto di Dio come
creature razionali, morali: Dio sovranamente ed incondizionatamente
realizza il Suo patto con noi, ed in virtù di ciò noi siamo messi in
grado di fare la nostra "parte." Egli ci dà la vita eterna, e
in virtù della potenza di quella vita eterna noi lo amiamo.
Inoltre, nelle Scritture non leggiamo mai di un tale
accordo tra Dio e l’uomo, in cui Dio farebbe certe stipulazioni che l’uomo
accetta, e che, adempiendole, si rende degno della "vita eterna."
Non vi è niente nella rivelazione scritturale
concernente l’uomo nello stato di giustizia che suggerisca una tale
relazione tra Dio ed Adamo.
Che vi fosse, in ogni caso, una tale relazione tra
Dio e l’uomo prima della caduta è divenuta una nozione ricorrente
nella dottrina Riformata. La relazione è conosciuta come il "patto
d’opere." Questo patto, secondo la veduta tradizionale,
consisteva di una promessa, una condizione, ed una punizione. La
promessa era la vita eterna per Adamo e la sua posterità. La condizione
era perfetta obbedienza, messa alla prova per mezzo del comandamento
probatorio di non mangiare dall’albero della conoscenza. La punizione
era la morte. Questi erano gli elementi e i termini dell’accordo che
si suppone che Dio abbia stipulato con Adamo.
Le obiezioni che possono essere sollevate contro
questa veduta sono numerose. Prima di tutto, sia notato che in nessun
luogo nei primi tre capitoli della Genesi le Scritture parlano di un
accordo reciproco, mutuo, tra Dio ed Adamo. Al contrario, è Dio che
agisce durante tutto il racconto, e Lui soltanto. E’ Lui che crea l’uomo
e che lo pone nel giardino di Eden. E’ Lui che pianta l’albero della
conoscenza del bene e del male. E’ Lui che dà il comandamento:
"non ne mangerai." Questo comandamento non è in alcun modo
contingente al consenso di Adamo. Egli si trova semplicemente sotto
questa legge. In secondo luogo, la nozione che Dio promise ad Adamo
"la vita eterna" è una pura invenzione, un pigmento dell’immaginazione.
Le Scritture non lo suggeriscono nemmeno. La nozione è dedotta dalla
punizione con la morte con cui Adamo era minacciato in caso di
disobbedienza. E’ argomentato che, dal momento che la morte era la
punizione per la disobbedienza, ne consegue che la "vita eterna"
era la promessa implicata, a condizione di obbedienza.
Ma questa deduzione è falsa. Può essere concesso
che Adamo non avrebbe sofferto la morte, se fosse rimasto fedele. Ma
ciò è interamente differente dal dire che avrebbe raggiunto il più
alto stato della gloria celeste che nella Bibbia è chiamato "vita
eterna." Egli sarebbe semplicemente stato confermato nel suo stato
terrestre. Inoltre, posiamo tranquillamente affermare che ciò che la
Bibbia chiama "vita eterna" è uno stato di gloria e di
beatitudine, una forma di comunione col Dio vivente, che Adamo non
poteva mai raggiungere. Per questo c’è bisogno dell’incarnazione
del Figlio di Dio, è questa la base, e la sua centrale realizzazione è
nella risurrezione di Gesù Cristo dai morti. Inoltre, quando sarebbe
stato preso Adamo in quella gloria celeste? Dopo che l’intera razza
umana sarebbe stata generata e l’intera creazione sarebbe stata
glorificata con lui? Basti dire, comunque, che nessuna promessa di
"vita eterna" fu data, né avrebbe potuto essere data, al
nostro primo padre in paradiso.
E nemmeno l’altra forma del patto di Dio,
comunemente conosciuta come "patto di grazia," è mai
presentata nelle Scritture come un accordo. Uniformemente la Bibbia
enfatizza che Dio stabilisce il Suo patto. Immediatamente dopo la
caduta, Dio rivela il Suo proposito di mantenere il Suo patto nella ben
nota sovrana dichiarazione: "E io porrò inimicizia fra te e la
donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e
tu ferirai il suo calcagno" (Genesi 3:15). Questo stabilimento del
patto non dipende per niente dal consenso dell’uomo.
A Noè, sia prima che immediatamente dopo il diluvio,
Dio dichiara che Egli stabilirà il Suo patto con lui e la sua
discendenza (Genesi 6:18; 9:11). Il patto è di Dio, e Lui soltanto lo
stabilisce. La medesima espressione è impiegata per illustrare lo
stabilimento del patto di Dio con Abraamo: "Io stabilirò il mio
patto" (Genesi 17:7). Ed è in questa stessa maniera che esso è
presentato attraverso tutte le Scritture. Attraverso Isaia Dio dichiara
al Suo popolo: "Io stabilirò con voi un patto eterno" (Isaia
55:3). In tutto il libro di Geremia egli dice: "stabilirò un nuovo
patto con la casa d'Israele" (Geremia 31:31), e questo passaggio è
applicato al patto della nuova dispensazione in Ebrei 8:8-10.
Che il patto non sia un mutuo accordo, e che sia
invece stabilito da Geova soltanto, è anche chiaramente rivelato nella
visione registrata in Genesi 15:9. Abraamo riceve il comando di prendere
vari animali sacrificali, di dividerli a metà, e di porre i pezzi in
due file l’una di fronte all’altra. Geova quindi, sotto i simboli di
una fornace fumante ed una torcia ardente, passa in mezzo ai pezzi. Il
significato del rituale di passare attraverso le metà degli animali
sacrificali doveva essere ben noto ad Abraamo. Esso era un atto
simbolico che esprimeva l’inviolabile ratificazione di un patto. La
parte che passava nel mezzo degli animali divisi esprimeva, con quel
gesto, la promessa che avrebbe piuttosto affrontato la morte piuttosto
che violare il patto. Ma mentre nel caso di un patto tra gli uomini
entrambe le parti nel patto sarebbero passate attraverso le metà degli
animali sacrificali, esprimendo in questo modo l’inviolabilità del
patto dipendente dalla fedeltà di entrambi, nella visione di Genesi 15
il Signore soltanto passò attraverso di esse, indicando che Lui è la
Sua propria parte, e che Lui soltanto stabilisce e mantiene il Suo patto.
A questo potremmo aggiungere che il patto non
potrebbe mai essere stabilito con i credenti ed i loro figli nelle loro
generazioni, se esso fosse un accordo la cui ratificazione dipende dal
consenso dell’uomo, o da qualsiasi condizione che l’uomo dovesse
svolgere. Gli infanti non possono adempiere alcuna condizione. Essi non
possono agire come una parte contraente in un patto. Se, dunque, il
patto è stabilito con loro, non quando essi crescono, ma dall’infanzia,
esso non può essere condizionato, non è un accordo. Dio soltanto
determina chi sarà accolto in esso. Esso è basato soltanto sulla Sua
fedeltà. Dio è fedele! Questa è la sola ragione per la quale il patto
è inviolabile. Esso non può essere rotto. E’ un patto eterno.
Inoltre, il fatto stesso che le Scritture presentino
il patto di Dio come un patto eterno milita contro la nozione che esso
sia un mezzo per ottenere un fine, una via di salvezza. "Io
stabilirò con voi un patto eterno" (Isaia 55:3). "Io
stabilirò con loro un patto eterno" (Isaia 61:8). "Farò con
loro un patto eterno: non mi ritirerò più da loro, facendo loro del
bene, e metterò il mio timore nel loro cuore, perché non si
allontanino da me" (Geremia 32:40). "Stabilirò con loro un
patto di pace: sarà un patto eterno con loro" (Ezechiele 37:26).
Così il Signore aveva detto ad Abraamo: "Io stabilirò il mio
patto … sarà un patto eterno" (Genesi 17:7). Ora, una via non è
eterna, ma giunge ad un termine quando la destinazione è raggiunta. Un
mezzo non è eterno, perché quando ciò che è causato o effettuato con
esso è realizzato, ha adempiuto il suo proposito. Un patto eterno è
duraturo. Non è una via, ma piuttosto è la destinazione. E’ il fine
stesso.
Questo patto, duraturo per ogni eternità, è il
tabernacolo di Dio con gli uomini. Esso può essere definito come quel
vincolo vivente ed intimissimo di comunione tra Dio ed il Suo popolo in
Cristo che assume la forma di un’amicizia. Per amicizia intendiamo una
relazione di comunione intima di amore che esiste tra persone, sulla
base della più alta eguaglianza possibile, per mezzo di una distinzione
personale. Gli amici non hanno segreti. Essi si conoscono l’un l’altro,
ed entrano l’uno nella vita dell’altro. Ciò è possibile solo sulla
base dell’eguaglianza. Dall’altro lato, la vera amicizia è
comunione reciproca. Gli amici si supplementano l’un l’altro. Essi
formano un’unità, un tutto. Dunque, le parti che rendono possibile l’esistenza
di un vincolo di amicizia devono essere distinte personalmente. Se
fossero identiche, ognuno sarebbe autosufficiente. E quindi, perché si
stabilisca un legame d’amicizia ci deve essere distinzione personale,
sulla base di un’uguaglianza ed affinità al più altro grado
possibile.
L’idea del patto di Dio è espressa sinteticamente
col termine "amicizia." Nel Suo patto, Dio è l’Amico-sovrano
dell’uomo, l’uomo è il Suo amico-servo. Nel Suo patto, Dio rivela
Se Stesso all’uomo, e l’uomo lo conosce; Dio apre a lui il Suo cuore,
ed egli gusta che il Signore è buono; Dio porta l’uomo nella Sua
casa, ed egli dimora con Lui, si consacra a Lui, lo serve e lo glorifica,
e prende diletto nell’osservare i Suoi precetti. Il patto di Dio è la
vera essenza della religione!
Che questa idea del patto è basata sulle Sacre
Scrittura non è qualcosa difficile da dimostrare. In paradiso Dio
rivela Se Stesso ad Adamo e gli parla come un amico fa col suo amico, ed
Adamo conosceva Dio nel fresco del giorno. La prima creazione è
concentrata in paradiso, la casa di Dio; il paradiso ha il suo centro
nell’albero della vita, sacramento del patto di amicizia di Dio, e il
tutto si concentra nell’uomo, il servo nella casa di Dio. L’intera
creazione terrestre ha il suo centro etico nel cuore dell’uomo, e
attraverso quel cuore tutta la creazione si trova nel cuore di Dio!
Adamo era l’amico di Dio.
Dei primi santi leggiamo che essi camminavano con Dio,
un termine che denota intima comunione ed amicizia (Genesi 5:22; 6:8).
Di essi leggiamo che parlavano con Dio, e che Dio rivela loro il Suo
consiglio, non nascondendogli niente (Genesi 6:13; 9:9; 18:17). Abraamo
è chiamato l’amico di Dio (Isaia 41:8; Giacomo 2:23). A Mosè il
Signore parlava come un amico col suo amico (Esodo 33:11), ed il Signore
lo incontrava faccia a faccia.
Inoltre, l’idea del patto è simbolizzata nel
tabernacolo ed il tempio, i quali raffigurano la verità che Dio
dimorerà col Suo popolo sotto un solo tetto. Ed è ben risaputo che la
relazione pattale tra Dio ed Israele è presentata come una relazione
matrimoniale, la più intima di tutte le relazioni umane, e che la
trasgressione del patto è chiamata adulterio.
La medesima verità si trova nel Nuovo Testamento.
Conoscere Dio è la vita eterna (Giovanni 17:3). La più alta
realizzazione del popolo di Dio in Cristo è espressa nelle parole della
preghiera sacerdotale di Cristo: "Io in loro e tu in me, affinché
siano perfetti nell'unità" (Giovanni 17:23). La chiesa è il
tempio del Dio vivente ed ha la gloriosa promessa: "Io abiterò in
loro, e camminerò in loro; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio
popolo" (II Corinzi 6:16). Alla tavola della comunione i credenti
sono ospiti di Dio, ed è nella Sua casa che essi mangiano e bevono.
E la culminazione, la più alta e finale
realizzazione del proposito salvifico di Dio è espresso nelle parole:
"Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed egli abiterà con
loro; e essi saranno suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il
loro Dio" (Apocalisse 21:3). Nella nuova Gerusalemme il popolo di
Dio camminerà nella luce della gloria di Dio, e vedrà il suo volto (Apocalisse
22:4). Il patto eterno di amicizia di Dio sarà stato realizzato nella
sua più alta, celeste e perfetta bellezza!
La base più profonda di questa relazione pattale è
Dio Stesso, perché Dio è un Dio di patto, anche a prescindere da
qualsiasi relazione con la creatura. Egli è il Triuno. Egli è uno in
Essere, ma tre in Persone. Nell’unica essenza divina, le tre Persone
sono assolutamente eguali. Esse sono una in natura, in mente e volontà,
una in tutte le perfezioni essenziali ed etiche della Deità, in
eternità ed immensità, in indipendenza ed immutabilità, in conoscenza,
sapienza e potenza, in santità, rettitudine e giustizia, in amore,
grazia e bellezza. In infinita perfezione, le tre Persone della Trinità
entrano l’una nella vita dell’altra. Tuttavia, esse sono distinte
personalmente, ed ognuna delle tre Persone possiede il Suo proprio nome:
Padre, Figlio, e Spirito Santo. E ancora, nel loro essere tre esse
costituiscono un’unità, un’unione esclusiva. Nessuna quarta persona
potrebbe mai avere un posto in quella adorabile comunione.
E sulla base di quell’assoluta eguaglianza
essenziale per mezzo della distinzione personale, le tre Persone della
Deità vivono un’ eterna e perfetta vita di amicizia. Il Padre conosce
ed ama il Figlio, da Se Stesso, nello Spirito; il Figlio conosce ed ama
il Padre, attraverso Se Stesso, nello Spirito; lo Spirito Santo conosce
ed ama il Padre, attraverso il Figlio, in Se Stesso.
La vita pattale di Dio Stesso è la base ultima di
ogni relazione pattale tra Dio e la creatura, perché Dio rivelerà e
glorificherà Se Stesso. Essa è il movente divino in ognuna delle Sue
opere al di fuori di Se Stesso. Egli si è proposto di rivelare Se
Stesso nella Sua adorabile vita di amicizia pattale, e anche quello, nel
suo più alto grado possibile, e sul più alto piano possibile,
stabilendo il Suo patto d’amicizia col Suo popolo.
E quindi, Egli predestinò un popolo, e lo ordinò ad
essere reso conforme all’immagine di Suo Figlio. Ciò perché, come
abbiamo detto, la relazione di amicizia pattale presuppone una base di
somiglianza e di eguaglianza nel più alto grado possibile. Per formare
un popolo del genere, che fosse perfettamente e, creaturalmente, nel
più alto grado possibile conforme all’immagine di Suo Figlio, Egli
determinò il Suo eterno consiglio. Egli li concepisce, li vede e li ama
con un amore eterno. A capo di quel popolo, concepito nell’eterno
beneplacito di Dio, sta Cristo, Figlio di Dio nella carne, e Signore
glorificato e risorto. Egli è l’Amico-servo per eccellenza nel patto
di Dio. In Lui la somiglianza con Dio è realizzata nel più alto grado
possibile.
Cristo non è, per così dire, un ripensamento di Dio,
ma nel Suo consiglio è il Primogenito. La salvezza non è un’opera di
riparazione, ma la realizzazione del patto eterno di Dio passando per la
profonda strada del peccato e della grazia. Non il primo mondo, ma la
nuova creazione, di cui il Signore risorto è il Capo, e in cui il
tabernacolo di Dio sarà con gli uomini, è l’obiettivo, il proposito
di Dio dall’eternità. Tutto il resto è un mezzo, appartiene alla via
per raggiungere quell’obiettivo. E siccome tutte le cose nel nuovo e
celeste mondo a venire si concentrano nel glorificato Figlio di Dio
nella carne, e tutte le cose sono create per Lui, noi ripetiamo che,
nell’eterno beneplacito, il glorificato, risorto Cristo è il
primogenito di ogni creatura. In Lui Dio vuole rivelare e realizzare la
gloria del Suo patto eterno.
Questo è il significato di quel meraviglioso
passaggio in Colossesi 1:15-19: "Egli è l'immagine dell'invisibile
Dio, il primogenito di ogni creatura, poiché in lui sono state create
tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra,
le cose visibili e quelle invisibili: troni, signorie, principati e
potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di
lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. Egli
stesso è il capo del corpo, cioè della chiesa; egli è il principio,
il primogenito dai morti, affinché abbia il primato in ogni cosa,
perché è piaciuto al Padre di far abitare in lui tutta la pienezza."
Cristo, il primogenito dai morti, il Signore risorto, è il principio, l’obiettivo,
il Primogenito di ogni creatura!
Centralmente, dunque, è con Lui che Dio stabilisce
il Suo patto eterno. Che ciò sia vero è chiaro dalle Scritture. Si
leggano ad esempio passaggi come II Samuele 7, Salmo 2, 34, 110, insieme
a vari passaggi dai profeti, e ci si convincerà quanto biblica sia
questa concezione. Ma la gloria del patto di amicizia di Dio, centrato
nel Signore risorto, deve risplendere in una moltitudine di persone, la
chiesa glorificata. Egli deve essere il primogenito tra molti fratelli.
Quindi, Dio ordina tutti gli eletti, e li dà a Cristo. In Lui essi sono
scelti. Secondo la Sua immagine essi devono essere conformati, così che
il patto benedetto di amicizia possa essere riflettuto in e stabilito
con milioni di milioni di figli di Dio, e dunque tutto possa ridondare
all’abbondante lode di Dio.
E c’è di più: a questo Cristo glorificato e alla
Sua chiesa sono date tutte le cose in cielo e in terra, perché Cristo
è il capo del cielo e della terra. In Lui, in qualità di capo, tutte
le cose devono essere raccolte insieme, così che l’intera creazione
possa essere una sola gloriosa casa di Dio, che abbracci ogni creatura,
e tutte le cose possano servire l’uomo nuovo in Cristo, così che egli
possa servire il suo Dio. E a quel fine glorioso, quella finale, celeste
realizzazione del patto di Dio che tutto abbraccia, tutte le cose nel
tempo sono strettamente subordinate e rese susservienti: la creazione e
la caduta, il peccato e la morte, le potenze delle tenebre e la
rivelazione della grazia di Dio in Gesù Cristo nostro Signore. Tutte le
cose devono servire la più alta realizzazione dell’eterno patto d’amicizia
di Dio.
Dunque tutte le cose sono concepite nell’eterno
consiglio di Dio.
Tuttavia, nella realizzazione di questo consiglio di
Dio nella storia abbiamo l’ordine inverso. Chi appare per primo sulla
scena non è Cristo, ma il primo Adamo. Noi notiamo quest’ordine: la
creazione, la caduta, il peccato, la morte, la maledizione—e in merito
a questo la rivelazione di Cristo, l’incarnazione, la crocifissione,
la risurrezione, e la glorificazione del Figlio di Dio, la redenzione e
la perfezione finale nella gloria celeste.
Quindi, nel primo paradiso vediamo la prima, terrena
realizzazione del patto di amicizia di Dio. E questo patto non era un
accordo stabilito con Adamo qualche tempo dopo la sua creazione, né era
per lui una via d’elevazione alla più alta gloria della vita eterna,
ma era la relazione vivente di comunione ed amicizia in cui Adamo si
trovava con Dio, dal momento della sua creazione, ed in virtù del suo
essere dotato dell’immagine di Dio. Perché anche per questa prima
relazione pattale c’era una base d’eguaglianza nell’uomo,
stabilita nel fatto che l’uomo fu creato ad immagine e somiglianza di
Dio. Vi era una somiglianza creaturale di Dio in Adamo. Egli fu dotato
di vera conoscenza di Dio, così che lo conosceva nell’amore, in
perfetta giustizia, lo conosceva ed amava per fare la volontà di Dio, e
nella completa santità della sua intera natura, così che consacrava se
stesso con tutta la sua forza e con l’intera creazione al Dio vivente.
Al livello della sua vita terrena egli godeva della benedetta comunione
di Dio, l’amicizia del Suo patto.
Tuttavia, l’uomo "in onore, non lo comprese, e
non ha riconosciuto la sua eccellenza, ma si è volontariamente
sottomesso al peccato, e di conseguenza alla morte e alla maledizione,
dando ascolto alla parola del demonio" (Confessione Belga,
Art. 14). Egli violò il patto di amicizia di Dio, e si alleò con il
principe delle tenebre, il nemico di Dio. E così divenne l’oggetto
della feroce ira di Dio. Egli divenne soggetto alla morte e alla
corruzione, perverso in tutte le sue vie, un esule lontano dalla casa di
Dio. L’immagine di cui egli fu dotato si trasformò nel suo esatto
contrario, la sua luce divenne oscurità, la sua giustizia divenne
perversione e ribellione contro il Dio vivente. Adamo, l’amico di Dio,
divenne il nemico di Dio, ed in lui l’intera razza umana, di cui lui
era capo, padre e radice, decadde dalla Sorgente del bene, e divenne una
razza di violatori del patto. E non vi era alcuna via d’uscita da
parte dell’uomo. Ritornare nella comunione di amicizia di Dio divenne
umanamente impossibile. La porta fu chiusa.
Ma ciò che è impossibile per l’uomo è possibile
a Dio. Egli aveva provveduto qualcosa di migliore per noi: la perfezione
eterna del Suo patto di amicizia in Cristo. Adamo violò il patto di Dio,
ma Dio lo mantenne. Ed Egli immediatamente rivelò il Suo patto per come
è stato eternamente stabilito nel Figlio di Dio fatto carne, crocifisso
e risorto, il Signore glorioso, perché Egli annunziò lì e sul momento
che Egli avrebbe messo inimicizia tra il diavolo e la donna, e tra le
loro rispettive discendenze, e che la causa della Discendenza della
donna, la causa del Suo patto eterno, avrebbe avuto la vittoria.
La realizzazione di questo patto avrà luogo, nella
storia, lungo la linea dell’elezione. E lo scenario per la rivelazione
di questo patto è l’intera creazione. L’uomo è soggetto alla morte
temporale, separato dall’albero della vita. La concezione da parte
della donna è motivo di grande dolore per lei, così che Cristo possa
venire presto. Il suolo è maledetto, e la terra produrrà spine e
triboli. Non soltanto l’uomo mangerà il suo pane col sudore della sua
fronte, ma mangerà e berrà anche la sua propria morte. E la creazione
intera è stata sottoposta a vanità, così che ogni genuina cultura da
parte signore caduto della creazione è impossibile. Ma sullo sfondo di
questo scenario Dio rivela il Suo patto benedetto, e in quell’oscurità
Egli fa penetrare la luce della Sua promessa, la luce che risplende dal
volto del Signore risorto, negli eredi della promessa, riempiendoli di
essa nella speranza.
Questo patto è rivelato a Noè e la sua discendenza,
come un patto che ha il fine di abbracciare l’intera creazione. E l’arcobaleno
nelle nuvole è il segno della liberazione finale dell’intera
creazione gemente. Questo stesso patto è rivelato ad Abraamo, l’amico
di Dio, ed il padre dei credenti, come un patto che si adempie lungo la
linea delle generazioni, ma che include, nonostante questo, tutte le
nazioni della terra. Questo patto è rivelato al Sinai, anche se è esso
è contenuto all’interno della legge, così che il peccato potesse
abbondare, e che i figli della promessa, sotto il tutorato della legge,
potessero guardare con speranza al termine della legge nel Cristo che
doveva venire.
E anche se, durante tutta l’antica dispensazione,
tutte le potenze delle tenebre si uniscono contro il santo patto di Dio
e cercano di distruggere la santa discendenza prima che il Cristo di Dio
potesse venire nel mondo, nella pienezza dei tempi Dio realizza il Suo
patto, in modo centrale, nell’incarnazione del Figlio di Dio. La base
di quel patto è stabilita nella giustizia, per mezzo della perfetta
obbedienza dell’Amico-servo di Geova, attraverso il sangue del Nuovo
Testamento. La gloria di quel patto è realizzata centralmente nella
risurrezione di Gesù Cristo dai morti e nell’esaltazione del
Primogenito di ogni creatura alla destra di Dio.
Attraverso lo Spirito del Signore risorto, dimorante
nella chiesa, quel patto di amicizia è realizzato spiritualmente nei
cuori di tutti gli eletti, quando essi nascono a nuova vita, e chiamati
per mezzo del vangelo fuori dalle tenebre e nella luce meravigliosa di
Dio. Ora essi tutti lo conoscono, dal più piccolo al più grande di
loro, perché la Sua legge è scritta nei loro cuori. E la loro chiamata
è vivere secondo il principio della nuova vita che è in loro, e
rappresentare la causa del Figlio di Dio nel mezzo di un mondo che giace
nelle tenebre.
Non tutto, ancora, è realizzato. Aspettiamo la
rivelazione della meraviglia della grazia di Dio, alla luce della Sua
promessa, perché il Figlio di Dio deve essere rivelato dal cielo.
Ancora una volta Dio introdurrà il Suo Primogenito nel mondo, ed allora
il patto di Dio sarà giunto a perfezione. Le cose vecchie passeranno,
ed Egli renderà ogni cosa nuova. I nostri corpi mortali saranno resi
come il gloriosissimo corpo del Figlio di Dio, la creazione sarà
liberata dalla schiavitù della corruzione per partecipare alla gloriosa
libertà dei figli di Dio, e tutte le cose saranno rese adatte per la
gloria del Signore risorto. La nuova Gerusalemme scenderà giù dal
cielo da Dio, e il tabernacolo di Dio sarà con gli uomini. E Lui
camminerà con loro, ed essi vedranno il Suo volto, conoscendolo come
essi stessi sono stati conosciuti, e gusteranno e dichiareranno che il
Signore è buono!
Per
altre risorse in italiano, clicca qui.