Il Patto di
Dio ed i Figli dei Credenti
David J.
Engelsma
Introduzione
Il patto di
Dio non è un aspetto relativamente minore e secondario della verità di
Dio, e tanto meno una moda teologica passeggera. Piuttosto è una delle
più prominenti, più importanti dottrine della Sacra Scrittura, se non la
grande verità che si trova al cuore stesso dell’intera rivelazione
biblica.
Questo è il
modo in cui i teologi Riformati hanno sempre visto la verità del patto.
Il teologo tedesco del 19° secolo Heinrich Heppe, il quale ha scritto
un sommario della tradizione Riformata da Calvino ai giorni suoi, ha
detto: "La dottrina del patto di Dio con l’uomo è dunque la
parte più profonda, l’anima e il cuore dell’intera verità rivelata"
(Reformed Dogmatics [London, 1950], p. 281). Egli cita il teologo
Riformato del 17° secolo J. H. Heidegger: " … l’essenza e il
centro, come se fosse, dell’intera Sacra Scrittura è il … patto di
Dio, al quale … ogni cosa nella Scrittura deve essere riportato"
(p. 281).
Herman
Bavinck era d’accordo:
La
dottrina del patto riveste la massima importanza sia per la dogmatica
che per la pratica della vita Cristiana. La chiesa e la teologia
Riformata hanno compreso questo più delle chiese e delle teologie
Cattoliche e Luterane. Sulla base della Sacra Scrittura, i Riformati
hanno concepito l’autentica religione dell’Antico e Nuovo Testamento
sempre come un patto tra Dio e l’uomo (Gereformeerde Dogmatiek
[Kampen, 1918], vol. 3, p. 220).
Nella sua
opera sul posto occupato dai bambini nel patto, Herman Hoeksema ha
scritto:
Jachin
e Boaz nel tempio della verità di Dio [il riferimento è alle due
colonne nel tempio di Salomone menzionate in I Re 7:21 – DJE] sono la
verità della grazia sovrana di Dio e la verità del patto di Dio …
Questa dottrina [del patto – DJE] è in realtà più
caratteristicamente Riformata della dottrina dell’elezione (Believers
and their Seed [Grand Rapids, 1971], pp. 9, 11).
La Scrittura
stessa mette in evidenza la centralità del patto. La storia di Israele
nell’Antico Testamento è storia del patto di Dio con Abraamo e la
discendenza di Abraamo. Il fine di quella storia è Gesù il Cristo
(Luca 1:72-73). Gesù appare come Mediatore del nuovo patto (Ebrei 8:6;
12:24). L’opera di Cristo, quindi, è lo stabilimento, la
realizzazione, e la perfezione del nuovo patto (Ebrei 13:20).
Per questa
ragione la Bibbia stessa ha i nomi che ha: le sue due principali
divisioni sono chiamate "Antico testamento" e "Nuovo
Testamento." Siccome "testamento" in realtà significa
"patto," noi giustamente ci riferiamo alla Bibbia come il
libro sull’antico ed il nuovo patto.
Riconosco
prontamente fin da adesso che la dottrina del patto che io presento qui
è quella che è stata sviluppata dalle Protestant
Reformed Churches [PRC] (Chiese Riformate Protestanti) e che è da
esse confessata. E’ importante che il lettore sappia questo. In alcuni
circoli Riformati vi è ignoranza della, e confusione intorno alla
verità del patto. Questa è una delle ragioni per cui i loro membri
possono defezionare da essi ed unirsi a chiese Battiste (sia che siano
"Calviniste" o Arminiane, non fa differenza), le quali negano
il patto in uno dei suoi elementi essenziali, e cioè l’inclusione dei
bambini al suo interno. Alla luce dell’importanza che la dottrina del
patto riveste sia nella Scrittura che nella tradizione Riformata, ciò
è intollerabile. Le PRC hanno una concezione definita del patto:
sappiamo ciò che crediamo riguardo a questa dottrina. Se qualcuno è
ignorante o confuso, gli chiediamo di darci ascolto.
Inoltre, vi
è differenza, una netta differenza, tra le chiese Riformate riguardo al
modo in cui comprendono l’insegnamento biblico e confessionale sul
patto. Alla luce dell’importanza della dottrina, queste differenze non
sono insignificanti. Siccome la verità del patto si trova al centro di
ogni insegnamento della Scrittura, sbagliare qui ha sicure conseguenze
negative anche per altri insegnamenti biblici, e in modo particolare la
dottrina della grazia sovrana, o "i cinque punti del Calvinismo."
Se qualcuno ha una veduta differente da quella presentata qui, gli
chiediamo soltanto di darci buon ascolto, cercando di imparare quello
che le PRC credono, ed il motivo per il quale, naturalmente, dovrebbe
mettere a confronto la nostra veduta non soltanto con la sua, ma anche
con la Scrittura, la sola regola della fede.
Devo anche
chiarire fin da ora che la mia enfasi è sul posto occupato dai bambini
nel patto, e sulla conversione dei bambini del patto. Questa è l’area
in cui vi sono i più netti disaccordi. Non soltanto questa è l’area
in cui i Riformati si separano dai Battisti, ma è anche arena di
divisione all’interno della comunità Riformata stessa.
Siccome la
mia enfasi è sul posto dei bambini nel patto, sarò molto breve nel
definire cosa è il patto secondo la rivelazione che su questa dottrina
troviamo nella Scrittura. Tuttavia la natura del patto deve essere messa
in evidenza, sia perché ciò è basilare per comprendere il giusto
posto dei bambini nel patto, e sia perché vi è diffusa ignoranza,
confusione, ed errore tra il popolo Riformato per quanto riguarda qual
è l’essenza del patto.
Il Patto di
Grazia di Dio
Che cos’è
il patto di Dio?
Cos’è quel
patto che fu stabilito con Abraamo e la sua discendenza, che è stato
adempiuto in Gesù Cristo, che ora è fatto coi credenti ed i loro figli,
e che sarà portato a compimento perfetto con la chiesa radunata fuori
da ogni nazione, dall’inizio alla fine del mondo, alla venuta del
Signore?
Il patto è
la relazione di amicizia tra il Dio triuno e il Suo popolo scelto in
Gesù Cristo.
Che il patto
debba essere concepito da noi come una relazione, come un legame di
comunione, tra Dio ed il Suo popolo, è provato dai seguenti
insegnamenti biblici:
Primo, quando
Dio stabilisce il Suo patto con padre Abraamo in Genesi 17:7, Dio Stesso
descrive il patto in questo modo: "per essere un Dio a te …"
Il patto è questo: Geova è il Dio di Abraamo ed Abraamo è l’uomo di
Geova. E’ la speciale, stretta, relazione d’amore tra di loro.
Questa descrizione del patto è reiterata volta dopo volta nell’Antico
Testamento (Patto) quando il patto è fatto o confermato con Israele.
Compare nella significativa profezia riguardante il nuovo patto, Geremia
31:3: "Io farò un nuovo patto con la casa di Israele e con la casa
di Giuda," dice Geova, e poi aggiunge, definendo virtualmente il
patto: "ed io sarò il loro Dio ed essi saranno mio popolo."
Secondo, le
fondamentali analogie terrene, o simboli, del patto, sono relazioni,
relazioni della natura più intima conosciuta tra gli umani. Se qualcuno
avesse qualche dubbio riguardo al fatto che il patto sia una relazione,
le seguenti analogie bibliche stabiliscono la questione: la Bibbia ci
richiede di pensare al patto come un matrimonio e come una relazione
padre-figlio. In Ezechiele 16 il profeta descrive il patto del Signore
con Gerusalemme come un matrimonio: "Ora quando io ti passai
accanto, e ti guardai, ecco, il tuo era il tempo dell’amore, ed io
stesi il lembo della mia veste su di te, e coprii la tua nudità; sì,
io ti feci un giuramento, ed entrai in un patto con te, dice il Signore
Dio, e tu diventasti mia" (v. 8). Giuda è la moglie di Geova nel
patto.
Fin dall’inizio
della storia di Israele come nazione, Dio rese chiaro il concetto che il
patto tra Lui ed Israele, in base al quale Egli li avrebbe redenti dalla
schiavitù d’Egitto, non era nient’altro che una relazione Padre-figlio,
perché Mosè disse a Faraone: "Così dice Geova: Israele è mio
figlio, il mio primogenito" (Esodo 4:22).
Il matrimonio
ed il rapporto padre-figlio sono relazioni d’amore e comunione. Esse
sono semplicemente forme speciali di amicizia. Ed il patto è il vero
matrimonio e la vera relazione Padre-figlio.
Terzo,
abbiamo la spiegazione figurativa del patto definita come il "tabernacolare"
di Dio col Suo popolo. In Apocalisse 21 la visione del nuovo mondo e
della chiesa perfetta è immediatamente spiegata da una grande voce che
dice: "Ecco, il tabernacolo di Dio è con gli uomini, ed Egli
dimorerà con loro …" (v. 3a). Il riferimento è a quella
costruzione che si trovava al centro di Israele nell’Antico Testamento
(Patto): il tabernacolo. Quel sacro edificio era il luogo dove Dio
viveva con Israele ed Israele viveva con Dio in dolce comunione. Il
cielo sarà il reale, gigantesco tabernacolo, dal momento che la
benedizione del cielo sarà la vita del patto: dimorare con Dio.
Giovanni applica immediatamente a questa vita di tabernacolo nel mondo a
venire le parole che abbiamo visto che descrivono la natura del patto:
"… ed essi saranno il Suo popolo, e Dio Stesso sarà con loro, e
sarà il loro Dio" (v. 3b).
In questa
luce la chiesa deve vedere la più grande e centrale meraviglia della
salvezza, e cioè l’incarnazione dell’eterno Figlio di Dio. Il suo
significato ci è dato da Giovanni nel suo vangelo, al capitolo 1 verso
14: "E la Parola fu fatta carne, e tabernacolò [questa è la
traduzione letterale – DJE] tra di noi …" In Gesù il Dio
triuno si avvicina a noi per amicizia, così vicino che diviene uno di
noi. Quando lo Spirito del Figlio di Dio crocifisso e risorto ci unisce
a Gesù Cristo per fede, noi ci avviciniamo a Dio, così vicino che
siamo la sposa di Dio e i figli di Dio.
Il patto non
è un contratto consistente di mutue obbligazioni da parte di Dio e del
credente. Anche se un matrimonio terreno include mutui doveri da parte
di marito e moglie, questi doveri non sono ciò che definisce il
matrimonio. Il matrimonio non è i doveri, ma l’unione di due carni in
una. Il patto non è un trattato (tantomeno un trattato modellato
secondo i profani trattati di Canaan), più di quanto lo sia la
relazione tra un padre credente e suo figlio. Né il patto è una
promessa, anche se Dio stabilisce il patto col Suo popolo con una
promessa. Ezechiele 16:8 distingue chiaramente tra la promessa per mezzo
della quale il patto è fatto e sigillato, e il patto in cui Dio entra
per mezzo della promessa: "sì, io ti feci un giuramento, ed entrai
in un patto con te, dice il Signore Dio, e tu diventasti mia."
Anche se lo sposo prende la sua sposa per mezzo di un voto, un solenne
giuramento e promessa, questo voto non è il matrimonio. Il matrimonio
è la vita dei due insieme.
Questa
comprensione del patto chiarisce ciò che i veri membri del patto
dovrebbero aspettarsi da Dio e che è loro richiesto di dare a Dio. Noi
dovremmo aspettarci, e dovremo godere del meraviglioso amore di Dio,
della deliziosa amicizia di Dio, e della sicurezza confortante di Dio:
"Io sono il vostro Dio e voi siete i miei cari amici." Insieme
a questo, naturalmente, ci aspettiamo la Sua cura e benedizione per
quanto riguarda sia questa vita che la vita a venire: la salvezza! Si
pensi al marito che nutre e si diletta in sua moglie, e al nutrimento e
alla protezione che i genitori danno ai loro figli.
Nel patto,
Dio ci chiama a dargli il nostro amore, la nostra amicizia, ed il nostro
esclusivo servizio con tutto il cuore: gratitudine! Si pensi all’aiuto
devoto che il marito desidera da sua moglie e all’onore che i genitori
si aspettano dai loro figli.
Siccome l’amicizia
di Dio è goduta soltanto attraverso la Sua Parola, il popolo del patto
sarà contrassegnato da riverenza per la Scrittura, predicazione del
Vangelo, e sano insegnamento dottrinale. Dal momento che esprimiamo la
nostra amicizia nella preghiera e nell’obbedienza alla legge, il
popolo del patto sarà caratterizzato da preghiera e da obbedienza.
Il cuore dell’esperienza
e della vita Cristiana è l’amicizia di Dio in Gesù Cristo. "Quindi
io non vi chiamo servi … ma vi ho chiamato amici …" (Giovanni
15:15). Questa è la risposta Riformata alla veduta della vita Cristiana
come una "relazione personale con Dio." Questo protegge il
Cristiano Riformato dall’errore mortale del concepire la vita
Cristiana come una fredda, formale, esteriore osservanza di regole
prescritte e abitudini entrate nell’uso comune. E ciò determina le
vite che i Cristiani Riformati vivono l’uno nei confronti dell’altro:
il matrimonio è amicizia, la vita di famiglia è amicizia, la vita
nella congregazione è amicizia.
Due vitali
verità sul patto devono essere notate prima che andiamo procediamo a
considerare il posto dei bambini nel patto. Primo, il patto è di Dio.
Deliberatamente noi strutturiamo il nostro argomento nel modo in cui
facciamo: "Il Patto di Dio …" Il patto è di Dio
perché Egli lo concepisce, Egli lo promette, Egli lo stabilisce, Egli
lo mantiene, ed Egli lo porta a compimento. Soltanto Lui fa tutto questo,
e lo fa senza l’aiuto di Abraamo, di Israele, o della chiesa.
Ripetutamente Dio dice: "Io stabilirò il mio patto." Quando
Gerusalemme ha rotto il patto con le sue abominevoli idolatrie in modo
che nessun altro giudizio ci si può aspettare che quello che Dio
annulli e abroghi il patto, Dio in modo sorprendente dice: "Tuttavia
io ricorderò il mio patto con te … e stabilirò con te un patto
eterno" (Ezechiele 16:60). Dio non dice mai: "Stabiliamo
insieme il nostro patto." La Scrittura non insegna mai che il patto
dipende, per quanto riguarda il suo adempimento, dall’uomo peccatore.
Il patto è
un patto di grazia. Questo non è stato mai più evidente che nel
momento dell’incarnazione del Figlio di Dio. In pura misericordia e
grandiosa potenza, Dio fece l’impossibile: stabilì il nuovo patto.
Noi non avemmo niente a che fare con questo, eccetto il fatto che la
nostra terribile colpa, totale depravazione, e completa impotenza e
miseria resero l’incarnazione e la morte del Figlio di Dio necessaria
per lo stabilimento del patto.
Sbagliare a
questo punto non è cosa da poco, né una questione secondaria, perché
tutta la salvezza sgorga dal patto. Se il patto dipende dall’uomo,
allora anche la salvezza dipende dall’uomo. Una dottrina del patto che
nega la grazia che sta al cuore della natura del patto necessariamente
mina anche i "cinque punti del Calvinismo."
Ma il patto
è di Dio in un senso ancora più profondo. Esso è la rivelazione e la
condivisione con noi della vita trinitaria stessa di Dio. La vita stessa
di Dio è amicizia. La vita di Dio è amicizia familiare. Il
Padre ama il Figlio Che Egli ha generato e il Figlio ama il Padre di Cui
è l’immagine, ed Essi sono amici nello Spirito Santo Che procede da
Entrambi e nel Quale Essi si abbracciano.
Un mistero?
Lo concediamo, se con ciò si intende che vi sono profondità che
sorpassano la nostra comprensione. Tuttavia ciò è rivelato. La vita di
Dio è vita di patto, vita del tipo Padre-Figlio. E Dio "ci fa
entrare" in questa vita, in Cristo, così che la relazione tra noi
e Dio è Padre-figlio o Padre-figlia. Come dobbiamo pregare? "Padre
nostro!"
Ciò ci
conduce alla seconda verità vitale sul patto. Il patto di Dio con noi
abbraccia e domina l’intera vita del credente: corpo ed anima, fisica
e spirituale, temporale ed eterna, nei riguardi di Dio e dell’uomo;
tutto è coinvolto in e controllato, arrangiato, strutturato dal patto.
In quanto credente, la mia vita è vita di patto. Dio è il mio Dio, non
soltanto nel Giorno del Signore [lett. Sabbath], ma anche durante la
settimana; non soltanto nella mia adorazione, ma anche nel mio lavoro,
non soltanto nelle mie devozioni, ma anche nel mio matrimonio e nella
mia famiglia, non soltanto per quanto riguarda la mia vita ecclesiastica,
ma anche per quanto riguarda il mio comportamento nei confronti dello
Stato, del mio datore di lavoro, e del mio prossimo. L’amicizia di Dio
richiede fedeltà in tutto, controlla tutto, e si mostra dovunque. Essa
crea una differenza cruciale nell’esperienza e nel comportamento del
credente. Da un lato egli ora possiede gioia, contentezza, e speranza,
dall’altro egli cammina in santità.
Questo
carattere onnicomprensivo del patto è implicito nelle figure bibliche
del matrimonio e della relazione genitore-figlio, con cui esso è
raffigurato. L’intera vita della giovane donna è influenzata dal
matrimonio ed è richiesta da suo marito. La relazione in cui mia figlia
di tre anni si trova nei confronti di sua madre e suo padre controlla la
sua intera vita. Ella si comporta, parla, pensa nel modo in cui fa, ed
è quello che è, perché è nostra figlia. La relazione con i suoi
genitori la modella (un pensiero che fa tremare, come infatti dovrebbe
fare, i genitori che temono Dio).
Un aspetto
importante delle vite che sono coinvolte nel patto è la famiglia dei
credenti, perché i figli dei credenti sono inclusi nel patto.
L’Inclusione
dei Figli dei Credenti nel Patto
I figli dei
credenti sono inclusi nel patto da bambini, cioè, già al
momento della loro concezione e nascita. Essi ricevono il perdono dei
peccati attraverso il sangue di Gesù, lo Spirito Santo di
santificazione, e l’essere membri della chiesa, da bambini. Essi sono
chiamati ad amare, temere, ed ubbidire Dio, da bambini. Ciò perché
essi hanno Dio come loro Dio, e sono il Suo popolo, da bambini. Dunque,
essi hanno pieno diritto al battesimo. I genitori devono presentarli per
il battesimo, e la chiesa che desidera mantenere la pura amministrazione
dei sacramenti per come istituiti da Cristo deve badare che ciò sia
fatto.
Questa è un’importante
caratteristica della centrale dottrina del patto. E’ importante per i
bambini. Sono essi figli di Dio o del diavolo? Essa è importante per i
genitori. Noi amiamo i nostri figli e consideriamo la loro educazione
come uno dei compiti più importanti nelle nostre vite. Possiamo
considerarli come figli di Dio? O siamo costretti a considerarli come
"piccole vipere" di Satana, come devono fare tutti quelli che
negano che i bambini siano inclusi nel patto, e come difatti fecero
alcuni teologi Calvinisti, come Jonathan Edwards? L’inclusione dei
bambini nel patto è importante per la chiesa. La chiesa si chiede:
"Son essi membri della chiesa o si trovano al di fuori?" La
chiesa ha una chiamata anche verso di essi, e cioè di nutrirli,
proteggerli come agnelli del gregge di Cristo, o essi non sono nient’altro
che pagani, piccoli pagani per la precisione, ma comunque pagani come
ogni altra persona empia, che la chiesa dovrebbe al massimo
evangelizzare?
Ma
soprattutto, il posto dei bambini nel patto è importante per Dio. Egli
ha detto al principio della storia del patto con Abraamo: "Io
stabilirò il mio patto tra me e te e la tua discendenza dopo di te
nelle loro generazioni … per essere un Dio a te, e alla tua
discendenza dopo di te" (Genesi 17:7). Egli ha ispirato l’apostolo,
nel giorno stesso che il patto divenne nuovo, a proclamare come vangelo:
"la promessa è per voi, e per i vostri figli … per quanti il
Signore nostro Dio ne chiamerà" (Atti 2:39): Rimproverando la Sua
moglie infedele, Giuda, in Ezechiele 16:20, Dio, quale un Marito ed un
Padre corrucciato, esclama: "E’ questa vostra prostituzione una
cosa da poco, che avete colpito i miei figli …?" In Malachia 2:15
Dio condanna il divorzio che era prevalente in Giuda, perché il
divorzio mette a rischio la "pia discendenza." (E anche oggi
il Dio immutabile odia il divorzio nella comunità del patto perché
esso distrugge i figli che, come figli del patto, sono Suoi figli).
Quanto sia
importante per Dio l’inclusione dei nostri figli nel patto è mostrato
nel Nuovo Testamento (Patto) dal comandamento di Cristo: "Lasciate
che i piccoli bambini (infanti) vengano a me … perché di tali (infanti
di credenti) è (costituito) il regno di Dio" (Luca 18:15). Ciò è
mostrato anche dall’attenta provvigione che Dio fa ai bambini, come
membri della congregazione, in Efesini 6:1: "Figli, obbedite ai
vostri genitori nel Signore … e voi, padri, non provocate i vostri
figli ad ira, ma allevateli nel nutrimento e nell’ammonizione del
Signore."
Qui la fede
Riformata, il Calvinismo, si separa da tutti i Battisti. Ogni Battista
erra seriamente riguardo ad una verità vitale della dottrina centrale
della Scrittura: il patto. Ogni Battista sostiene che i figli dei
credenti sono pagani perduti al di fuori della chiesa, senza differenza
coi figli dei non credenti. L’annuncio che una chiesa Battista locale
pose in un giornale riguardante la maggiore santità dei bambini nella
loro congregazione, e cioè la loro obbedienza all’autorità e la loro
libertà dall’ubriachezza e dalla fornicazione, ecc., era ingannevole.
Non vi sono bambini in quella chiesa. Ogni chiesa Battista nega a tutti
i bambini l’essere membro della chiesa. Soltanto le pecore
appartengono al gregge Battista, ma non agnelli. Entrare nella chiesa è
ristretto a coloro che sono cresciuti e che sono capaci di fare
confessione della loro fede. Qualsiasi giovane che si unisce ad una
chiesa Battista non lo fa da bambino, ma da individuo maturo. La chiesa
Battista non lascerà che i piccoli bambini vadano a Cristo, ma lo
proibisce loro.
Tra le altre
implicazioni di questo orrendo insegnamento e pratica vi è il fatto che
non vi è nessuna base per alcuna speranza dell’elezione e salvezza
dei figli dei credenti che muoiono nell’infanzia o nella prima
fanciullezza. In realtà, vi è ogni ragione di credere che essi
periscono. Essi sono, secondo gli stessi Battisti, fuori della chiesa e
del patto di Dio, e fuori della chiesa e del patto di Dio non vi è
salvezza.
Alla luce
della nostra confessione riguardante l’inclusione dei figli dei
credenti nel patto (sul quale fatto non vi è disputa tra il
popolo e le chiese Riformate), dobbiamo ora rispondere alla domanda:
cosa intendono esattamente la Scrittura e le confessioni Riformate
quando esse dicono che i nostri figli sono inclusi nel patto?
I credi
Riformati sono chiari ed enfatici riguardo al fatto che i bambini sono
inclusi nel patto di Dio. Il Catechismo di Heidelberg insegna che
gli infanti devono essere battezzati "perché essi, come gli adulti,
sono inclusi nel patto e nella chiesa di Dio, e dal momento che la
redenzione dal peccato attraverso il sangue di Cristo e lo Spirito
Santo, autore della fede, è promessa loro non meno che agli adulti …"
(D. 74).
La
"Forma per l’Amministrazione del Battesimo" Riformata,
assicura ai genitori credenti e la congregazione che "i nostri
piccoli bambini … sono di nuovo ricevuti in grazia in Cristo …"
Essa insiste, appellandosi in modo potente e decisivo, all’unità del
patto in entrambe l’antica e nuova dispensazione, che "gli
infanti devono essere battezzati come eredi del regno di Dio e del Suo
patto." E nella preghiera di ringraziamento essa pone sulle labbra
Riformate parole di lode, gioia, e conforto: "Tu hai perdonato a
noi, ed ai nostri bambini, tutti nostri peccati, attraverso il sangue
del Tuo amato Figlio Gesù Cristo, e ci hai ricevuti attraverso il Tuo
Santo Spirito come membri del Tuo unigenito …" Nel voto al
battesimo, i genitori confessano di credere che "nonostante i
nostri figli sono concepiti e nati nel peccato, e sono quindi soggetti
ad ogni miseria, sì, alla condanna stessa, tuttavia essi sono
santificati in Cristo, e quindi, in quanto membri della Sua chiesa,
dovrebbero essere battezzati."
La nostra
domanda, e cioè cosa significa questo, è occasionata dall’incontestabile
fatto che non tutti i figli dei credenti sono salvati. Entrambi i
genitori e la chiesa esperienziano il duro, doloroso fatto che alcuni
dei nostri figli crescono empi, increduli, e disobbedienti, e periscono.
Dio non è il loro Dio, ed essi non sono il Suo popolo. La Scrittura ci
prepara a questa amarissima tristezza genitoriale ed ecclesiastica.
Abraamo aveva un nipote, Esau, che era un reprobo profano (cf. Genesi
25:19-34; Ebrei 12:16-17; Romani 9:6-13). Deuteronomio 21:18 prescriveva
la procedura con la quale i genitori israeliti di figli ingordi,
ubriaconi, ribelli e testardi dovevano portarli agli anziani per essere
scomunicati e lapidati. Ebrei 10:29 parla del figlio battezzato di
credenti nel periodo del nuovo patto che calpesta il Figlio di Dio,
ritiene il sangue del patto, col quale è stato santificato, una cosa
profana, ed insulta lo Spirito della grazia.
Noi non
possiamo presumere che tutti i nostri figli siano rigenerati ed eletti.
Presumere questo è contrario alla Scrittura e all’esperienza. Né
possiamo essere amareggiati di questo come genitori, perché è per pura
misericordia che qualsiasi dei nostri figli è salvato.
Ma cosa
intende dunque la fede Riformata con l’inclusione dei figli dei
credenti nel patto di Dio?
Vi sono tre
possibili spiegazioni all’inclusione dei figli dei credenti nel patto.
Tutte sono proposte da varie chiese Riformate.
La prima
spiegazione è che a causa della loro posizione privilegiata in una casa
Cristiana ed in un ambiente ecclesiastico questi bambini hanno più
probabilità di essere convertiti rispetto ai figli dei non credenti.
Nei fatti, i bambini non sono salvati, e devono essere considerati tali
fino a quanto non diano evidenza di fede, ma, rispetto agli altri
bambini, sono in una posizione avvantaggiata per essere salvati. Questa
era la veduta di alcuni Puritani e di Jonathan Edwards. E’ la veduta
di certe chiese Riformate al giorno d’oggi, come la Free Reformed
Church of North America (Chiesa Riformata Libera del Nord America) e le
Netherlands Reformed Congregations of the United States and Canada (Congregazioni
Riformate Olandesi degli Stati Uniti e del Canada).
Questo punto
di vista deve essere rigettato. Primo, non esso rende giustizia al
linguaggio della Bibbia o dei credi Riformati. Dio non pone i figli dei
credenti meramente in una posizione più avvantaggiata, così da rendere
più probabile che essi saranno salvati, ma Egli stabilisce il Suo patto
con loro, così da essere il loro Dio. Dio dà ai bambini la promessa
dello Spirito Santo di Gesù Cristo. In accordo con questo, la chiesa
non li considera e non può considerarli come pagani che hanno un
vantaggio nei riguardi di altri pagani. Piuttosto, la chiesa Riformata
li considera, e deve considerarli, come quelli "santificati in
Cristo." Secondo, non è vero che i nostri figli, considerati
strettamente dal punto di vista della loro condizione naturale sono in
una qualche posizione migliore dei pagani del mondo. I nostri figli sono
per natura morti nel peccato. Una persona morta in una casa Cristiana e
nella sfera nella chiesa non ha alcun vantaggio rispetto ad una persona
morta fuori da una casa e da una chiesa Cristiana.
La seconda
possibile spiegazione del posto dei bambini nel patto può essere
argomentata in modo più persuasivo. Tutti i figli dei credenti senza
eccezione sono nel patto in questo senso: Dio promette a tutti loro la
salvezza ed estende a tutti il Suo patto di grazia in Cristo. Tuttavia,
il vero e proprio adempimento della promessa, la ricezione del patto di
grazia, e la vera e propria realizzazione del patto con loro dipende
dalla loro personale fede in Cristo e quindi dal loro impadronirsi del
patto quando essi crescono. Il patto consiste di promessa e richiesta, e
quest’ultima è una condizione che i figli devono adempiere. La
promessa da Dio è la stessa per tutti senza eccezione, ma se il figlio
non adempirà la condizione della fede, egli perde la promessa. Questa
è la veduta delle Reformed Churches in The Netherlands
("Liberated") (Chiese Riformate in Olanda
("Liberate"), e delle Canadian and American Reformed Churches
(Chiese Riformate Canadesi ed Americane).
Il fascino di
questa veduta è che essa pone tutti i nostri figli nel patto, senza
eccezione. Questo è naturalmente piacevole per i genitori (anche se l’implicazione
di questa veduta è che non soltanto alcuni ma anche tutti i figli
possono scadere dal patto, cosa che non è tanto piacevole). Inoltre,
essa sembra fare giustizia al linguaggio della Scrittura e dei credi.
Dio disse ad Abraamo: " … e della tua discendenza," non:
"e a qualcuno della tua discendenza." Il Catechismo
di Heidelberg dice che gli infanti sono inclusi nel patto, non qualcuno
degli infanti. Nella forma per il battesimo noi confessiamo che i nostri
figli sono santificati in Cristo, non qualcuno dei nostri figli.
Non sono
battezzati tutti i figli dei credenti? Non devono essere tutti
battezzati?
Tuttavia,
questa veduta è in conflitto con dottrine cardinali della Parola di Dio,
dottrine che sono preziose per ogni uomo e ogni donna Riformata, e ciò
perché la promessa ed il patto di grazia di Dio ora dipendono dall’opera
e dalla volontà del bambino peccatore. Il patto e la sua salvezza sono
condizionali, dipendenti dalla fede del bambino, e questo si trova in
diametrale opposizione all’insegnamento della Scrittura, con
riferimento specifico proprio a questa questione della salvezza dei
figli dei credenti: "Così non è né da chi vuole né da chi corre,
ma da Dio che mostra misericordia" (Romani 9:16). Inoltre, la fede
Riformata ha confessionalmente rigettato la nozione che la fede è una
condizione per la salvezza: i Canoni di Dordt al cap. I:9-10,
negano che la fede è un "prerequisito, causa o condizione"
sulla quale l’elezione e la salvezza dipendono, asserendo piuttosto
che "gli uomini sono scelti per la (per ricevere la) fede" (si
confronti anche Reiezione degli Errori I:3; III/IV:14; Reiezione degli
Errori III/IV:6).
Inoltre,
questa spiegazione dell’inclusione dei figli nel patto implica
definitamente che la morte di Cristo per alcune persone fallisce di
assicurare la loro redenzione. Al battesimo Dio promette a tutti i
bambini che Egli darà loro il Suo patto e le sue benedizioni sulla
base del fatto che Cristo li lavò tutti nel Suo sangue. Ma la
realtà dei fatti è che alcuni di questi bambini periscono. Dunque
viene negata la dottrina della limitata, efficace espiazione, almeno all’interno
della sfera del patto. Per quanto riguarda i figli dei credenti vi è
espiazione universale.
Tuttavia, un
altro elemento obiettabile in questa veduta è il suo insegnamento che
la promessa di Dio fallisce in molti casi. Dio promette la salvezza ad
ogni bambino battezzato di genitori credenti, ma molti di loro non
ricevono la salvezza. La parola e la promessa di Dio hanno fallito in
tutti questi casi. Esse hanno fallito a causa del fatto che i bambini
hanno rifiutato di adempiere la condizione della fede, ma il fatto
rimane che esse hanno fallito.
L’obiezione
basilare a questa veduta del patto, ed è un’obiezione terribilmente
seria, è che essa è conflitto col vangelo Riformato della salvezza per
grazia sovrana.
La terza
spiegazione noi crediamo che è quella della Scrittura stessa. Anche se
tutti i nostri bambini sono nella sfera del patto e quindi ricevono il
segno del patto e sono allevati come membri del patto, il patto di Dio,
la relazione d’amicizia in Gesù Cristo, è stabilita soltanto con i
bambini eletti. La promessa del patto è soltanto per i bambini eletti.
La promessa non dipende dalla fede del bambino, ma essa stessa opera la
fede con la quale il bambino riceve la grazia del patto in ogni bambino
al quale Dio fa la promessa. Sono i bambini eletti nel mezzo della
nostra figliolanza fisica che costituiscono i nostri veri figli, proprio
come la discendenza di Abraamo non era tutto il numero dei suoi
discendenti fisici, ma soltanto Cristo e quelli che sono di Cristo
secondo l’elezione (cf. Galati 3:7, 16, 29).
Le basi per
questa spiegazione dell’inclusione dei bambini nel patto sono le
seguenti: Primo, soltanto questa veduta si armonizza con la regola di
fede della Scrittura. La misericordia salvifica, pattale di Dio è
particolare, cioè soltanto per gli eletti (Romani 9:15). La
predestinazione fa distinzione non soltanto tra la chiesa visibile ed il
mondo, ma anche all’interno della chiesa visibile stessa (Romani
9:10-13). La salvezza di Dio non dipende mai dalla volontà o dall’azione
del peccatore (Romani 9:16). La morte di Cristo è efficace (Romani
5:6-11). La promessa di Dio è sicura per tutta la discendenza (Romani
4:16).
Secondo, la
Scrittura stessa fornisce esattamente questa spiegazione riguardo alla
questione qui discussa. Essa fa questo da Romani 9:1 in avanti. La
preoccupazione di Paolo è che così tanti figli carnali di Abraamo
periscono alla luce della promessa di Dio ad Abraamo di stabilire il Suo
patto con la discendenza di Abraamo (vv. 1-5). La difficoltà principale
dell’apostolo non è che periscano dei parenti cari (anche se egli
vorrebbe poter desiderare di essere maledetto per questi fratelli, v.
3), ma che potrebbe sembrare che "la parola di Dio non ha avuto
alcun effetto," cioè, che la promessa di Dio ha fallito di
stabilire il patto con molti di quelli ai quali la promessa fu data (v.
6). Ma, in realtà, nemmeno in un caso si tratta di un impotente
fallimento della promessa, perché? Perché la discendenza di Abraamo,
alla quale la promessa fu data, non è mai stata tutta la discendenza
fisica di Abraamo, tutti i figli della carne. "Perché non tutti
quelli che sono di Israele sono Israele, né perché essi sono la
discendenza di Abraamo essi sono tutti figli, ma ‘in Isacco sarà
chiamata la tua discendenza.’ Cioè, non quelli che sono figli della
carne sono figli di Dio, ma i figli della promessa sono ritenuti
discendenza" (vv. 6b-8). Vi è distinzione tra due tipi di figli
del credente Abraamo: figli della carne e figli della promessa. E questa
distinzione è determinata dall’elezione e dalla riprovazione,
illustrata chiaramente dalla storia di Giacobbe ed Esau (vv. 9-23).
La
difficoltà di Paolo è esattamente il nostro problema. Per promessa,
Dio include i nostri figli nel Suo patto di salvezza; ma non tutti i
nostri figli sono salvati.
La soluzione
della Scrittura alla difficoltà dell’apostolo risolve anche il nostro
problema. I figli dei credenti a cui Dio promette graziosamente di
essere membri nel patto non sono tutta la figliolanza fisica dei
credenti. Essi sono piuttosto i "figli di Dio" nel mezzo della
nostra figliolanza. Ed i figli di Dio sono quelli che sono scelti in
Cristo. Questi sono i soli che Dio ritiene discendenza quando dice:
"Io sarò il Dio della tua discendenza." Questi, e questi
soltanto, sono "i figli della promessa." Ad essi, e soltanto
ad essi, è data la promessa. In ognuno di loro la promessa opera
efficacemente la fede in Gesù Cristo.
Terzo, questa
comprensione del posto dei bambini nel patto si trova nella tradizione
Riformata. Distillando l’essenza della tradizione Riformata dai
teologi Riformati più prominenti, Heppe cita J. H. Heidegger quando
esprime la veduta Riformata:
Per
quanto riguarda gli adulti, il battesimo esterno non sigilla la grazia
interna per tutti loro, ma solo per quelli che portano nei loro cuori
una fede che è il contrario di un falso e la confessano in parole. Né
è così per tutti i figli di genitori credenti, ma soltanto per gli
eletti il battesimo è il segno della rigenerazione e della grazia
spirituale universale. Anche se è giusto e pio nel caso di tali bambini
individuali avere buone speranze del giudizio di carità, non nel caso
di tutti è così (Reformed Dogmatics [London, 1950], pp.
622-623).
Questa è
stata una veduta prominente nella teologia Riformata olandese fin dalla Afscheiding
(Secessione) del 1834. Nel suo libro, Prediking en uitverkiezing
(Predicazione ed Elezione [Kampen, 1959]): il Professor C.
Veenhof, lui stesso un avvocato della posizione che tutti i figli dei
credenti sono nel patto per una promessa condizionale, riconosce che la
posizione che fa riferire la frase nella formula battesimale "i
nostri figli … sono santificati in Cristo," ai bambini eletti era
forse la posizione dominante nelle chiese della Secessione. Questa era
la veduta di Simon Van Velzen, l’importante teologo delle chiese della
Secessione (cf. Veenhof, Prediking, da p. 66).
Quarto,
soltanto questa veduta è in armonia con le confessioni Riformate. La Confessione
di Westminster ritiene che la promessa del patto di grazia deve
essere particolare ed incondizionale: "… promettendo di dare a
tutti quelli che sono ordinati a vita il Suo Santo Spirito, per renderli
volenti e capaci di credere" (VI:3). Nel capitolo sul battesimo,
questo credo Presbiteriano insegna che la grazia promessa nel battesimo
è strettamente controllata dalla predestinazione eterna di Dio:
…
la grazia promessa non è soltanto offerta, ma realmente esibita e
conferita dallo Spirito Santo, al quale (sia ad infanti che adulti)
quella grazia appartiene, secondo il consiglio della volontà di Dio nel
Suo tempo stabilito (XXVIII:6).
I Canoni
di Dordt restringono la promessa del vangelo ed i sacramenti ai
credenti (III/IV:8). Dal momento che la fede è il dono di Dio agli
eletti (III/IV:14; I:9), la promessa è per gli eletti. Essa, quindi,
non può fallire (V:8).
Da nessun
altro punto di vista può essere vero l’insegnamento del Catechismo
di Heidelberg nella Domanda 74 o le affermazioni nella forma del
battesimo, e cioè che i nostri bambini sono "eredi del regno di
Dio e del Suo patto" e che essi sono "santificati in Cristo."
Se il riferimento è ad ognuno dei figli dei credenti, non soltanto gli
eletti tra di loro, è semplicemente falso che "la redenzione dal
peccato attraverso il sangue di Cristo, e lo Spirito Santo, autore della
fede, è promessa ad essi" (Catechismo di Heidelberg) o che
essi sono "santificati in Cristo" (forma battesimale).
Dio realizza
il Suo patto nella linea delle generazioni. Egli raduna la Sua chiesa d’età
in età dai figli dei credenti. Come i Puritani erano entusiasti di
dire: "Dio proietta la linea dell’elezione nei lombi dei genitori
pii." A motivo dei bambini eletti, tutti sono battezzati.
E’ l’elezione
pattale di Dio che determina il punto di vista che i genitori credenti e
la chiesa assumono nei riguardi dei bambini e che governa il loro
approccio nell’allevarli. Noi non li vediamo come pagani non salvati
("piccole vipere"), anche se vi potranno benissimo essere
delle vipere tra di loro, più di quanto non vediamo la congregazione
come un raduno di non credenti a causa del fatto che tra i santi vi è
la presenza di non credenti. Ma noi li vediamo come figli di Dio.
Questa
questione di come i genitori e la chiesa devono vedere i bambini è di
grande importanza pratica. La veduta dei bambini di Jonathan Edwards,
"piccole vipere," accoppiata ad una tendenza a basare la
sicurezza di esser figli di Dio su una soggettiva e dubbia esperienza,
può benissimo essere stata una delle cause principali dell’esaurimento
del patto nel New England, inclusa la chiesa stessa di Edwards. I
bambini impararono la loro lezione dal loro grande insegnante: le
piccole vipere crebbero e divennero grandi vipere. In questo vi fu un
giudizio di Dio. Chiamare impuro ciò che Dio ha purificato è proibito
(Atti 11:19). Anche se, come i loro genitori credenti, essi ritengono
una natura viperina, i bambini del patto non sono vipere, cioè, figli
del diavolo, ma figli di Geova (Ezechiele 16:20-21). Essi non sono carne
di peccato, spiritualmente simili al diavolo, ma essi sono santi (I
Corinzi 7:14). Non similmente ai figli della disubbidienza, che sono
governati dal principe della potenza dell’aria così da indulgere
nelle concupiscenze della loro carne (Efesini 2:1-3), i figli battezzati
dei credenti sono nel Signore Gesù così che essi onorano i loro
genitori ["nel Signore" – N. d. T.] (da
Efesini 6:1).
Il medesimo
risultato dell’errore di vedere i figli dei credenti come pagani non
salvati appare nelle chiese che sostengono questa veduta al giorno d’oggi.
Di regola queste chiese sono piene di giovani che non riescono ad essere
sicuri di essere genuini credenti e figli di Dio salvati. In verità
essi diventano vecchi e muoiono senza mai godere del conforto del patto
con Dio o essere capaci di sedersi col loro Amico di patto alla tavola
del patto, anche se, abbastanza stranamente, gli viene permesso di fare
pubblica confessione di fede e di essere membri della congregazione (cf.
C. Steenblock, Rondom Verbond, Roeping en Doop [Gouda, The
Netherlands, 1979], pp. 44-45; anche C. Hegeman, Explanation of the
Reformed Doctrine [Stickney, SD, 1965], p. 70). E i pochi che
giungono ad essere sicuri della salvezza, derivano questa sicurezza non
dalla promessa del patto e del battesimo, ma da qualche esperienza
mistica.
Vedendo i
bambini come bambini del patto di Dio, i credenti devono approcciarli,
nel loro insegnamento e nella disciplina, come bambini eletti, anche se
vi potranno benissimo essere dei reprobi e degli irrigenerati tra di
loro. Ma è l’elezione a determinare l’approccio. Tutti i figli
devono ricevere l’istruzione che i rigenerati devono avere e dalla
quale trarranno profitto. Per mezzo di questa educazione nel nutrimento
e nell’ammonizione del Signore, la promessa del patto opererà il
frutto della conversione nei bambini eletti.
La Chiamata a
Conversione dei Figli dei Credenti
Infine, ci
troviamo di fronte alla domanda: quale è il posto che occupa la
conversione nella vita del bambino del patto? Ha essa un posto, o per
lui non è necessaria? Se la conversione occupa un posto nella sua vita,
è esso importante, perfino necessario, o è in qualche modo da essere
minimizzato?
Queste sono
domande importanti per il genitore credente e per la chiesa Riformata.
Quale deve essere la loro attitudine per quanto riguarda la conversione
dei loro figli? Dopo tutto, se la conversione è necessaria, essi devono
essere gli strumenti nella mano di Dio per tale conversione. Dovrebbero
coscienziosamente pregare per la conversione dei loro figli? Dovrebbero
chiamare con urgenza i figli a conversione?
La questione
della conversione è vitale per il bambino stesso. Dovrebbe egli cercare
questa realtà e farne esperienza nella sua vita? Se sì, come deve
aspettarsi di farne esperienza? Può, in assenza di conversione,
considerarsi un candidato appropriato per la pubblica confessione di
fede ed un degno partecipante alla Cena del Signore? Può, a prescindere
dalla conversione, avere la certezza della salvezza, semplicemente
perché è figlio di genitori credenti ed è stato battezzato?
Ammettiamo
che vi sia il pericolo che l’importante posto occupato dalla
conversione nella vita del bambino del patto sia negletto sia dai
genitori che dalla chiesa Riformata, e quindi anche dal bambino. E’
possibile che questa negligenza sia dovuta ad un fraintendimento, come
se menzionare la conversione del bambino del patto minacciasse o la
verità che la salvezza del bambino è il frutto del patto o quella che
nel patto è Dio soltanto Che salva il bambino. In parte, l’esitazione
da parte dei Cristiani Riformati di parlare di, e molto meno di
enfatizzare la conversione dei bambini del patto è dovuta alla loro
reazione nei confronti del peccato contro il patto di Dio che diviene
sempre più popolare oggigiorno nei circoli Riformati, ovvero che i
giovani Riformati, battezzati, del patto sono resi oggetto di "evangelismo"
che li vede e approccia come peccatori non salvati che devono essere
salvati accettando Cristo. Se è questo che si intende per conversione
del bambino, i genitori Riformati e la chiesa Riformata rigettano ciò
nel nome del patto di Dio sigillato ai loro bambini nell’infanzia.
Ma questi
fraintendimenti ed errori potrebbero non essere decisivi per quanto
riguarda la risposta alla questione riguardante la conversione del
bambino del patto. La Scrittura soltanto è decisiva.
Primo, la
conversione è sempre l’opera dello Spirito Santo in libera, sovrana
grazia. Ciò è vero nel campo missionario, ma anche nel patto. La
conversione non è mai un’opera del peccatore che si guadagna o
ottiene la grazia di Dio. Convertire noi stessi non è un prerequisito
per entrare nel regno di Dio. Anche se siamo attivi nella conversione,
perché noi crediamo, ci ravvediamo, e ci volgiamo a Dio, la nostra
attività è causata dallo Spirito Santo.
Secondo, la
conversione ha un posto nella vita dei bambini del patto, e questo posto
è che la conversione è necessaria. La parola di Cristo in Matteo 18:3
si applica ai figli dei credenti: "Se non vi convertite … non
entrerete nel regno dei cieli." I bambini del patto devono ricevere
il dono del ravvedimento. Essi devono avere la fede conferita, ispirata
ed infusa in loro. Essi devono volgersi a Dio come loro Padre celeste
nella Cui volontà essi prendono diletto.
Terzo, la
conversione stessa è il frutto del patto. Essa è l’effetto ed il
beneficio della promessa del patto. La promessa di Dio ai bambini eletti,
significata e sigillata al battesimo, opera in loro la conversione. L’amicizia
di Dio, esperienziata da loro nello Spirito Santo, li fa volgere via dal
peccato e verso Dio. Siccome Dio li include nel patto, per una promessa
di grazia, la loro conversione è certa.
Quarto, i
genitori e la chiesa non soltanto possono ma a loro è solennemente
richiesto da Dio di chiamare i loro figli a conversione. Essi devono
fare questo sia per quanto riguarda peccati specifici, come per l’intera
vita del bambino. Essi fanno questo, non soltanto dicendo: "Credi!"
"Ravvediti!" ma anche attraverso una completa, attenta
istruzione nell’intero vangelo della Scrittura, con la disciplina e
con il pio esempio. Dio opera la conversione attraverso la Sua Parola.
Quindi, la chiesa ed i genitori insegnano ai bambini la Bibbia. Egli
opera la salvezza anche in risposta alle preghiere. Quindi, la chiesa ed
i genitori devono pregare per la conversione dei figli.
Quinto, ai
bambini deve essere insegnato a fare esperienza della conversione, a
trovare la conversione nelle loro vite. Questo è vero particolarmente,
anche se non esclusivamente, nel momento della loro pubblica confessione
di fede e nella celebrazione della Cena del Signore. Nessuna persona
inconvertita può avvicinarsi alla tavola del Signore. Nessuna che
dubiti la sua conversione può farlo. Tuttavia, l’esperienza della
conversione non è qualche sensazione misteriosa, indescrivibile,
inesplicabile. Piuttosto è una sentita tristezza per il peccato, vera
fede in Gesù Cristo, ed una sincera determinazione di amare Dio ed il
prossimo.
Né la
conversione dei bambini del patto è di regola un cambiamento improvviso
e drammatico negli anni dell’adolescenza, o più tardi. La storia
della conversione del ladrone penitente e di Saulo non è la norma per i
figli eletti nati ed allevati nel patto. Di solito, essi sono convertiti
fin dalla prima infanzia. Questa è l’implicazione del quinto
comandamento della legge. Dai primissimi anni, i bambini sono convertiti
a Dio in modo che essi sono capaci di onorare i loro genitori a motivo
del timore di Geova Dio il Quale li ha redenti dal peccato e dalla morte
attraverso il sangue di Gesù Cristo. Ciò è espresso anche nel Salmo
71. Dio è la fiducia del bambino del patto, di regola, dalla sua
fanciullezza (v. 5), perché Dio l’ha istruito fin dalla sua
fanciullezza (v. 17). La relazione di patto risale al concepimento e
alla nascita (v. 6). Anche se vi sono periodi di lotta, dubbio, e di
momentaneo allontanamento da Dio, vi è un graduale sviluppo in una
giornaliera, continua conversione in sempre più profonda tristezza,
più ferma fede, e più ardente amore.
Il rifiuto di
convertirsi è la manifestazione del bastardo, del figlio carnale di
credenti che non è un genuino, spirituale figlio o figlia (Ebrei
10:29). Anch’egli è chiamato a convertirsi. La conversione è il suo
dovere. Un rifiuto lo espone a severissima punizione. Sarà più
tollerabile nel giorno del giudizio la sorte di Sodoma che la sua.
Quando si manifesta come non spirituale e incredulo rifiutandosi di fare
confessione di fede, negligendo i mezzi di grazia, fornicando e
ubriacandosi e facendo uso di droga, con impenitenza nei riguardi di
questo malvagio modo di vivere, deve essere scomunicato dalla chiesa per
mezzo della disciplina. Come Deuteronomio 21:18 richiede, i genitori
stessi devono cooperare in quest’opera ecclesiastica, ponendo l’onore
del Nome di Cristo ed il benessere della congregazione al di sopra dell’amore
naturale per loro figlio.
Una delle
più forti obiezioni dei Battisti contro il battesimo degli infanti è
che riempie la chiesa di giovani persone, che poi diventano adulte, che
sono manifestamente non spirituali, mondane, ed immorali. Né può
essere negato che alcune chiese Riformate stesse espongono a questa
accusa la verità del patto con la loro tolleranza dell’empietà dei
giovani e con il loro rifiuto di disciplinare anche i più sfacciati
trasgressori nel loro mezzo. Tutti sono presunti essere rigenerati e
salvati. Il risultato di questa presunzione è la morte della chiesa,
perché la discendenza carnale e profana giunge a dominarla, e alla fine
scaccia via i figli spirituali. Queste chiese non prendono l’elezione
seriamente. Non tutti i bambini sono inclusi nel patto e nella chiesa di
Dio, ma soltanto gli eletti. Gli eletti si manifestano tali con la
santità di vita. Quelli che sono impuri devono essere disciplinati sia
con severa predicazione che con censura ecclesiastica.
Questo è un
grande dolore sia per i genitori che per la chiesa. E’ la piena
responsabilità dell’ingrato che crocifigge da sé stesso il Figlio di
Dio di nuovo e Lo espone ad infamia. Ma non è evidenza del fallimento
della Parola di Dio. Perché la grande verità nella sfera del patto è
questa: "Io avrò misericordia su chi avrò misericordia …"
(Romani 9:15). Come in Israele sotto l’antico patto, così nella
chiesa nel nuovo "l’elezione l’ha ottenuto, ed il resto è
stato accecato" (Romani 11:7).
Questa è una
dottrina del patto fortemente biblica. E’ in pieno accordo con le
confessioni Riformate, ha un posto onorevole nella tradizione Riformata,
sostiene ed esalta la grazia di Dio nella salvezza, fornisce conforto a
genitori e bambini allo stesso modo. Volendo menzionare uno degli
aspetti di questo ricco conforto: soltanto questa dottrina del patto
mette in grado i genitori credenti di portare alla tomba il corpo dei
loro infanti morti prematuramente senza dubitare dell’elezione e della
salvezza: "Siccome … i figli dei credenti sono santi … in
virtù del patto di grazia, in cui loro, insieme ad i genitori, sono
compresi, i genitori pii non hanno ragione di dubitare dell’elezione e
della salvezza dei loro figli che a Dio piace chiamare fuori da questa
vita nella loro infanzia" (Canoni di Dordt, I:17).
Essa inoltre
è pratica. Riferendoci qui soltanto alla chiamata dei genitori credenti,
questa dottrina provvede le basi per avere dei figli, indica l’approccio
positivo da avere per quanto riguarda la loro educazione, fornisce il
contenuto della loro educazione, e dà incoraggiamento in tempi di lotta
e di delusione.
Quindi, io
testimonio di questa dottrina del patto di Dio con franchezza, e lo
faccio con fervore perché io stesso ho fatto esperienza della sua
verità: figlio di genitori credenti, battezzato nell’infanzia,
convertito nel grembo di mia madre, guidato nella buona via del Signore
per mezzo dello Spirito di Cristo fin dalla primissima infanzia,
conoscendo Dio come mio Amico, senza terrore davanti a Lui, sotto il
vangelo della grazia incondizionata, e, benchè in modo imperfetto,
amando dall’infanzia Colui Che, avendomi guardato con grazia nella mia
infanzia, mi ha incorporato da bambino attraverso il Suo Spirito nel Suo
Figlio, Gesù, seppellendomi nella morte di Gesù e risuscitandomi con
Lui in novità di vita.
Io, e la
moltitudine dei figli del patto come me, non possono che rendere
testimonianza al patto di Dio. La nostra testimonianza è la
testimonianza della gioia irreprimibile:
Quando
il Signore le nazioni conterà,
Figli
e figlie Egli vedrà
Nati
a vita eterna in Sion,
Con
gran gioia canteran:
"Benedetta
Sion, tutte in te le nostri fonti son,
Benedetta
Sion, tutte in te le nostre fonti son."
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