Il Nostro Salvatore Sofferente
Un sermone dal Catechismo di Heidelberg
predicato dal rev. Angus Stewart nella Covenant Protestant Reformed
Church di Ballymena, nel Giorno del Signore 18 Luglio 2004.
LETTURA:
Leggiamo insieme il Giorno del Signore 15:
D. 37
Cosa
intendi con la parolina patì? R. Che in corpo ed
anima, per tutto il tempo della Sua vita sulla terra, ma
specialmente al termine di essa, Egli portò l'ira di Dio contro il
peccato di tutto il genere umano, affinchè con la Sua passione,
quale unico sacrificio propiziatorio, redimesse il nostro corpo ed
anima dall’eterna dannazione, ed ottenesse per noi la grazia di
Dio, la giustizia, e la vita eterna.
D. 38 Perché ha sofferto sotto il
giudice Ponzio Pilato? R. Affinchè, da innocente,
venisse condannato dal giudice terreno, e ci liberasse così dal
severo giudizio di Dio che doveva compiersi su di noi.
D. 39 C'è qualcosa di
più nel fatto che fu crocifisso che se fosse morto di
un'altra morte? R. Si, in quanto così io sono certo che si
è caricato della maledizione che si trovava su di me, perché la
morte della croce era maledetta da Dio.
SERMONE:
Il Giorno del Signore 15 spiega un’espressione
del Credo degli Apostoli, ovvero "Egli soffrì sotto
Ponzio Pilato." La Domanda e Risposta 37 tratta di "Egli
soffrì." Domanda e Risposta 38 trattano della Sua sofferenza
sotto Ponzio Pilato. Domanda e Risposta 39 spiegano la
significatività della crocifissione come modo in cui Cristo soffrì
sotto Ponzio Pilato. Quest’oggi ci concentreremo sulla Domanda e
Risposta 37, "Cosa intendi con la parolina patì?" La
risposta qui è una risposta a varie domande sussidiarie. Quando
Cristo patì? Risposta: tutto il tempo che visse sulla terra, ma
specialmente alla fine della Sua vita. Cosa patì? Portò
in corpo ed anima queste sofferenze. Cosa patì? Portò
in corpo ed anima l’ira di Dio contro i peccati di tutta l’umanità.
Questo patì. Perché patì? Così che mediante la Sua passione, quale
il solo sacrificio propiziatorio, potesse redimere il nostro corpo ed
anima dalla dannazione eterna, e così ottenere il favore di Dio,
giustizia e la vita eterna.
Il Salmo 22 parla delle sofferenze di
Cristo, ed esso ci dà una prospettiva unica sulle sofferenze di
Cristo, in modo diretto: "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai
abbandonato?" Questo si applica direttamente a Gesù Cristo, e
Lui Stesso citò queste parole dalla croce. Il verso 7: "Tutti
quelli che mi vedono ridono per deridermi, allungano le labbra, e
scuotono la testa, dicendo: Ha confidato nel Signore, che lo liberasse,
che Egli lo liberi, visto che prende diletto in lui." Queste
parole erano le parole di coloro che Lo deridevano alla croce. Il
verso 16, "hanno forato le mie mani e i miei piedi." Nessun’altra
figura nella Scrittura è stata trattata in tal modo. A nessuno furono
forati le mani e piedi, e certamente non a Davide, che scrisse questo
Salmo. Il verso 18 dice: "si sono spartiti le mie vesti tra loro,
e hanno tirato a sorte la mia tunica," parole adempiutesi alla
croce, come leggiamo nei racconti evangelici. Il verso 22: "Dichiarerò
il tuo nome ai miei fratelli, nel mezzo della congregazione ti loderò,"
le stesse parole che Ebrei 2 pone sulle labbra del Signore Gesù. Vari
di questi passaggi dal Salmo 22 sono citati nel Nuovo Testamento come
diretti riferimenti a Cristo, ed alcuni di questi versi sono citati da
più di un autore neotestamentario, facendo riferimento al Signore
Gesù. Questo Salmo è direttamente ed ovviamente messianico.
Cristo, uomo di dolori, soffrì tutto il
tempo che visse sulla terra, come dice il Catechismo, ma specialmente
alla fine della Sua vita, alla croce, cosa enfatizzata anche dal Salmo
22. Alla croce Gli furono forati le mani e i piedi, le Sue vesti
furono spartite e tirarono a sorte la Sua tunica, e lì Egli gridò
"Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?" Alla croce
fu deriso con le parole del Salmo 22, "Dio lo liberi se prende
diletto in Lui!" Il Salmo 22, inoltre, descrive le sofferenze di
Cristo da una prospettiva diversa di quella dei racconti evangelici. I
Vangeli descrivono la croce e gli eventi che la circondano da una
prospettiva strettamente storica, come una narrazione di eventi
storici. Il Salmo 22 non è una narrazione storica, ma inizia con le
parole "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?" In
Matteo 27:46 vediamo che queste parole furono dette intorno alla nona
ora, quanto le tre ore di oscurità che erano discese sulla terra
giungevano al termine. Ma nel Salmo 22 quelle parole si trovano per
prime, e successivamente nel Salmo leggiamo di altri eventi, come la
spartizione delle Sue vesti, la derisione che ricevette, etc., eventi
che avvennero alla croce che però il Nuovo Testamento ci dice che
cronologicamente avvennero prima di quello che il Salmo ci presenta al
verso 1. Un’altra differenza è che i quattro Vangeli ci descrivono
gli eventi della croce dalla prospettiva di qualcuno che li osserva
dall’esterno, e che ci dice quello che osservava accadere man mano
che gli avvenimenti ebbero luogo. Ma il Salmo 22 invece ci dà la
prospettiva di Cristo, e parla di quello che accade in prima persona,
"Io." Cristo è Colui Che parla in questo Salmo, "Oh
mio Dio," (v. 2), "Io grido di giorno ma tu non odi, e di
notte non sono silenzioso." "Io sono un verme e non un uomo,
il vituperio degli uomini e il disprezzato dal popolo" (v. 6)
"io sono riversato come acqua, e tutte le mie ossa sono slogate,
il mio cuore è come cera, è sciolto nel mezzo delle mie viscere,"
(v. 14). "Ma tu non star lontano da me, o Signore, o mia forza,
affrettati ad aiutarmi." Una persona soltanto sta parlando in
questo Salmo, in prima persona. In questo Salmo vediamo le sofferenze
di Gesù Cristo alla croce in prima persona. Egli sta parlando e ci
sta dicendo cosa ha attraversato, ci sta dicendo come ne venne fuori,
e il benedetto risultato delle Sue sofferenze. Consideriamo quindi:
Il Nostro Salvatore Sofferente
La Natura delle Sue Sofferenze
Il Suo Supporto nelle Sue Sofferenze
I Risultati delle Sue Sofferenze
Il Salmo 22 parla per la maggior parte
delle sofferenze che Cristo ricevette da parte di uomini. Ai versi 6-8
ci dice che fu disprezzato dagli uomini e insultato. "Io sono un
verme e non un uomo, il vituperio degli uomini, e il disprezzato dal
popolo." Cristo qui ci sta dicendo non che non è un uomo, che
non possiede una natura umana piena e completa, e non che Lui
vedeva Se Stesso come un verme, ma ci sta dicendo ciò che le persone
pensavano di Lui. Per loro io non sono un uomo, sono un verme! Sono
rimproverato e disprezzato! Egli ci sta dicendo che quando fu
crocifisso le persone pensavano che Egli non era degno di essere
classificato nella categoria "essere umano." Essi pensavano:
questo Gesù di Nazareth è soltanto un verme! I vermi sono creature
piccole e sporche, che si rotolano nello sporco, e quelle persone
pensavano di Lui: Egli è soltanto un piccolo e sporco verme! La gente
Lo disprezzò e insultò come un verme, uno non adatto alla razza
umana, e quindi Lo uccisero. Le persone Lo derisero, ci dicono i versi
7-8, con gesti, risa, scuotendo le loro teste, "ah, guardati!
Piccolo verme! Non una bella fine, eh?" "Eccolo, parlava
tanto di confidare in Dio, diceva che Dio è questo grande liberatore,
scendi dalla croce, dov’è ora questo tuo Dio?" E risero e Lo
sbeffeggiarono. Il Salmo ci dice che alla croce Cristo era circondato
da acerrimi nemici, che Lui chiama con nomi di animali feroci, "tori
di Bashan mi hanno circondato" (v. 12), Bashan era un’area
agricola della Palestina dove i tori erano particolarmente ben nutriti
e allevati, e Lui poteva vedere questi tori pronti a fare la carica
contro di Lui a testa bassa. "Spalancano la bocca contro di me
come un leone feroce e ruggente," (v. 12) leoni ruggenti pronti a
divorare la preda! Questi erano i Suoi nemici alla croce! "Cani
mi hanno circondato, l’assemblea degli empi mi hanno racchiuso,"
(v. 16), e quindi anche cani pronti a sbranarlo! Questo è come il
Salmo 22 descrive i Farisei, gli Scribi, e i Giudei e i soldati Romani.
Annah era un toro, Caiafa era un cane, secondo le parole di Cristo nel
Salmo 22. Al verso 16 vediamo che questi cani che Lo circondarono
erano l’assemblea degli empi, ed essi erano lì per divorarlo e
sbranarlo. Cani impuri che circondano il Figlio Santo di Dio! Questa
fu parte della Sua sofferenza alla croce. Questi animali, i Suoi
nemici, divisero le Sue vesti, come dice il verso 18, e tirarono a
sorte la Sua tunica. Giovanni 19 spiega questa citazione dal Salmo 22,
ai versi 23-24: "Allora i soldati, quando ebbero crocifisso Gesù,
presero le Sue vesti e le divisero in quattro parti, una per ogni
soldato, e anche la Sua tunica, che era cucita in un solo pezzo, e
dissero tra loro, quindi: non dividiamola, ma tiriamo a sorte per
vedere di chi sia, così che le Scritture si adempissero che dicevano:
divisero le mie vesti tra loro, e per la mia tunica turarono a sorte.
Queste cose dunque fecero i soldati." Non contenti di dividere le
Sue vesti, essi Gli inflissero anche intensi dolori fisici, "hanno
forato le mie mani e i miei piedi" (v. 16). Entrambi le mani e
piedi furono perforati da lunghi chiodi, la Sua carne fu strappata. Al
verso 17 Cristo dice che poteva contare tutte le Sue ossa mentre
pendeva dalla croce, data l’orribile posizione in cui Si trovava, e
il peso del Suo corpo. I versi 14-15 dicono perfino che Egli era
riversato come acqua e le Sue ossa erano slogate, il Suo cuore era
come cera sciolta nelle Sue viscere, la Sua forza era prosciugata, la
Sua lingua era attaccata alle mascelle per il calore e la mancanza d’acqua,
e Dio Lo aveva portato nella polvere della morte. Tutto questo ci
viene detto da Lui, in prima persona, circa mille anni prima che
accadesse nella storia. Nel Catechismo questa agonia ci viene detto
che venne sopportata nel corpo e nell’anima. Le empie bestie che Lo
circondarono amavano tutto questo, e Lo derisero nelle Sue sofferenze.
Il Salmo 22 ci parla anche delle
sofferenze inflitte a Cristo da Dio Stesso. "Mio Dio, mio Dio,
perché mi hai abbandonato?" Perché non mi aiuti? Perché sei
così lontano da me? Non pretendo di poter raggiungere le profondità
di questo verso, di poter descrivere completamente il senso di essere
del tutto abbandonato da Dio di cui Cristo ci dice qui. Egli non ebbe
alcun senso della presenza favorevole di Dio alla croce. Alla croce,
Egli sentiva che Dio era lontanissimo, e che le Sue grida e preghiere
non erano seguite assolutamente da alcun sollievo. Alla croce Egli
sentiva i tormenti dell’inferno, sentiva l’ira di Dio su di Lui,
perché soffriva per i peccati di tutti gli eletti di Dio. Dio era
lontanissimo da Lui, e non aveva alcun senso del favore dell’Onnipotente.
Tuttavia, anche in questa terribile sofferenza e oscurità, più
oscura delle tenebre che discesero sulla terra in quelle ore, Egli
ancora credeva in Dio, sapeva ancora che Dio era il Suo Dio! "Mio
Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?" Egli conosceva anche
la risposta a questa domanda. Egli chiedeva perché non Gli era dato
un sollievo immediato (vv. 1-2), ma poi al verso 3 risponde: "Ma
tu sei santo, o tu che abiti le lodi del tuo popolo." L’ultimo
passaggio mi sembra che indichi che tra tutte le cose sante sulla
terra, è la lode del popolo di Dio ad essere la più santa. Quando i
santi sono radunati in sincerità, preparati ad adorare e lodare Dio,
quella è la cosa più santa che esiste in questa era presente sulla
terra. Tu sei santo, o Dio, tu abiti le lodi di Israele. "Questo
è il motivo per cui mi hai abbandonato, ed io sono del tutto impuro e
lurido, come rappresentante del mio popolo, e per i loro peccati."
Dio non può guardare al peccato, e Cristo lo sapeva. Tutti i peccati
degli eletti di Dio, inclusi i peccati nostri, e l’ira e l’indignazione
di Dio su di Lui, sono il motivo per cui Dio non potè guardare a Lui
con favore, fino al momento stabilito, perché Dio è santo. Il
passaggio ci fa notare che queste sofferenze a questo punto furono il
momento più doloroso. Le sofferenze da parte di Dio erano la
sofferenza principale, e per questo esse si trovano prima, all’inizio
del Salmo, e sono la parte più emotiva del Salmo. I Pietro 2:24 dice
di Cristo che "Egli stesso portò i nostri peccati nel Suo corpo
sul legno," e quando l’apostolo guardava indietro alla croce,
questa era la cosa principale che vedeva nella crocifissione di Cristo,
cioè che Egli stava portando i peccati del Suo popolo, Dio stava
riversando la Sua ira sul Signore Gesù. Questa fu la sofferenza
centrale e principale del Figlio di Dio. Dio usò anche degli empi per
punire Cristo per i nostri peccati.
Vi furono due cose che Lo supportarono
mentre Cristo soffriva da parte di Dio e degli uomini. La prima fu la
Sua natura divina, altrimenti sarebbe stato schiacciato dall’ira
infinita di Dio, e la seconda fu la Sua fede, nella Sua natura umana.
Il Salmo 22 parla particolarmente della seconda, della fede del Messia,
alla croce, e ne parla più dei Vangeli, e di qualsiasi parte del
Nuovo Testamento, e perfino di Isaia 53. Egli seppe sempre che Dio Lo
amava ed era il Suo Dio, e questa cosa Lo supportò anche alla croce.
Per questo all’inizio Egli Si rivolse a Dio come il Suo Dio,
"Mio Dio, mio Dio!" Egli sapeva che Dio era il Suo Dio!
Perfino quando perse il senso confortevole della presenza di Dio alla
croce seppe ancora che Dio era il Suo Dio. Il Signore Gesù in questo
è il nostro esempio, perché ogni sofferenza nel mondo non può mai
significare che Dio ha rigettato uno solo del Suo popolo. Niente può
separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore, né cose
presenti, né future, né alcun’altra cosa, come ci dice Romani 8.
Nemmeno la sofferenza può separarci dal senso della presenza di Dio
in modo che siamo del tutto sommersi dal dolore. Non saremo mai
separati dall’amore di Dio, e da Dio Stesso. Perfino se soffrissimo
dolori peggiori di quelli che afflissero Giobbe, non ci separeranno
mai dall’amore di Dio. Perfino se fossimo tormentati e bruciati al
rogo, Dio non ci rigetterà. Il Cristiano è chiamato a dire con
Giobbe: "anche se mi ucciderà, tuttavia io confiderò in lui."
Questa fu la fede del Figlio di Dio mentre pendeva alla croce. Egli
pensava e confidava in questo, mentre pendeva alla croce espiando i
nostri peccati. Colui Che aveva sempre camminato beato nella piena
radianza della comunione e della gloria di Dio, ora vedeva ogni cosa
oscura, vide le più fitte tenebre che qualsiasi uomo ha mai visto o
vedrà nella storia dell’umanità. Tuttavia, Egli dice ancora:
"Mio Dio, mio Dio" Egli era ancora il Suo Dio nel mezzo di
quella oscurità. Cristo Si sostenne mediante la fede, nella
conoscenza che Dio era il Suo Dio.
Egli Si sostenne, di conseguenza, nella
conoscenza che Dio risponde alla preghiera, anche se abbiamo visto che
in questo Salmo ci viene detto che Egli non ricevette risposta alle
Sue preghiere durante la Sua sofferenza. In questo Salmo tutto è nero
e sofferenza, intorno a Lui sono cani, tori e leoni, che vogliono il
Suo sangue, gente che Lo deride, la Sua forza è svanita, le Sue mani
e piedi sono perforati, il Suo cuore si è sciolto, le Sue ossa sono
slogate, e non vi è assolutamente nessuno ad aiutarlo. E poi Egli
dice che Dio non Gli stava rispondendo e non Lo stava liberando.
Tuttavia, continuò a pregare, "perché mi hai abbandonato?
Perché sei così lontano e non mi aiuti? Grido a te di giorno ma non
mi odi, grido di notte ma tu sei silenzioso! … Non essere lontano da
me, perché i guai sono vicini e nessuno vi è che m’aiuti … Non
essere lontano, o Dio mia forza … affrettati ad aiutarmi, libera la
mia anima dalla spada … salvami dalla bocca del leone, perché mi
hai udito, dai corni del bufalo." Sono preghiere in questo salmo.
E anche se Dio lo udì, come Egli Stesso ci dice, Dio non Lo liberò
immediatamente. Tuttavia Egli pregò, e al verso 22 dice che Dio Lo
udì! Egli perseverò nelle ore in cui pendeva alla croce, a
differenza nostra che molto, molto prima avremmo smesso di pregare, e
avremmo pensato che era una completa perdita di tempo, e avremmo
maledetto Dio. Cristo perseverò, e dice che Dio Lo udì, credette
questo, nonostante le fitte tenebre che Lo avvolsero per molte ore.
Cristo Si sostenne anche richiamando alla
mente le risposte di Dio alle preghiere dei santi dell’Antico
Testamento. I versi 4-5: "i nostri padri confidarono in te e tu
li liberasti, essi gridarono a te, e furono liberati, confidarono in
te, e non furono confusi." Queste sono le parole e pensieri di
Cristo alla croce! Egli fu incoraggiato dalla preghiere e risposte di
Dio ad esse nel passato, Si ricordò che Dio tenne in considerazione i
gridi del Suo popolo in Egitto quando erano nella schiavitù, Si
ricordò di tutte le volte nel libro dei Giudici quando il popolo
soffriva alle mani dei pagani ed essi gridarono a Dio e Lui suscitò
un giudice per liberarli, Si ricordò di Davide, del ritorno dalla
cattività Babilonese, e fu incoraggiato! Egli Si aiutò, mentre
fronteggiava le tenebre, col ricordarsi della storia del popolo di Dio
nell’Antico Testamento! Ciò ci chiama alla medesima perseveranza, a
ricordare le liberazioni passate del popolo di Dio, nell’Antico e
Nuovo Testamento, e anche nella storia della chiesa. La chiamata del
Cristiano è anche quella di fortificare le mani di altri nel fare
questo, ricordando loro che vi è un Dio in cielo, e che Lui ha sempre
risposto e sempre risponderà alle petizioni del Suo popolo. Così qui
abbiamo Cristo nella notte più oscura della storia del mondo, Che
pende alla croce, e pensa alle risposte di Dio al Suo popolo nell’Antico
Testamento. E anche grazie a questo sopportò la croce.
Vi fu un’altra cosa, forse per noi
ancora più strana, con la quale Cristo incoraggiò Se Stesso alla
croce. Egli Si sostenne ricordandosi della bontà di Dio nei Suoi
confronti quando era un infante. I versi 9-10: "tu sei colui che
mi prese dal grembo, sei tu che mi hai fatto sperare quando ero sul
seno di mia madre, mi fu fatto sperare in te dal grembo, tu sei il mio
Dio dal grembo di mia madre." Egli sta pensando alla Sua nascita,
che Dio Lo protesse nel grembo di Sua madre, che Dio Gli diede un
parto normale, Che fu nutrito presso il seno di Sua madre, e Dio Gli
era sempre stato fedele, e Dio non fallì mai nei Suoi confronti. Dio
Lo mandò con Sua madre e Giuseppe in Egitto per sfuggire ad Erode.
Dio Lo protesse dalla malattia, dal diavolo e i suoi demoni, tutti i
Suoi giorni. Questo fu un incoraggiamento a Cristo mentre era alla
croce, perché Dio non Lo avrebbe lasciato in quella condizione per
sempre.
Queste cose Lo supportarono nella Sua
fede mentre soffriva sulla croce per i nostri peccati. Ciò che fu
scritto nel Salmo 22 era stato preordinato da Dio dall’eternità, e
Si adempì letteralmente nella storia, nelle sofferenze del Cristo.
Egli sapeva queste cose, e anche questo Gli fu di incoraggiamento, che
tutto era stato preordinato, che tutto doveva adempiersi alla lettera,
che ogni parola in quel Salmo doveva trovare compimento nella Sua
vita, come anche altre parole presente negli altri Salmi. Egli soffrì
per la nostra salvezza, e perseverò per fede, perché ci fosse anche
di esempio. Ebrei 12:2 ci insegna anche che Gesù Cristo alla croce
guardava alla gloria oltre la croce, e che doveva essere raggiunta
attraverso la croce. Questo anche Gli fu di incoraggiamento. Cristo
per la gioia che Gli fu posta dinanzi sopportò la croce, disprezzando
la vergogna, e si sedette alla destra del trono di Dio. Egli era
cosciente che vi era grande gioia dinanzi a Lui, questo Lo mise in
grado di perseverare. Anche noi dobbiamo pensare e credere che vi è
grande gioia dinanzi a noi, quando il mondo ci sembra tutto nero.
Il Salmo 22 è diviso in due parti
principali. Finora abbiamo considerato i primi 21 versi, che ci
parlano delle sofferenze di Cristo e del supporto che ebbe in quelle
sofferenze. Questo passaggio è pieno di oscurità e di lotte. A
questa sezione segue nel Salmo una parte ripiena di luce e di gioia,
nei versi 22 a 31, la fine del Salmo. Il punto di svolta nel Salmo è
l’espressione al verso 22: "perché tu mi hai udito."
Cristo sta soffrendo alla croce, sta pregando, ed è assicurato che
Dio Lo ha udito. I versi 22-31 parlano dei risultati delle sofferenze
di Cristo, della beatitudine che Egli raggiunge e di cui fa esperienza
dall’altro lato della croce. La parola chiave è "lode"
perché Cristo dall’altro lato della croce loda Dio! Io dichiarerò
il Tuo Nome ai miei fratelli, nel mezzo della congregazione Ti loderò!
Egli esorta i Suoi figli a fare similmente: voi che temete il Signore
lodatelo, tutti voi la discendenza, il seme di Giacobbe, glorificatelo
e temetelo, tutti voi la discendenza di Israele. Temete, lodate,
glorificate Dio! Questo è il Suo comando! Poi Egli punta a Se Stesso
come ragione per lodare Dio: lodate e temete Dio perché Egli non ha
disprezzato o aborrito l’afflizione dell’afflitto, né ha nascosto
il Suo volto a lui, ma quando egli ha gridato a Lui, Egli ha udito!
Questa è la testimonianza di Cristo. Egli indica Se Stesso come
esempio di lode: la mia lode sarà di te, Dio, nella grande
congregazione, io adempirò i miei voti dinanzi a coloro che Lo temono.
Poi parla della beatitudine della lode, i miti loderanno Dio e saranno
soddisfatti, il vostro cuore vivrà per sempre.
Nei pochi versi finali (27-31) vediamo
che il risultato delle sofferenze di Cristo hanno assicurato il regno
universale di Dio: tutti i confini della terra ricorderanno e si
volgeranno al Signore, tutte le nazioni del mondo lo adoreranno,
perché il regno è del Signore, ed egli è il governatore tra le
nazioni! Il regno è del Signore a motivo delle sofferenze del Messia,
Che ha guadagnato il diritto di essere Signore, e tutti i ricchi della
terra adorano e si inchinano dinanzi a Cristo, una discendenza Lo
servirà, e sono contate al Signore come una generazione, essi
verranno tutti e dichiareranno la Sua giustizia, la giustizia del
Messia. Questa è la testimonianza e la lode della chiesa. Questo è
il messaggio del Vangelo: la giustizia di Dio ricevuta per sola fede.
Questo regno e questa lode sono il felice risultato delle sofferenze e
della morte di Gesù Cristo. Tutti quelli che appartengono a Lui, che
sono in quel regno, l’amata chiesa, sono chiamati a lodarlo. Per
questo lodiamolo insieme, e gioiamo! Amen. Preghiamo.
Per altre risorse in
italiano, clicca qui.