Mettete alla Prova gli Spiriti!
Una Prospettiva Riformata sul Pentecostalismo
del Prof. David J. Engelsma, 16 luglio 2000. Distribuito
da: The Evangelism Committee, Protestant Reformed Church, 16511 South
Park Avenue, South Holland, Illinois 60473 U.S.A.
Tel.
(708) 596-3113, http://www.prca.org.
Adattamento del past. Paolo
Castellina, lunedì 9 aprile 2001, http://www.riforma.net,
E-Mail paolo@castellina.org.
Tutte le citazioni bibliche, salvo diversamente indicato, sono tratte
dalla versione Nuova Diodati,
edizioni La Buona Novella, Brindisi, 1991.
“Carissimi, non credete ad ogni spirito, ma
provate gli spiriti per sapere se sono da Dio” (1 Gv. 4:1)
Uno spassionato esame del Pentecostalismo dalla
prospettiva della Fede riformata è più che necessario. Il
Pentecostalismo, infatti, si è insinuato nella maggior parte delle
chiese cristiane ed anche in quelle riformate. Alcuni sostengono che vi
sia armonia fra Pentecostalismo e Fede riformata. Altri sostengono che
il Pentecostalismo è il completamento della Riforma nel nostro tempo.
Altri ancora apertamente proclamano che la Fede riformata storica è
superata e che il Pentecostalismo la sostituisca.
E’ assolutamente legittimo condurre questo esame.
E’ comune sentire pentecostali che intimidiscono i loro critici
insinuando che criticare questo movimento equivalga a commettere il
peccato imperdonabile contro lo Spirito Santo.
Il credente riformato non si lascia spaventare da queste tattiche
intimidatorie. Non è la prima volta nella storia della Chiesa che dei
falsi dottori hanno cercato di infiltrarsi nella Chiesa facendo appello
allo Spirito. Un esempio notevole di questo è il fenomeno dei fanatici
al tempo della Riforma protestante del 16° secolo, i quali tormentavano
i Luterani a Wittemberg. Questi “profeti celesti” ed
“entusiasti” sostenevano di ricevere speciali rivelazioni dallo
Spirito e di operare miracoli. Avevano intimidito Melantone, ma non
riuscirono a farlo con Lutero. Quando essi gridavano: “Lo Spirito, lo
Spirito!” Lutero rispondeva: “Io do un pugno sul naso al vostro
spirito!”.
Il credente riformato conosce le istruzioni dello
Spirito di Cristo nelle Sacre Scritture: “Carissimi, non credete ad
ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio, perché
molti falsi profeti sono usciti fuori nel mondo” (1 Gv. 4:1).
Il criterio per provare gli spiriti, incluso lo
spirito del Pentecostalismo, sono le Sacre Scritture, la Parola ispirata
di Dio. Alla luce delle Scritture la domanda deve essere questa: Questo
spirito, questo movimento religioso, confessa Gesù Cristo?
Permane “nella dottrina di Cristo”?
Lo Spirito Santo, infatti, confessa Gesù Cristo e proclama la dottrina
di Cristo.
Il nostro esame del Pentecostalismo dovrà
includere le sue critiche della vita cristiana del credente riformato,
perché il Pentecostalismo sminuisce la vita dei “semplici credenti”:
L’effetto del Pentecostalismo è che i credenti
si domandano se davvero la loro vita è quello che dovrebbe essere –
una normale vita cristiana. I credenti vengono persino indotti a
dubitare che essi siano davvero salvati o addirittura, difatto,
cristiani. In ultima analisi l’attrazione che il Pentecostalismo
esercita sulle persone religiose è la sua pretesa di promuovere una
vita cristiana più alta, piena, intensa e ricca. Il Pentecostalismo
esulta in una vita cristiana che sia tutta potenza, tutta eccitazione,
tutta gioia, tutta vittoria.
Che nessuno supponga che, proprio perché noi
parliamo di un esame riformato del Pentecostalismo, tutto questo
interessi solo coloro che sono membri di una chiesa riformata. La Fede
riformata rappresenta il Protestantesimo – il Cristianesimo biblico.
Come sarà evidente, il criterio secondo il quale la Fede riformata
conduce l’esame sono le Sacre Scritture – l’unica regola di fede e
di condotta per ogni cristiano professante. Sotto la chiara luce delle
Sacre Scritture il Pentecostalismo presenta caratteristiche che
inequivocabilmente prendono l’aspetto di una forma vecchia e molto
familiare, di minaccia per la fede cristiana.
Per Pentecostalismo intendiamo il
movimento religioso che insegna esservi una seconda e distinta opera
di grazia nel figlio di Dio, quella a cui ci si riferisce come
“battesimo con lo Spirito Santo”. In un determinato momento dopo
la rigenerazione (o conversione), il credente riceverebbe lo Spirito
Santo, di solito inteso come una meravigliosa esperienza emotiva, in
modo tale che ora, per la prima volta, questi abbia una meravigliosa
sensazione di gioia, possegga potenza per una vita cristiana dinamica
al servizio del Signore, ed eserciti i doni straordinari dello Spirito,
quali il parlare in lingue. Anche se prima il credente aveva ricevuto
Cristo, il perdono dei peccati, e la santificazione, non sarebbe
fintanto che questi riceve il battesimo con lo Spirito Santo che
verrebbe innalzato ad un livello spirituale più alto tanto da
possedere una piena, gioiosa, potente e reale vita cristiana.
Questa è la dottrina che costituisce il cuore
stesso del Pentecostalismo. Altre caratteristiche del Pentecostalismo
possono magari attrarre l’attenzione di chi lo osserva dall’esterno,
ad es. le lingue, i miracoli, l’esuberanza dei culti, ma questo
movimento si regge o cade esattamente con questa nuova dottrina della
salvezza – il suo secondo battesimo. La critica fondamentale che gli
rivolge la Fede riformata è che proprio questa è una dottrina
eretica sulla salvezza. I Pentecostali identificano questo
“Battesimo di Spirito Santo” con la discesa dello Spirito sui 120
credenti nel giorno di Pentecoste. Da questo essi prendono il nome del
loro movimento: Pentecostalismo.
Dato poi che si suppone che lo Spirito dia doni
straordinari a coloro che così sono battezzati, il movimento è pure
chiamato “movimento carismatico”. Nel Greco del Nuovo Testamento, la
parola significante “doni” è charismata.
I doni di cui il Pentecostalismo tanto parla sono le lingue, l’interpretazione
delle lingue, la profezia, i miracoli, e il potere di cacciare i demoni.
Il dono principale è parlare in lingue. Il movimento, quindi,
talvolta è chiamato “movimento delle lingue”, o “glossolalico”.
Il Neo-pentecostalismo è il nome dato a questo
movimento quando viene praticato nelle chiese protestanti stabilite e
nella chiesa cattolica romana. Vi sono state chiese pentecostali
dall’inizio del 1900 (ad es. le Assemblee di Dio). Nel primi anni 1960
persone all’interno delle chiese protestanti stabilite cominciarono a
promuovere credenze e pratiche pentecostali nelle loro chiese. Da quegli
anni non vi è quasi denominazione che non tolleri, o approvi,
pentecostali praticanti fra i loro membri.
Il Pentecostalismo sostiene essere del tutto
biblica la sua dottrina del battesimo nello Spirito Santo come seconda
opera della grazia come pure il suo insegnamento della presenza nella
Chiesa degli straordinari doni dello Spirito. Esso adduce a prova i
testi di Atti 2, 8, 10, e 19 ed l’apparente fatto che vi sia stata una
distinta effusione sui credenti di Spirito Santo che avrebbe dato loro
grandi doni e potenza. Esso usa, inoltre, 1 Corinzi 12 come prova che i
doni dello Spirito alla Chiesa del Nuovo Testamento includessero
guarigioni, miracoli, profezia, lingue, e simili.
Qual è la risposta riformata a questi appelli alla
Bibbia in appoggio alle dottrine pentecostali del battesimo con lo
Spirito Santo e ai doni straordinari?
Il battesimo con lo Spirito
Un battesimo con lo Spirito Santo esiste: è parte
essenziale della salvezza. Questo è chiaro dalla descrizione che
Giovanni Battista fa dell’opera salvifica di Gesù: “Io vi
battezzo in acqua, per il ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è
più forte di me e io non sono degno neanche di portare i suoi sandali,
egli vi battezzerà con lo Spirito Santo, e col fuoco” (Mt. 3:11).
Non si tratta, però, di una seconda opera dello Spirito susseguente
alla rigenerazione ed al dono della fede, né è limitato ad alcuni
cristiani soltanto, coloro che avrebbero adempiuto a certe condizioni e
resi sé stessi degni di questo livello più alto di salvezza. Il
battesimo di Cristo con lo Spirito è l’opera salvifica che Egli,
mediante il Suo Spirito, compie in ogni figliolo eletto di Dio. E’
la Sua opera di rigenerazione, la nuova nascita dall’alto.
E’ la Sua opera di purificazione dal peccato e la Sua consacrazione a
Dio riversando lo Spirito nel suo cuore. Di questa realtà spirituale,
il battesimo di Giovanni con acqua ne era il segno. Il sacramento del
battesimo nella Chiesa è un segno del battesimo con lo Spirito, come
insegna Tito 3:5,6: “egli ci ha salvati non per mezzo di opere
giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia, mediante
il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo,
che egli ha copiosamente sparso su di noi, per mezzo di Gesù Cristo,
nostro Salvatore” (Tt. 3:5,6).
Vi è solo un battesimo nella Chiesa di Gesù
Cristo: il battesimo con lo Spirito Santo significato dall’aspersione
con acqua nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. Questo
è l’insegnamento apostolico in Efesini 4:5: “Vi è un unico
Signore, un'unica fede, un unico battesimo”. Il Pentecostalismo,
invece, contempla due battesimi: il primo, un battesimo inferiore – la
salvezza dal peccato (di cui il segno è l’acqua), ed un secondo
battesimo, superiore – il battesimo con lo Spirito Santo. In questo
modo il Pentecostalismo divide Cristo, la salvezza, e la Chiesa.
Il battesimo di Cristo di ciascun membro del Suo
popolo con lo Spirito Santo, dipende esclusivamente dalla Sua opera di
meritare questo dono con la Sua morte. Non dipende da opere che il Suo
popolo possa compiere. Quindi, ogni figliolo eletto di Dio non solo
può riceverlo, ma di fatto lo riceve. Giovanni promise: “Egli
vi battezzerà con lo Spirito Santo”.
Certo, il battesimo con lo Spirito Santo significa
ricevere, da parte di ciascuno che così viene battezzato, di una grande
potenza, come Cristo disse ai Suoi discepoli: “Ma voi riceverete
potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni
in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all'estremità
della terra” (At. 1:8). E’ la Scrittura, però, che deve
insegnarci in che cosa consista questa potenza e come essa venga
esercitata. Per quanto riguarda la Chiesa, si tratta della potenza di
testimoniare per Cristo: “…e mi sarete testimoni” (At.
1:8). Il segno di una Chiesa battezzata con lo Spirito Santo, quindi, è
la fedele proclamazione di Cristo.
Per quanto riguarda il singolo figliolo di Dio, la
natura della potenza del battesimo con lo Spirito è indicata da
Giovanni Battista quando dice che noi veniamo battezzati “con lo
Spirito Santo e con il fuoco” . Noi riceviamo lo Spirito come
un fuoco. Il fuoco purifica bruciando completamente le scorie che
rendono impuro il metallo prezioso. Allo stesso modo lo Spirito Santo
brucia via il nostro peccato, affinché noi possiamo essere consacrati a
Dio nell’ubbidienza dell’amore. La potenza del battesimo con lo
Spirito Santo è la stupefacente potenza della santificazione. Era
esattamente questa la profezia del battesimo con lo Spirito Santo
nell’Antico Testamento: “In quel giorno il germoglio, dell'Eterno
sarà tutto splendore e gloria, e il frutto della terra sarà l'orgoglio
e l'ornamento per gli scampati d'Israele. Ed avverrà che chi sarà
rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme, sarà chiamato
santo, cioè chiunque in Gerusalemme sarà iscritto tra i vivi. Quando
il Signore avrà lavato le brutture delle figlie di Sion e avrà
eliminato il sangue dal mezzo di Gerusalemme col soffio di giudizio e
col soffio di sterminio” (Is. 4:2-4).
Il segno di un cristiano battezzato con lo Spirito
Santo, quindi, è il profondo dispiacere che prova per i suoi peccati (il
ravvedimento) e l’obbedienza che manifesta verso la Legge di Dio (la
santità).
Sei nato di nuovo? Lo sei senz’altro se credi
sinceramente in Cristo. Sei davvero dispiaciuto per il fatto di essere
peccatore e per i tuoi peccati? C’è stato un nuovo inizio nella tua
vita, per quanto non appariscente possa essere stato, tanto che oggi ti
adoperi di tutto cuore ad ubbidire ai comandamenti di Dio? Allora sei
stato battezzato con lo Spirito Santo, ed il sacramento è segno e
suggello per te del tuo battesimo con lo Spirito Santo, fintanto che
avrai vita. Che nessuno ti inganni e ti faccia supporre che tu abbia
bisogno di un altro migliore battesimo.
In che modo, allora, si può spiegare che nel libro
degli Atti vi sono ovviamente due opere distinte dello Spirito Santo su
alcuni membri del popolo di Dio? I discepoli di Gesù – Pietro,
Giacomo, Giovanni e gli altri , erano persone nate di nuovo e salvate
prima del giorno di Pentecoste. Questo fatto, ovviamente, era dovuto
all’opera dello Spirito Santo sui loro cuori. Eppure, nel giorno di
Pentecoste, questi uomini “furono tutti ripieni di Spirito Santo”
(At. 2:4). Lo Spirito viene versato su di loro.
Essi furono “battezzati con lo Spirito Santo” (At. 1:5).
Il Pentecostalismo fa appello a questo racconto di
Atti come prova per la loro pretesa che vi debbano essere due opere
distinte della grazia sui loro cuori: la rigenerazione (o conversione)
ed il battesimo con lo Spirito Santo. L’esperienza dei discepoli, e di
altri, nel libro di Atti, viene considerata come normativa per ogni
figliolo di Dio. Il Pentecostalismo insiste che la Pentecoste debba
essere ripetuta, sempre di nuovo, per ogni membro della Chiesa. Esso
parla di “una Pentecoste personale” per ogni cristiano.
Tutto questo tradisce una completa mancanza di
comprensione del grande avvenimento della Pentecoste. Postulare una
seconda Pentecoste sarebbe altrettanto folle quanto esigere
un’incarnazione personale di Gesù, una morte personale di Gesù,
oppure una risurrezione personale di Gesù.
La Pentecoste era il dono del Cristo esaltato, il
dono dello Spirito Santo alla Sua Chiesa. Lo Spirito venne dato in
misura piena e ricca, Egli fu effuso, riversato. Egli venne dato come
Colui che porta alla Chiesa le primizie dell’opera compiuta da Gesù
Cristo, i benefici della morte e della risurrezione di Cristo, cioè la
salvezza di Cristo. Nel dono dello Spirito la promessa evangelica
dell’Antico Testamento fu adempiuta per la Chiesa,
perché il Figlio di Dio diede al popolo di Dio piena salvezza – il
perdono dei peccati e la vita eterna. Egli battezzò la Chiesa con lo
Spirito Santo.
Essendo più grande di Giovanni Battista, Egli inondò la Chiesa con
quella realtà, mentre Giovanni solo poteva darne il segno.
Quella grande domenica segnò il passaggio
dall’antica alla nuova era, è il confine fra la vecchia e la nuova
dispensazione. La distinzione fra Antico e Nuovo Testamento riguarda la
pienezza dello Spirito, e la pienezza dello Spirito riguarda le piene
ricchezze della salvezza compiuta da Cristo. Questo è l’insegnamento
di Gv. 7:37-39: “Or nell'ultimo giorno, il grande giorno della
festa, Gesù si alzò in piedi ed esclamò dicendo: «Se qualcuno ha
sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da
dentro di lui sgorgheranno fiumi d'acqua viva». Or egli disse questo
dello Spirito, che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in
lui; lo Spirito Santo infatti non era ancora stato dato, perché Gesù
non era stato ancora glorificato”. Al tempo dell’Antico
Testamento, precedente alla Pentecoste, lo Spirito Santo non era ancora
stato effuso nella sua pienezza. Egli e la Sua opera salvifica non
mancavano in modo assoluto, perché Egli salvava il popolo di Dio nel
contesto dell’antico patto, tanto quanto Egli ci salva ora. Egli però
non vi era presente con la pienezza e ricchezza della salvezza con la
quale Egli ora dimora nella Chiesa, Egli non poteva, perché Cristo non
era ancora morto e risorto, acquisire di fatto quella ricca e piena
salvezza. Come Natale era il compleanno del Figlio di Dio nella carne,
così la Pentecoste era “il compleanno” dello Spirito come lo
Spirito di Cristo nella Chiesa.
La Pentecoste, come l’incarnazione, la
crocifissione, la risurrezione e l’ascensione, fu un evento compiuto
una volta per sempre. Cinquanta giorni dopo essere risorto, Gesù inviò
il Suo Spirito alla Sua Chiesa. Non si tratta di un avvenimento
ripetibile, più di quanto non sia ripetibile la morte di Cristo. E’
cosa priva di senso, se non eresia, predicare a ciascun cristiano una
Pentecoste personale. Ecco perché si tratta di un errore
attenderci il riapparire dei segni della Pentecoste attraverso la storia
della Chiesa. Il un suono come di vento impetuoso che soffiava,
delle lingue come di fuoco che si dividevano e che andavano a posarsi su
ciascuno dei discepoli, i quali cominciarono a parlare in altre lingue,
secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi, erano i segni, una
volta per tutte, dell’evento storico dell’effusione dello
Spirito, proprio come un grande terremoto fu il segno della risurrezione
di Gesù. Certo, questi segni sono intesi essere i miei segni nel 20°
secolo, tanto quanto erano intesi essere segni per Pietro nell’anno
33; ma essi sono miei non nel senso che debbano essere ripetuti nella
mia esperienza, ma per il fatto di essere stati scritti nelle pagine
delle Sacre Scritture e di dover essere da me ricevuti per fede.
Quando i pentecostali cercano di negare il
carattere di unicità della Pentecoste indicano quelle che nel libro
degli Atti paiono essere ripetizioni della Pentecoste: la discesa dello
Spirito sui convertiti della Samaria (At. 8:5-24), l’effusione dello
Spirito Santo su Cornelio e quelli di casa sua (At. 10:44-48; At.
11:15-18) e la discesa dello Spirito Santo sui discepoli di Giovanni
(At. 19:1-7). In realtà questi episodi sono avvenimenti speciali,
intesi da Dio per dimostrare come le irripetibili meraviglie della
Pentecoste si estendono a tutta la Chiesa, specificatamente i mezzi
– pagani (i Samaritani), gli esplicitamente pagani (quelli della casa
di Cornelio), e i discepoli di Giovanni Battista. Si tratta di
estensioni della Pentecoste all’intera Chiesa, il completamento più
ampio della Pentecoste.
Alla luce del significato della Pentecoste,
noi possiamo subito vedere come, nel giorno della Pentecoste,
uomini e donne che già erano state salvate, ricevettero il dono dello
Spirito Santo tanto da godere nuove ricchezze di salvezza ed una potenza
fino ad allora loro sconosciuta. Questo non indica che vi siano due
opere della grazia in ogni cristiano; questo non è normativo per ogni
credente, come se dovessimo aspettarci, ed anelare, di passare da “una
semplice salvezza per fede” ad un più alto livello di sensazioni e di
potenza, quello di un “battesimo nello Spirito”. La spiegazione si
trova nella posizione storica unica nel suo genere in cui si trovavano i
santi che avevano vissuto la Pentecoste. Essi vivevano la transizione
fra la vecchia dispensazione e la nuova, al “non ancora” dello
Spirito alla Sua presenza, fra il tempo di Cristo non ancora glorificato
al Suo essere glorificato. Prima di quel momento, quei santi erano
salvati, ora, all’alba della nuova dispensazione, essi ricevono il
dono dello Spirito nella Sua pienezza, cioè la salvezza completata del
Cristo glorificato. A Pentecoste essi si muovono non da un primo livello
di grazia ad un secondo più alto livello di grazia, ma dall’infanzia
della Chiesa dell’Antico Patto alla maturità della Chiesa del Nuovo
Patto.
Ci ripugna l’idea che ciascuno di noi debba
ripetere l’esperienza della Pentecoste. In questo caso dovremmo
per un certo tempo ritornare nell’antica dispensazione, vivere sotto
la legge fatta di tipi ed ombre, affinché ad un certo punto, noi si
possa passare nella nuova dispensazione. Anche se questo fosse possibile,
noi lo rifiuteremmo perché abbiamo ben udito gli ammonimenti della
lettera ai Galati ed agli Ebrei.
Noi, santi del Nuovo Testamento, riceviamo lo
Spirito del Cristo glorificato, con il pieno Cristo e tutti i Suoi
benefici, non appena Egli ci rigenera e viene a prendere dimora in noi,
ci battezza nel corpo di Cristo, la Chiesa, e ci unisce a Cristo con una
fede vera e vivente. Certo, le benedizioni della Pentecoste sono nostre,
tutte le benedizioni di cui avevano goduto quei 120 credenti nell’alto
solaio a Gerusalemme; certo, noi pure condividiamo la Pentecoste, in
modo reale e pieno come quei 120 credenti. Questo vale allo stesso modo
in cui noi abbiamo la nostra parte dei benefici della morte e
risurrezione di Cristo. Se uno non partecipa alla morte ed alla
risurrezione di Cristo, e neanche alla Pentecoste, semplicemente questi
non è salvato. Io, però, non partecipo ai benefici della morte di
Cristo ripetendo in qualche modo la Sua morte nella mia personale
storia ed esperienza. E’ per fede che io partecipo alla morte e
risurrezione di Cristo; è per fede che io sono crocifisso con Cristo e
risorto con Lui. Allo stesso modo, è sempre per fede che io partecipo
alla Pentecoste. Le benedizioni di quel grande giorno, ora passato da
quasi 2000 anni, diventano personalmente le mie attraverso la fede,
operata in me dallo Spirito, la stessa che mi unisce a Cristo ed al Suo
Corpo, la Chiesa, alla quale allora fu dato lo Spirito e nella quale lo
Spirito dimora per sempre. Questo è l’insegnamento di Galati 3: “...affinché
la benedizione di Abrahamo pervenisse ai gentili in Cristo Gesù, perché
noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede” (Ga.
3:14).
Il dono delle lingue
L’altra delle due caratteristiche notevoli del
Pentecostalismo è la sua dottrina, e presunta pratica, riguardante gli
straordinari doni dello Spirito, specialmente quello delle lingue. Anche
per questo si presume di trovare la convalida nella Scrittura, e
particolarmente in 1 Corinzi 12-14. Qual è la risposta riformata a
questo insegnamento ed all’appello che fa alle Scritture?
Al tempo degli apostoli esisteva un dono delle
lingue, sia che questo dono possa essere spiegato come la capacità di
parlare lingue straniere senza averle prima imparate, sia la capacità
di parlare in lingue totalmente nuove e sconosciute. 1 Corinzi 14 indica
come almeno un aspetto del dono delle lingue, in quei giorni, era la
capacità di parlare in una lingua del tutto nuova e sconosciuta.
Nessuno, neppure colui che la parlava, comprendeva ciò che veniva detto
(v. 2,14). L’interpretazione delle lingue era, come la lingua stessa,
un dono dello Spirito (v. 13; cfr. 1 Co. 12:10). Chi parlava in lingue
non parlava agli uomini, ma a Dio (v. 2). Il beneficio di tutto questo
non era l’edificazione degli altri, ma l’edificazione propria (v.
2), “...perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma
a Dio; poiché nessuno lo comprende, ma egli in spirito proferisce
misteri” (1 Co. 14:2).
In quei giorni vi erano pure altri doni
straordinari dello Spirito: il dono di ricevere da Dio speciali
rivelazioni, il dono di cacciare i demoni, il dono di prendere in mano
serpenti, il dono di bere
cose velenose senza averne alcun danno, il dono di guarire i malati
imponendo loro le mani, ed il dono di far risorgere i morti.
Fra questi doni, la capacità di parlare in lingue era
la capacità che aveva la minore importanza. Nella lista di doni in
1 Co. 12:28-31, le lingue e l’interpretazione delle lingue vengono
alla fine e non vengono considerati “i doni migliori” che i Corinzi
avrebbero dovuto desiderare. 1 Corinzi 14:39 semplicemente istruisce i
Corinzi a non impedire le lingue, mentre li esorta a desiderare
ardentemente la profezia. Tutt’attraverso 1 Corinzi 14 l’apostolo
minimizza l’importanza delle lingue in rapporto alla superiorità
della profezia, e denuncia molti abusi che nella comunità di Corinto
contraddistinguevano il dono delle lingue. Inoltre, il dono delle lingue
non era retaggio di tutti i Corinzi, e non si attendeva che tutti lo
ricevessero (1 Co. 12:20). E’ molto strano, a dir poco, che il
Pentecostalismo faccia tutto quel chiasso dicendo di voler restaurare il
Cristianesimo del Nuovo Testamento, rendendo prioritario il dono delle
lingue, facendolo passare come il dono per eccellenza,
ascrivendogli, sia in teoria che in pratica, una preminenza che
assolutamente non aveva nei giorni degli Apostoli, e che certo
Pentecostalismo sostenga che ogni cristiano dovrebbe possedere questo
dono, come se Paolo non avesse scritto: “Forse che tutti parlano in
lingue?”.
L’argomentazione usata dal Pentecostalismo per
sostenere questa pratica è semplice: “La Scrittura insegna che il
miracoloso era parte della vita e del ministero nei giorni degli
apostoli, quindi, il dono di operare miracoli dovrebbe trovarsi anche
oggi nella Chiesa”.
Ignorato dal Pentecostalismo è che
l’insegnamento delle Scritture è che i miracoli sono “segno di un
apostolo”. Il potere di fare miracoli era congiunto al ministero
apostolico ed aveva lo scopo di autenticare gli apostoli come speciale
servitori di Cristo e la conferma della loro dottrina come Evangelo di
Dio. Questo non implica che solo gli apostoli potessero operare miracoli.
Di fatto altri santi avevano il dono di operare miracoli. Significa però
che il miracoloso era apostolico, che derivava dal ministero apostolico
presente nella Chiesa a quel tempo, e che serviva per attestare gli
apostoli e la loro dottrina. I miracoli erano le credenziali degli
apostoli.
La necessità dei miracoli durante l’era
apostolica deriva dal servizio unico nel suo genere degli apostoli. Essi
dovevano deporre le fondamenta della Chiesa neotestamentaria di Cristo.
Paolo scrive in Efesini 2:20 che i santi provenienti dal paganesimo,
insieme a quelli d’origine israelita erano: “edificati sul
fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Gesù Cristo stesso la
pietra angolare”. Gli apostoli sono il fondamento della Chiesa,
proprio come Cristo è “la pietra angolare”.
Essi sono fondamento in virtù della Parola che essi proclamano e
scrivono. Allo stesso modo in Corinzi
3:10 Paolo afferma di avere deposto le fondamenta della Chiesa in
Corinto, laddove altri hanno poi edificato su questo fondamento: “Secondo
la grazia di Dio che mi è stata data, come savio architetto io ho posto
il fondamento, ed altri vi costruisce sopra; ora ciascuno stia attento
come vi costruisce sopra”.
Che i miracoli, incluso il miracolo delle lingue,
fossero una componente del ministero apostolico è insegnato in 2
Corinzi 2:12: “Ora i segni dell'apostolo sono stati messi in opera
fra voi con grande pazienza, con segni e prodigi e con potenti
operazioni”. Paolo qui difende il suo apostolato dagli attacchi
che aveva ricevuto in Corinto. Egli lamenta, al v. 11: “Sono
diventato insensato vantandomi, voi mi ci avete costretto, poiché avrei
dovuto essere raccomandato da voi, perché non sono stato per nulla
inferiore ai sommi apostoli, benché io non sia niente”. I corinzi
avrebbero dovuto onorare e riconoscere l’apostolato di Paolo, perché
Cristo ne aveva dato chiara prova attraverso i miracoli che aveva
operato tramite lui. I miracoli vengono descritti come segni, prodigi,
ed opere potenti. Essi vengono chiamati “segni dell’apostolo”,
l’espressione è inequivocabile, sono “segni dell’apostolo” che
appartengono al ministero apostolico.
Ebrei 2:3,4 pure congiunge gli straordinari doni
dello Spirito con il ministero apostolico. I primi tre versetti del
capitolo ci ammoniscono a non trascurare “una così grande salvezza”.
Ci si rende colpevoli di questo rifiutando di prestare la debita
attenzione alla Parola di Dio. Proprio perché attraverso la Parola
abbiamo una tale grande salvezza: “Questa, dopo essere stata
inizialmente annunziata dal Signore, è stata confermata a noi da coloro
che l'avevano udita, mentre Dio ne rendeva testimonianza con segni e
prodigi, con diverse potenti operazioni e con doni dello Spirito Santo
distribuiti secondo la sua volontà”.
La grande salvezza è stata annunciata, l’abbiamo udita. Il
brano stabilisce il primato della predicazione della Parola come mezzo
di salvezza. Anche nell’era apostolica non erano i miracoli, non erano
i doni straordinari dello Spirito Santo ad essere la cosa principale, ma
lo era la proclamazione della Parola. I miracoli erano secondari, erano
strettamente dipendenti alla dottrina apostolica.
Questo brano, però, insegna chiaramente pure che i
miracoli appartenevano all’ufficio e ministero apostolico. L’autore
dice che i santi del Nuovo Testamento, i cristiani di origine israelita
in particolare, hanno la Parola di Dio che porta loro salvezza. Essi
devono prestare attenzione a questa Parola, non devono lasciarsela
scivolare via: “Perciò bisogna che ci atteniamo maggiormente alle
cose udite, che talora non finiamo fuori strada” (Eb. 2:1). In che
modo siamo giunti ad avere la Parola di Dio? Essa fu pronunciata in
primo luogo dal Signore stesso, poi fu confermata da “coloro che Lo
udirono”. Si tratta degli apostoli. Al riguardo degli apostoli il v. 4
afferma: “Dio ne rendeva testimonianza con segni e prodigi, con
diverse potenti operazioni e con doni dello Spirito Santo distribuiti
secondo la sua volontà”. Il riferimento qui è ai miracoli,
descritti in 2 Co. 12:12 come “segni e prodigi”. Le elargizioni
dello Spirito Santo sono doni straordinari dello Spirito che si
trovavano nella Chiesa al tempo degli Apostoli. Fra di essi vi erano
“diversità di lingue” ed il dono della “interpretazione delle
lingue”, come mostra 1 Corinzi 12:10. I miracoli ed i doni
straordinari dello Spirito erano testimonianza
proveniente da Dio a coloro che avevano udito Cristo (cioè gli
apostoli). Lo scopo di questa testimonianza era la conferma della Parola
di Dio verso di noi, cioè che la dottrina apostolica è vera Parola di
Dio. I miracoli ed i doni straordinari dello Spirito non sono per ogni
tempo, ma solo per l’era apostolica. Essi, per volontà di Dio, furono
connessi all’ufficio dell’apostolo affinché questi potessero
confermare la Parola portata dagli apostoli.
La stessa cosa è insegnata in Marco 16:20: “Essi
(gli apostoli) poi se ne andarono a predicare dappertutto, mentre
il Signore operava con loro e confermava la parola con i segni che
l'accompagnavano”. I segni, o miracoli, erano la potente conferma
data dal Signore alla Parola predicata dagli apostoli. Allo stesso modo
il Signore aveva autenticato la Parola portata dall’apostolo Paolo e
del suo collega Barnaba: “Essi dunque rimasero là molto tempo,
parlando francamente nel Signore, il quale rendeva testimonianza alla
parola della sua grazia, concedendo che segni e prodigi si operassero
per mano loro”.
Ora, l’ufficio degli apostoli non doveva essere
di carattere permanente nella Chiesa, ma un ufficio temporaneo. Le
qualifiche dell’apostolo lo mostrano. Un apostolo doveva essere una
persona che avesse visto il Signore risorto tanto da predicare la
risurrezione come testimone oculare (1 Co. 9:1). Egli doveva essere
stato incaricato direttamente dal Signore risorto (Gv. 20:21; At.
26:15-18), il fatto cioè che egli avesse ricevuto l’Evangelo dal Gesù
stesso (Ga. 1:11,12).
Il compito specifico dell’apostolo pure indica la
natura temporanea di quell’ufficio. Questo compito era quello di porre
le fondamenta della Chiesa. Non si deve per sempre porre le fondamenta
di un edificio. Viene il tempo in cui le fondamenta sono poste: coloro
che ne erano stati incaricati vengono così rimossi ed altri subentrano
al loro posto, al servizio della Chiesa, pastori, dottori ecc. la cui
vocazione è quella di edificare su quelle stesse fondamenta.
L’ufficio dell’apostolo, però, è scomparso,
come pure scompare il miracoloso (“i segni dell’apostolo”), perché
il miracoloso era una componente di quell’ufficio e serviva a quel
ministero.
E’ per questo stesso motivo che coloro che oggi
insistono sui miracoli, dovrebbero pure mostrarci degli apostoli. Che i
Pentecostali, allora, ci mostrino i loro apostoli! E’ significativo
che in Inghilterra, nel 1800, sorgesse un movimento precursore del
Pentecostalismo, cioè gli Irvingiti, chiamati così dal loro fondatore,
Edward Irving, i quali, di fatto, elessero dodici apostoli. Così
facendo, il movimento era coerente. Si noti, inoltre, sebbene oggi il
Pentecostalismo esiti a chiamarli apostoli, come esso attribuisca ai
suoi leader poteri che solo gli apostoli potrebbero possedere:
un’autorità personale ed assoluta sulla Chiesa, o comunità; nuove
rivelazioni da parte di Dio della Sua volontà per la Chiesa, dottrine
extra-bibliche che sono vincolanti sui santi.
La storia della Chiesa stessa è testimone della
verità dell’insegnamento della Scrittura che i miracoli ed i doni
straordinari fossero solo temporanei. I miracoli cessarono nella Chiesa
intorno all’anno 100, più o meno al tempo della morte dell’ultimo
apostolo.
Per un certo periodo dopo questo, solo sette eretiche e scismatiche
affermavano di avere il potere di operare miracoli, cioè i Montanisti.
Col passare del tempo, il potere d’operare
miracoli ricominciò ad essere preteso ed enfatizzato nella Chiesa
romana ma, significativamente, questo andava di pari passo con
l’allontanamento della Chiesa dalla verità dell’Evangelo. La Chiesa
cattolica romana, naturalmente, ha sempre preteso il potere di operare
miracoli ed ha sempre stregato la sua gente con miracoli d’ogni genere.
La Chiesa purificata della Riforma espressamente
ripudia ogni miracolo. La Riforma, di fatto, era confrontata con i
miracoli su due fronti: Roma e i gruppi anabattisti con la loro mistica
“religione dello Spirito”. Sia Roma come i mistici facevano appello
ai loro miracoli come prova di essere la vera religione, e si prendevano
gioco della Riforma perché priva di miracoli. Colpendo intuitivamente
il cuore della questione – e questo stesso è pure il cuore della
questione oggi con il Pentecostalismo, Lutero chiamava il popolo di Dio
a credere, a vivere e ad aderire strettamente alla nuda Parola di Dio,
anche quando gli eretici potessero sfoggiare autentiche valanghe di
miracoli al fine di sedurlo e di allontanarlo dalla verità. Giovanni
Calvino esprime in questo modo, più dettagliato, la posizione riformata
al riguardo:
Nel
richiederci miracoli sono irragionevoli. Noi non fabbrichiamo un
qualche nuovi Evangelo, ma teniamo per certo quello la cui verità è
confermata dai miracoli che hanno fatto Gesù Cristo e i suoi apostoli.
Si potrebbe dire che essi abbiano questo vantaggio su di noi: possono
confermare la loro dottrina con continui miracoli che avvengono fino
al dì d’oggi. I miracoli che essi menzionano dovrebbero piuttosto
scuotere e far dubitare uno spirito fermo, tanto sono frivoli e
menzogneri. E quand’anche fossero i più straordinari che si possano
immaginare, non devono tuttavia essere contrapposti alla verità di Dio, dato che il nome di Dio deve essere santificato sempre e
dappertutto, sia dai miracoli che dall’ordine naturale delle cose.
Essi sarebbero più convincenti, a questo riguardo, se la Scrittura
non ci avesse istruito sullo scopo legittimo dei miracoli. San Marco
dice che quegli fatti dagli apostoli hanno servito a confermare la
loro predicazione (Mr. 16:20). Similmente San Luca dice che nostro
Signore, facendoli, ha voluto rendere testimonianza alla parola della
sua grazia (At. 14:3). A ciò corrisponde quanto dice l’Apostolo,
che la salvezza annunciata dall’Evangelo è stata confermata dalla
testimonianza di Dio con segni e potenza miracolosa (Eb. 2:3,4).
Quando ci viene detto che questi sono sigilli destinati a stabilire la
verità, li applicheremo a rafforzare la menzogna? Per questo motivo
bisogna che la dottrina, la quale precede i miracoli come dice
l’Evangelista, sia esaminata per prima. Se essa è approvata, allora
potrà essere confermata dai miracoli. Ora un buon indizio di vera
dottrina, come dice Cristo, si ha quando essa tende non alla gloria
degli uomini, ma a quella di Dio (Gv. 7:18; 8:50). Poiché Cristo
afferma che questa deve essere la prova, significa intendere male i
miracoli utilizzarli ad altro scopo che ad illustrare il nome di Dio.
E ci dobbiamo anche ricordare che Satana ha i suoi miracoli; i quali,
sebbene siano illusione più che vera potenza, tuttavia sono tali da
poter ingannare i semplici ignoranti. I magi e gli incantatori sono
stati sempre noti per i loro miracoli; l’idolatria dei pagani è
stata nutrita da miracoli eccezionali che tuttavia non ci spingono ad
accettare la superstizione dei magi né degli idolatri. Con questo
stesso argomento i Donatisti, anticamente, colpivano la semplicità
del popolo compiendo numerosi miracoli. Diamo dunque ora ai nostri
avversari la stessa risposta che ha dato S. Agostino ai Donatisti:
nostro Signore ci ha messo in guardia contro questi operatori di
miracoli, predicando che verrebbero dei falsi profeti e con grandi
prodigi e fatti meravigliosi trarrebbero in inganno anche gli eletti,
se questo fosse possibile (Mt. 24:24). S. Paolo ha avvertito che
l’Anticristo sarebbe accompagnato da ogni potenza e da miracoli e
prodigi menzogneri (2 Ts. 2:9). Ma i nostri miracoli, essi dicono, non
sono operati né dagli idoli, né dagli incantatori, né dai falsi
profeti, ma dai santi. Come se noi non fossimo in grado di comprendere
che è appunto l’abilità di Satana di trasfigurarsi in angelo di
luce (2 Co. 12:14) ... ciò che i nostri avversari si attribuiscono
sono semplicemente illusione di Satana, che servono a sviare il popolo
di Dio da rendere onore al suo Dio”.
I miracoli del Pentecostalismo, come i miracoli di
Roma, sono fraudolenti.
Essi sono solo conformi agli unici miracoli che la Scrittura profetizza
per gli ultimi giorni: i segni ed i miracoli dei falsi cristi e dei
falsi profeti che, se possibile, avrebbero ingannato anche gli eletti
(Mt. 24:24), i portenti, i segni e i prodigi bugiardi dell’uomo di
peccato destinati “per quelli che periscono, perché hanno
rifiutato di amare la verità per essere salvati” (2 Ts. 2:9-12).
Attenzione, dunque! Non lasciatevi imbrogliare e
raggirare dai moderni venditori di miracoli!
La Chiesa riformata non ha bisogno alcuno di
miracoli. La sua fede è la dottrina degli apostoli, quella che hanno
ricevuto da Gesù. Questa dottrina è già stata confermata da molti
miracoli. Non ha bisogni di ulteriori attestazioni. L’unico vangelo
che richiede nuovi miracoli è un nuovo vangelo. Questo, però, non
implica che la religione riformata sia priva di miracoli. Il
Pentecostalismo vorrebbe lasciarci con questa impressione: sarebbe un
vangelo con miracoli, il pieno vangelo! mentre la fede riformata sarebbe
un vangelo senza miracoli, e quindi meno che un pieno vangelo!
In primo luogo il credente riformato vede la il
potere onnipotente di Dio in tutta la creazione ed in ogni aspetto della
vita terrena. Il quotidiano sorgere del sole, il risveglio annuale della
natura in primavera, la fioritura di ogni singola rosa, il concepimento
di un bambino, il sorgere di un terremoto, il sorgere e la caduta di
grandi nazioni, la salute e la vita, e un pezzo di pane sulla mia tavola
– sono tutte opere meravigliose di Dio, onnipotente, onnipresente ed
incomprensibile. Il Cristo della nostra fede è il sovrano Signore che
ora sta sostenendo e governando ogni cosa con la Parola della Sua
potenza nel modo più meraviglioso (Eb. 1:3).
In secondo luogo il credente riformato afferma come
proprio ogni singolo miracolo che sia registrato nelle Scritture.
L’idea che non si abbiano miracoli a meno che non siano compiuti da
noi stessi o sotto i nostri occhi, è veramente stupida. Il miracolo
della creazione, il miracolo del diluvio, il miracolo del fuoco dal
cielo che divora il sacrificio di Elia, il miracolo dell’incarnazione,
il miracolo di Pietro che fa risorgere Dorca, e tutti gli altri, sono i
miei miracoli, altrettanto veri di quanto essi fossero stati mia
esperienza diretta, non solo perché essi sono stati atti di liberazione
della Chiesa di cui sono membro, ma pure perché mi stupiscono, mi
portano ad adorare Dio, e rafforzano la mia fede nella Sua Parola, tanto
quanto come se io li avessi visti con i miei stessi occhi. I credenti
riformati hanno un’abbondanza di miracoli nella Bibbia. Qualsiasi
miracolo addizionale, prima del ritorno del Signore Gesù, sarebbe
superfluo.
In terzo luogo, la Parola proclamata dalla Chiesa riformata compie
costantemente grandi miracoli. Essa fa risorgere chi è spiritualmente
morto, apre gli occhi di chi è spiritualmente cieco, fa si che chi è
zoppo spiritualmente salti come un capretto, essa abbatte le fortezze di
Satana in cuori e vite umane (Is. 35; 2 Co. 10:3-6). Con la potenza
dello Spirito Santo, la verità opera il miracolo della salvezza: fede,
ravvedimento, perdono, e santità. Questi sono miracoli stupefacenti,
molto più grandi, se noi ne dovessimo fare il confronto, delle
guarigioni fisiche, per non dire nulla di quei miracoli banali e privi
di senso tanto vantati dal Pentecostalismo. I miracoli spirituali
dell’Evangelo, difatti, sono la realtà di cui le guarigioni fisiche
di Gesù e dei Suoi apostoli erano segno.
No, la Chiesa riformata non è una Chiesa priva di miracoli.
Lo scopo principale del nostro saggio, però, è
quello di rispondere alle argomentazioni del Pentecostalismo sulla sua
dottrina del battesimo di Spirito Santo e della pratica dei miracoli,
specialmente quello delle lingue. Questo lo abbiamo fatto. Nel
rispondere al suoi appelli alla Scrittura, abbiamo mostrato sulla base
della stessa Scrittura che il Pentecostalismo è eretico in quanto alla
dottrina della salvezza (il battesimo di Spirito Santo) e fraudolento
nei suoi miracoli.
La fede riformata giudica il Pentecostalismo essere una religione
diversa da quella di Lutero, Calvino e dei credi riformati – un
allontanamento fondamentale dalla fede una volta per sempre tramandata
ai santi.