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La Chiesa Oggi e al Tempo della Riforma: Un Confronto
David J. Engelsma
Introduzione
Confrontare la Chiesa Protestante della Riforma e
quella alla fine del 20° secolo non può rimanere un mero esercizio
accademico. Questo argomento chiama chiunque si professa Protestante a
valutare se la sua chiesa è fedele alle sue origini. Nel caso non lo
sia, deve darsi da fare per la sua riforma. Se questo tentativo fallisce,
a motivo dell’ostinazione della chiesa, deve unirsi ad una chiesa che
è fedele ai principi del Protestantesimo, e quindi al Signore Gesú
Cristo.
Come dice uno dei credi della Riforma: " è
dovere di tutti i fedeli, secondo la Parola di Dio, di separarsi da
coloro che non appartengono affatto alla Chiesa per
raggiungere questa assemblea, in qualsiasi luogo Dio l'abbia posta."
Tutti quelli che non lo fanno "contrariano
l’ordinanza
di Dio."
Ciò include separarsi da una chiesa che "attribuisce a se stessa e
alle sue ordinanze più autorità che alla Parola di Dio. Essa non vuole
assoggettarsi al giogo di Cristo"
(Confessione di Fede Belga, Articoli 28, 29). Per alcuni, un
confronto tra la Chiesa della Riforma e quella di oggi può risultare un’esperienza
dolorosa, che conduce ad un’azione
radicale.
Mentre facciamo questo confronto, sarà d’aiuto
tenere a mente varie cose.
Primo, in questo studio stiamo confrontando quello
che potremmo chiamare il "mondo
ecclesiastico Protestante"
alla fine del 20° secolo con la Chiesa della
Riforma del 16° secolo. Anche se questa Chiesa presto si divise in due,
la Luterana e la Riformata, vi era una fondamentale unità nel primo
Protestantesimo che ci permette di parlare di una "Chiesa della
Riforma."
Secondo, qui presupponiamo che la Chiesa della
Riforma era la Chiesa di Gesú Cristo, l’una, santa, cattolica Chiesa,
per come stabilita da Dio nel mondo. Ella si dimostrò essere tale
mediante la sua aderenza alla Parola di Dio. Non era impeccabile. Non
era ancora pienamente maturata in Cristo. Ma ella era la vera Chiesa di
Cristo, "bella come la luna, pura come il sole, tremenda come un
esercito a bandiere spiegate" (Cantico dei Cantici 6:10). Ella può
e dovrebbe essere lo standard col quale misurare il Protestantesimo
odierno.
Terzo, un confronto come questo rischia di essere una
generalizzazione sommaria. Il "Protestantesimo odierno" è un’entità
enorme! Che sbalorditiva schiera di denominazioni! Che sconcertante
diversità! In particolare bisogna guardarsi dall’"errore di Elia."
In un’epoca idolatra, nel mezzo dell’apostata Israele, il profeta
disperava della Chiesa di Dio, supponendo di essere il solo
sopravvissuto del popolo che adorava Dio in spirito e verità: "Sono
rimasto io solo" (I Re 19:14). Geova gli tolse questa illusione:
"ho lasciato in Israele un residuo di settemila uomini…" (v.
18). La condanna del Protestantesimo moderno, per quanto veemente possa
essere, deve riconoscere che Dio preserva la Sua Chiesa (Protestante) al
giorno d’oggi e che, anche all’interno di denominazioni che stanno
apostatando dalla Parola di Dio, vi sono ancora individui, pastori ed
anziani, e perfino congregazioni, che rimangono fedeli.
Quarto, la nostra critica del Protestantesimo per
come esso appare nelle chiese odierne non è un esercizio di mera
contesa di parte, nè deve attribuirsi ad una mente ristretta e ad uno
spirito partigiano. Noi amiamo la Chiesa di Cristo. Noi la amiamo nella
sua immaturità veterotestamentaria, nella sua maturità
neotestamentaria, nella sua amabilità nell’epoca immediatamente
successiva agli apostoli, e cioè l’amabilità della sua fedeltà
dottrinale, del martirio, e della carità; nella sua agonia durante il
Medioevo, quando il Diavolo e gli uomini malvagi la sedussero per farla
diventare una prostituta; nella sua purezza e bellezza della Riforma, ed
in ogni sua manifestazione odierna. E’ proprio l’amore per la Chiesa,
scelta e preziosa, che ci obbliga a fare un confronto che alle chiese
Protestanti odierne risulterà molto giudiziale.
Con quale Standard?
La condizione spirituale del Protestantesimo odierno
è miserevole. In esso non si può scorgere un figlio della Chiesa della
Riforma. La sua miseria si affianca, similmente alla Chiesa di Laodicea
di Rivelazione 3, al fatto che suppone di essere "ricco, mi sono
arricchito e non ho bisogno di nulla." Il male delle chiese
Protestanti odierne è che predicano e credono un altro vangelo rispetto
a quello della Chiesa della Riforma. Le chiese Protestanti sono
soppesate e trovate mancanti soprattutto per quanto riguarda il loro
vangelo, la loro dottrina. Ciò è fatale, perchè il vangelo di una
chiesa ne è l’elemento essenziale. E’ il vangelo che rende una
chiesa la vera Chiesa di Gesú Cristo. Nella sua opera "Sul
Ministero" Martin Lutero scrisse:
Il ministero pubblico della Parola, io sostengo,
per mezzo del quale I misteri di Dio sono resi noti (è) la piú
alta e la piú grande tra le funzioni della Chiesa, sulla quale l’intera
potenza della Chiesa dipende, dal momento che la Chiesa non è
niente senza la Parola ed ogni cosa in essa esiste in virtú della
sola Parola.
In base a questo criterio il meglio che possiamo dire
del Protestantesimo odierno è che esso non è niente.
La Riforma fu la restaurazione della pura
predicazione del vangelo. Questo evento, che riformò la Chiesa e scosse
il mondo, fu dottrinale. Il proposito dei Riformatori, come
quello dello Spirito Santo, era quello di sbarazzarsi di un altro
vangelo (che non è vangelo) e di ripristinare il vangelo di Dio
rivelato nelle Scritture. Anche se vi erano pratiche abominevoli nella
Chiesa precedente alla Riforma, non furono queste la causa della Riforma.
La causa della Riforma non fu il papato, per quanto non biblica e
tirannica sia questa istituzione. Lutero disse in piú di un’occasione
che avrebbe vissuto col papa, se solo il papa avesse predicato il
vangelo. Nè dobbiamo rintracciare la causa della Riforma all’oltraggiosa
immoralità dei leader della Chiesa, a partire dagli avidi, fornicatori,
umanistici, e politici papi e cardinali fino ad arrivare agli umili
preti che vivevano nel concubinato. Nella sua "Risposta alla
Lettera al Cardinale Sadoleto" Giovanni Calvino spiegò perchè vi
fu la Riforma:
(Vi sono) molti esempi di crudeltà, avarizia,
intemperanza, arroganza, insolenza, concupiscenza, ed ogni sorta di
malvagità, apertamente manifestate da uomini del tuo ordine, ma
nessuna di queste cose ci avrebbe condotto al tentativo che noi
facemmo a motivo di una necessità molto piú forte.
Qual’era questa "necessità molto piú
forte?" Calvino continua:
Questa necessità era questa: la luce della
verità divina era stata spenta, la Parola di Dio era stata
seppellita …
Già all’inizio, nel 1517, nelle sue 95 tesi,
Lutero aveva indicato a cosa mirava la Riforma, quando scrisse nella sua
tesi n°62:
Il vero tesoro della Chiesa è il santo vangelo
della gloria e grazia di Dio.
Il Vangelo della Riforma
E’ doveroso, quindi, notare cosa era quel "santo
vangelo" in contrasto all’"altro vangelo." Il vangelo
ristorato dalla Riforma è la buona notizia della salvezza per sola
grazia, alla gloria di Dio solo. Questo vangelo, incapsulato nell’epistola
ai Romani, proclama la miseria di ogni uomo che è un peccatore,
totalmente depravato ed esposto all’ira del Dio offeso (Romani 3:9 e a
seguire). La miseria dell’uomo non consiste nelle varie piaghe che
affliggono costantemente l’umanità: povertà, oppressione, guerra,
malattie, e morte, in qualità di calamità naturali, ma consiste nel
suo peccato, specialmente la sua colpa davanti al giudizio di un Dio
giusto. Il suo grande bisogno è il perdono dei suoi peccati ed una
giustizia che tenga al giudizio di Dio. Questo perdono e questa
giustizia sono in Gesú Cristo (Romani 10:3, 4). Essi divengono nostri
attraverso la fede in Gesú. Quando crediamo in Lui Dio mette la
giustizia di Gesú sul nostro conto. La nostra giustizia davanti a Dio
non consiste in niente che noi abbiamo fatto, o che siamo, ma soltanto
in quello che Gesú ha fatto per noi e ciò che Egli è al posto nostro.
Il popolo di Cristo è giustificato per sola fede (Romani 3:20 e a
seguire). Questa fede giustificante non è la base su cui Dio perdona il
peccatore, non è un’opera del peccatore per guadagnare la giustizia,
e non è una condizione che l’uomo deve adempiere per essere salvato.
Ma essa è il mezzo col quale Dio imputa la giustizia di Cristo al
peccatore colpevole, lo strumento col quale egli abbraccia Cristo, sua
giustizia. Infatti, la fede stessa è il dono della grazia di Dio all’uomo
che lo ha: "la fede viene dall’udire, e l’udire dalla parola di
Dio" (Romani 10:17).
Questo passaggio mette in rilievo il ruolo vitale che
ha la predicazione nella grande opera di Dio nel giustificare il Suo
popolo. E’ per mezzo della predicazione che lo Spirito Santo opera
negli uomini la fede che conosce e confida in Gesú Cristo, il
Salvatore, inclusi il ravvedimento che li rende bisognosi. Inoltre, è
nella predicazione che Dio presenta Gesú Cristo agli uomini come l’Oggetto
della fede (Romani 1:1 e a seguire). Dunque, è attraverso la
predicazione del vangelo che Dio pronuncia il verdetto divino nella
coscienza del credente, per assolverlo: "… sono pronto a
predicare il vangelo … perché esso è la potenza di Dio per la
salvezza, di chiunque crede … perché la giustizia di Dio è rivelata
in esso di fede in fede, come sta scritto: «Il giusto vivrà per fede»"
(Romani 1:15-17). Non fu una delle accuse minori alla Chiesa precedente
alla Riforma quella che la Riforma le rivolse quando affermò che essa
non predicava. Quella Chiesa faceva molte cose, costruire cattedrali,
andare in pellegrinaggi, immergersi nella politica, affascinare le
persone con fasto e liturgie, ma non predicava.
Se il mezzo del perdono, che è il cuore del vangelo,
è la predicazione, l’unica e sola base del perdono è la
soddisfazione e l’espiazione di Gesú Cristo. Nella Sua passione,
durata tutto il corso della Sua vita, ma specialmente per mezzo della
Sua morte sulla croce, Gesú pagò in pieno per I peccati del Suo popolo,
ed adempì tutta la giustizia. La Riforma proclamò la croce di Cristo
come redenzione dal peccato efficace, sostitutiva, sanguinaria, che
copre il peccato (Romani 3:24 e a seguire). Proprio come Gesú dichiarò
di essere il Figlio di Dio (Romani 1:4), così la risurrezione corporale
di Gesú dai morti dimostrò che la croce era stata l’efficace
acquisto della giustizia per quei peccatori per I quali Gesú fu
consegnato: "fu risuscitato per la nostra giustificazione" (Romani
4:25).
La sorgente e la fondazione di questa salvezza è l’elezione
eterna di grazia (Romani 9-11). In Cristo Dio ha scelto a salvezza un
popolo da tutte le nazioni: la Sua Chiesa. La grazia di questa elezione
è illustrata in modo peculiare dal fatto che Dio non scelse tutti gli
uomini, ma ne riprovò alcuni, secondo il Suo beneplacito. La salvezza
è interamente ed esclusivamente per grazia.
La vita dell’uomo che crede questo vangelo sarà
una vita di libertà, libertà di servire Dio ed il suo prossimo, in
gratitudine (Romani 12-15).
Il "Vangelo" di Roma
In contrasto al vangelo vi era "l’altro
vangelo" di Roma, e cioè l’insegnamento che il peccatore deve
salvare se stesso per mezzo delle sue opere. La forma piú grossolana di
questo insegnamento, contro il quale Lutero proclamò guerra nel 1517,
nelle 95 Tesi, erano le indulgenze: vendere il perdono dei peccati in
cambio di denaro. Ma l’errore che stava alla radice di questo era la
dottrina ufficiale di Roma che gli uomini potevano e dovevano guadagnare
la giustizia presso Dio per mezzo delle proprie buone opere. La
giustizia di un uomo presso Dio consisteva in parte dell’opera di
Cristo e in parte della sua propria opera. La giustificazione era per
fede ed opere. Ciò che rendeva possibile ad un peccatore guadagnare o
meritare la salvezza, secondo Roma, era la sua possessione di un "libero
arbitrio." Anche se caduta, l’umanità non è totalmente
depravata, tutti gli uomini hanno ancora l’abilità di scegliere Dio
ed il bene, e di cooperare con la grazia, quando questa grazia è
offerta nei Sacramenti e nella Parola. Se soltanto un peccatore esercita
il suo "libero arbitrio" in modo appropriato, Dio gli
conferirà grazia. In virtú della sua volontà e della grazia
conferitagli, l’uomo compie buone opere. Sulla base di queste opere, e
sulla base dell’opera di Cristo, Dio perdona le trasgressioni del
peccatore e gli dà la salvezza che egli ha parzialmente guadagnato.
Fondamentalmente, è per questo che il "libero arbitrio" era
un "altro vangelo." Su di esso dipendeva l’intera salvezza.
Anche l’elezione degli uomini alla salvezza nell’eternità (che la
Chiesa precedente alla Riforma insegnava!) era dovuta alla previsione di
Dio di chi tra gli uomini avrebbe creduto e chi no.
La vita di chi credeva questo "vangelo" era
schiavitú, la schiavitú della paura di non aver fatto abbastanza per
placare Dio, e di servire Dio (spesso in un modo molto esigente ed arduo)
con la motivazione di uno schiavo.
Questa dottrina, questo "vangelo," la
Riforma lo condannò come un "altro vangelo" nei termini di
Galati 1:6-9: "Se qualcuno vi predica un evangelo diverso da quello
che avete ricevuto, sia maledetto." Non era meramente una
presentazione sbagliata del vangelo, ma era eresia che negava Cristo,
disonorava Dio, distruggeva la Chiesa, e privava di ogni conforto.
Galati 5:2 dimostra che la Riforma aveva ragione in questa accusa:
"Ecco, io, Paolo, vi dico che se vi fate circoncidere, Cristo non
vi gioverà nulla," cioè: "se aggiungete qualsiasi opera d’uomo
a Cristo come parte della vostra giustizia e come la base della salvezza,
distruggete del tutto il vangelo, e chiunque confida in quell’opera in
addizione a Cristo sarà eternamente dannato."
La Condizione del Protestantesimo
Ora, in che tipo di rapporto si trova la Chiesa
odierna con quella della Riforma per quanto riguarda il vangelo? Questa
è una domanda appropriata perchè il vangelo della grazia ristorato
dalla Riforma è verità immutabile, la buona notizia per ogni epoca. E’
una nozione particolarmente stupida ed arrogante quella di alcuni oggi
che dicono che noi "uomini moderni" abbiamo bisogno di un
nuovo vangelo. Ma ciò equivale ad insistere su, e creare un, nuovo
cristo ed una nuova salvezza. Dunque è d’ordine la domanda: in che
posizione si trova il Protestantesimo riguardo al vangelo proclamato
dalla Chiesa della Riforma?
La Chiesa Cattolica Romana odierna è la stessa di
quella dei giorni della Riforma. Riguardo all’argomento essenziale del
vangelo Roma non è cambiata, nè dice di aver cambiato. I Canoni ed I
Decreti del Concilio di Trento, che condannano la totale depravazione,
il diniego del libero arbitrio, la giustificazione per sola fede, la
dottrina della unicità nel tempo del sacrificio di Cristo, e la
predestinazione, che danna quelli che insegnano e credono queste verità,
e che perfino benedice la pratica delle indulgenze, rimangono intatti
fino al giorno d’oggi come credo ufficiale di Roma. Il Concilio
Vaticano Secondo (1962-1965) riaffermò esplicitamente ogni dottrina
Romana contestata dalla Riforma. Un prete ed autore che sta dalla parte
di Roma, Malachi Martin, mostra che il vano sogno Protestante che il
Concilio Ecumenico Cattolico Romano, il Vaticano II, effettuò
cambiamenti essenziali nella Chiesa Cattolica Romana, è una menzogna.
Nel suo libro, I Gesuiti, pubblicato nel 1987, Martin scrive:
… l’intento, lo sforzo, e il messaggio del
Vaticano II erano semplici. Essi costituiscono un tentativo da parte
della Chiesa Cattolica Romana di presentare la sua dottrina vecchia
secoli e la sua apparenza morale in un modo nuovo, che fosse stato
intellegibile alle menti degli uomini e delle donne moderne. La
Chiesa non cambiò dottrina. Non cambiò alcuna parte della sua
struttura gerarchica costituita dai vescovi e dal Papa. Non
abbandonò nessuna delle sue leggi perenni. Le affermò tutte. (p.
477)
Roma è una falsa chiesa, che proclama un altro
vangelo.
Ma cosa dire del Protestantesimo, erede della Riforma?
Molto presto nella sua storia, la Chiesa Luterana si
sviò dalla verità e divenne un’amara nemica della Chiesa Riformata
per quanto riguarda la dottrina della salvezza per grazia sovrana, il
messaggio stesso che fu al centro della Riforma e che Lutero difese
molto vigorosamente nel suo De Servo Arbitrio. Subito dopo la
morte di Lutero, Filippo Melantone, teologo Luterano di spicco, insegnò
nella sua popolare opera di teologia, I Loci Communes, che la
conversione del peccatore è realizzata per mezzo di tre fattori che
cooperano, e cioè la Parola di Dio, lo Spirito Santo, ed il libero
arbitrio dell’uomo. Nella sua confessione, la Formula della
Concordia (1576), la Chiesa Luterana con le labbra lodò la dottrina
dell’elezione, ma presto la corruppe con un’esplicita affermazione
di una volontà universale di Dio di salvare I peccatori, e con un’esplicito
diniego della riprovazione. Inoltre essa attaccò furiosamente la
dottrina Riformata della predestinazione facendone una caricatura simile
a quella che Roma ne ha sempre fatto, e calunniandola come "falsa,
orrenda, e blasfema," e privante le menti pie di "ogni
consolazione."
Al giorno d’oggi, gran parte del Luteranesimo
prende parte all’avanzata apostasia del Protestantesimo in generale,
negando dottrine cardinali come l’ispirazione infallibile della
Scrittura, la creazione, e la Nascita Verginale di Gesú. Nel 1963 il
Luteranesimo internazionale si riunì in Finlandia, per formulare una
dichiarazione sulla verità cruciale della giustificazione. La
conferenza fallì, perchè le Chiese Luterane non riuscirono a mettersi
d’accordo sulla dottrina che Lutero chiamò "l’articolo sul
quale una chiesa sta in piedi o cade." Il timore di Lutero che la
Chiesa non sarebbe stata in grado di mantenere la confessione della
verità cardine del vangelo ha visto il suo adempimento in molta della
Chiesa che porta il suo nome. Alla luce di questi sviluppi non è
sorprendente che le Chiese Luterane, al presente, sono impegnate nella
discussione ecumenica con Roma, e che la stampa sia religiosa che
secolare riporta che è stato raggiunto un accordo su tutte le dottrine
principali, compresa quella dei Sacramenti, e che l’unico argomento da
dover essere risolto è quello del papato.
La Chiesa Anglicana ordina un vescovo, il Vescovo di
Durham, che nega pubblicamente la Nascita Verginale di Gesú Cristo, e
quindi la Sua Deità, e che ridicolizza la risurrezione corporale del
Signore come un "gioco di prestigio con le ossa." L’Anticristo
siede in quel tempio di Dio, opponendo ed esaltando se stesso su tutto
quello che è chiamato Dio, o che è adorato (II Tessalonicesi 2:4).
Per quanto riguarda le Chiese Protestanti piú
importanti negli Stati Uniti, la loro apostasia dalla fede una volta
tramandata ai santi è spaventosa. Esse hanno abbandonato il vangelo
interamente. La miseria dell’uomo non è piú il peccato, ma la
povertà e l’oppressione fisica. Il nemico non è piú il Diavolo dell’inferno,
ma il capitalismo dell’Ovest, il governo del Sud Africa, e lo
Chauvinismo degli uomini. La redenzione non è piú per mezzo del sangue
di Gesú, ma per mezzo dell’azione sociale, inclusa l’azione
violenta e rivoluzionaria che sparge il sangue di tutti gli "oppressori."
Il popolo di Dio non sono piú quelli poveri in spirito, ma quelli
materialmente e politicamente poveri. La salvezza non è piú pace con
Dio, ma pace terrena.
Esempi miserevoli sono la Presbyterian Church in the
U.S.A. e la United Church of Christ.
La Presbyterian Church, erede spirituale di John
Knox, dell’Assemblea di Westminster, degli Hodges, e di Thornwell, ha
ufficialmente accantonato la Confessione di Fede di Westminster e
l’ha rimpiazzata con la Confessione umanistica del 1967. Non c’è
bisogno di aggiungere altro.
La United Church of Christ, un recente amalgama della
Congregational Church (discendente dai Puritani e Pellegrini) e delle
Evangelical and Reformed Churches, pubblicizza apertamente la sua
defezione dalla Riforma. Nel 1966 uno dei suoi teologi principali,
Douglas Horton, scrisse un booklet intitolato "The United Church of
Christ" nel quale spiegava le caratteristiche della sua
denominazione al mondo:
… il vincolo che unisce I nostri membri ai
Cattolici Romani fa parte degli essenziali, e le differenze tra loro
sono largamente accidentali.
E ancora:
Spesso nel corso della storia punti teologici che
un tempo dividevano la Chiesa sono sfumati fino al niente o perfino
diventati vincoli di accordo. La dottrina della giustificazione per
fede fu cruciale per i Protestanti nel 16° secolo, per esempio,
come anche lo fu l’autorità della Bibbia. Tuttavia, dal momento
che oggi molti teologi Cattolici e Protestanti hanno la stessa
opinione su queste cose, I nostri ministri credono che il giorno di
domani potrebbe mostrarci che le differenze che dominano nel
pensiero teologico di oggi sono in fin dei conti secondarie, e
suscettibili di essere risolte.
Per quanto riguarda la Riforma:
… molte delle grandi divisioni nella
Cristianità furono il risultato non di teologie opposte ma di
cattive relazioni umane … per noi è ovvio … che si deve
sostituire buone relazioni a quelle cattive.
Come essa stessa ammette, la United Church of Christ
si è venduta il suo diritto di primogenitura ereditato dalla Riforma,
facendo riferimento specifico ad entrambi I principi formale e materiale
della Riforma, e cioè la autorità unica della Scrittura e la
giustificazione per sola fede. Essa ora è pronta per unirsi a Roma, con
la quale professa di essere essenzialmente una.
Se ci rivolgiamo alle Chiese Riformate, eredi di
Giovanni Calvino, per udirvi un chiaro, forte, sicuro, e coraggioso
suono di tromba, contro tutto questo iniquo allontanamento, restiamo
amaramente delusi. Esse anche hanno abbassato lo standard e sono
divenute traditrici. Anche di esse è vero quanto dice una versione del
Salmo 74: "In mezzo ai tuoi cortili sono alzati in alto/ gli
stendardi del nemico/ e mani empie con ferro e fuoco/ il tempio hanno
abbattuto." Il "ferro e fuoco" sono gli studiosi di
critica testuale, l’universalismo, e la sfacciata conformità al mondo.
Dove dovremmo trovare un’impassibile difesa di una Bibbia inerrante ed
autorevole troviamo invece l’ammissione della fallibilità della
Scrittura, il diniego della storicità di Genesi 1-11, e l’insistenza
che molto del Nuovo Testamento è l’errante parola dell’uomo (riguardo
al terremoto nel momento della risurrezione di Gesú, al marito come
capo della moglie e della famiglia, all’esclusione delle donne dagli
uffici nella Chiesa, e molti altri punti) piuttosto che la Parola di Dio.
Dove ci aspettiamo che il messaggio della salvezza per libera grazia, la
grazia di Dio particolare e sovrana, sia fatto risuonare come richiesto
dal credo di queste Chiese, I Canoni di Dordt, vi è invece uno
sfrontato diniego della predestinazione, dell’espiazione limitata, e
della totale depravazione, o un assordante silenzio. Dove ci aspettiamo
di udire una chiamata risuonante alla santità, in obbedienza a tutti I
comandamenti della Legge di Dio, udiamo invece dai figli degenerati di
quel "teologo di santità", Giovanni Calvino, un’approvazione
dell’omosessualità. Nell’infame "Rapporto della Commissione
sulla Chiesa e la Teologia al Sinodo Generale delle Chiese Riformate in
Olanda, Bentheim 1981" queste Chiese parlano di "molti sinceri
Cristiani omofili." Esse asseriscono che:
Vi saranno … Cristiani omofili che …
attraverso molti combattimenti e preghiera … attraverso una
crescente amicizia con un amico o amica genuino, col quale sono
pronti a condividere volenterosamente le gioie e le tristezze della
vita. Solo quell’unione può creare un’atmosfera di confidenza e
sicurezza nella quale le persone possono darsi l’una al’altra.
Esse si sentiranno anche costrette a coinvolgere Dio nella loro
relazione.
La Chiesa non può condannare una tale relazione. Al
contrario, dobbiamo "accettarci l’uno con l’altro nel continuo
processo di comprensione e riflessione." Dove speriamo di vedere
separazione dall’infedeltà e dall’idolatria, in un fedele
mantenimento del vincolo matrimoniale col solo Marito ed Amante della
Chiesa, Gesú, vediamo invece Chiese Riformate a letto con gli apostati
del Concilio Mondiale delle Chiese, oppure concupire una tale unione
carnale, e, senza vergogna, fare l’occhiolino a Roma stessa. A dirla
tutta, esse danno segnali di desiderare le religioni del mondo e I loro
dèi, proprio come le chiese del Concilio Mondiale.
Il mondo ecclesiastico Protestante include anche
coloro che si definiscono "evangelici." Essi non si sono
rivolti indietro a Roma e nell’escoriare I "liberali." Come
il loro nome indica, essi si vantano di proclamare il vangelo (in greco
"evangel"). Nonostante questo, una larga parte del "Protestantesimo
evangelico," benchè predichi sul peccato, Gesú, il sangue, ed il
cielo, ha pervertito il vangelo. Il suo errore è la menzogna del "libero
arbitrio." Esso sostiene che ogni uomo naturalmente possiede l’abilità
spirituale di prendere una decisione per Cristo, di aprire il proprio
cuore a Dio, e di accettare la salvezza offerta. Esso sostiene che l’intera
salvezza, dall’elezione alla gloria finale, dipende direttamente dalla
volontà dell’uomo. Il loro riverito rappresentante è Billy Graham.
Questo vangelo è un vangelo differente da quello
della Riforma, ed è un altro vangelo rispetto al vangelo della grazia
della Scrittura. Non è in niente migliore del vangelo di Roma. Vi sono,
infatti, molti "evangelici" che proclamano la dipendenza della
salvezza sull’uomo I quali avrebbero messo in imbarazzo la stessa Roma
del 16° secolo, e che avrebbero fatto trasalire perfino quel vecchio
venditore ambulante di salvezza, Tetzel. Roma insegna che la salvezza è
dal "correre" dell’uomo, cioè dall’operare, mentre il
"Protestantesimo evangelico" insegna che è dal "volere"
dell’uomo. Entrambi sono egualmente opposti all’insegnamento
evangelico che la salvezza è da Dio Che mostra misericordia, come Paolo
dichiarò in Romani 9:16. L’apostolo menziona il "correre"
qui, perchè lo Spirito Santo vedeva Roma venire, e menzionò il "volere"
perchè vide I "Protestanti evangelici" al largo.
Che la dottrina del libero arbitrio sia un "altro
vangelo" nel senso di Galati 1:6 e a seguire, era il giudizio di
Agostino (cf. I suoi "Scritti Anti-Pelagiani" in I Padri di
Nicene e Post-Nicene, Vol. V, Eerdmans, 1956). Era anche il giudizio
di Lutero, che nel suo De Servo Arbitrio dichiarò che la
schiavitú della volontà era il punto basilare della Riforma, e di
Calvino, che nei capitoli II-V, Libro II delle Istituzioni confuta
coloro che insegnano il libero arbitrio caratterizzandoli come "nemici
della grazia divina," ed I loro sforzi in favore del libero
arbitrio come un erigere la "loro statua del libero arbitrio,"
cioè come idolatria. Le Chiese Riformate condannarono ufficialmente il
libero arbitrio come eresia al Sinodo di Dordt (1618-1619) nei Canoni
di Dordt, ed I Presbiteriani fecero lo stesso per implicazione
quando, nella Confessione di Fede di Westminster, confessarono la
schiavitú della volontà essere la verità del vangelo (cap. IX). Nell’abbracciare
la dottrina del libero arbitrio il "Protestantesimo evangelico"
è ritornato al vomito dal quale Cristo liberò la Sua Chiesa per mezzo
della Riforma.
Indifferenza Dottrinale
Un’altra caratteristica del Protestantesimo odierno,
correlata alle precedenti, e a motivo della quale esso sfigura a
confronto con la Chiesa della Riforma, è la sua indifferenza nei
confronti della verità. Vi sono ancora alcuni, forse molti, che
conoscono la verità. Essi sanno ciò per cui la Riforma prese posizione.
Essi sanno che le chiese Protestanti hanno abbandonato, o sono nel
processo di abbandonare, la loro eredità dottrinale. Ma ciò non li
perturba, e tantomeno li smuove a qualche tipo di azione. Questo è un
peccato, non soltanto da parte dei leader, ma anche del popolo. Il popolo
non sopporta la sana dottrina; il popolo resiste alla
predicazione espositiva e dottrinale; il popolo reclama per
ottenere intrattenimento durante l’adorazione di Dio invece di
istruzione; il popolo tollera deviazioni dalla Scrittura e
permette ai lupi di devastare il gregge di Cristo, stando a guardare
mentre I loro stessi figli e nipoti, gli agnelli del gregge, vengono
distrutti (cf. II Tim. 4:1 e a seguire; Atti 20:28 e a seguire). Geremia
5:30, 31 si adempie: "Nel paese si è commessa una cosa
spaventevole e orribile: i profeti profetizzano falsamente, i sacerdoti
governano in forza della propria autorità e il mio popolo ha piacere
che sia così. Ma cosa farete quando verrà la fine?"
Vi sono varie espressioni di rilievo dell’indifferenza
del Protestantesimo nei confronti della verità. Una è il movimento
ecumenico, lo sforzo di unire le chiese. Mentre l’ecumenicità Biblica
trova la sua unità in, e si basa sulla, unità dottrinale, la quale
unità si esprime in forma di credi, le unioni del Concilio Mondiale,
del COCU, e delle chiese Protestanti che si volgono verso Roma sono
effettuate senza aver riguardo alle differenze dottrinali, e a spese
della verità. L’indifferenza alla verità è l’olio che fa
funzionare il vasto macchinario dell’ecumenicità odierna.
Un altro segno di indifferenza alla verità appare
tra le file dei "Protestanti evangelici" nel loro essere
disposti ad unirsi ed a cooperare con chiese e gruppi che affermano
dottrine ampiamente in disaccordo con la dottrina proclamata dalla
Chiesa della Riforma e con quelle sostenute dai vari gruppi presenti al
loro interno stesso, per la causa dell’evangelismo. Un esempio
evidente di questo fu l’iniziativa evangelistica ecumenica di alcuni
anni fa conosciuta come Key ’73. Il suo obiettivo era "innalzare
una volta Cristiana in Nord America sotto la quale si possano
concentrare tutte le denominazioni, le congregazioni, ed I gruppi
Cristiani per l’evangelismo nel 1973." Questa iniziativa metteva
insieme gruppi come "Campus Crusade", completamente pro-libero
arbitrio nella teologia e nella pratica, l’Esercito della Salvezza e
chiese come I Battisti Americani, la Chiesa Cristiana, I Fratelli in
Cristo, I Metodisti Uniti, gli Anglicani, La Chiesa del Nazareno, la
Chiesa Episcopale Medotista Africana, la Chiesa Riformata in America, e
la Chiesa Cattolica Romana. Qualsiasi sia stato il risultato
evangelistico in Nord America, molte chiese e gruppi si unirono per
rispondere alla chiamata fondamentale della Chiesa di Cristo, e cioè la
predicazione del vangelo, in totale noncuranza per la sanezza e l’accordo
dottrinale. Questo spirito, da lungo tempo la forza trainante nelle
chiese "liberali" del Concilio Mondiale delle Chiese, ora
pervade le chiese "evangeliche." Esso ignora il fatto che il
principale requisito dell’evangelismo è il messaggio, la dottrina,
che sarà proclamata. Esso si rifiuta di informarsi se le chiese con cui
coopera si attengono alla verità del vangelo, ed è sordo all’avvertimento
del profeta che due non possono camminare insieme se non si sono
accordati. Esso omette di notare, almeno al presente, che se le chiese
possono cooperare nel predicare il vangelo, possono anche unirsi
istituzionalmente. Estremamente infauste sono le affermazioni nella
letteratura ufficiale di "Congresso 88: un Festival Nazionale dell’Evangelismo"
(programmato per Chicago nell’Agosto del 1988, e che si proponeva l’evangelizzazione
di coloro che non frequentavano una chiesa in America, unendo la
Comissione dei Direttori della Chiesa Cristiana Riformata e la Chiesa
Riformata in America con chiese come la Presbyterian Church in America,
gli United Methodist, I Mennoniti, le Chiese Cristiane, la Chiesa di Dio
(Anderson), la Progressive National Baptist Church, e l’Esercito della
Salvezza):
… migliaia di Cattolici e Protestanti …
stanno quietamente combattendo per mettere fine allo scandalo della
disunità Cristiana che ha fatto a pezzi l’abito senza cuciture di
Cristo … Uniamoci insieme a Chicago, condividendo idee e risorse,
ed aiutandoci l’uno l’altro a svolgere il Grande Mandato del
Signore e a far adempiere la sua preghiera per una chiesa
unificata (enfasi aggiunta).
Ancora un’altra espressione di indifferenza verso
la verità è il potente movimento nel Protestantesimo odierno che
esalta l’opera dello Spirito Santo ed il sentimento religioso del
membro di chiesa a spese di una predicazione Biblica solida ed
espositiva, e della sana dottrina e la fede nella verità. Questo
movimento sta devastando il Protestantesimo odierno, ed assume varie
forme, tutte perniciose.
Una di esse è la "chiesa felice," dove la
salvezza è sentirsi bene, ed una benedetta congregazione è un popolo
che sorride e stringe la mano al suo prossimo, dove l’ambasciatore di
Cristo è un uomo che porge un gioioso "buongiorno" al gregge
e mette in grado il suo uditorio di lasciare il culto con in mente
pensieri superficiali e positivi.
Un’altra è l’insegnamento che disprezza la
dottrina e l’ortodossia dottrinale in modo esplicito, in favore delle
operazioni mistiche dello Spirito Santo, e del fare esperienza di queste
operazioni. L’insegnante cinese Watchman Nee è un influente
proponente di questa non biblica e pericolosa filosofia. Nel suo libro Il
Rilascio dello Spirito, Nee scrive:
(Quando un fratello è stato infranto dallo
Spirito) nell’ascoltare un messaggio egli userà il suo spirito
per contattare lo spirito del predicatore, piuttosto che
focalizzarsi sulla pronuncia delle parole o la presentazione della
dottrina … Ed è inoltre vero che ogni qualvolta lo Spirito di Dio
si muove su qualche fratello, questi non giudicherà mai piú gli
altri meramente per la dottrina, le parole, o l’eloquenza …
quando c’è il flusso del Suo Spirito noi dimenticheremo la
teologia che abbiamo imparato. Tutto ciò che sappiamo è che lo
Spirito è venuto. Invece di mera conoscenza noi abbiamo una ‘luce
interiore’ (pp. 87-88).
Nee parla di "due modi di ricevere aiuto molto
differenti davanti a noi. Primo: ‘c’è una via che appare giusta’
nella quale l’aiuto è ricevuto dall’esterno—attraverso la mente—attraverso
la dottrina e la sua esposizione. Molti professeranno perfino di essere
stati grandemente aiutati in questo modo. Tuttavia è un ‘aiuto’
molto diverso da quello che Dio intende realmente." "L’aiuto
che Dio intende realmente," ovviamente, è "lo spirito che
tocca lo spirito … fino a quando non abbiamo trovato questa via non
abbiamo trovato il Cristianesimo" (p. 89). Questo è misticismo
della peggior specie. Per una chiesa, o un individuo, abbracciare questo
"spirito" è ricevere il bacio della morte. Incidentalmente,
questa filosofia espone chiesa ed individuo ad una schiavitú cultica
nei confronti del leader carismatico.
Una terza forma di espressione di indifferenza per la
verità che consiste nell’enfatizzare lo Spirito Santo e minimizzare
la sana dottrina, è il movimento carismatico, o neo-Pentecostale (per
un’analisi piú estesa di questo movimento, dal punto di vista della
Fede Riformata, il lettore è invitato a consultare online il booklet
" Mettete
alla Prova gli Spiriti! – una Prospettiva Riformata sul
Pentecostalismo"). Il movimento
carismatico è, di fondo, un attacco alla Parola di Dio, alla
sufficienza ed autorità unica della Sacra Scrittura, al contenuto della
Sacra Scrittura, e cioè Gesú Cristo e Lui crocifisso, e al solo modo
di ricevere la salvezza della croce, e cioè credere sana dottrina,
quando essa è predicata. Il neo-Pentecostalismo è un antico errore in
nuove vesti: misticismo. Virtualmente, esso è in ogni dettaglio il
misticismo che tentò ed oppose la Riforma appena essa ebbe inizio. La
Riforma fu combattuta su due fronti, non su uno soltanto. La
guerra della Riforma coi "profeti celesti" a sinistra fu
feroce ed importante quanto quella combattuta col Cattolicesimo Romano a
destra. Questi erano I radicali che incolpavano la Riforma di non andare
oltre la mera dottrina fino alla piena esperienza dello Spirito Santo,
che denigravano la dottrina e la predicazione, che si vantavano del
potere di operare miracoli (potere che la Riforma liberamente riconobbe
di non avere) e che si gloriava in questo inabitare dello Spirito fino
al punto da provocare Lutero a meditare che questi nemici della Riforma
avevano sicuramente "ingoiato lo Spirito Santo, le penne e tutto."
Questo movimento distolse molti dalla Fede della Riforma. La differenza
tra la Fede della Riforma e il Protestantesimo odierno è che la Chiesa
della Riforma disse "no" a questo misticismo, fortemente ed
incondizionatamente, mentre quasi ogni chiesa Protestante oggi sta
dicendo "sì" al movimento carismatico.
A motivo della sua sublime indifferenza verso la
dottrina, cioè, alla verità, il movimento carismatico è oggi una
delle piú potenti forze all’opera nel mondo per l’unione di tutti I
Protestanti e per l’unificazione di Protestanti e Cattolici
Romani. Ciò fu illustrato dal Congresso Nordamericano sullo Spirito
Santo e l’Evangelizzazione del Mondo che si tenne a New Orleans nell’estate
del 1987. Qualcosa come 40 denominazioni o comunioni erano rappresentate
nel Congresso, che intendevano sia far avvicinare le chiese che unirle
nell’opera di evangelizzazione del mondo. Dei 35.000 partecipanti il
51% erano Cattolici Romani (cf. Christianity Today, 4 Settembre,
1987, pp. 44 e a seguire).
Il rifiuto dei membri nelle chiese Protestanti di
combattere per la verità è un’altra evidenza di indifferenza per la
verità. Vi sono Protestanti che non soltanto sanno qual è la verità
ma che la sposano personalmente. Essi sono ben consapevoli che la loro
chiesa sta corrompendo la verità o la sta abbadonando, e sono
preoccupati per questo. Ma non contendono per la fede, almeno non con lo
zelo che porta o alla riforma della chiesa o alla loro estromissione da
essa. Sembra che queste persone possono convivere con la menzogna. Essi
si scusano in questo modo: "Nonostante la sua infedeltà, questa è
la mia chiesa, e la chiesa dei miei genitori e nonni prima di me. Io amo
la mia chiesa. Non riesco a concepire il pensiero di causarle dei
problemi, e molto meno di lasciarla."
Di certo, un amore per la Chiesa ed il desiderio che
in essa siano manifestate la pace e l’unità, sono qualità buone e
degne di lode, ma metterle in contrasto al contendere vigorosamente per
la verità e per rassegnarsi alla menzogna, non solo personalmente ma
anche insieme alla propria famiglia, è sbagliato. Questo stesso
argomento era il piú forte che Roma aveva contro la Riforma: "Tu
crei uno scisma nella Madre Chiesa!" Alla Dieta di Worms, nel 1521,
quando I nemici di Lutero, sia imperiali che ecclesiastici, lo stavano
incalzando a ritrattare I suoi libri e I suoi inegnamenti, lo
avvertirono "con grazia e gentilezza … che avesse tenuto a mente
l’unità della santa, cattolica, ed apostolica chiesa … che non
facesse a pezzi quello che avrebbe dovuto rispettare, venerare ed
adorare …" (cf. Oskar Thulin, A Life of Luther). L’appello
al mantenimento dell’unità della Chiesa era potente, non soltanto a
motivo dell’enfasi della Scrittura sull’unità della Chiesa, ma
anche perchè gli uomini del 16° secolo non conoscevano che un istituto,
che, peraltro, era venerato da secoli. La risposta della Riforma fu:
"Dove il vangelo è corrotto, lì la Chiesa cessa di essere."
Calvino scrisse: "Cristo ha ordinato le cose in maniera tale nella
Sua Chiesa che se la pura predicazione del vangelo è rimossa l’intero
edificio deve crollare" (Istituzioni, IV, I, II). A quelli
che chiedevano tolleranza degli errori dottrinali nel nome di Madre
Chiesa, Calvino replicò:
Vi è qualcosa di specioso nel nome della
moderazione, e la tolleranza è un qualità che ha un’apparenza di
giustizia, e sembra degna di lode, ma la regola che noi dobbiamo
osservare a tutti I costi è quella di non sopportare mai
pazientemente che il sacro nome di Dio sia assalito da empia
blasfemia, che la Sua eterna verità sia soppressa dalle menzogne
del diavolo, che Cristo cioè venga insultato, I Suoi santi misteri
contaminati, anime infelici crudelmente assassinate, e la Chiesa
lasciata a dimenarsi in una condizione estrema, sotto l’effetto di
una ferita mortale. Questo non sarebbe mansuetudine, ma indifferenza
riguardo a cose alle quali tutte le altre dovrebbero essere
postposte ("La Necessità di Riformare la Chiesa").
Il popolo Protestante, nel tollerare la falsa
dottrina e nell’aggrapparsi ad istituti apostati, non comprende che I
loro antenati abbandonarono ogni cosa per la dottrina. Essi non
comprendono che uomini fatti di carne e sangue come loro un tempo
osarono ogni cosa, e rischiarono di gettare il mondo in tumulto per
la dottrina. Essi non comprendono piú le parole del potente inno di
Lutero: "Che I beni e figli vadano/ anche questa vita mortale"
per la dottrina.
La gravità di questa indifferenza alla verità è
che essa è indifferenza per la gloria di Dio. Dio è glorificato nella
verità del vangelo, ed è disonorato quando gli uomini cambiano la Sua
verità in menzogna. La Chiesa della Riforma ardeva di desiderio per la
gloria di Dio. Dove si trova questo nel Protestantesimo odierno? Dio
giudica il disprezzo per la Sua gloria nel vangelo allo stesso modo in
cui Egli punisce quelli che non Lo glorificano come Dio quando Egli è
rivelato nella creazione (Romani 1:18 e a seguire). A motivo della loro
mancanza di amore per la verità, uomini e donne sono puniti in questi
ultimi giorni da Dio Stesso con uno spirito di forte inganno, così che
credano alla menzogna, "affinché siano giudicati tutti quelli che
non hanno creduto alla verità …" (II Tessalonicesi 2:10-12).
Reiezione della Parola
Tutto questo, e cioè abbandono del vangelo della
grazia, adozione di un altro vangelo di opere e libero arbitrio, ed
indifferenza nei confronti della verità, può essere riassunto come
reiezione della Parola di Dio. Questo fu il peccato della Chiesa
precedente alla Riforma: rigettare la Parola negando la sola autorità
della Scrittura, e ripudiando il messaggio della Scrittura, e cioè
quello della salvezza per sola grazia. Tutto quanto c’era di sbagliato
in quella Chiesa può essere ricondotto a questo male. E questo è il
male del Protestantesimo odierno.
Vi sono molte altre evidenze della reiezione della
Parola da parte del Protestantesimo odierno. Esso non solo mette in
questione l’autorità della Scrittura, ma inoltre oscura la chiarezza
della Scrittura. Quando Genesi 1-3 è interpretato in un modo tale che
non è piú lineare, e fattuale storia, ma un mito religioso, così che
I sei giorni sono miliardi di anni; "secondo la sua specie" è
ora "ogni specie evolvendosi in un’altra specie"; Adamo è
ora la scimmia suprema; il mangiare il frutto proibito è ora la
debolezza inerente della scimmia suprema fin dall’inizio, il credente
"ordinario" dice: "Non riesco a capire la Bibbia."
Il pastore "ordinario" dice la stessa cosa. Il risultato o è
che le persone abbandonano la Scrittura, o che lasciano la sua
interpretazione nelle mani dello scienziato e del teologo professionista.
E quindi sorge un nuovo papato, ora però Protestante, il solo
interprete autorevole della Bibbia. C’è anche un attacco alla
predicazione stessa. E con questo il Protestantesimo ha compiuto il giro
completo. Contro la Riforma, Roma insisteva, come fa ancora oggi, che ai
fedeli bisogna insegnare per mezzo di figure, statue, ed immagini,
"libri per il laicato." Ignorando la Domanda 98 del Catechismo
di Heidelberg "Dio … vuole che il Suo popolo sia istruito non con
mute immagini, ma per mezzo dell’energica predicazione della Sua
Parola," perfino I Protestanti Riformati oggi reclamano disegni,
giochi, danze, dialoghi, gruppi musicali, e simili stupidaggini nei
culti di adorazione, al posto dela predicazione. Vi sono anche molti
Protestanti che, al tempo presente, concordano con Roma che la parte
principale dell’adorazione è la liturgia, che l’Eucaristia, non la
predicazione, è il principale mezzo di grazia. Un’altra evidenza
della reiezione della Parola di Dio è la proliferazione di versioni
della Bibbia non attendibili, e anche deliberatamente falsificate, come
ad esempio la popolarissima The Living Bible. La Roma di un tempo
vietava le Scritture al popolo, ora I Protestanti seppelliscono la
Parola con versioni corrotte. In unltima analisi non vi è differenza.
Conseguenze
Rigettare la Parola di Dio comporta sempre delle
conseguenze, e le chiese Protestanti le stanno pagando. Il
Protestantesimo non ha pace, e non ha la benedetta sicurezza del perdono,
della vita eterna, dell’amore Paterno di Dio. Non è un "vangelo
sociale" nè una "teologia della liberazione" a dare pace
con Dio. Il vangelo della salvezza per mezzo del volere dell’uomo
dovrà sempre cantare insieme a Roma la triste canzone che dice che
nessuno può essere sicuro della sua salvezza eterna, come gli Arminiani
stessi (proponenti del libero arbitrio nel 17° secolo) ammettevano. Nè
il parlare in lingue e dubbie esperienze possono compiere ciò che la
dottrina della giustificazione per sola fede compì al tempo della
Riforma, e ancora compie oggi: dare al piú miserabile dei peccatori la
confidenza che lui, personalmente, è un figlio caro a Dio, ed erede
della vita eterna. Un Protestantesimo che ha rigettato un Dio sovrano
insiste che I mali che colpiscono il suo popolo non sono sotto il
controllo di Dio, come se questo fosse un grande bene, invece che un
grido di terrore; esso ha perso il conforto della Riforma che "tutte
le cose cooperano al bene per quelli che amano Dio" (Romani 8:28).
E’ distrutto per mezzo di paure, ansietà, dubbi, e dipendenze da
bevande, droghe, pillole, lavoro, e piacere. "Oh Protestantesimo,
se tu avessi conosciuto, proprio tu, almeno in questo giorno, le cose
che appartengono alla tua pace! Ma ora esse sono nascoste ai tuoi occhi."
Il Protestantesimo è profano. Da un lato è mancante
di genuine buone opere: adorazione di Dio in spirito e verità,
osservanza del Sabbath, sottomissione allo Stato e al datore di lavoro,
fedeltà nel matrimonio e in casa. Dall’altro esso è caratterizzato
da buone opere bizzarre. La Chiesa precedente alla Riforma aveva le sue
folli buone opere: crociate, pellegrinaggi, reliquie, indulgenze, e cose
simili, e così anche il Protestantesimo odierno: promozione della
disubbidienza civile e della rivoluzione domestica e all’estero,
saltare nel vagone mondiale del femminismo, difesa dell’aborto, della
licenziosità e perversione sessuale, e simili "esercizi di pietà."
Esso è del tutto e completamente mondano. Non è in pellegrinaggio, non
cerca "la città che ha le fondamenta." Per quanto riguarda la
disciplina, la scomunica ecclesiastica di eretici impenitenti e di
coloro che trasgrediscono la comunione, è quasi del tutto non piú
udita.
Che il "Protestantesimo evangelico" non si
compiaccia della sua superiore santità. Le chiese che si fregiano di
essere ortodosse e conservatrici sono piene di persone divorziate e
risposate in modo non biblico. Questa epidemia imperversa incontrollata
nel "Protestantesimo evangelico." Dio odia il divorzio (Malachia
2:16). Gesú Cristo esplicitamente giudica l’uomo e la donna che si
risposano dopo il divorzio, mentre il compagno o la compagna originale
è ancora in vita, come un adultero o un’adultera (Marco 10:11, 12;
Luca 16:18). Paolo e Giovanni escludono l’adultero impenitente dal
regno dei cieli (I Corinzi 6:9, 10; Rivelazione 22:15). Ma I pulpiti
"evangelici" tacciono! Gli anziani "evangelici" sono
inattivi! I membri di chiesa "evangelici" o celebrano le nozze
adultere, o si grattano disperatamente il capo! I teologi "evangelici"
scrivono libri pii e ingegnosi che difendono questa abominazione, così
che nessuno ha una coscienza sporca! Ciò rivela che tanta agitazione
del Protestantesimo "evangelico" riguardo all’aborto è
ipocrisia. L’aborto è la maniera pagana di sbarazzarsi di un bambino
non voluto; il divorzio è la maniera Protestante di liberarsi di
bambini non desiderati. L’aborto è l’assassinio di un bambino, il
divorzio è l’assassinio di un’intera famiglia, e, di regola, l’assassinio
anche della famiglia della donna, o dell’uomo concupito. Il "Protestantesimo
evangelico" può definire tutto questo buono nei suoi circoli,
oppure elegantemente rifiutare di parlarne del tutto. Ma viene un Giorno
in cui essi ne parleranno con Dio, il giusto Giudice, e non ne
parleranno mai piú bene al Dio che è Egli Stesso fedele nel patto, ed
il Cui proposito per un un’istituzione matrimoniale permanente è una
"pia discendenza." (Malachia 2:15).
Cause
Perchè così tanta parte del mondo ecclesiastico
Protestante è giunto a rigettare la Parola di Dio? In parte è l’opera
del Diavolo, l’"antico nemico" della Chiesa, la cui astuzia
fu evidente fin dall’inizio nel suo attacco alla Parola di Dio:
"Ah, ha Dio detto …?" (Genesi 3:1). In parte, è dovuto allo
spirito dell’Anticristo, che è già nel mondo e che prepara la strada
all’Uomo del Peccato col causare una grande apostasia nelle chiese (II
Tessalonicesi 2). In parte, è la rovina causata da falsi dottori e
pastori nelle chiese, teologi nei seminari, insegnanti nelle scuole, e
specialmente le scuole e le università Cristiane: "…vi saranno
fra voi dei falsi dottori che introdurranno di nascosto eresie di
perdizione … e molti seguiranno le loro deleterie dottrine …"
(II Pietro 2:1, 2).
Ma tutto questo non avrebbe mai potuto avere successo
senza l’incredulità degli uomini nei confronti della Parola di Dio.
Essi dubitano la verità, la potenza, la sufficienza, e il valore della
Parola. Essi dubitano che la Parola sia capace di radunare, difendere, e
preservare la Chiesa. Dubitano che la Parola preserverà I bambini e I
giovani, o che può confortare gli afflitti, rimanere in piedi davanti
al test della scienza, o che sarà approvata dalle persone colte
riguardo alle dottrine della creazione, la totale depravazione, la
predestinazione, il patto matrimoniale inscindibile. Essi dubitano della
rilevanza della Parola per l’uomo moderno. E così essi abbandonano la
Parola di Dio.
Che follia!
La Parola di Dio è verità! La Parola di Dio è
santa! La Parola di Dio è onnipotente! La Parola di Dio è preziosa! La
Parola di Dio è la sola potenza per la salvezza! La Parola di Dio è la
sola luce nell’oscurità della vita terrena! La Parola di Dio giudica
ognuno e ogni cosa, e non è giudicata da nessuno e da niente! La Parola
di Dio è impregnata di significato, e dà significato a tutte le cose;
senza la Parola l’uomo moderno con tutta la sua vana vita è
irrilevante. La Parola di Dio rimane! Rimane, inscalfita, nonostante
tutti gli attacchi su di essa, rimane quando la figura di questo mondo
passa via e la sapienza di questo mondo si dissipa come fumo! E così
pure rimangono quelli che riveriscono la Parola di Dio, e confidano in
essa con una fede di bambino, e questi sono la vera Chiesa di Dio nel
mondo.
Chiamata
Che ogni figlio e figlia della Riforma in una chiesa
che testardamente corrompe o abbandona il vangelo ricuperato dalla
Riforma "esca da essa" (Rivelazione 18:4), e si unisca ad una
chiesa che mostra chiaramente I distintivi della vera chiesa: la pura
predicazione della Parola, la pura amministrazione dei sacramenti, e l’appropriato
esercizio della disciplina, o che istituisca da capo la chiesa. E’
ironico che uomini e donne che lodano la Riforma rifiutano fare ciò che
è essenziale alla Riforma, e cioè separarsi da una chiesa
disperatamente corrotta, e continuano a privare e stessi e le loro
famiglie proprio di ciò a cui la Riforma aspirava, e cioè una sana,
fedele chiesa, in cui Dio è adorato rettamente ed I santi sono
edificati per mezzo della pura Parola di Dio. E’ come se degli schiavi
esaltassero la proclamazione di emancipazione che li rese liberi e nel
frattempo però rimanessero in schiavitú, una penosa schiavitú.
Che ogni santo Protestante che si trova all’interno
di una chiesa che sta proclamando fedelmente il vangelo della Riforma
lodi Dio per la Sua bontà, ami quella chiesa, e si dia per sostenerla,
a motivo della verità.
Quanto a noi nelle Protestant
Reformed Churches, ringraziamo Dio per quello
che ci dà in queste chiese: il puro vangelo della Sua grazia, nel Suo
Figlio, Gesú il Cristo. Dobbiamo essere grati, perchè nel darci la
verità Dio ci ha dato tutto ciò che è Suo. Dobbiamo essere umili,
perchè noi non abbiamo niente, e non siamo niente che non ci è stato
dato, per mera grazia. Dobbiamo essere fedeli, nel salvaguardare il
tesoro che è giunto a noi dalla Riforma. Dobbiamo essere attivi nel
confessare e proclamare questo tesoro ad altri. In tutto questo,
dobbiamo essere continuamente in riforma, perchè non siamo ancora
arrivati, nè siamo ancora perfetti. Dicendo la verità nell’amore,
dobbiamo crescere "in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè
Cristo" (Efesini 4:15).
Dovremmo familiarizzare maggiormente con I tesori
della Riforma, leggendo I tre grandi trattati della Riforma di Lutero, e
cioè "Una Lettera Aperta alla Nobiltà Cristiana," " La
Cattività Babilonese della Chiesa," e
"La
Libertà del Cristiano," come anche il
suo De
Servo Arbitrio, e le Istituzioni
di Calvino, "Un Trattato sull’Eterna
Predestinazione di Dio," e "Una Difesa della Segreta
Provvidenza di Dio,"1 studiando I credi
della Riforma, e soprattutto, leggendo e
studiando le Sacre
Scritture stesse, perchè esse "possono
rendere savio a salvezza, per mezzo della fede che è in Cristo Gesù"
(II Timoteo 3:15).
E preghiamo! Preghiamo per la Chiesa di Dio oggi, che
ella sia chiamata fuori dall’oscurità dell’ignoranza e della
menzogna nella luce della conoscenza di Dio nella verità. Preghiamo per
noi stessi, che Dio non ci piaghi con la peggiore di tutte le piaghe:
una carestia della Parola, ma che Egli ci riempia con lo Spirito di
Cristo, il Quale ci guida in tutta la verità, come il Figlio di Dio ha
promesso (Giovanni 16:13).

1N.
d. T. Clicca qui per leggerli
entrambi in lingua inglese: http://www.the-highway.com/calvin's_calvinism_index.html
. Spero di poter presto tradurre questi due trattati utilissimi per
comprendere cosa Calvino ha creduto ed insegnato sulla doppia
predestinazione e la provvidenza di Dio.
Per altre risorse in italiano,
clicca qui. |
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