Una Difesa del Calvinismo come il Vangelo
Prof. David J. Engelsma
Il termine "Calvinismo" non è il nome con
cui noi Calvinisti preferiamo sia chiamata la nostra fede; né
preferiamo chiamarci "Calvinisti." Calvino era il nome di un
uomo, un grande servitore di Dio, Giovanni Calvino. Egli fu uno dei
Riformatori attraverso cui lo Spirito Santo riformò la Chiesa nel XVI
secolo. Chiamare noi stessi "Calvinisti" e la nostra fede
"Calvinismo" lascia l'impressione che noi seguiamo un uomo e
che questa fede sia l'invenzione di un uomo. In realtà, questi termini
in origine erano usati come derisione dai nostri nemici, come pure lo
erano i nomi "Cristiano" e "Protestante." Quindi,
fin dall'inizio, i Calvinisti hanno chiamato se stessi "Riformati,"
o "Presbiteriani." Così, essi hanno deliberatamente distinto
se stessi dall'altra grande ala della Riforma Protestante, la Chiesa
Luterana, che chiamò se stessa dal nome di un uomo (contrariamente ai
desideri di Lutero stesso).
Tuttavia, "Calvinismo" e "Calvinista"
sono termini utili, oggi. Sono ampiamente conosciuti, anche se questo è,
in parte, attraverso l'attacco e il rimprovero al Calvinismo da parte
dei suoi nemici. Inoltre, il nome "Calvinista" è accettato
anche da persone e chiese che non sono Riformate, o Presbiteriane, ma
che confessano quei principi del Calvinismo che chiamano "le
dottrine della grazia." "Calvinismo" è giunto a
rappresentare alcune dottrine, un certo sistema di verità. Non abbiamo
alcuna obiezione a chiamare queste dottrine "Calvinismo" fin
tanto che due cose sono chiaramente comprese. Primo, deve essere
compreso che non l'uomo, Giovanni Calvino, ma le Sacre Scritture ne sono
l'origine. Secondo, deve essere compreso che noi che abbracciamo queste
verità non siamo discepoli di un uomo, Calvino, ma ci dedichiamo
esclusivamente a seguire l'eterno Figlio di Dio nella nostra carne,
Gesù Cristo, esattamente confessando queste dottrine.
Ci sono diversi modi di vedere il Calvinismo. Alcuni
hanno scoperto delle implicazioni politiche nel Calvinismo, e.g., una
forte opposizione ad ogni forma di tirannia. Altri hanno trovato che il
Calvinismo è importante nell'economia. Max Weber ha pensato di far
risalire lo spirito del capitalismo al Calvinismo, in particolare nella
dottrina del Calvinismo della doppia predestinazione. Potremmo esaminare
il Calvinismo come una visione totale del mondo e della vita. E' più,
molto di più di un insieme di dottrine, e certamente molto di più di
cinque punti di dottrina. Come l'umanesimo o il Marxismo, il Calvinismo
è una visione del mondo e della vita con cui l'uomo prende posizione in
ogni area della vita umana. Inoltre, il Calvinismo coinvolge la persona
con la Chiesa, la Chiesa istituita, e non è solo un credo personale
dell'individuo; è in tutto e per tutto ecclesiastico. Come la Chiesa
primitiva, il Calvinismo sostiene con fervore che "fuori dalla
Chiesa non c'è salvezza."
Nel suo cuore, tuttavia, il Calvinismo è teologia,
vera religione; e questo significa dottrina. Questo è come vedremo il
Calvinismo, qui. Ci limiteremo alla considerazione del Calvinismo come
il Vangelo.
Il Calvinismo è il Vangelo. Le sue dottrine
prominenti sono semplicemente le verità che compongono il Vangelo. La
deviazione dal Calvinismo, quindi, è apostasia dal Vangelo della grazia
di Dio in Cristo. La nostra difesa del Calvinismo, quindi procederà
come segue. Primo, mostreremo che il Calvinismo è il Vangelo. Questo è
necessario a causa dei suoi detrattori, i quali lo criticano come una
perversione del Vangelo. Secondo, lo difenderemo come il Vangelo. Nel
fare questo, noi assolviamo la chiamata che ogni credente riceve da Dio.
Paolo scrisse di essere "incaricato della difesa del Vangelo"
(Filippesi 1:16). I Pietro 3:15 chiama ogni credente a dare una risposta,
"un'apologia," o difesa, a chiunque ci chieda una ragione per
la speranza che è in noi. Come indica il nome, il Calvinismo è un
certo insegnamento associato a Giovanni Calvino; si riferisce alle
dottrine Bibliche che egli espose.
Calvino era un Francese, nato nel 1509 e morto a 55
anni nel 1564, che visse durante la Riforma della Chiesa, un
contemporaneo di Martin Lutero. Si convertì dal Cattolicesimo Romano in
giovane età, "con una conversione improvvisa," racconta nella
sua prefazione al suo commentario ai Salmi, "perché ero troppo
ostinatamente devoto alle superstizioni del Papato per essere facilmente
sradicato da tali profondità di abissi paludosi," e operò per la
Fede Protestante per tutto il resto della sua vita. Visse e operò a
Ginevra, Svizzera, come pastore e teologo. La sua opera fu prodigiosa.
Predicò quasi quotidianamente; fece un immenso lavoro pastorale;
portava avanti un'enorme corrispondenza; e scrisse commentari, trattati,
e altre opere teologiche. E' ricordato soprattutto per la sua grande
opera di teologia Cristiana, Le Istituzioni della Religione Cristiana
(che esercita ancora una grande influenza, e che chiunque si dichiari
Protestante potrebbe leggere con profitto, e che ogni critico del
Calvinismo dovrebbe aver studiato, se desidera essere preso seriamente),
e per i suoi commentari su quasi ogni libro della Bibbia. I
contemporanei Protestanti di Calvino riconobbero i suoi straordinari
doni, specialmente nella teologia e nell'esposizione della Scrittura. Si
riferivano a lui semplicemente come "il Teologo."
L'influenza di Calvino in tutto il mondo, già
durante la sua vita e sempre in seguito, fu tremenda. Lutero,
chiaramente, è a sè, come fondatore della Riforma Protestante. Ma
Calvino, beneficiando da Lutero, superò perfino Lutero nell'influenzare
la Chiesa di Cristo in tutto il mondo.
Nella storia della Chiesa, Calvinismo è il nome
della fede dei rami Riformato e Presbiteriano della Riforma Protestante.
Queste Chiese furono chiamate "Riformate" in Germania, Francia,
Svizzera, e in Olanda. In Inghilterra, Scozia e nel nord dell'Irlanda,
esse furono chiamate "Presbiteriane." Questa fede fu presto
espressa in confessioni scritte, o credi. Fra le confessioni delle
Chiese Riformate si trovano il Catechismo di Heidelberg, la Confessione
di Fede Belga, e i Canoni di Dordt. I grandi credi
Presbiteriani sono la Confessione di Fede di Westminster e i Catechismi
di Westminster. Tutte queste confessioni sono in sostanziale
sintonia.
Le Chiese Riformate e Presbiteriane insistettero nell’affermare
che l'insegnamento incorporato in questi credi, quello che ora è
chiamato Calvinismo, fosse la rivelazione di Dio nella Sacra Scrittura.
Il Calvinismo si basa sulla Scrittura. Sostiene pienamente il principio
Protestante di sola scriptura (la sola Scrittura). La dottrina
della Scrittura è il fondamento stesso del Calvinismo. E' un errore,
quindi, definire il Calvinismo separatamente dal suo credo riguardo alla
Scrittura.
La Bibbia è la sola autorità nella e sopra la
Chiesa. E' perché è l'ispirata Parola di Dio, come II Timoteo 3:16
afferma: "Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per la
dottrina, per il rimprovero, per la correzione, per l’istruzione nella
giustizia." Come tale, la Scrittura è la "regola infallibile"
(Confessione Belga, Articolo 7). Non può essere ignorata,
contestata, o soggetta a critiche, ma deve essere ricevuta, creduta, ed
obbedita. Questo è vitale per il Calvinismo perché il Calvinismo
insegna molte cose delle quali l'uomo si lamenta, "Queste sono
parole dure, chi può ascoltarle?" Per il Calvinismo, la domanda
non è, "piaceranno queste cose agli uomini del XX secolo?" Ma
la domanda è, "La Parola di Dio dice questo?"
Il Calvinismo si interessa di proclamare le Scritture.
La predicazione della Scrittura, sia dentro la Chiesa che fuori la
Chiesa, è l'interesse centrale del Calvinismo. È falso pensare al
Calvinismo come ad una scienza teorica, astrusa, portata avanti da
intellettuali in torri d'avorio. Con l'intera Riforma, esso voleva, e
vuole oggi, predicare il Vangelo, che è la potenza di Dio per la
salvezza di ognuno che crede.
Il Calvinismo, quindi, può essere correttamente
veduto come certe dottrine basilari, i cosiddetti "cinque punti del
Calvinismo." Ma anche qui, è appropriata una parola di cautela.
Storicamente, è in un certo qual modo un errore chiamare queste
dottrine "il Calvinismo." Su queste dottrine, non c'era
differenza fra Lutero e Calvino. Questi due preminenti Riformatori
concordavano nel loro insegnamento sulle dottrine della predestinazione,
della depravazione dell'uomo caduto, e della giustificazione per sola
fede. Infatti, quasi senza eccezione alcuna, tutti i Riformatori
sostenevano quello che noi oggi chiamiamo "Calvinismo."
Inoltre, i "cinque punti del Calvinismo," come cinque dottrine
particolari che contraddistinguono il Calvinismo, ebbero origine dopo la
morte di Calvino. Esse furono formulate da un Sinodo di Chiese Riformate
in Olanda, nel 1618-1619, il Sinodo di Dordt, in risposta ad una attacco
a queste cinque dottrine da un gruppo interno alle Chiese Riformate che
era noto come i Rimostranti, o Arminiani. Questo Sinodo presentò,
confessò, spiegò, e difese queste cinque verità nei Canoni del Sinodo
di Dordt. Ma fu Calvino che sviluppò queste verità, sistematicamente e
pienamente; e quindi, vennero chiamate col suo nome.
La depravazione totale è uno dei cinque punti del
Calvinismo. Questa dottrina insegna che l'uomo, ogni uomo, è per natura
peccatore e malvagio—solo e completamente peccatore e malvagio. Non
c'è nell'uomo, senza la grazia di Dio in Cristo, nessun bene e nessuna
capacità di fare il bene. Per "bene" si intende quello di cui
Dio si compiace, ovvero, un'opera che ha la sua origine nella fede di
Gesù, il suo standard nella Legge di Dio, e il suo fine nella gloria di
Dio. Dal suo concepimento e nascita, ogni uomo è colpevole davanti a
Dio e degno di dannazione eterna. Questa è la condizione dell'uomo a
causa della caduta dell'intera razza umana in Adamo, come insegna Romani
5:12-21: "Quindi, come mediante uno solo il peccato è entrato nel
mondo, e la morte mediante il peccato, e così la morte è passata su
tutti, perché tutti hanno peccato …" Non solo è ogni uomo
colpevole dal concepimento e nascita, ma è anche corrotto, o depravato.
Questa depravazione è totale. Un aspetto di questa miseria è
l'asservimento, o schiavitù, della volontà umana. La volontà di ogni
uomo, senza la grazia liberatrice dello Spirito di Cristo, è asservita
al Diavolo e al peccato. È volontariamente asservita, ma è asservita.
È incapace di volere, desiderare, o scegliere Dio, Cristo, la salvezza,
o il bene. Non è libera di scegliere il bene.
Non è Calvinismo l’insegnamento che Dio costringa
gli uomini a peccare o che gli uomini pecchino contro la loro volontà,
ma che la condizione spirituale dell'uomo naturale è tale che gli non
possa pensare, volere, o fare alcunché di buono. Su questa dottrina,
Lutero e Calvino erano in perfetto accordo. Lutero, infatti, scrisse un
libro chiamato De Servo Arbitrio nel quale asseriva che la
questione fondamentale della Riforma, la differenza basilare tra il
genuino Protestantesimo e il Cattolicesimo Romano, è questa questione,
se la volontà dell'uomo naturale sia schiava o libera. Il Calvinismo
dimostra di essere puro Protestantesimo con la sua confessione riguardo
alla volontà nella Confessione di Fede di Westminster, Cap. IX
,III-IV:
L’uomo, con la sua caduta in uno stato di
peccato, ha totalmente perso ogni capacità di volere qualunque bene
spirituale si accompagni alla salvezza: talché, un uomo naturale,
essendo completamente avverso a quel bene, e morto nel peccato, non
è capace, con le sue forze, di convertirsi, o di prepararsi alla
conversione.
Quando Iddio converte un peccatore, e lo conduce
nello stato di grazia, Egli lo libera dal suo naturale asservimento
al peccato; e, per la Sua sola grazia, lo rende capace di volere e
di compiere liberamente ciò che è spiritualmente buono …
Un altro dei cinque punti del Calvinismo è la
verità della redenzione limitata. C'è salvezza per gli uomini caduti
solo in Gesù Cristo, l’eterno Figlio di Dio nella nostra carne.
Questa liberazione si verificò nella morte di Cristo sulla croce. La
Sua morte fu l'espiazione per i peccati, in quanto Egli soddisfò la
giustizia di Dio, soffrendo la punizione dell'ira di Dio al nostro posto
i quali meritavamo quest'ira a causa dei nostri peccati. La morte di
Gesù fu efficace: essa salvò! Salvò ognuno per il quale Egli morì.
Rimosse, in pieno, la punizione di ognuno al posto dei quali Gesù morì.
Egli pagò per alcuni, specifici uomini, non per tutti senza eccezione.
La Sua espiazione fu limitata rispetto al numero degli uomini per i
quali Egli morì e che Egli redense. Essi sono "il suo popolo"
(Matteo 1:21); le Sue "pecore" (Giovanni 10:15: "depongo
la mia vita per le pecore"); e "tutti coloro che tu (il Padre)
gli hai dato (a Gesù)" (Giovanni 17:2).
Non è Calvinismo, insegnare che qualcuno, anche uno
solo, che cerca salvezza questa gli sarà negata, ma che la morte di
Gesù salvò, che essa fu efficace, che non fu vana.
Il Signore Gesù, con la Sua perfetta obbedienza,
e il sacrificio di Sé Stesso, che Egli per mezzo dello Spirito
eterno, offrì una sola volta a Dio, ha pienamente soddisfatto la
giustizia di Suo Padre; e ha acquistato, non solo la riconciliazione,
ma un’eredità eterna nel regno dei cieli, per quanti il Padre Gli
ha dato.
Cristo con certezza ed efficacia applica e
comunica la redenzione a tutti coloro per i quali Egli l’ha
acquistata … (Confessione di Fede di Westminster, cap.
VIII: V, VIII)
La grazia irresistibile, o grazia efficace, è il
terzo dei cinque punti del Calvinismo. Questa dottrina si riferisce all’effettiva
salvezza dell’uomo caduto attraverso lo Spirito Santo, nell’applicare
ad essi la redenzione compiuta sulla croce. Questa opera di salvezza è
interamente l’opera di Dio; essa ha luogo per sola grazia.
Negativamente, questo significa due cose. Primo, la salvezza dell’uomo
non è qualcosa che alcun uomo merita, o di cui rende se stesso degno,
in alcun modo. Secondo, la salvezza non è un qualcosa che realizza l’uomo,
interamente o in parte. L’uomo non co-opera con Dio nel realizzare la
salvezza. Positivamente, che la salvezza ha luogo per sola grazia
significa che la salvezza è liberamente donata agli uomini da Dio, solo
per il Suo amore e la Sua bontà. Inoltre, significa che la salvezza è
realizzata dalla potenza di Dio, lo Spirito Santo. Egli rigenera; Egli
chiama; Egli dona la fede; Egli santifica; Egli glorifica. Quest’opera
di salvezza e la potenza della grazia con la quale lo Spirito Santo
compie questo lavoro sono efficaci. Nell’attuare questa opera, lo
Spirito e la Sua grazia non rendono possibile la salvezza di un uomo, ma
lo salvano efficacemente. Non è a fine di un mero tentativo di Dio che
dipende, alla fine, dall’uomo che Dio tenta di salvare e che potrebbe,
pertanto, essere frustato e risultare inutile; ma appartiene all’ordine
di un’opera di creazione che sovranamente e infallibilmente rende una
nuova creatura in Gesù Cristo l’uomo che Dio Si compiace di salvare.
Non è Calvinismo dire che Dio forza gli uomini,
calciando e urlando, a entrare in paradiso, ma che Dio rende volenteroso
un uomo che prima era riluttante. Nei Canoni di Dordt, il
credente Riformato descrive in questo modo l’opera salvifica dell’irresistibile
grazia:
… è un'operazione assolutamente sovrannaturale,
potentissima e insieme soavissima, mirabile, arcana, ed ineffabile,
nella sua virtù, secondo la Scrittura (che è ispirata dall’Autore
di quest’opera), non minore o inferiore rispetto alla creazione,
nè alla risurrezione dai morti, in modo che tutti quelli nei cui
cuori Dio opera in questo modo meraviglioso, sono rigenerati
certamente, infallibilmente, ed efficacemente, e di fatto credono
… (III/IV:12).
La dottrina della perseveranza dei santi, o "la
sicurezza eterna," come alcuni la chiamano, segue la verità dell’irresistibile
grazia. Nemmeno una persona alla quale Dio dona la grazia dello Spirito
Santo perirà, perché questa grazia e lo Spirito la preservano fino
alla perfetta salvezza del Giorno di Cristo.
Non è Calvinismo l’insegnamento che una persona
può fare ciò che gli piace e ancora essere salvata, o che un santo non
può mai cadere nel peccato. Contro l’accusa che la dottrina della
perseveranza implica che una persona può fare ciò che gli piace e
tuttavia andate in cielo, il Calvinismo replica che lo Spirito Santo ci
preserva santificandoci, rafforzando la nostra fede, e donandoci il dono
della perseveranza. Per quanto riguardo le "tristi cadute" dei
Cristiani, i santi possono cadere nel peccato, e a volte di fatto ci
cadono, anche in "gravi ed atroci peccati," ma lo Spirito che
dimora in loro, mai ritirato del tutto da essi, li porta al ravvedimento.
Il Calvinismo impartisce a tutti i veri credenti l’inestimabile
prezioso conforto che "i fedeli stessi possono esser certi, e lo
sono secondo la misura della fede, mediante la quale credono con
certezza che sono e sempre rimarranno veri e viventi membri della Chiesa,
che hanno la remissione dei peccati, e la vita eterna" (Canoni
di Dordt, V:9).
Ogni parte della salvezza sopra descritta ha la sua
sorgente nell’eterna elezione di Dio. La verità dell’elezione è
un'altra delle dottrine caratteristicamente Calviniste. Dio ha dall’eternità
eletto, o scelto, in Cristo, alcuni dalla razza umana caduta—un
determinato, definito numero di persone—per la salvezza. Questa scelta
fu incondizionata, graziosa, e libera; non è a motivo di alcuna cosa
prevista in quelli che sono stati scelti. La riprovazione è implicata.
Dio non scelse tutti gli uomini; ma ne rigettò alcuni, nel decreto
eterno. Non fa alcuna essenziale differenza se si vede la riprovazione
come il passare oltre da parte di Dio di alcuni uomini con il Suo
decreto di elezione nell’eternità (che è, difatti, una decisione
Divina riguardo il loro destino eterno), o se la si vede come un decreto
positivo che alcuni uomini periscano nel loro peccato, nella loro
incredulità e disobbedienza. Elezione e riprovazione compongono la
predestinazione, la dottrina secondo la quale Dio ha determinato il
destino di ogni uomo fin dall’eternità. Questa verità è considerata,
non in maniera inaccurata, il marchio distintivo del Calvinismo. Il vero
cuore della Chiesa Riformata è l’elezione, la graziosa scelta di Dio
di noi peccatori, colpevoli e depravati, meritevoli solo di condanna,
alla salvezza.
L’elezione è la fonte di tutta la salvezza! Come
tale, essa è l’ultima, decisiva, convincente prova e garanzia che la
salvezza è graziosa—che la salvezza non dipende dall’uomo, ma da
Dio; che la salvezza non è un idea dell’uomo, ma di Dio, che la
salvezza non è un opera dell’uomo, ma di Dio; che la salvezza non è
dovuta alla decisione dell’uomo per Dio, ma all’eterna decisione di
Dio per l’uomo.
Questo è il modo in cui Calvino stesso concepì la
predestinazione—come la finale, conclusiva, incontrovertibile
testimonianza, e garanzia, della salvezza per grazia. Perciò, nella sua
edizione definitiva delle Istituzioni (1559), Calvino trattò la
predestinazione alla fine del Libro III, dopo la sua trattazione
riguardante la redenzione in Cristo e la sua trattazione dell’applicazione
della redenzione da parte dello Spirito Santo. Calvino scrive:
Non ci sentiremo mai persuasi come dovremmo che
la nostra salvezza pro fluisce dalla libera misericordia di Dio come
sua fonte, fino a quando non siamo portati a conoscenza della Sua
eterna elezione, la grazia di Dio illustrata per contrasto, ovvero
che Egli non adotta promiscuamente alla speranza della salvezza, ma
dà ad alcuni ciò che Egli nega ad altri (III, 21, 1).
Questo è il Calvinismo!
Questo è il Vangelo!
Il Vangelo proclama la miseria dell’uomo come
totale depravazione, inclusa la schiavitù della volontà. Efesini 2:1
diagnostica la condizione spirituale del peccatore, precedentemente alla
vivificazione dello Spirito di Cristo così: "morti nei falli e nei
peccati." Spiritualmente morto, il peccatore è mancante di ogni
bene, mancante di qualsiasi abilità per il bene, e della potenza e dell’inclinazione
per effettuare un cambiamento in tale condizione. Lui stesso è incapace
e la sua condizione è senza speranza—l’incapacità e la
disperazione della morte. Romani 8:7-8 emette lo stesso giudizio
sopra l’uomo caduto: "Perchè la mente carnale è inimicizia
contro Dio, perché non è sottomessa alla legge di Dio e neppure può
esserlo. Quindi quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio."
La "mente carnale" è la natura umana per come essa è in
virtù della nascita naturale. La sua condizione è tale che è incapace
di essere in sottomissione alla legge di Dio. Quelli che sono nella
carne sono quelli che non sono nati di nuovo dallo Spirito di Cristo,
quelli che sono al di fuori di Cristo. La loro condizione spirituale è
tale che sono incapaci di piacere a Dio; tutto ciò di cui sono capaci
di fare è peccare. Affinché un peccatore possa voler fare e fare del
bene che piace a Dio, Egli deve operare in lui sia il volere che l’operare,
attraverso lo Spirito di Gesù Cristo (Filippesi 2:13).
Il Vangelo proclama la morte di Gesù Cristo come una
morte che effettivamente redime degli uomini, piuttosto che una morte
che meramente rende possibile la salvezza per ogni uomo. La Scrittura
insegna l’espiazione limitata. Gesù stesso insegnò questo riguardo
alla Sua stessa morte in Giovanni 10:15: "… depongo la mia vita
per le pecore." Poco più avanti nello stesso capitolo, il Signore
afferma in modo specifico che alcuni uomini non sono inclusi tra
"le pecore," "Ma voi non credete, perché non siete delle
mie pecore, come vi ho detto" (v.26). Egli morì per alcuni uomini,
"le pecore," a distinzione dagli altri uomini, che non sono
delle Sue pecore. Gesù descrisse similmente la Sua morte in Matteo
20:28: "Poiché anche il Figlio dell'uomo non è venuto per essere
servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto
per (Greco: al posto di") molti." Il punto importante non è
tanto che Egli parla di quelli per i quali Egli morì come "molti,"
non come "tutti," quanto è che Egli parla della Sua morte
come il riscatto dato al posto di altri. Morendo, ha pagato il prezzo di
riscatto a Dio per conto di molti peccatori. Egli fece ciò prendendo il
loro posto, donando la Sua vita per la loro che era perduta. L’effetto
di questa morte è che ognuno per il quale Egli morì è liberato dal
peccato, dalla morte e dall’inferno. Nessuno per il quale Egli mori
perirà. Nessuno può perire, perché il riscatto è pagato. Questo
Vangelo (e non ve ne sono altri) è stato predicato già dal profeta
evangelista, Isaia, in Isaia 53: il Cristo sofferente porta via l’iniquità
del popolo di Dio coll’essere colpito da Dio come loro sostituto.
Il Vangelo proclama una grazia irresistibile quale
potenza che salva i peccatori eletti. Non può essere altrimenti, se il
peccatore è "morto nei falli e nei peccati." Avendo insegnato
questo in Efesini 2:1, l’apostolo continua nell’insegnare la grazia
irresistibile ai versi 4-5: "Ma Dio, che è ricco in misericordia
per il suo grande amore con il quale ci ha amati, anche quando eravamo
morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (per grazia voi siete
salvati)." La salvezza del peccatore, in ogni caso, è Dio che lo
risuscita dalla morte, paragonabile ai miracoli di Gesù della
risurrezione di persone fisicamente morte. Ora due cose sono vere
riguardo alla risurrezione: essa è un atto di Dio solo, in cui colui
che è risuscitato non coopera, ed essa è efficace—Dio non fallisce
mai nel realizzare la risurrezione di nessuno che Egli si propone di
risuscitare. Al verso 10 di questo capitolo, Paolo paragona l’opera
grazie alla quale noi siamo salvati all’opera della creazione,
rendendo così chiaro che questa opera è esclusivamente l’opera di
Dio il Creatore, e per niente l’opera della creatura che è creata:
"Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone
opere …" Gesù spiegò che questa salvezza ha luogo per la
sovrana potenza attraente di Dio Onnipotente, in Giovanni 6:44: "Nessuno
può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira."
Il Vangelo proclama la perseveranza dei santi. Gesù
disse, "Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse
mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai, e nessuno
le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più
grande di tutti; e nessuno le può strappare dalla mano del Padre mio.
Io e il Padre siamo uno" (Giovanni 10:17-30). Gesù dona la vita
eterna ad ognuna delle Sue pecore; e nessuno di questi santi potrà mai
perire. E’ impossibile che qualcuno possa strappare un santo dalla
mano di Dio, cioè, provocare un figlio rigenerato a cadere via in
perdizione. La ragione non è la forza dei santi, ma la potenza della
grazia di Dio ("Il Padre mio … è più grande di tutti").
Queste parole di Gesù chiariscono che la confortante verità della
perseveranza dipende dall’elezione e dalla grazia irresistibile. I
santi perseverano, perché il Padre li donò a Gesù e perché
Gesù dona (non: tenta di donare, ma: dona) loro la
vita eterna.
In quanto essa è fonte e fondamento della salvezza,
il Vangelo proclama l’elezione Divina. Questa verità è evidentissima
nell’intera Bibbia dell’Antico testamento: Dio ha scelto Israele a
salvezza, rigettando le altre nazioni. Il mediatore dell’antico patto
dice ad Israele: "Il Signore, il tuo DIO ti ha scelto per essere un
popolo speciale a se stesso, al di sopra di tutti i popoli che sono
sulla faccia della terra. Il Signore non ha riposto il suo amore su di
voi né vi ha scelto, perché eravate maggiori in numero di alcun altro
popolo; eravate infatti il più piccolo di tutti i popoli; ma perché il
Signore vi ha amato …" (Deuteronomio 7:6-8).
In perfetta armonia con questa ovvia verità dell’antico
patto, il Mediatore del nuovo patto fa risalire ogni aspetto della Sua
salvezza all’elezione Divina. La Sua morte donatrice di vita ha
origine dall’elezione: "affinché egli dia vita eterna a tutti
coloro che tu gli hai dato" (Giovanni 17:6). La Sua pietà
sacerdotale e preghiera d’intercessione sacerdotali sono regolate dall’elezione:
"Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi
hai dato, perché sono tuoi" (Giovanni 17:9). La sua salvifica
rivelazione della verità agli uomini dipende dall’elezione: "Io
ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dato dal mondo …"
(Giovanni 17:6). L’andare degli uomini a Lui in vera fede è
effettuato dall’elezione: "Tutto quello che il Padre mi dà
verrà a me …" (Giovanni 6:37). La Sua preservazione degli uomini
nella fede e la Sua resurrezione in gloria di questi uomini sono dovute
all’elezione: "… che io non perda niente di tutto quello che
egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno" (Giovanni
6:39).
L’elezione ha un posto prominente nel Vangelo
predicato dagli apostoli. Essa è la causa della salvezza di ognuno che
è salvato, e la fonte di ogni benedizione di salvezza: "… il Dio
e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni
benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo, allorché in lui ci
ha eletti prima della fondazione del mondo …" (Efesini 1:3-4).
Sull’eterna predestinazione è stata forgiata la catena dorata (e
infrangibile) della salvezza: "E quelli che ha predestinati, li ha
pure chiamati, quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati e quelli
che ha giustificati, li ha pure glorificati." (Romani 8:30). L’intero
fiume della misericordia di Dio in Gesù fluisce dalla Sua volontà di
elezione; e la sovrana grazia di questa volontà è illustrata da questo:
che Dio indurisce alcuni uomini secondo il Suo eterno decreto di
riprovazione: "Così egli fa misericordia a chi vuole e indurisce
chi vuole" (Romani 9:18).
Non ci può essere ignoranza di queste dottrine,
chiamate "Calvinismo;" se esse non sono predicate e confessate,
esse sono negate. Ogni predicatore, ogni Chiesa, ogni membro di ogni
Chiesa deve prendere una posizione a loro riguardo, e una posizione la
prende. È impossibile non farlo. Perché esse sono scritte a caratteri
larghi nelle pagine della Scrittura, come elementi essenziali del
Vangelo. Chiunque rigetta il Calvinismo abbraccia l’unica alternativa
al Calvinismo—un sistema di dottrina che è opposto al Calvinismo in
ogni punto.
Un uomo rigetta la depravazione totale? Allora egli
crede che l’uomo naturale e caduto conserva ancora del buono e della
capacità per il bene, in modo specifico una volontà che è capace di
fare una decisione per Cristo: questo uomo fuori da Cristo non è morto
nei peccati, ma meramente malato, cioè, non morto ma vivo.
Un uomo rigetta l’espiazione limitata? Allora egli
crede che Gesù è morto per ogni essere umano senza eccezioni. Siccome
sia la Scrittura che i crudi fatti della vita insegnano che alcuni
uomini periscono nell’inferno, questo propugnatore dell’espiazione
universale crede che la morte di Gesù non espiò affatto i peccati, ma
che meramente rese l’espiazione possibile; che la croce non fu il
pagamento del riscatto al posto di ognuno per il quale Cristo morì, ma
meramente un esempio d’amore; che la sofferenza del Figlio di Dio non
soddisfò efficacemente la giustizia di Dio portando via i peccati, ma
meramente …? Cosa fece? Nulla affatto? E se è così, era Egli
realmente l’eterno Figlio di Dio nella carne?
Un uomo rigetta la grazia irresistibile? Allora egli
crede che la chiamata di Dio alla salvezza e la grazia dello Spirito
Santo dipendono dal consenso del peccatore tramite l’esercizio del suo
"libero arbitrio," così che la grazia di Dio può essere
sconfitta e fallire. Inoltre, egli crede che, ogni volta che un
peccatore và a Gesù in vera fede e riceve salvezza, ciò non è dovuto
alla grazia di Dio, ma alla buona volontà del peccatore.
Un uomo rigetta la perseveranza dei santi? Allora
egli crede che ogni credente può cadere e perire in qualsiasi momento,
incluso se stesso.
Un uomo rigetta la predestinazione? Allora egli crede
che la fonte ultima e il fondamento della salvezza è la scelta dell’uomo,
la sua decisione e la sua volontà.
Alla fine, ci sono due, e solo due, possibili fedi. L’una
afferma che tutta l’umanità giace nella morte; che Dio in libera e
sovrana grazia ha eternamente scelto alcuni; che Dio diede Cristo a
morire per quelli che Egli ha scelto; che lo Spirito Santo li rigenera e
li chiama efficacemente alla fede; e che lo Spirito preserva questi
eletti, redenti e rinati peccatori fino alla gloria eterna. Questo è il
Calvinismo.
L’altra fede afferma che l’uomo caduto possiede
qualche capacità spirituale per il bene, possiede un pò di vita; che
la scelta di Dio degli uomini dipende dal loro esercizio dell’abilità
di fare il bene che è in loro; che la morte di Cristo dipende da questo
bene che è nell’uomo; e che il raggiungimento della gloria finale
dipende da questo bene che è nell’uomo. Questo è il nemico del
Calvinismo. Questo è il nemico del Vangelo! Perché il Calvinismo
proclama la salvezza per grazia; l’altra fede predica la salvezza per
la volontà, le opere e il valore dell’uomo.
Il Calvinismo è il Vangelo! Il Vangelo di Dio è il
messaggio della salvezza interamente per grazia. Ciò non significa che
il Calvinismo è inoffensivo. Al contrario! Calvino stesso prese nota,
molto tempo fa, dell’offensività della verità che egli insegnava,
con riferimento in modo specifico alla totale depravazione:
Non sono all’oscuro di quanto più plausibile
sia la veduta che ci invita piuttosto a ponderare le nostre buone
qualità invece di ciò che ci deve sopraffare di vergogna—la
nostra miserabile destituzione ed ignominia. Non vi è niente di
più accettabile alla mente umana che la lusinga … se viene
pronunciato un discorso che lusinga l’orgoglio che spontaneamente
sorge nel più profondo del cuore dell’uomo, niente sembra più
dilettevole. In accordo con questo, in ogni epoca, colui che è più
sollecito nell’esaltare l’eccellenza della natura umana è
ricevuto con il più forte applauso (Istituzioni, XI, 1, 2).
Ma l’offensività del Calvinismo per gli uomini non
è altro che l’offesa della croce di Cristo. In Galati 5:11 Paolo
parla dell’"offesa della croce," un offesa che cessa solo
nella predicazione di un eresia che nega la croce. La croce di Cristo,
che è il vero cuore del Vangelo, non è piacevole all’uomo, o per lui
accettabile. "Ma noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i
Giudei, e follia per i Greci;" (I Corinzi 1:23). La croce, come
croce dell’eterno Figlio di Dio nella nostra carne, mostra l’estensione
della miseria dell’uomo caduto: egli può essere salvato solo grazie
alla morte del Figlio di Dio. Le parole alla fine non riescono a fare
giustizia alla grandezza della miseria del peccatore, evidenziata dalla
croce: interamente perduto, completamente rovinato, totalmente depravato.
La croce mostra che la salvezza è del Signore, interamente per grazia
Divina, e non affatto dell’uomo. In quanto croce del Principe della
vita, la croce è potente a salvare. Niente e nessuno può annullare o
sconfiggere il sangue e lo Spirito di Cristo crocifisso. Il Vangelo
della croce è questo messaggio: "Non dipende dunque né da chi
vuole né da chi corre, ma da Dio che mostra misericordia" (Romani
9:16).
Proprio perché questo è il messaggio del Calvinismo,
il Calvinismo è offensivo per l’uomo. E’ offensivo per l’uomo
orgoglioso udire che egli è spiritualmente morto, totalmente privo di
qualsiasi cosa che piaccia a Dio, del tutto incapace di salvarsi, niente
più che un figlio d’ira. Ma questo è il giudizio emesso su di Lui
nel Calvinismo—e nel Vangelo. E’ offensivo per l’uomo orgoglioso
ascoltare che la salvezza è esclusivamente un dono libero di Dio, un
opera sovrana e graziosa di Dio. Ma questo è ciò che il Calvinismo—e
il Vangelo—proclamano.
Proprio per questo, il Calvinismo è buona notizia! E’
il Vangelo, la lieta novella! Come messaggio di grazia, ci conforta e
conforta tutti quelli che, per la grazia dello Spirito, credono in
Cristo. Solo questo messaggio provvede speranza per uomini perduti,
peccatori e altrimenti senza speranza. C’è salvezza, solo perché la
salvezza è graziosa.
Difendere il Calvinismo è semplicemente difendere il
Vangelo. Perciò, noi non lo difendiamo apologeticamente, o in modo
difensivo, o nemmeno come se il suo fato fosse dubbioso, dipendente
dalla nostra difesa. In quanto esso è la verità di Dio, il Calvinismo
sta in piedi, e starà in piedi—vittorioso, invincibile. Dio Stesso lo
mantiene; e Dio Stesso lo invia in una irresistibile corsa di conquista
per tutto il mondo.
Il Calvinismo è il Vangelo per ogni epoca. E’ la
verità per la quale e grazie alla quale la Riforma della Chiesa di
Gesù Cristo ebbe luogo nel 16° secolo. Il Vangelo non è cambiato da
allora: Gesù Cristo nella Sua verità è lo stesso ieri, oggi e per
sempre. Ma la verità del Vangelo è ampiamente persa e nascosta nelle
Chiese Protestanti nei nostri giorni, inclusi molti che si gloriano nell’essere
"fondamentalisti" ed "evangelici." Il Vangelo è
pervertito da un messaggio che in essenza è lo stesso contro il quale
la Riforma combatté e che da parte sua oppose terribilmente la Riforma.
In quei giorni, Roma predicava una salvezza che doveva essere guadagnata
tramite le opere dell’uomo, come in verità predica ancora oggi. Roma
insegnava che gli uomini erano giusti davanti a Dio, in parte, per le
loro opere, come in verità insegna ancora oggi. Ai nostri giorni, le
Chiese Protestanti insegnano e predicano che la salvezza dipende dalla
volontà dell’uomo; esse proclamano che il peccatore deve ottenere la
sua salvezza con la sua volontà. Questo "vangelo" di buona
parte del Protestantesimo e il "vangelo" di Roma sono uno e lo
stesso. Essenzialmente, non c’è alcuna differenza tra essi. Questo è
il motivo per il quale molte Chiese Protestanti, predicatori,
evangelisti e persone trovano possibile cooperare strettamente con la
Chiesa Cattolica Romana, specialmente nell’opera di evangelizzazione,
e questa è la ragione per la quale è prossimo un grande
ricongiungimento con Roma da parte di molti Protestanti. Roma dice,
"La salvezza dipende dall’operare dell’uomo," il
Protestantesimo moderno dice, "la salvezza dipende dal volere dell’uomo."
Entrambi stanno dicendo la stessa cosa: "La salvezza dipende dall’uomo."
L’apostolo ammucchia insieme entrambi queste varianti della stessa
basilare dottrina in Romani 9:16, e le condanna: "Non dipende
dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia."
Avendo condannato queste eresie, Paolo dichiara che
la sorgente della nostra salvezza è Dio che mostra misericordia—solo
Dio che mostra misericordia; egli proclama che la salvezza dipende da
Dio che fa misericordia—solo da Dio che fa misericordia. Questo
è il messaggio del Calvinismo; e siccome lo è, la nostra difesa del
Calvinismo è una difesa coraggiosa, senza compromessi, senza vergogna.
Noi diciamo del Calvinismo ciò che disse una volta B. B. Warfield:
"il futuro del Cristianesimo si trova—come il suo passato si è
trovato—nelle sue mani."
Noi respingiamo le accuse false fatte contro il
Calvinismo, e le sue caricature. Alcuni uomini dicono del Calvinismo che
è distruttivo per le buone opere e per la legge di Dio, dicono che esso
produce Cristiani inavveduti. Alcuni uomini dicono che esso è
distruttivo per le zelo per la predicazione e le missioni. Alcuni uomini
dicono che esso è terrificante per le povere coscienze, che esso è
freddo e duro, e che i Calvinisti sono tutta testa e niente cuore.
Queste sono antiche accuse, canute per l’età. Le troverete, quasi
parola per parola, avanzate contro l’apostolo, Paolo, e il Vangelo che
egli predicava (cf. Romani 3:8, 3:31, 6:1 e seguenti; e 9:19 e a seguire).
Che gli uomini non siano così pronti ad accettare la
caricatura del Calvinismo inventata dai suoi nemici, ma piuttosto che
lascino che il Calvinismo parli per se stesso, nelle sue confessioni.
Leggete il Catechismo di Heidelberg, o i Catechismi di
Westminster, e vedete da voi stessi se il Calvinismo è duro e
freddo e crudele, o se è caloroso e confortante. Leggete la Confessione
Belga, o la Confessione di Westminster, e vedete se il
Calvinismo prende alla leggera la legge di Dio e le buone opere del
Cristiano, o se esso trema di fronte alla legge, se sottolinea la
santificazione, e se insiste sulla necessità delle buone opere. Leggete
i Canoni di Dordt, il credo Riformato che è ineguagliato nella
sua affermazione della predestinazione e nella sua difesa della salvezza
per sola grazia, e vedete se il Calvinismo taglia i nervi di una viva
predicazione del Vangelo, inclusa la seria chiamata del Vangelo a tutti
quelli che si trovano sotto la predicazione. Vedete anche la tenerezza
della Fede Riformata nei confronti dei peccatori penitenti, e il suo
profondo interesse pastorale per le coscienze afflitte.
Allo stesso tempo, noi persone e chiese Riformate
dobbiamo rifiutare la caricatura del Calvinismo attraverso le nostre
vite ed opere. Anche questo appartiene ad una "apologia del
Calvinismo." Facciamo bene a badare a noi stessi, cosi come alla
nostra dottrina. Siamo zelanti nelle buone opere? Siamo pronti a
predicare il Vangelo ad ogni creatura e a dare una risposta ad ogni uomo
che ci chiede ragione per la speranza che è in noi? Ci mostriamo come
santi gioiosi, speranzosi e fiduciosi? Questo noi faremo, per la grazia
di Dio, se viviamo in base alla verità del Calvinismo, cioè, del
Vangelo.
Noi abbiamo una potente motivazione per difendere il
Calvinismo. Per questo motivo: in quanto il Vangelo esso è la sola
speranza per gli uomini peccatori—la sola potenza di Dio a salvezza,
il solo mezzo per radunare e preservare la Chiesa.
Quanto è ancora più motivante: il Calvinismo
glorifica Dio. La gloria di Dio è il battito cardiaco del Calvinismo, e
il cuore dei cuori di ogni Calvinista. I nemici di Calvino hanno sempre
visto questo e si sono presi gioco di lui come "quell’uomo
intossicato da Dio." Alla domanda: "Quale è il sommo fine
dell’uomo?" il Calvinismo dà la magnificente risposta: "Il
sommo fine dell’uomo è di glorificare Dio, e gioire in lui per sempre."
(Catechismo Minore di Westminster, Domanda 1). Ma la gloria di
Dio è il fine del Vangelo, cioè, il fine di Dio Stesso attraverso il
Vangelo: "… a lode della gloria della sua grazia" (Efesini
1:6). Egli non darà la Sua gloria ad un altro (Isaia 42:8). "Poiché
da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose;" a Lui,
quindi, sia gloria per sempre (Romani 11:36).
Per scoprire
di più su questo argomento, si legga il pamphlet: "Calvinismo
… la Verità."
Per
altre risorse in italiano, clicca qui.