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Grazia Incomune
Uno Sguardo Protestante Riformato alla Dottrina della
Grazia Comune
Barry Gritters
Introduzione
In questa introduzione tratteremo tre punti.
Primo, le Chiese Protestanti Riformate (Protestant
Reformed Churches—PRC) non sono sole nel rigettare la dottrina della
grazia comune. In numero crescente, vi sono altri che concordano con le
PRC nelle loro obiezioni a questa dottrina. Vi è un’intera
denominazione Presbiteriana in Australia, la Evangelical
Presbyterian Church of Australia, vi è la Trinity
Foundation, dove si trova anche un articolo a riguardo chiamato
"The Myth of Common Grace" ("Il Mito della Grazia Comune"
Marzo/Aprile 1987), vi sono alcuni ministeri singoli, ministri e chiese
sparse, tra le quali menzioniamo il Dr. Henry Vander Groot, un
professore di religione al Calvin College, ed un campione della causa
conservatrice in quel luogo, che ha parlato del fondamentale errore
della grazia comune, perfino dicendo che molti dei problemi nella
Christian Reformed Church al momento devono essere rintracciati alla
dottrina della grazia comune.
In secondo luogo, i sostenitori della grazia comune
ne fanno un punto molto importante quello di chiamare Giovanni Calvino a
sostegno della loro causa. Ciò è stato già fatto in passato, e spesso.
Infatti, è stato scritto un intero libro per cercare di mostrare questo
(cf. Herman Kuiper, Calvin and Common Grace, 1928). Circa 10 anni
fa ho letto questo libro e scrissi un articolo esteso per mostrare che
quasi ogni riferimento da Calvino è un attaccarsi alle pagliuzze o è
un prendere affermazioni fuori dal contesto in modo così superficiale
da rendere senza sostanza la sua posizione (vedi l’Appendice III).
Nell’autunno del 1987, il Dr. Vander Groot parlò ad una riunione di
ministri ("Perché Herman Hoeksema aveva Ragione nel 1924"),
ed il peso del suo discorso era quello di mostrare che Calvino, preso
nel contesto, non insegna la grazia comune. Io credo che riuscì a
difendere bene il suo punto. Il mio punto è che dire di avere Calvino
dalla propria parte, un vantaggio che conta non poco se può essere
dimostrato, non è facile.
Terzo, l’argomento della grazia comune non è morto,
ma vivo e vegeto nella Christian Reformed Church. A volte, le parole grazia
comune non sono usate, altre volte è stato fatto un riferimento
esplicito alla grazia comune per promuovere eresia ed ingiustizia nelle
chiese.
Per quanto riguarda la dottrina: Nel 1962 Harold
Dekker, un professore al Calvin Theological Seminary, cominciò la sua
difesa pubblica dell’espiazione universale usando l’insegnamento
della libera offerta del vangelo, un insegnamento che fu adottato dalla
Christian Reformed Church nel 1924 insieme a quello della grazia comune
(Per confrontare la posizione di Dekker, vedasi The Reformed Journal,
dal 1962 al 1964). Negli anni ’70 il Dr. Harry Boer pose un gravame
contro due articoli nei Canoni di Dordt, usando la dottrina della
grazia comune per sostenere i suoi attacchi contro la dottrina della
riprovazione ivi insegnata. Più recentemente, nei tardi anni ’80, la
Parola di Dio nella prima parte di Genesi è stata interpretata come
mito, quasi se non completamente privata di veridicità storica. Ciò
che non è molto ben conosciuto è che questa interpretazione
problematica ed eretica della Scrittura fa appello alla dottrina della
grazia comune (vedasi "Hermeneutical Issues Then and Now: The
Jansen Case Revisited" in Calvin Theological Journal, Aprile,
1989). Questi sono soltanto pochi dei modi in cui l’insegnamento della
grazia comune ha influenzato la fede.
Per quanto riguarda la pratica: fin dalla decisione
sinodale del 1928 (vedi sotto riguardo all’antitesi) e
attraverso gli anni ’50 ed oltre, le chiese hanno fatto appello alla
grazia comune per santificare i film e redimere la danza, e perfino
accettare membri di chiesa omosessuali, dicendo che perfino da loro noi
possiamo imparare qualcosa sull’amore che in loro è il risultato
della grazia comune. Questa pratica continua. Di recente, una delle
giovani donne nella mia congregazione, espresse la preoccupazione che al
college Riformato che frequentava, era fatto frequentemente appello alla
grazia comune per supportare il comportamento e le comunioni che erano
contrarie ai principi Riformati storici.
Non soltanto nel passato ma anche nel presente,
alcuni hanno detto che la grazia comune è insignificante, che la
controversia negli anni ’20 fu innecessaria ed inopportuna (vedasi J.
Tuininga in Christian Renewal, 19 Febbraio 1990, pag. 14). La mia
preghiera è che tutti vedano che, se uno concordi o meno, la grazia
comune è un argomento importante che deve essere discusso.
Chiarire Alcuni Fraintendimenti
Ho udito che le Protestant Reformed Churches (PRC) [Chiese
Protestanti Riformate] spesso rappresentano ingiustamente la Christian
Reformed Church. Forse ciò è accaduto. E’ anche accaduto che la
posizione delle PRC non è stata descritta onestamente dalla CRC nel
passato. Forse ciò è accaduto perché il peccato e l’orgoglio hanno
preso il posto del desiderio di essere del tutto accurati, onesti e
giusti. Siccome la posizione delle PRC è stata rappresentata male,
desidero fare chiarezza su cosa noi intendiamo quando rigettiamo la
grazia comune.
Il Primo Punto
Il primo punto della grazia comune insegna un
attitudine favorevole di Dio nei confronti di tutti gli uomini in
generale, e non soltanto nei confronti degli eletti (vedi Appendice
I). La prova a supporto di ciò era "la pioggia e il sole" che
i non credenti ricevono da Dio. Quando le PRC rigettano il primo punto
della grazia comune, non significa che insegniamo che la pioggia ed il
sole che i malvagi ricevono non siano buoni. Essi sono buoni. I
malvagi devono riconoscerli come buoni. Ed essi sono dati loro da Dio.
Il nostro problema col primo punto della grazia comune è che esso
insegna che Dio dà quelle buone cose ai non credenti nel Suo amore
per loro o nel Suo favore nei loro confronti. La difficoltà è
questa.
Il Secondo Punto
Il secondo punto della grazia comune insegna che Dio restringe
la libera manifestazione del peccato, per mezzo di una generale
operazione di grazia dello Spirito Santo (Appendice I). Egli fa
questo nei loro cuori senza rigenerarli. Quando obiettiamo a
questo secondo punto, la nostra obiezione non è contro la verità che
Dio restringe il peccato. (Questo è stato detto da alcuni dei nostri
critici. Ci si chiede se ciò viene fatto di proposito o se credono che
noi pensiamo vogliano dire altrimenti. Ma essi hanno detto chiaramente
che noi abbiamo affermato che Dio non restringe il peccato. Ma nel
contesto dei nostri scritti è ovvio che essi dicono che Dio restringe di
certo il peccato. Se è stato detto che Dio non restringe il peccato
dico audacemente che non si sarebbe dovuto dire, e chiedo che quei
scritti siano letti nel loro contesto).
La nostra obiezione al secondo punto non è che Dio
restringe il peccato. Dio restringe i peccatori dal fare ogni male
concepibile. Se non fosse così il mondo sarebbe nel caos. La nostra
obiezione al secondo punto è che esso insegna che Dio restringe il
peccato con una operazione di grazia del Suo Spirito e con un’attitudine
di favore nei loro confronti. Se non è questo che insegna il
secondo punto della grazia comune, allora non ho problemi con essi, e
dice la verità.
Tuttavia, vi sono altre spiegazioni (a parte le
operazioni di grazia dello Spirito Santo nei loro cuori) del perché gli
uomini non commettono ogni male immaginabile. Il padre della chiesa
Agostino ne diede una. Egli spiegò che i malvagi erano così
indaffarati nel perseguire una concupiscenza che non cercavano di
soddisfarle tutte. Se fossero amanti del denaro, per esempio, non
presterebbero attenzione a tutti i tipi di peccati (ubriachezza, uso di
droghe, ghiottoneria) per perseguire quella loro concupiscenza, cioè
per avere più soldi possibile. Altre spiegazioni possono essere date.
Un’ovvia ragione è che gli uomini non desiderano andare incontro alle
conseguenze spiacevoli del loro male. Secondo i Canoni di Dordt
essi hanno ancora un certo riguardo per il buon ordine e per la decenza
nella società. Ma questo riguardo è dovuto al fatto che esso gli è utile.
Un uomo si trattiene dall’uccidere non perché Dio lo trattiene con la
Sua grazia, si trattiene dal peccare perché egli sa a quali miserevoli
conseguenze andrebbe incontro, e vuole risparmiarsele (questa è la
spiegazione di Calvino in Istituzioni II, 3, 3). Come insegna la Confessione
Belga, Dio ha ordinato il magistrato "acciocché
gli eccessi degli uomini siano repressi, e che tutto si faccia con buon
ordine tra gli uomini. Per questo fine egli ha posto la spada nelle mani
del Magistrato …"
Il Terzo Punto
Il terzo punto insegna che i non credenti che non
sono rigenerati possono fare buone opere, non opere salvifiche, ma buone
opere in campo civile (Appendice I). La nostra obiezione a questo punto
non è che i non credenti non possano fare niente di utile, o di esternamente
corretto. Noi non diciamo che siccome un non credente ha creato la
penna, essa non è una buona penna e quindi non posso usarla, o che
siccome ha creato questa maglia non è una buona maglia e non posso
indossarla. Non diciamo nemmeno che siccome un non credente ha scritto
un libro, allora quel libro non può essere utile per il credente.
La nostra obiezione al terzo punto è semplicemente
questa: il non credente non può fare nessuna cosa per la quale Dio è
compiaciuto personalmente con quel non credente che la compie. Non vi
sono opere compiute dai non credenti che Dio approvi, riguardo alle
quali Egli dica "buona opera!" e sulla quale pone il Suo
sigillo di approvazione. Tutte le opere dei non credenti sono ingiuste.
Avendo mostrato ciò che le PRC non credono nel loro
diniego della grazia comune, vi sono specialmente tre punti vitali della
fede Riformata che la dottrina della grazia comune danneggia
notevolmente.
(1) La Grazia Comune Nega la Totale Depravazione
La Verità della Totale Depravazione
La dottrina Riformata della totale depravazione è
che gli uomini che non sono nati di nuovo sono morti nel peccato,
incapaci di fare alcun bene, ed inclinati ad ogni male. L’enfasi deve
essere questa: essi sono spiritualmente morti. La causa di questa morte
spirituale è la caduta dei nostri primi progenitori in Paradiso e la
susseguente punizione con la morte da parte di Dio: morte fisica e
spirituale. L’uomo naturale è incapace di fare alcun bene.
Prove bibliche a supporto di ciò si trovano in tutta
la Scrittura. In Genesi 2:16-17 il Signore dice ad Adamo ed Eva: "Nel
giorno che ne mangerai, tu di sicuro morirai." Questa punizione fu
loro assegnata secondo quanto dice Efesini 2:11 e a seguire: "Voi
… eravate morti nei falli e nei peccati … ma Dio, che è ricco in
misericordia … ci ha vivificati insieme con Cristo …" Molti
altri passaggi parlano della morte spirituale dell’uomo.
Non soltanto l’uomo naturale è morto, ma è
attivamente malvagio. "Perché la mente carnale è morte, ma
la mente spirituale è vita e pace. Poiché la mente carnale è inimicizia
contro Dio, perché non è soggetta alla legge di Dio, né in
verità può esserlo. Così allora coloro che sono nella carne
non possono piacere a Dio" (Romani 8:6-8). Questo è
anche l’insegnamento di Romani 3:9-12: "Come è scritto: Non vi
è nessuno giusto, no non uno. Non c’è nessuno che comprende, non c’è
nessuno che cerca Dio. Sono tutti andati fuori strada, essi tutti
insieme sono divenuti inutili, non c’è nessuno che fa del bene,
no non uno …" Tutto ciò che l’uomo naturale fa è
peccato.
L’uomo naturale è uno schiavo del peccato. La sua
volontà è schiava, non può fare nient’altro che male. Questa è la
tesi del libro di Martin Lutero: La Schiavitù della Volontà, il
solo libro, nella sua opinione, che valeva la pena di conservare. Cristo
disse in Giovanni 5:15: "Senza di me non potete fare nulla."
Questo non è un appello superficiale a pochi testi
isolati, ma è la fede Riformata.
Nel Catechismo di Heidelberg, D&R 5,
impariamo che l’uomo naturale è "prono … ad odiare Dio ed il
suo prossimo;" nella D&R 6 che l’uomo naturale è "così
malvagio e perverso ...;" e nella D&R 8: "Siamo allora
così corrotti da essere totalmente incapaci di fare alcun
bene, ed inclinati ad ogni malvagità?" Qual è la
risposta? "Proprio così, eccetto che siamo rigenerati dallo
Spirito di Dio." "Proprio così." I padri non
dicono niente del tipo: "Beh, bisogna fare qualche distinzione.
Cosa intendi per buono? Cosa intendi per corrotti?" Ma dicono:
"Proprio così, eccetto che siamo rigenerati dallo Spirito di Dio."
La Confessione Belga, nell’Articolo 14, dice
che l’uomo è "divenuto malvagio,
perverso, corrotto in tutte le sue vie … Per questo noi
rigettiamo tutto ciò che si insegna riguardo al libero arbitrio
dell'uomo, perché esso è schiavo del peccato … chi si vanterà
infatti di poter fare qualsiasi bene, come da se stesso … Non
vi è infatti intendimento né volontà conforme a quella di Dio se
Cristo non la operi, cosa che egli ci insegna, dicendo: Senza di me non
potete fare nulla." L’Articolo
15 di questo stesso credo insegna che il peccato originale "è
una corruzione dell'intera natura … che produce nell'uomo ogni sorta
di peccato, servendogli di radice …"
Ciò che è così chiaro in queste due confessioni è
spiegato ulteriormente nei Canoni di Dordt III-IV, 1: "L’uomo
fu in origine formato secondo l’immagine
di Dio … ma rivoltandosi da Dio … egli abbandonò questi eccellenti
doni; e al contrario ha assegnato a se stesso cecità di mente, orribile
oscurità, vanità e perversità di giudizio, divenne malvagio, ribelle,
ed indurito nel cuore e nella volontà, ed impuro nelle sue affezioni."
La dottrina della totale depravazione è confessata
da tutti i Cristiani Riformati.
La Grazia Comune Nega Questa Verità Riformata
Il terzo punto della grazia comune non insegna che l’uomo
può fare bene salvifico. Con bene salvifico intendo attività
come ravvedimento, fede o qualsiasi cosa che lo avvicinerebbe a Dio. Il
terzo punto insegna invece che l’uomo
non credente e non rigenerato fa qualcosa che Dio approva, con la
quale Dio è compiaciuto, e che si conforma alla volontà di Dio.
Egli è capace di fare del bene civile.
Io credo che la grazia comune mina la Confessione
Riformata della totale depravazione (anche nel secondo punto la mina,
che insegna, se non ho frainteso, che lo Spirito Santo restringe il
peccato nel cuore dell’uomo
naturale con un’operazione
di grazia, in modo che c’è
ancora un rimanente di Dio in lui.
La grazia comune dello Spirito Santo preservò l’uomo
dopo la caduta così da non farlo diventare totalmente malvagio.) Ma la
grazia comune mina questo insegnamento nel terzo punto che insegna che l’uomo
può fare del bene civile.
La Scrittura e le confessioni Riformate insegnano che
l’uomo è totalmente
depravato, incapace di fare qualsiasi bene, ed inclinato ad ogni
male. Il Catechismo di Heidelberg è chiaro a riguardo, come
abbiamo fatto notare. Solo la rigenerazione cambia le cose. La Confessione
Belga, come anche abbiamo fatto notare, è chiara, e dice che l’uomo
è corrotto "in tutte le sue
vie…" "Non vi è
infatti intendimento né volontà conforme a quella di Dio se Cristo non
la operi …" I Canoni di Dordt (III-IV, 11) dicono con
chiarezza che tutte le buone opere che un uomo compie provengono dalla
rigenerazione e solo dalla rigenerazione.
Difendere il Nostro Diniego della Grazia Comune
Di certo vi sono testi che sembrano insegnare che l’uomo
naturale può compiere del bene. Tuttavia bisogna considerare questa
questione: qual è l’insegnamento
che prevale nella Scrittura? Esso deve fare luce su quei testi, la
Scrittura e le Confessioni, che mostrano che l’uomo
non può fare alcun bene agli occhi di Dio, devono fare luce su quei
testi (e cioè adottando il principio ermeneutico che i passaggi più
chiari della Scrittura devono spiegare quelli in essa meno chiari, cf. Confessione
di Westminster I:IX).
Inoltre, le PRC non "spiegano
superficialmente" i testi che
sono presentati a supporto della grazia comune, non più di quanto i
credenti Riformati "spiegano
superficialmente" i testi nella
Bibbia che gli Arminiani ci portano a supporto delle false dottrine dell’espiazione
universale e della grazia resistibile. Un vecchio detto olandese dice: "Elke
ketter heeft zijn letter" (Ogni eretico ha il suo testo).
Inoltre è detto che le confessioni insegnano l’abilità
dell’uomo naturale di fare del bene. Si fa riferimento a Canoni
III-IV, 4. Deve essere fatto notare con molta chiarezza che la
confessione non insegna questa abilità. La prima metà dell’articolo
dice: "Rimangono, tuttavia, fin dalla caduta, tracce di luce
naturale, per mezzo delle quali egli ritiene qualche conoscenza di Dio,
delle cose naturali, e della differenza tra il bene ed il male, e scopre
qualche riguardo per la virtù, il buon ordine nella società, e per il
mantenimento di una buona condotta esterna." Questo è tutto quello
che il sinodo delle CRC nel 1924 cita a loro supporto. Ma la seconda
metà, non citata, è la chiave! "Ma tanto lontana è questa luce
naturale dall’essere sufficiente a portarlo ad una conoscenza
salvifica di Dio, e a vera conversione, che egli è incapace di
usarla correttamente perfino nelle cose naturali e civili. Anzi, di
più, questa luce, com’essa è, l’uomo in vari modi la rende totalmente
contaminata, e la trattiene nell’ingiustizia, facendo ciò
egli diviene inescusabile davanti a Dio." Qualsiasi cosa i nostri
padri intendevano dire quando dissero che l’uomo naturale è incapace
di usare la luce naturale correttamente nelle cose naturali e civili, è
chiaro che intendono dire che l’uomo naturale non fa mai alcun
bene in nessuna sfera.
(2) La Libera Offerta Nega la Predestinazione
La "libera offerta del vangelo" è l’insegnamento
che Dio offre la salvezza a tutti gli uomini quando il vangelo è
predicato promiscuamente a tutti. La libera offerta insegna che Dio con
grazia e sincerità offre la salvezza a tutti quelli che odono la
predicazione, e che egli onestamente e sinceramente desidera salvare
tutti quelli che odono.
L’adozione del primo punto della grazia comune nel
1924 da parte della CRC fu un’adozione officiale dell’insegnamento
della "libera offerta del vangelo."
A volte è detto che le PRC mettono nella bocca della
CRC questa dottrina, e che l’insegnamento della "libera offerta"
era soltanto una parte dello studio del referto del comitato. Ma la
libera offerta era più che questo, essa era una decisione ufficiale del
Sinodo. Inoltre, i difensori della grazia comune non si stancano mai di
difendere la libera offerta. Dunque questo documento, un’analisi dei
tre punti della grazia comune, difende la fede Riformata contro la
"libera offerta del vangelo" insegnata nel primo punto.
Noi crediamo che la "libera offerta" deve
condurre ad un diniego dell’insegnamento Riformato della
predestinazione.
La Verità Riformata della Predestinazione
La verità Riformata della predestinazione è che Dio
ha decretato, voluto, ed inteso che alcuni siano salvati ed altri non
siano salvati. Dio determina di salvare un numero certo e definito di
persone in Cristo, i cui nomi sono scritti nel Suo libro della vita dall’eternità.
Questa è la dottrina Riformata dell’elezione. Allo stesso tempo Dio
determina di non salvare un numero certo e definito di persone, tutti
quelli che non sono in Cristo. Questa è la dottrina Riformata della
riprovazione.
La predestinazione è incondizionata. Dio
determina di salvare questo numero specifico di persone, non perché
Egli vide anzitempo che esse avrebbero creduto o sarebbero stati "salvabili."
Dio scelse i Suoi amici incondizionatamente. Per illustrare, la
nostra scelta di amicizie è condizionata. Molto spesso lo deve essere.
Una ragazza Cristiana o un ragazzo Cristiano che vuole prendere un
appuntamento con qualcuno deve essere selettivo e dire: "Prenderò
appuntamento ad una condizione, e cioè, tra le altre cose, che sia una
persona Cristiana." La scelta di Dio dei Suoi amici non
fu condizionata. Egli non li scelse per cosa essi erano o sarebbero
diventati. Inoltre, Dio determinò di passare oltre altri in
questo decreto di elezione, non perché vide che essi Lo avrebbero
rigettato. Dio li rigettò incondizionatamente.
Vi è così tanta prova Biblica a supporto di ciò
che è difficile scegliere quali siano i testi più chiari. In Efesini
1:4 Paolo dice: "Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore
Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei
luoghi celesti in Cristo, secondo che egli ci ha scelti in lui prima
della fondazione del mondo, così che fossimo santi e senza colpa
davanti a lui nell’amore, avendoci predestinati all’adozione di
figli per mezzo di Gesù Cristo a se stesso, secondo il beneplacito
della sua volontà" (vedasi anche Deuteronomio 7:6; Romani 9:11;
Efesini 1:11, etc.).
Che la predestinazione è incondizionata è
evidente in vari passaggi, specialmente Deuteronomio 7:7-8: "Il
Signore non ha posto il suo amore su voi né vi ha scelti (questo è l’amore
elettivo!) perché eravate più numerosi di qualsiasi altro popolo,
perché eravate i meno numerosi di ogni popolo; ma perché il SIGNORE vi
ha amati, e perché ha voluto mantenere il giuramento che ha giurato ai
vostri padri …" (Se ho mai amato una petitio principii [ragionamento
circolare] è questa! Il Signore vi ama perché Egli vi ama!).
Ciò è messo in rilievo specialmente in Efesini 1.
Dio scelse un popolo, non perché sapeva che essi sarebbero stati santi,
ma li scelse affinchè potessero essere santi. La Sua elezione porta
santità. Le buone opere sono il frutto, non la radice,
dell’elezione. Quale standard Dio ha usato per eleggerci? "Secondo
la santità del popolo?" "Secondo la fede del
popolo?" "Secondo le loro buone opere?" No e poi
no. "Secondo il beneplacito della sua propria volontà"
Egli scelse un popolo.
Che la riprovazione è incondizionata è evidente in
più di un luogo. Giovanni 10:26 è un testo chiave: "Voi non
credete, perché non siete delle mie pecore, come vi ho detto."
Essi sono non credenti perché Dio non li scelse. Anche I Pietro 2:8
evidenzia questo. Gesù Cristo è "una pietra d’inciampo ed una
roccia d’offesa, e cioè a quelli che inciampano alla parola, essendo
disubbidienti; a questo anche essi erano ordinati." Poi
continua nel dire: "Ma voi siete una generazione scelta …"
A questo punto è opportuno ricordare che la
predestinazione, elezione e riprovazione, è una verità fondamentale
della fede Riformata, una verità non negoziabile degli standard
Riformati, il primo dei cinque punti del Calvinismo come formulati
originariamente nei Canoni di Dordt.
Ciò è confessionalmente Riformato.
Il Catechismo di Heidelberg, Domanda 52, dice
che Dio "trasporterà me e tutti i suoi eletti a se stesso
nelle gioie e nella gloria eterna." La Domanda 54, sulla chiesa,
dice: "Il Figlio di Dio raduna, difende, e preserva … una chiesa scelta
a vita eterna." La Confessione Belga diviene più chiara
specialmente per quanto riguarda l’incondizionalità dell’elezione,
nell’Articolo 16: "Dio si è
dimostrato … misericordioso, nel … salvare … coloro che … egli
ha eletto … in Gesù Cristo … senza alcun riguardo per le loro opere
…" I Canoni di Dordt (I, 7) dichiarano: "L’elezione
è l’immutabile proposito di Dio
per il quale … egli ha scelto … un certo numero di persone a
redenzione in Cristo …" E in I, 9: Questa elezione non fu fondata
su fede prevista … o qualsiasi … buona qualità … nell’uomo
…" In II, 8: "Questo fu
il sovrano consiglio e graziosissima volontà e proposito di Dio … che
… l’efficacia della … morte del
suo Figlio dovesse estendersi a tutti gli eletti, per conferire a loro
soltanto il dono della fede giustificante … Cioè, fu la volontà di
Dio che Cristo … dovesse efficacemente redimere … tutti quelli e
solo quelli che furono dall’eternità
scelti a salvezza …"
La "Libera
Offerta del Vangelo" Deve Negare Questa Verità
La libera offerta, esplicitamente o implicitamente,
nega la predestinazione. Il primo punto e l ’offerta
insegnano che l’amore di Dio è per
tutti quelli che odono la predicazione del Vangelo. Ma l’elezione
insegna che l’amore di Dio in
Cristo è eternamente diretto verso alcune, definite, particolari
persone, e vuole la loro salvezza e la realizza efficacemente (vedasi
Deuteronomio 7:6-8; Romani 8:28-39).
La libera offerta del vangelo, esplicitamente o
implicitamente, rende l ’elezione
universale o condizionale, o entrambi. Se Dio vuole la salvezza di tutti
gli uomini, allora Egli deve volere la salvezza di quelli che non ha
scelto. Come può essere? Allora Dio deve aver scelto tutti quelli ai
quali offre la salvezza, o la salvezza deve essere a condizione della
fede dell’uomo, ed entrambe queste
cose non sono bibliche e non confessionali. Come può Dio offrire la
salvezza a tutti gli uomini quando ha decretato nella predestinazione di
non salvarli tutti? Può essere sincero in questa Sua "espressione
di amore?"
Un'altra cosa che risuona dai corni che proclamano il
dilemma "libera offerta",
oltre a negare la predestinazione, è quella di dire che vi è una
contraddizione nella Bibbia che non possiamo penetrare. Amici, la Bibbia
non è contraddittoria. "Dio vuole
salvarli, Dio non vuole salvarli?"
La Bibbia è misteriosa è impenetrabile, ma non è contraddittoria (cf.
il pamphlet "Logica
e Scrittura" -N.d.T.)
Non solo la libera offerta mina la verità della
predestinazione incondizionata, ma mina altri punti del Calvinismo. Se
la grazia di Dio è estesa nella predicazione a tutti gli uomini allora
la grazia di Dio non è irresistibile, come tutti i Calvinisti e tutti i
Riformati insegnano, ma resistibile, come l ’Arminiano
insegna, perché per mezzo di essa non tutti sono salvati. Se la grazia
di Dio nella predicazione è per tutti, da dove viene questa grazia? (E
la grazia nella predicazione è certamente non comune, ma è una grazia
speciale e salvifica). Ogni grazia è dalla croce di Cristo. Ma se
questa grazia nell’"offerta"
venisse dalla croce di Cristo, allora l’espiazione
non è limitata, ma universale. O: se Dio offre la salvezza a tutti gli
uomini nella predicazione, la Sua offerta non è sincera, dal momento
che il Suo Figlio non morì per tutti gli uomini. E se il desiderio di
Dio nella predicazione è quello di salvare tutti, allora il nostro
Onnipotente e sovrano di Dio è frustrato nei Suoi desideri.
A nostra difesa, nel negare la libera offerta,
chiediamo questo: secondo l ’insegnamento
della libera offerta, perché alcuni sono salvati nella predicazione ed
altri non lo sono? La risposta non può essere la grazia di Dio, perché
la grazia di Dio giunge a tutti nella predicazione. La risposta non è
può essere la volontà di Dio nella predicazione, perché la volontà
di Dio è di salvare tutti allo stesso modo. Vi sono quindi due
alternative: O è dovuto al libero arbitrio del peccatore (chiaramente
ciò è Arminianesimo), o è un paradosso. Ma la Bibbia non è
contraddittoria, esplicitamente contraddittoria.
In molti testi che si suppone insegnino il desiderio
e la volontà di Dio di salvare tutti gli uomini vi è una difesa della
libera offerta. Ma il credente Riformato deve stare attento nell’interpretare
questi testi. Gli Arminiani a Dordt avevano un pacco pieno di testi
prova. Colpisce vedere che molti dei testi a cui si fa appello per
supportare la libera offerta del vangelo sono gli stessi testi usati
dagli Arminiani a Dordt! Il credente Riformato considererà
seriamente l’interpretazione di questi testi da parte di John Owen,
Francesco Turretini e Giovanni Calvino (ed altri), prima di dire che l’interpretazione
che nega la "libera offerta" è una rude ed arbitraria
distorsione dei testi. La nostra difesa è che la Scrittura interpreta
la Scrittura, e che un testo non contraddice un altro testo. Questo è
un principio fondamentale dell’ermeneutica Riformata.
La testimonianza dei Canoni, l’espressione
della fede di ogni credente Riformato, parla forte e chiaro sulla
volontà di Dio di salvare: "Questo fu il sovrano consiglio
e graziosissima volontà e proposito di Dio … che … l’efficacia
della … morte del Suo Figlio dovesse estendersi a tutti gli eletti,
per conferire a loro soltanto il dono della … fede …" (enfasi
mia, B. G.).
Chiarimento del Nostro Diniego della Libera Offerta
C’è sempre stato un fraintendimento riguardo al
diniego delle PRC della libera offerta del vangelo, che dovrebbe essere
chiarito. Il nostro diniego della libera offerta non significa che il
predicatore non deve predicare a tutti promiscuamente. Egli deve! Non
significa che non deve chiamare gli uomini a ravvedersi e credere. Egli
lo fa! Non implica che Dio non promette la salvezza a tutti quelli che
crederanno. Dio certamente lo fa!
Il diniego delle PRC della libera offerta significa
questo: noi neghiamo che vi è grazia nella predicazione a tutti
gli uomini, neghiamo che la predicazione esprime il desiderio ed
il proposito di Dio e il Suo intento di salvare tutti gli
uomini. Egli certamente non ha questo intento. Altrimenti essi sarebbero
salvati. Egli è un Dio sovrano e potente (N.d.T. cf. gli altri
articoli nella sezione
italiana CPRC sulla "libera offerta", nella sezione "Grazia
Comune e Libera Offerta", che approfondiscono queste osservazioni
del prof. Gritters).
3) La Grazia Comune Distrugge l’Antitesi
Cos’è l’Antitesi
Dio chiama il Suo popolo a vivere in opposizione al
mondo. Essi sono chiamati a dire "sì" a qualsiasi cosa di Dio,
e a dire "no" a qualsiasi cosa del mondo. Essi sono chiamati a
vivere in separazione spirituale dalla mondanità. Questa è l’antitesi.
Quando il credente Riformato sostiene l’antitesi,
non significa che vuole essere un Anabattista, che fugge dal mondo e non
prende parte alla vita di questo mondo. Egli non si apparta, come gli
olandesi avevano l’abitudine di dire "met e'n bookje in e'n
hoekje" (con un libricino in un angolino). Egli vive nel mondo
e prende parte a tutte le attività di lavoro e di governo e della
società. L’antitesi significa che egli non ha niente in comune con il
mondo spiritualmente, che egli è chiamato a "venir fuori
dal loro mezzo" ed esserne separato.
Il motivo per cui è chiamato a vivere l’antitesi
è che i Cristiani sono un popolo differente. La vita del figlio di Dio
rigenerato nel mondo ha la sua sorgente nella nuova vita di Cristo ed è
diretta dalla potenza della grazia di Dio in Cristo. E’ un vivere e
camminare nello Spirito Santo. E’ esattamente la battaglia del figlio
di Dio, giorno e notte, di vivere, pensare, volere, sentire, parlare, ed
agire da Cristo, per la potenza dello Spirito Santo. La vita del non
credente non rigenerato, in contrasto, ha la sua sorgente nella
carne, cioè nella natura umana depravata, ed è diretta dalla potenza
del peccato. E’ un vivere e camminare nel peccato. Quindi la vita del
credente e del non credente sono in opposizione.
L’antitesi deve mostrare se stessa, e
mostrare se stessa in tutta la vita. Primo, la vita del credente è
soggetta alla Parola di Dio, mentre la vita del non credente è
indipendente dalla Parola ed in ribellione contro di essa. Secondo, il goal
della vita del credente è differente. Il credente dirige la sua vita
verso Dio. La sua vita è centrata in Dio, e il goal è la gloria
di Dio. Il non credente lascia Dio fuori, la sua vita è centrata sull’uomo.
Prova che l’Antitesti è Riformata
Una prova confessionale non è esplicita come i due
fondamentali della fede Riformata che abbiamo illustrato precedentemente,
ma ciò non vuol dire che l’antitesi non è un’idea Biblica e
Riformata. Anche se il concetto fu sviluppato più chiaramente dai
nostri padri Riformati nel 19° secolo, certamente esso è confessionale.
Il Catechismo di Heidelberg dice che "il Figlio di Dio
raduna … dall’intera razza umana, una chiesa scelta a vita
eterna." La Confessione Belga esprime l’idea dell’antitesi
quando, nello spiegare la dottrina del battesimo e prendendo le mosse
dal significato della circoncisione, dice che per mezzo del sacramento
del battesimo "noi siamo ricevuti nella Chiesa di Dio, e separati
da ogni altra persona e da ogni altra strana religione, così che
possiamo appartenere totalmente a lui, la cui insegna e bandiera
portiamo …" Il sacramento del battesimo, quindi, è una grande
bandiera che proclama al mondo: "Antitesi!"
Vi è prova biblica. La nazione di Israele fu un
primo esempio dell’antitesi. Essi furono un popolo separato, chiamato
a non mescolarsi con le nazioni intorno a loro, punito ogni volta che si
sposavano e mischiavano con esse. Ripetutamente Dio li chiamava ad
essere un popolo separato. Ciò è messo in evidenza nel Nuovo
Testamento, in generale, quando il popolo di Dio è chiamato "stranieri,
pellegrini" nel mondo, e specificamente in II Corinzi 6: "Non
siate inegualmente aggiogati insieme coi non credenti: perché quale
comunione ha la giustizia con l’ingiustizia? E quale comunione ha la
luce con le tenebre? E quale concordia ha Cristo con Belial?" Ed in
Giacomo 4:4: "Non sapete voi che l’amicizia del mondo è
inimicizia con Dio?"
La storia recente mostra che l’antitesi è un
concetto Riformato. Il libro di James Bratt, Dutch Calvinism in
America (Calvinismo olandese in America) mette in evidenza
che i primi Riformati che si stabilirono in America desideravano
mantenere l’antitesi nella loro vita qui in questa terra. I loro
sforzi furono estremi, perfino giungendo a dire che la preservazione
della loro madre lingua, l’Olandese, avrebbe favorito la loro vita
antitetica. Ma questo mette in evidenza che il popolo di Dio era
preoccupato di essere un popolo separato, spiritualmente,
preoccupato a vivere l’antitesi.
Il fatto che l’antitesi è nostra eredità
Riformata fu messo in evidenza chiaramente nell’avvertimento che il
Sinodo della Christian Reformed Church diede alle chiese nella decisione
della grazia comune del 1924: "Se osserviamo le tendenze spirituali
del tempo presente, non possiamo negare che esiste molto più pericolo
di conformarsi al mondo che di fuggire dal mondo. La teologia liberale
del tempo presente in realtà desidera di sradicare il confine tra la
chiesa ed il mondo … L’idea di un’antitesi spirituale-morale si
sta indebolendo in vasta misura nella coscienza di molti, e fa spazio ad
un vago sentimento di fratellanza generale … La dottrina della grazia
speciale in Cristo è sempre più spinta in secondo piano … Attraverso
la stampa ed ogni sorta di invenzioni e di scoperte, che in se stessi
dovrebbero essere valutati come doni di Dio, una grande parte del mondo
peccaminoso si sta introducendo nelle nostre case Cristiane. Contro
tutte queste e altre perniciose influenze, che fanno pressione su noi da
ogni lato, vi è un’urlante necessità che la chiesa stia in guardia
sui principi, che ella … combatta anche a denti stretti per l’antitesi
spirituale-morale … Senza cessare che ella possa tenere stretto il
principio che il popolo di Dio è un popolo speciale, che vive dalla sua
propria radice, la radice della fede … E con santa serietà possa essa
chiamare … il suo popolo e specialmente la sua gioventù a non essere
conformata al mondo." (Bratt, pag. 115, e gli Acta der Synode, 1924,
pp. 146-147.)
La Grazia Comune Mina l’Antitesi
La dottrina della grazia comune mina l’antitesi in
due modi: primo, insegna un amore ed un favore i Dio verso tutti gli
uomini in comune. Se è vero che Dio ha un favore verso tutti gli uomini,
che Dio ama tutti gli uomini, che Dio è amico di tutti gli
uomini, perfino quelli che vuole mandare all’inferno, perfino quelli
che stanno combattendo a denti stretti contro il Suo regno (e tutti essi
lo stanno facendo!) non vi è ragione per la quale il figlio
di Dio non debba essere amico del mondo. Infatti, data la dottrina
della grazia comune, vi è un buon motivo per chiamare il popolo di Dio
ad essere amico coi non credenti, ad avere comunione con uomini e donne
mondane.
Secondo, la grazia comune insegna che i non credenti
sono coinvolti in opere in questo mondo di cui Dio si compiace.
Se Dio dà ai non credenti un’abilità di operare un’opera che Gli
piace, come un frutto della Sua grazia (anche se non è
"grazia speciale"), la conclusione logica è che, in ogni
sforzo, il credente è capace di operare fianco a fianco col non
credente in quegli sforzi—nell’opera delle unioni sindacali, delle
faccende sociali, politiche, perfino nell’educazione dei figli. Ma
secondo la verità Biblica dell’antitesi ciò è impossibile perché
gli obiettivi di queste due persone (il credente e il non
credente) sono differenti.
La grazia comune mina la verità che vi è un’"antitesi
spirituale-morale" tra credenti e non credenti, e nega che non vi
è un terreno comune tra Cristo e Belial, tra giustizia ed ingiustizia.
La grazia comune implica, se non insegna, che il popolo di Dio non è
più chiamato a venire fuori da essi, ma di andare nel mezzo di essi.
Storicamente, l’antitesi è stata rigettata sulla
base della grazia comune.
Nel suo libro Dutch Calvinism, James Bratt
dice che "contro l’antitesi il Journal ha posto l’idea
della grazia comune …" (pag. 101).
Henry Van Til, un proponente della grazia comune, nel
suo libri The Calvinist Concept of Culture (Il Concetto
Calvinista di Cultura, 1959, Baker), mette in guardia contro ciò
che egli chiama "abusare" della dottrina della grazia comune.
Egli parla di "un certo livello di esistenza sul quale l’armata
del Signore è immobilizzata, dove non funziona come un esercito, ma all’improvviso
assume l’apparenza di persone in vacanza, o di una folla eterogenea ad
una fiera che si spinge per vedere meglio. In questo modo si stabilisce
tra la chiesa ed il mondo un’area grigia, senza colore, una specie di
terra di nessuno, dove si ottiene un armistizio e ci si può
intrattenere amichevolmente col nemico con impunità in un rilassato
spirito Cristiano, fumando lo stesso calumet."
Già nel 1928, una dichiarazione Sinodale della CRC
dice: "Sorge la domanda: quale base di comunione ci può essere tra
il figlio di Dio e l’uomo di questo mondo? Cosa hanno in comune che
rende possibile e legittimo un certo grado di comunione? … La
soluzione si trova nella dottrina della grazia comune … La base della
nostra comunione con i non credenti dovrebbe essere … la grazia comune,
quella che essi hanno in comune con noi." La base della
nostra comunione con i non credenti!
In un numero della rivista The Banner (12
Dicembre 1988) fu dedicato quasi un intero articolo alla questione dell’antitesi,
dove troviamo una sottile presa in giro dell’insegnamento storico dell’antitesi.
Il credente Riformato si addolora al vedere ridicolizzata la fede dei
nostri padri, la fede della Sacra Scrittura. Il credente Riformato prega
che Dio mostri al Suo popolo la verità perché nelle generazioni a
venire non vi sarà alcuna chiamata a vivere in separazione spirituale
dal mondo.
Facciamo un appello all’esperienza dei Cristiani
Riformati. Quanto spesso si ode che i figli di Dio devono essere un
popolo separato? Quanto spesso si fa riferimento a II Corinzi 6? Quanto
si ode, in base a Giacomo 4:4, che l’amicizia col mondo è inimicizia
contro Dio? Se manca questo, una delle spiegazioni potrebbe essere che
la dottrina della grazia comune è viva ed operante, e che la grazia
comune dei "tre punti" e la dottrina dell’antitesi sono in
conflitto.
La nostra difesa dell’antitesi è negare la grazia
comune, è negare che vi è un favore di Dio comune a tutti gli uomini,
negare che vi è una vita comune che condividiamo a motivo della grazia
comune, e negare quindi che dobbiamo avere comunione col mondo. Questo
è l’aspetto pratico del nostro diniego della dottrina della grazia
comune.
Conclusione
Un insegnamento che condusse alla deposizione di tre
ministri dalla chiesa di Gesù Cristo (H. Hoeksema, H. Danhof, G. Ophoff
nel 1924) è un insegnamento di vitale importanza, un insegnamento che
deve essere esaminato, che non giace dormiente negli archivi della
chiesa.
Alla grazia comune ci si appella ancora oggi. Al di
fuori della tradizione olandese Riformata, si fa appello alla grazia
comune, in modo che la chiesa ed il mondo sono aggiogati insieme. All’interno
della tradizione Riformata olandese, la grazia comune diviene la base
inconscia (ed a volte conscia!) per insegnamenti e pratiche che non sono
Riformate.
La nostra preghiera è che Dio usi questo documento
per mostrare che siamo ancora interessati—a motivo del nostro prossimo—a
questi argomenti importanti, interessati ad affilare i nostri sensi
spirituali perché possiamo apprezzare la fede Riformata, in modo che
possiamo stare spalla a spalla nella proclamazione della verità di Dio
della totale depravazione, l’incondizionata predestinazione, e l’antitesi
che il popolo di Dio è chiamato a vivere.
Appendice I
I "Tre Punti della Grazia Comune"
(con Brevi Risposte).
Appendice II
"Per gli Archivi …"
Dal momento che la controversia sulla grazia comune
si è verificata nella prima parte del XX° secolo (1924), potrebbe
essere utile qualche breve nota di natura storica per coloro che non
hanno familiarità con gli accaduti. Per uno studio approfondito della
storia, ci si potrebbe procurare il libro The Protestant Reformed
Churches in America di Herman Hoeksema (fuori stampa da molto, ma
disponibile in qualche libreria). Uno studio più popolare è lo studio
commemorativo del 50° anniversario delle PRC, God's Covenant
Faithfulness edito da Gertrude Hoeksema.
- I tre punti della grazia comune non hanno avuto origine con le
PRC, ma furono dichiarazioni stillate dalla Christian Reformed
Church.
- Ai ministri coinvolti nel dibattito (che culminò nel Sinodo di
Kalamazoo del 1924) fu richiesto di sottoscrivere le tre
dichiarazioni del Sinodo. Siccome tre di essi si rifiutarono, essi
furono deposti dal ministero delle CRC.
- Questi tre uomini, i Reverendi H. Danhof, H. Hoeksema, e G. Ophoff
furono i fondatori delle Protestant Reformed Churches.
Appendice III
Calvino sulla Grazia Comune
Dal momento che Calvino ha un peso considerevole all’interno
del campo Riformato, ne vale la pena udire cosa dice a riguardo. Quanto
segue sono due sezioni che analizzano un documento di Herman Kuiper
intitolato "Calvin on Common Grace" (Calvino sulla Grazia
Comune), presentato ad un incontro dello Student Club al seminario delle
PRC nel 1980.
A pag. 29 Kuiper dice che Calvino, nelle Istituzioni
(2.2.11-12), implica, anche se non dice espressamente, che quelli che
possiedono la fede miracolosa sono recipienti della grazia divina, di un
carattere non salvifico. Ciò sembra essere proprio così, e Calvino usa
un linguaggio che sembra essere quello della grazia comune. Egli parla
di "una presente misericordia … una percezione presente della Sua
grazia che successivamente svanisce … Dio illumina i reprobi con
alcuni raggi della Sua grazia che poi successivamente svanisce … Dio
illumina a tal punto la mente che essi scoprono la Sua grazia." Per
comprendere queste affermazioni, dobbiamo leggere oltre, cosa che questo
proponente della grazia comune non fa.
Calvino lo spiega in questo modo: Ad alcuni reprobi
Dio dà un seme di fede (in questo caso fede miracolosa) ma egli "infonde
nessuna vita in quella semenza che mette nei loro cuori" (3.2.12).
"Non che essi realmente percepiscano l’energia della grazia
spirituale e la chiara luce della fede, ma perché il Signore, per
rendere la loro colpa più manifesta ed inescusabile, insinua Se Stesso
nelle loro menti" (3.2.11). I reprobi sono simili agli eletti
"solo secondo la loro opinione" ma non agli occhi di Dio.
Colpisce che Calvino dica che qualsiasi grazia o fede
attribuita ai reprobi è soltanto "per catacresi, una forma
tropica o impropria di espressione; solo perché essi esibiscono qualche
apparenza di obbedienza ad essa" (3.2.9). Egli dice cioè
che questa fede e grazia sono soltanto un’ombra o immagine di fede e
grazia, e non hanno importanza, non sono nemmeno degne di questo nome.
Egli la chiama comune "perché vi è una grande similitudine
ed affinità tra la fede temporale e quella che è vivente e perpetua."
Egli chiama la loro grazia comune "perché essi, con l’artificio
dell’ipocrisia, sembrano avere il principio della fede in comune con
loro" (3.2.11). Agli eletti, vera fede, e quindi vera grazia
sono date.
Se questa controversia sulla grazia comune si fosse
verificata ai suoi tempi, possiamo essere sicuri che Calvino avrebbe
enfatizzato più spesso che, quando egli parlava di grazia comune, era
soltanto "per catacresi, una forma impropria di
espressione."
Coloro che fanno appello a Calvino come supporto alla
dottrina della grazia comune guardano ai tre punti del 1924 come la base
per la loro definizione della grazia comune. Ma la grazia comune di
Calvino non ha niente a che fare con quella odierna. Per quanto riguarda
il primo punto, che Dio ha un’attitudine favorevole nei confronti di
tutta l’umanità, specialmente nell’offerta del vangelo, Calvino ha
molto da dire. In connessione coi buoni doni di Dio come "favorevole
attitudine", Calvino dice:
Come mai quindi Dio non soltanto fa sorgere il
Suo sole sui malvagi ed i buoni, ma, per quanto riguarda i vantaggi
di questa vita presente, la Sua inestimabile liberalità scorre
costantemente in ricca abbondanza? Noi percepiamo da questo che le
cose che in realtà appartengono a Cristo e ad i Suoi membri,
abbondano anche ai malvagi .. così che essi possano essere resi
più inescusabili (3.25.9). (enfasi mia).
Per quanto riguarda la "libera offerta del
vangelo" Calvino ha qualcosa da dire. Ma innanzitutto si deve
notare che Calvino scrisse le sue Istituzioni in latino. La
parola tradotta "offrire" in latino è, non sorprendentemente,
offerre. Questa parola non ha necessariamente le stesse
connotazioni dell’italiano moderno. La parola offerre significa
primariamente "presentare, portare verso, mostrare, esibire,"
perché è composta da due particelle: "ob" che significa
"verso", e "fero" che significa "portare"
(Consulta il Merriam-Webster). La moderna parola "offrire",
invece, ha connotazioni più ampie ed implica l’abilità di accettare
o rifiutare (che contraddirebbe la totale depravazione e la grazia
irresistibile), come anche un desiderio da parte di Dio di dare
sinceramente a tutti ciò che starebbe "offrendo" (che
contraddirebbe la predestinazione incondizionata e l’espiazione
limitata). Citiamo un’affermazione di Calvino che fu omessa dal Dr.
Kuiper:
Il Suo solo disegno nel fare questa promessa, è
offrire (presentare) la Sua misericordia a tutti quelli che la
desiderano e la cercano, che non sono nessun altro che quelli che
egli ha illuminato, ed Egli illumina tutti quelli che ha
predestinato a salvezza (3.24.17).
Cioè, Dio presenta, o "offre" (in senso
latino) la Sua misericordia nella predicazione solo a quelli, e a tutti
quelli che la cercano, che sono quelli che egli ha predestinato a
salvezza!
Quale scopo quindi hanno le esortazioni? Questo:
Siccome i malvagi, con cuore ostinato, le disprezzano, esse saranno
una testimonianza contro di essi quando si troveranno davanti al
giudizio di Dio, possano esse proprio ora colpire e sferzare le loro
coscienze (2.5.10).
Quando la misericordia di Dio è offerta per
mezzo del vangelo (ricorda: "offerta" è "offerre,"
presentare, porre innanzi), è la fede, cioè l’illuminazione di
Dio che distingue tra i pii e gli empi, così che i primi fanno
esperienza dell’efficacia del vangelo, ma i secondi non ne
ricavano beneficio (2.24.17).
Dio vuole la salvezza solo dei Suoi eletti, e Calvino
non insegna mai che la predicazione comporta qualche favore anche per i
malvagi.
Calvino scrive molto poco riguardo al secondo punto.
Egli scrive soltanto che Dio trattiene le opere esterne dei malvagi, ma
non dice mai che Dio fa questo nel Suo favore verso di loro, né
che trattiene la corruzione del cuore in modo che dall’uomo naturale
venga fuori del bene.
Il terzo punto, cioè che l’opera dello Spirito fa
compiere al non rigenerato del bene civile, è in violento contrasto con
quanto dice Calvino. Primo Calvino dice che dello Spirito non abbiamo
niente se non per l’opera della rigenerazione (III, 3:1). Ciò sta in
contraddizione con quanto afferma il terzo punto.
Secondo, Calvino dice che potremmo provare a trarre
dell’olio da una pietra, piuttosto che aspettarci buone opere da un
peccatore (3.15.7).
Anche per quanto riguarda le opere dei malvagi che
sono apparentemente buone, Calvino ha qualcosa da dire. Commentando un
passaggio di Agostino, Calvino scrive:
"Qui egli ammette, senza alcuna oscurità,
ciò per cui noi con così tanta streniutà contendiamo, e cioè che
la giustizia delle buone opere dipende dalla loro accettazione dalla
misericordia Divina" (3.18.5).
Infine Calvino dice:
Avendo ammesso ciò, oltre ogni dubbio si può
dire che l’uomo non ha libero arbitrio per compiere buone opere, a
meno che sia assistito dalla grazia, e cioè quella grazia speciale
che è conferita agli eletti soltanto nella rigenerazione. Perché
non mi fermo a notare quei fanatici, che pretendono che la grazia
sia offerta egualmente e promiscuamente a tutti (2.2.6; vedasi anche
2.2.13 e 3.15.7).
Per
altre risorse in italiano, clicca qui.
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