(Gennaio
2009 • Volume XII, n. 9)
Il Sigillo dello Spirito (2)
Rev.
Angus Stewart
Lo
Spirito Che ci sigilla è descritto in Efesini 1:13 come lo “Spirito
santo della promessa.” “Promessa” è singolare, perché fa
riferimento alla sola, centrale promessa veterotestamentaria della
salvezza Messianica per tutto il popolo eletto di Dio. Lo “Spirito
santo della promessa” è lo Spirito Santo promesso. Dunque l’Antico
Testamento profetizza non soltanto la salvezza, incluse tutte le
benedizioni di Efesini 1:3-14, per la potenza dello Spirito Santo; esso
promette anche che il medesimo Spirito Che applica a noi la salvezza di
Cristo, sigillerà anche e ci renderà certi personalmente della nostra
salvezza per grazia.
Alcuni
potrebbero mettere in questione questo ultimo punto: “Io so che
l’Antico Testamento predice la venuta di Cristo e la Sua salvezza, e
che dello Spirito Santo è profetizzato che applicherà a noi le
benedizioni di Cristo nell’epoca neotestamentaria (e.g. Gioele
2:28-29; Isaia 32:15; 44:3; 59:21), ma dove promette l’Antico
Testamento che lo Spirito ci renderà certi della salvezza Messianica?”
Si pensi, ad esempio, ad Ezechiele 36:26-28. Dio promette di rigenerarci
(26) e di porre in noi il Suo Spirito (27) in modo che riconosciamo ed
osserviamo i Suoi comandamenti (27). In questo (nuovo) patto noi godiamo
della comunione di Jehovah: “voi sarete il mio popolo, ed io sarò il
vostro Dio” (28). Conoscere Dio come il nostro Dio e noi stessi come
Suo popolo, mediante lo Spirito (27), è
certezza della nostra salvezza pattale.
Vi
è una veduta errata a riguardo del quando
il credente del Nuovo Testamento acquisisce questa certezza, secondo la
quale il sigillo dello Spirito (i.e. la certezza) di solito giunge
qualche tempo dopo aver per la prima volta creduto il vangelo. Alcuni
santi potrebbero essere sigillati alla loro conversione o subito dopo,
ma molti, se non la maggior parte, sono sigillati soltanto anni, spesso
molti anni, più tardi. Secondo questa concezione, non tutti i Cristiani
sono (allo stato corrente) sigillati dallo Spirito ed assicurati della
loro salvezza, così i ministri devono chiamare questi poveri santi a
ricercare la certezza. Se tu non hai certezza, devi cercarla, seriamente,
ferventemente, appassionatamente, spesso per molti anni. Poi, infine,
sarai sigillato con lo Spirito.
Molti
Puritani hanno avuto questa veduta errata della certezza, anche se erano
fedeli in molte cose (e.g. doppia predestinazione, peccato originale,
principio regolatore del culto, pedobattesimo, sorvegliare la tavola del
Signore, il canto dei Salmi, l’opposizione alla predicazione da parte
di laici, il catechizzare, etc.). Tristemente, Martyn Lloyd-Jones, un
buon predicatore ed espositore, ed a-millenialista che egli era, in
questo seguì questi Puritani.
Quest’idea
della certezza che (ordinariamente) viene qualche tempo dopo aver
creduto e di solito dopo molta ricerca (spesso per anni) è una forma
della dottrina della seconda benedizione. Più tardi il contenuto della
seconda benedizione divenne la “potenza per il servizio,” come con i
revivalisti come R. A. Torrey e D. L. Moody; o la santificazione totale,
come con John Wesley ed i Perfezionisti; o il battesimo con lo Spirito
Santo (spesso con il parlare in lingue, i.e. balbettio senza senso, come
suo segno esteriore), come con i Pentecostali. Lloyd-Jones, concependo
la certezza come un’esperienza post-conversione, sosteneva anche il
battesimo con lo Spirito Santo come una seconda benedizione.
Tragicamente, egli diede un’approvazione qualificata ai tumulti
Carismatici nel Sud del Galles e favorì R. T. Kendall come suo
successore nella Westminster Chapel a Londra. La fine di quella chiesa—nel
Carismaticismo ed Arminianismo—è ben nota.
Grazie
a Dio, la certezza non è un’esperienza che viene come una seconda
benedizione (di solito) ricevuta dopo che si è creduto per anni e solo
dopo una lunga ricerca. Noi siamo sigillati con lo Spirito quando
crediamo il vangelo di Cristo. A questo punto, dovremmo notare che la
traduzione di Efesini 1:13 di alcune versioni (“dopo
aver creduto, siete stati sigillati con lo Spirito santo della promessa”)
potrebbe essere compresa come un suggerimento a favore della veduta
errata. “Quando avete
creduto, foste sigillati con lo Spirito santo della promessa” è una
traduzione migliore. E’ difficile provare questo ad un’udienza
generale, perché c’è da tenere in considerazione la grammatica della
lingua greca (aoristo e participi) ma il punto può essere stabilito
teologicamente e dal contesto.
Primo,
Efesini 1:3-14 è una sola lunga frase che menziona “ogni benedizione
spirituale” (3) data ai “santi” (1). Il sigillo dello Spirito (13)
è una di queste benedizioni spirituali date a tutti i Cristiani (e non
giusto ad alcuni e ciò di solito dopo anni dalla loro conversione).
Secondo, “ogni benedizione spirituale,” inclusa il sigillo dello
Spirito, è “in Cristo” (3) Che è posseduto da ogni credente. Terzo,
noi siamo “sigillati con lo Spirito santo della promessa” (13), e la
promessa incondizionata della salvezza da parte di Dio (che include la
sicurezza) è a tutti i credenti. Quarto, come abbiamo visto nelle
ultime News, “sigillo”
(13) fa riferimento, centralmente, all’idea di proprietà. Dal momento
che tutti i Cristiani sono posseduti dal Dio Triuno, essi sono sigillati
con lo Spirito. Quinto, tutti i credenti hanno lo Spirito come una
“caparra” (14) ed essi Lo hanno anche come un “sigillo” (13).
Tutti
i figli di Dio sono sigillati con lo Spirito quando essi credono perché
la certezza è parte della fede. Dunque il Catechismo
di Heidelberg definisce la fede, correttamente, come consistente di
“una sicura conoscenza” e “un confidare
di cuore che lo Spirito Santo, per mezzo dell’Evangelo opera in
me, e che non solo ad altri, ma anche a
me, sono donati da Dio remissione dei peccati, eterna giustizia e
salvezza, per pura grazia, solo a motivo dei meriti di Cristo” (R.
21).
Efesini
1:13 insegna che lo Spirito ci sigilla attraverso la fede nel vangelo,
“la parola di verità,” non attraverso esperienze mistiche o
attraverso un sussurro dello Spirito Santo nelle nostre orecchie.
Credere la Parola letta e predicata è la via della certezza. Dunque è
molto importante che ascoltiate il vero, non il falso, vangelo, perche
è “la parola di verità” che è “il vangelo della vostra salvezza”
(13).
Noi
vediamo questo ordine logico (non cronologico) dal nostro testo:
predicazione, fede ed il sigillo dello Spirito. Figlio di Dio, lo
Spirito ti ha sigillato dal momento in cui hai creduto la prima volta
(13) fino al “giorno della redenzione,” e quindi non contristarlo
(4:30) coi tuoi peccati (25-29, 31-32)!

La
Sapienza di Salomone
Prof.
Herman Hanko
Domanda:
“Salomone ricevette da Jehovah delle doti tali da essere l’uomo più
saggio che è mai vissuto (anche se in un contesto veterotestamentario,
ciò non nega i fatti basilari). Se definiamo la saggezza come
conoscenza applicata praticamente attraverso la fede, in che modo deve
essere spiegato che Salomone cadde? Chiaramente egli sapeva come evitare
ciò che fece.”
La
domanda ha origine dal numero scorso delle News
in cui ho argomentato che sebbene Salomone cadde nell’idolatria,
sotto l’influenza delle sue mogli pagane, ed anche se le narrative
storiche della Scrittura non registrano che egli si ravvide del suo
peccato, tuttavia possiamo essere certi che Salomone era salvato, e
quindi dobbiamo considerare Ecclesiaste, di cui egli fu l’autore per
ispirazione dello Spirito Santo, come la sua confessione di peccato.
Dopo tutto, il Signore “amava” Salomone (II Samuele 12:24) ed Egli
ristora sempre i Suoi santi erranti, perché niente ci può separare dal
Suo amore (Romani 8:35-39).
Noi
dobbiamo ricordare che Salomone era un tipo di Cristo e che il suo regno
era un tipo del regno dei cieli. Senza prendere in considerazione questa
verità, è davvero difficile, se non impossibile, comprendere in che
modo Salomone, l’uomo più saggio mai vissuto, potè essere così
stolto. Anche la nazione di Israele stessa era un tipo della chiesa di
Dio, mentre allo stesso tempo una parte della chiesa. Inoltre,
contrariamente ai dispensazionalisti, il Monte Sion e Gerusalemme, la
capitale della nazione ed il seggio di Davide e Salomone, erano altresì
tipi della chiesa (Salmo 48; 87; 122; Ebrei 12:22-23; Apocalisse
21:1-2).
All’interno
della città di Gerusalemme vi era il tempio che Salomone costruì e che,
mentre simbolizzava la verità del patto di Dio, cioè che Egli dimora
nel mezzo del Suo popolo, punta anche avanti, in modo tipico, al corpo
crocifisso, seppellito e risorto di Cristo in cui dimora “tutta la
pienezza della Deità corporalmente” (Colossesi 2:9). Al cuore del
regno tipico dei cieli, su cui Cristo governa, è il tempio, la cui
realtà è Cristo Stesso nella nostra carne.
Tutti
questi tipi erano dati da Dio nell’antica dispensazione perché
Israele era la chiesa nella sua
infanzia (Galati 4:1-6). I bambini sono istruiti con delle figure.
La chiesa dell’Antico Testamento era istruita con le figure che Dio
dava nei tipi e nelle ombre della legge. Salomone era una di quelle
figure, e così anche il suo regno. Mai, in tutta la storia
dell’Antico Testamento, la nazione raggiunse un tale pinnacolo di
gloria, beatitudine e prosperità come nei giorni di Salomone (cf. II
Cronache 9). Ma anche quella gloria e prosperità erano tipiche della
gloria e prosperità del regno dei cieli, quando ciò che è puramente
materiale diviene spirituale—come Canaan, la terra in cui scorre latte
e miele, era una figura del cielo (Ebrei 11:9-10, 13-16). Salomone, in
quanto re della chiesa tipica, era un tipo di Cristo in più di un modo.
Egli era un tipo di Cristo, il vero re, nel suo ufficio regale, ed un
tipo di Cristo nella sua sapienza che Dio gli aveva dato. Salomone può
ben essere stato un tipo di Cristo perchè costruì il tempo. E’
sempre un pericolo che i tipi siano considerati la realtà. Io penso che
i Farisei al tempo di Gesù erano specialmente colpevoli di questo. Essi
confondevano i tipi con la realtà, pensavano che i tipi erano tutto ciò
di cui avevano bisogno. Essi sfidavano Giovanni il Battista e Cristo
quando entrambi misero da parte i tipi perché la realtà era ora giunta
nell’opera e ministero del Messia. Essi preferivano i tipi alla realtà.
Essi scelsero una figura del cielo al cielo stesso, ed una figura di
Cristo al Salvatore Stesso.
Siccome
i tipi non erano la realtà, ma solo figure, i tipi non soltanto erano
passati via, ma dovevano mostrare che erano imperfetti. Se voglio
mostrare le mie fotografie del Parco Nazionale di Yellowstone, allora
devo dire a quelli assemblati che, nei fatti, il Parco Nazionale di
Yellowstone è molto, molto più bello. Se queste persone dicono: “Ora
ho visto il Parco, e quindi non ho bisogno di andarci,” posso soltanto
essere dispiaciuto per loro. Ma chi comprende che una figura non può
essere paragonata alla realtà, può essere spinto ad andare al Parco a
vedere da loro stessi.
Un
libro di figure invecchia e le slide colorate perdono colore. Così era
anche con i tipi dell’Antico Testamento (Ebrei 8:13). Esse servirono
il loro proposito e dovettero essere messe da parte. I tipi erano
inoltre inadeguati. Essi non potevano realizzare ciò che poteva la
realtà. Mosè era un tipo di Cristo quale nostro mediatore (Numeri
14:13-19), ma egli fallì, perché era soltanto un tipo. Egli colpì la
roccia nel deserto nella sua rabbia contro Israele (20:10-11) e si
dimise dal suo ufficio quando non poteva più sopportare il peso del
popolo—anche se il Signore rigettò la sua dimissione (11:11-15). Un
altro tipo di Cristo, Giosuè (il cui nome è equivalente a “Gesù”),
non potè condurre il popolo nel vero riposo. Ci vuole Cristo per
portarci nel perfetto riposo del cielo.
Così
era con tutti i tipi. Essi erano tipi, e, quindi, imperfetti. Essi non
potevano realizzare la salvezza che Dio intendeva per il Suo popolo. La
ragione fondamentale è, ovviamente, che l’uomo non può fare ciò che
doveva essere fatto: soltanto Dio poteva portare la salvezza, ed Egli la
porta attraverso Cristo. I tipi, quindi, servivano il proposito di
insegnare alla chiesa la salvezza che dovevano ricevere “nella
pienezza del tempo,” ma il popolo doveva imparare anche che i tipi
erano imperfetti.
Con
il peccato di idolatria da parte di Salomone, il vero popolo di Dio
all’interno della nazione di Israele imparò che il regno di Salomone
in tutta la sua gloria non era il regno Messianico. Perché Salomone non
era il re che poteva stabilire il vero regno di Dio. Essi dovevano
guardare oltre le figure alla realtà, e per fede aggrapparsi alle
infallibili promesse di Dio, che graziosamente e con amore disse al Suo
popolo, già prima che Cristo venisse, della gloria e beatitudine della
salvezza a venire.
Dunque,
anche se Salomone possedeva una grande sapienza, essendo solo un tipo,
egli non poteva essere colui che è veramente saggio. Cristo non
soltanto è molto superiore a Salomone in sapienza, ma Egli è
la Sapienza stessa di Dio (Proverbi 8, specialmente vv. 22-36; I Corinzi
1:30). Salomone in tutta la sua sapienza era tuttavia ancora stolto.
Cristo, la Sapienza di Dio, è capace di rendere tutto il Suo popolo
veramente saggio.
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